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essere meraviglioso cioè, che un ordine ancora in questa società si mantenga? Ma intanto questa commissione che ha consigliato pel bene d'Irlanda? 1 suoi membri erano uomini integerrimi, eran mossi da vero amore di carità publica, ma la maggior parte protestanti, e wighs. Quindi i principi aristocratici, e protestanti doveano pur prevalere: e quindi spogliare di privilegi, di dritti, di autorità un' aristocrazia legata alla inglese per sangue, e per interesse, abolire in Irlanda una chiesa sì gelosamente guardata nell'Inghilterra, due principali cagioni delle sciagure irlandesi, erano tali cose da non richieder meno di un ministero di radicali. Ond'è che ha confessato come disperevole e lo stato d'Irlanda, ma quando ha suggeriti i modi, affine di riparare a tanta progrediente ruina, non si è elevata all'altezza dei bisogni; ed agli interessi dell' aristocrazia e del clero ha sacrificato il bene della nazióne.

Nè già la legge dei poveri introdotta in Irlanda secondo la riforma fatta nel 1838 nell' Inghilterra ha d'alcun poco alleviato la gran caterva di mali, cui soggiacciono gl'Irlandesi. Chè là non è una eccezione la povertà, non è la sorte di migliaia d'individui, è lo stato normale di millioni. Quindi una legge, che stabilisce cento case di lavoro (Worckhouses) capaci ognuna di mille individui soltanto,che mentre promette sovvenire a tutti gl'indigenti non provvede che alla vigesima parte,che soccorre al povero senza dargli un diritto legale, siccome in Inghilterra, simil legge, dico, può mai occorrere ai bisogni d'Irlanda? E l'Irlandese con tanto affetto di famiglia, tanto amore d'indipendenza, tanto attaccamento alla sua fede, s'indurrà mai a racchiudersi in quelle case distaccato da tutto, schiavo finchè vi rimarrà, e sotto la sferza di un aborrito protestante? Le circostanze dell'Irlanda, e dell' Inghilterra sono così differenti, che non si può a quella applicare la medesima legislazione. In Inghilterra le case di lavoro sono state istituite per quelli, che non posAnn. I. Vol. II. 6

sono, o non trovano lavoro: ma là i provvedimenti sono molteplici, ne cosi frequente è il caso d'assoluta mancanza. In Irlanda al contrario dove la popolazione agricola è maggiore del doppio relativamente alla quantità della terra coltivata, e tanto superiore ai suoi mezzi di sussistenza, come accogliere nelle case di lavoro quell'immenso stuolo d'indigenti? Non volendo ricevervi che i giornalieri senza affitti, essi ascendono a 585 mila, ai quali aggiungendo 1800000 individui, i quali compongono le loro famiglie, si avrebbero 2385000 persone da nutrire, la spesa delle quali per trenta settimane importerebbe 125 millioni, somma maggiore delle rendite del paese, le quali ascendono solamente a 100 millioni. È a considerarsi inoltre, che gl'indigenti, quelli che mancano di sussistenza vengono grandemente aumentati almeno per alcuni mesi da tutti i piccoli affiliamoli, e giornalieri con terre, accennati di sopra. Una tassa adunque che efficacemente sollevi la classe indigente è impossibile in Irlanda. Cento case di lavoro sono inutili, e saranno solo l'oggetto delle imprecazioni del povero, quando nei giorni della fame sospinto da un imperioso bisogno a migliaia affollerassi alle porte di queste case, e se le vedrà chiudere crudelmente sul viso, perchè dai pochi primi il luogo è già stato occupato. Queste leggi cagioneranno ciò che ha predetto O' Connell « le leggi de' poveri d'Inghilterra sono state applicate all'Irlanda, ma se queste leggi dureranno ancora solo due anni, su tutti i punti si vedrà scoppiare la ribellione. Che i ministri, se così lor piace, mi chiudano pure in una prigione, non per questo mi ristarò dal gridare, che le conseguenze delle leggi dei poveri saranno terribili (1) ».

GIULIO VERZAGLIA FIGLIO

( sarà continuato )

(l) Parole 1T O* Connell a Londra pronunziate il 12 marzo 1844 nel banchetto a lui dedicato nel teatro di Couvcrt-Garden.

BELLE ARTI

CRISTO CHE CACCIA I MERCANTI DAL TEMPIO
DIPINTO DI ALFONSO CHIERICI DI REGGIO (1).

