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dopo la morte di Clemente IX, illustrando una medaglia di detto papa che porta l'epigrafe « Dilexit Dominus decorem domus Genetricis suae » dice che egli divisava ornare l'abside esterno della basilica liberiana con statue , colonne , ed altri più vaghi ornamenti, conforme il disegno del Bernino, e che gitlati appena i fondamenti preoccupato dalla morie non potè condurre a fine il lavbro (1). Ma questo consiglio di Clemente IX ebbe vari impugnatori tra gli archeologi e gli amatori della ecclesiastica antichità i quali avrebbero voluto si conservasse la vecchia tribuna della basilica : e ne'MS. bcrniniani che ho avanti gli occhi, sono le ragioni che allegavano in difesa della opinione loro. Dicevano adunque: Che non conveniva demolire ed ampliare questa basilica, essendo stata delincata dalla madre di Dio con un miracolo così celebre della neve. Secondo, che la tribuna è la parte più principale e più antica della chiesa, la quale non fu nemmeno toccata da s. Sisto 111 : e perciò dovrebbe continuarsi nella sua forma antica. Terzo che conviene continuare la memoria di Sisto III. gran ristauratore di questa basilica, come si vede nell'arco maggiore ov'è il suo nome. Rispondevano i Bcrniniani Che s. Sisto III. non ebbe riguardo veruno a questa miracolosa delineazione della neve: perchè esso demolì qualche parte della chiesa lubricata da Liberio e la ingrandì in quella forma che al presento si vede: nò ciò fece perchè la chiesa rovinasse: perchè da Liberio sino a Sisto III. non passarono se non settantanni. Secondo che la tribuna e la basilica di s. Paolo nella via ostiense fu edificata da Costantino magno, e consacrata da s. Silvestro papa: non di meno dopo sessantanni in circa non perchè minacciasse rovina, ma solo per ingrandir maggiormente la chiesa, fu demolita la tribuna e dilatata la chiesa al segno che si vede , occupando anche la via pubblica ostiense. Ancora la tribuna della chiesa di s. Lorenzo fuori delle mura fu edificata da Costantino magno e consacrata da s. Silvestro: nondimeno Pelagio II antecessore di s. Gregorio magno la demolì ed ampliò la chiesa a quel segno che ora vediamo : e ciò fece non perchè rovinasse ma solo per farla maggiore. Adunque non disconviene demolire la tribuna di questa basilica per ampliarla e adornarla maggiormente, come hanno l>alto gli a II ri pontefici. Terzo che si continuerà la memoria di s. Sisto in altro luogo: nè occorre mantenere in piedi lo stesso muro di questo arco, non essendo stato lubricato da'martiri per ordine degl'imperatori come le terme ed altri luoghi.

Prevalse il parere del Bernino che era quello di Cle(i) Liberianambasilicam in abside esteriori columnis statuis ac venustioribus ornamentis decorare meditabatur Clemens (IX) ut patet ex numismatc quod iMani praefert, juxta delineationem equitis Bernini, sed vii positis fundamentis morte preveniente non potuit absolvere. Nuui. Pont. T. II. p. 7 1*3.

metite IX, e il 1669 si diede principio alla demolizione, e già erano stati tolti dall'abside i mosaici del tempo di Sisto III che rappresentano varie storie del testamento vecchio e dei nuovo relative al mistero della incarnazione : ma in questo mezzo essendo come detto è poco sopra, mancato a' vivi Clemente IX, crebbero le querele degli avversari : il perchè Clemente X che gli succedette, vietò la demolizione della tribuna, fece nelle loro sedi ricollocare i mosaici, e con fondamenti nuovi rafforzò e vestì di pietra triburtina la facciata da quella parte dalla quale il colle dechina.

Quanto studioso fosse il Bernino di rappresentare i santi di Dio, gli eroi, qualunque altra insigne persona cou quelle sembianze che veramente avevano, da questo si vede che tra le sue carie diverse si trova copiata di sua mano la descrizione che fa Niceforo, del portamento e delle fattezze di Costantino magno: e chiunque paragoni la statua equestre dell' imperatore (1) da lui scolpita con la detta descrizione, vedrà con quanta diligenza abbia l'artefice vestito il suo eroe de'propri caratteri e delle naturali qualità, ancora nella barba che quegli aveva, rada, leggiera, nè molto lunga.

È noto come la infelice regina d'Inghilterra Enrichetta Maria, avendo veduto il ritratto di Carlo I. suo marito condotto in marmo da Gianlorenzo gli commettesse ancora il suo. Domenico pubblicò la lettera onorevolissima che la regina in questa congiuntura scrisse all'artefice, ma traslatata in italiano : io reciterò l'originale francese tuttora inedito.

Monsicur lo chevalicr Fcrnin 1/estitne qnc le Boy mon seigneur et moy avons faict de la statue qae vons lui avez faict, a Unni du pair avee l'agreement que nona en avons comme d'un chose qui mente l'approbation de tous ceulx qui la reganlent, m'oblige maintenant a vous tesmognir que pour rendre ma satisfaction entirc jc desircroys en avoir une pareillement de moy travaillie de vostre main et tiree sour le portraict qque vons (burnira monsicur Lombes au quel jc me remets pour tous assurer plus parliculicrement de la gratitude que je conserviray du plaisir que jc atlends de vous en ce recontre, priant Dieu qu' il vous tienne en sa saint gardc. Donne a Wliithall ce 26 me de Jnin 1 639.

