Il canzoniere di Pietro Jacopo de Jennaro ...

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Stab. tipografico del cav. A. Morano, 1883 - 426 pagine
 

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Brani popolari

Pagina 267 - Fuor delle braccia del suo dolce amico: Di gemme la sua fronte era lucente, Poste in figura del freddo animale, Che con la coda percuote la gente: E la Notte de...
Pagina 339 - Così per li gran savi si confessa, Che la Fenice muore e poi rinasce, Quando al cinquecentesimo anno appressa. Erba, nè biada in sua vita non pasce, Ma sol d' incenso lagrime e d' amomo; E nardo e mirra son 1
Pagina 294 - Pace non trovo , e non ho da far guerra ; E temo, e spero; ed ardo, e son un ghiaccio ; E volo sopra '1 cielo , e giaccio in terra ; . E nulla stringo, e tutto '1 mondo abbraccio. Tal m' ha in prigion, che non m'apre né serra ; Né per suo mi riten , né scioglie il laccio; E non m...
Pagina 157 - DI pensier in pensier, di monte in monte Mi guida Amor; ch'ogni segnato calle Provo contrario a la tranquilla vita. Se 'n solitaria piaggia, rivo o fonte, Se 'n fra duo poggi siede ombrosa valle, Ivi s'acqueta l'alma sbigottita; E, come Amor l'envita, Or ride or piange, or teme or s'assecura; E '1 volto, che lei segue ov...
Pagina 84 - 1 ciel e la terra e '1 vento tace , E le fere e gli augelli il sonno affrena , Notte '1 carro stellato in giro mena, E nel suo letto il mar senz...
Pagina 157 - Solo e pensoso i più deserti campi Vo misurando a passi tardi e lenti, E gli occhi porto per fuggire intenti Ove vestigio uman 1' arena stampi. Altro schermo non trovo che mi scampi Dal manifesto accorger delle genti ; Perché negli atti d' allegrezza spenti Di fuor si legge com
Pagina 121 - n belle donne oneste atti soavi Sono un deserto, e fere aspre, e selvagge. SONETTO. QUEL Rosignuul che sì soave piagne Forse suoi figli, o sua cara consorte, Di 'dolcezza empie il cielo e le campagne Con tante note sì pietose e scorte, E tutta notte par che m...
Pagina 393 - Poscia, ch' i' ebbi rotta la persona Di due punte mortali, io mi rendei Piangendo a Quei che volentier perdona. Orribil furon li peccati miei; Ma la bontà infinita ha si gran braccia, Che prende ciò, che si rivolve a lei. Se il pastor di Cosenza, che alla caccia Di me fu messo per Clemente, allora Avesse in Dio ben letta questa faccia, L' ossa del corpo mio sariano ancora In co' del ponte presso a Benevento, Sotto la guardia della grave mora.
Pagina 256 - 1 popol di Marte Devesse al proprio onor alzar mai gli occhi, Parmi pur ch'a' tuoi dì la grazia tocchi. L'antiche mura, ch'ancor teme et ama E trema '1 mondo, quando si rimembra Del tempo andato e 'ndietro si rivolve, E i sassi dove fur chiuse le membra Di tai, che non saranno senza fama Se l'universo pria non si dissolve, E tutto quel ch'una ruina involve, Per te spera saldar ogni suo vizio.
Pagina 293 - Gli occhi sereni e le stellanti ciglia; La bella bocca angelica, di perle Piena e di rose e di dolci parole, Che fanno altrui tremar di maraviglia; E la fronte e le chiome, ch' a vederle Di state a mezzo di vincono il Sole.

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