L' ammirazione che eccita la vista del bello , è merito a chi di esso fu autore; lode a chi lo sente, e lo gusta. E se vero è, che quelle cose, le quali generalmente piacciono, abbiano in tutto o in parte le qualità che il bello costituiscono, egli è vero altresì essere molte volte erronea questa massima in quei lavori d'arte ove per qualche circostanza avviene, che la prima impressione favorevole tolga la facoltà di rilevare i difetti che si possono trovare nell' insieme, e ne'particolari. E per parlare solamente della pittura, in quanti modi non può un artista illudere la maggior parte degli osservatori? Se artificioso disponga i colori più belli, e dia loro una vivacità abbagliante, un risalto che invano si cerca in natura ; se una faccia sia dipinta alla foggia del miniatore, e ti presenti graziosa figurina di cera, anzichè vera carne; se in un severo dipinto di stile i particolari, e gli accessori distolgano dall' avere riguardo alla verità delle espressioni, alla proprietà delle azioni, alla naturalezza del panneggio ; avverrà che non pochi allcttati dal primo guardare giudichino merito quello che è difetto; avverrà che il pittore di un quadro storico senta levare a ciclo un suo diadema, un tappeto, una pelle, un vezzo di perle !! Ma a chi non si contenta di guardare una sola volta cosi fatti dipinti, pare si tolga un velo dagli occhi quando e'li rivede; mera

(1) Mentre ci apprestavamo a parlare de'dipinti del Chierici il più degnamente che per noi si poteva, ci fu da eultissimo giovane comunicata questa scrittura che molto e fondatamente ne discorre. La quale poichè in ogni parte consuona col giudicio che ci eravamo formato di dette opere , volentieri la pubblichiamo nel Saggiatore.

I COMI'.

vigliasi di non trovare più quel bello che lo aveva commosso, di non avere prima scorto l'un.i o l'altra menda che ora palpabilmente di per se si presenta. Ma non così delle pitture ove regni una perfetta armonia nella composizione, e nella intonazione: ove tutto concorra ugualmente a riprodurre sulla tela un'azione vera che accada sotto ai nostri occhi , e nella quale ogni personaggio, secondo il suo carattere, esprima i sentimenti ond'esser dee animato nel momento del fatto che in quella è rappresentato. Queste pitture sulle quali l'occhio si riposa non disturbato, anzichè stancare l'osservatore che per la seconda e terza volta le vede, lo dilettano sempre più, facendogli ad ora ad ora manifeste nuove bellezze.

Tali sono due dipinti di Alfonso Chierici di Reggio, Cristo che caccia i mercanti dal tempio e s. Biagio che risana un fanciullo; i quali sebbene di per loro si raccomandino all' ammirazione ed alla stima altrui meglio assai che non facciano le parole, niente meno non sarà superfluo, se, dicendo alcuna cosa della impressione che hanno prodotta, si ritraggano per me i pregi che vi ho scorti: e come nelle maggiori difficoltà meglio siasi elevato l'artista, mostrando con bello esempio, che dove al genio naturale pur la buona volontà e la costanza vanno congiunte, non si puote fallire a glorioso segno. Nè l'ammirazione de'molti pregi di queste tele mi impedirà di ragionare di alcune leggerissime macchie, che appena percettibili, potrebbono paragonarsi a certe meno eleganti frasi, che si incontrassero in un applaudito poema. Ora parlerò del primo dipinto e rimando al prossimo quaderno di questo giornale la illustrazione del secondo.

Nella esposizione delle Belle Arti in Roma non vi è stato mai numero si grande di opere, quanto in questi ultimi anni. E pure, qual che ne sia la cagione amarissima e vergognosa che non vò ricercare, mai non vi è stata penuria tanta di dipinti storici! Questa circostanza potè essere fayorcvole al Chierici: non in guisa però da farne salire più alto la stima, che solamente per l'esame delle opere si stabilisce (1). E il pubblico, e gli artisti hanno concordemente giudicato il merito sommo de'lavori di questo nostro concittadino.

Se un dipinto è sempre giudicato dalla prima impressione, egli è perchè in quel momento si rende più o meno grato a seconda dell'effetto e dello scomparto nella composizione, che l'artista seppe trarre dal soggetto che trattò. E per tutto questo, comincicrò a dire essere commendevole la composizione del Cristo che scaccia i mercanti dal tempio. Il disordine che dee regnare in cosiffatta scena, e la vastità del tema che richiede intelligenza e cognizione profonda, rendono, oltre ogni dire, difficile questa composizione. E si fanno maggiori le difficoltà, se ne consideriamo la parte inventiva o filosofica; parte che in passato molte volte trascuravasi, e che tanto viene predicata a' moderni. Per questa parte accennerò adesso, e pur di volo, che molto acutamente vide il Chierici, quando, attenendosi nel resto alle parole degli Evangelisti, volle conservata nel suo protagonista quella dignità, che da tanto personaggio, anche in questo unico fatto, non si conviene essere disgiunta.

Ma veniamo alla disposizione del dipinto. - Di fronte ci si presenta il lato destro del tempio: intorno a questo gira esternamente un atrio, di cui le colonne posano sopra una larga gradinata. - Alla sinistra della tela , in lontano , una parte del colonnato parallelo alla facciata, chiude a gui

(l) Questi dipinti del Chierici furono esposti nelle sale del Popolo ma fuori tempo e separatamente quando l'annuale esposizione delle belle arti era finita. La quale noi descrivemmo alla distesa ne'quaderni 1 i e 12 del volume I: ma poichè alcuni dipinti preterimmo, per varie ragioni, involontariamente, daremo il più presto che ne sarà possibile, un supplemento al nostro articolo su la esposizione della pittura..

I COMI'.

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