Henrieltemarie.

(l) Nola il Quadrani nel diario ms. che la statua di Costantino fu levata di casa al Rernino il 3 gennaro 1t>69 ed il 9 fu allogata nel corridore degli svizzeri a piedi delle scale della Paolina: e che il 28 Ottobre iG/0. Clemente X3 il 29 distilia di Sveiia si recarono a vederla.

Pari alla fama del suo ingegno furono i soldi e le rimunerazioni che ricevette da' papi e da' principi : ma non è chiaro in quanto sommasse la provisionc mensualc che egli ebbe da Alessandro VlI per l'altare di bronzo in onore della Catedra di s. Pietro. Domenico dice apertamente che egli ebbe 250 scudi il mese per tutto il tempo che durò la detta opera, e fu di tre anni e otto mesi: ma dal decreto della congregazione della Fabrica che ho avanti gli occhi, si vede che questa provisionc fu di 200 scudi il mese per la Catedra, e di 60 per il colonnato.

Pertanto o bisogna dire che Domenico abbia errato, o veramente che il soldo che da principio la congregazione avevagli stanziato in 200 scudi il mese, in progresso di tempo fosse portato a 250. Ebbe adunque da Alessandro VII 8000 o vero 10000 scudi per l'opera della Catedra e 3600 per il colonnato: da Urbano Vili, una provisione mensuale di 250 per tutto il tempo che durò l'opera della Confessione e fu di novanta mesi, vale a dire 22500, e un donativo in 10000: da Innocenzo X. (1) 5000 per il solo innalzamento dell'obelisco di Romolo detto Panfilio su lo scoglio della gran fontana di piazza Navona : da Clemente X. 3000 (2) per l'opera del ciborio e della cappella del sacramento più convenevolmente illuminata in s. Pietro: (2) da Carlo I d'Inghilterra per il ritratto un diamante del valore di 600, dal cardinale di Ricbclieu similmente per il ritratto una gioja in 4000, da Francesco duca di Modena similmente per

(1) Onesta notizia ho tratta non òVms. berniniani ma sì da un catalogo ms. delle rimunerazioni e cariche accordate da vari papi a vati artisti. Quivi è detto cosi « Il cav. Uianlorenzo Bernino per aver elevato la guglia di più pezzi in piazza Navona ebbe da papa Innocenzo X. per rimunerazione di questa pura e sola operazione scudi cinque mila moneta con la grazia del canonicato di s. Pietro conferito libero nella persona di Pierfilippo suo figliuolo; ed ottenne unitamente la carica che vacava per morte del Maffei cavalier romano , della prefettura dell'acqua felice con provisione di scudi dicri il mese, come beneficio semplice la qual carica ritenne molti anni e poi sotto il pontificato di Clemente IX la rinunciò a Luigi Bernino suo fratello ».

(2) La cappella fu aperta e scoperto il ciborio la prima volta nell'istesso giorno 24 dicembre 1<,7 4 in cui Clemente X diede principio all'anno santo. Cosi nota il Quadrani nel diario ms. ed aggiunge che il ciborio solo costò -10 mila scudi.

il ritratto 3000 in vasellame d'argento: da Luigi XIV un giojcllo con la effigie dell'istesso re in 3000 e un donativo in 20000 : i quali soldi, retribuzioni, assegnamenti sommano ad un valor capitale di 79100 scudi, non tenendo ragione dell'annua pensione in 2000 che pagavagli la corte di Francia : e pure non è questa la quarta parte delle ricchezze con le quali fondò la sua famiglia. Quanti premi accordati all'ingegno nel secolo A Vii ! quanta messe di guadagni e di onori raccolse il Bernino con l'esercizio di sua nobilissima professione! quanta vergogna ai potenti del nostro tempo quando si pensa al largheggiare che facevano i padri nostri verso gli artefici ! E tengo certo che se la vera virtù fosse pregiata più che non è nel tempo nostro, se fosse dato agli artefici che vanno per la maggiore, non dirò di fabricare palagi per uso proprio come fece il Bernino , ma si di uscire da quello stato di mezzanità o di penuria nel quale alcuni di loro si stanno, molto più fiorirebbero le belle arti sotto le influenze di questo ciclo che educa gli animi a comprendere e configurare il bello. Quantunque ncll'istessa pochezza delle commissioni e de' premi la moderna statuaria aggiunse sì alto grado di verità che non teme il paragone dell'antica : ma non lutti il confessano, essendo proprio degli uomini come osserva Tacito, lodare le passate cose in odio delle presenti.

SOMMARIO

STORIA - Intorno la socictl storica napoletana. A. Getmar relli.-Della guerra di Cipro e della battaglia di Lepanto. Art. IV. A. Grnnarelli-LETTERATURA- Permutazioni della poesia. Art. IX. P. Mazio. - DELLE ARTI - Supplemento all'articolo sulla esposizione delle Delle Arti. /'. Mazio. Memorie inedite di Gianlorenzo Bernino. Art. II. P. Matto.

Roma Ci. Dicembre 1811.

riNE DEL VOL. IL ANNO I.

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