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LIAG), s. m. Voee ant. che dicevasi per

Drago, v. LIBÈLO, s. m. (colle aperta ) Voce fo

-Veneta , Libello , dicevamo a Quella parte del mandato giudiziario criminale che enunciava e motivava l'imputazione del delitto; la qual parte cominciava dall'espressione, Imputato per quello che o sopra quello che : dall'antica maniera barbarica Eo quod o Super eo quod - Quindi Libello famoso dicesi ad una Carta infamatoria che venga pubblicata a pregiudizio di una persona. LIBRÈTO.

Detto in T. de' Battilori, Libro, Riunione di pezzetti di carta a forma di libretto, in cui i Battileri distendono la foglia dell'oro battuto, a comodo di chi debbe farne uso. LICAÒR, verb. m. Leccatore, Che lecca

colla lingua, come fanno i cani. LIE (eorrollo da Ille pro lila) osavasi dire ne' tempi del nostro Andrea Calmo cioè nel secolo XVI., per Lei, che ora si dice Ela. Leggesi in un sonetto dello slesso, No CREDO MAI D'AVÅR DA LIB VITORIA ; in altro Amor s'HA IN LIB CON XONBSTAB COXZonto; e in altro ancora GALDO DE LA MIA DONA EL SO CONTENTO,

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denti delle leggi in una Università; anche SCOLARI L8 GISTI.

LEGISTA O SBCRETARIO LEGISTA, chiamavasi nel Senalo Veneto il Segretario lettore o leggitore, al quale incumbeva leggere i documenti Lettore era detto Colui che leggeva le carte sotto l'arringa degli Avvocati nelle cause civili e criminali. LEGNAGO, Fortezza notissima del Ve

ronese sull'Adige, che si registra pel seguente dettato, MANDAR UNO A LEGNAGO, Mandar uno a Legnaia, vale Bastonarlo. LEGRIA, s. f. Voce bassa , lo stesso che

ALEGRIA, V. LENETA, voce ant. che dicevasi per vezzi nel sign. di Elenetta, piccola Elena, Nome proprio di Fanciulla. LESÈNA, (colla s dolce ) Aggetto, Ciò che aggella, cioè che sporta in fuori dalla dirittura d'un muro; e così intendono anche i nostri Falegnami., i quali però appropriavo per analogia il termine LBSÈNa a que’miembretti che risaltano dalla diritiora perpendicolare degli armadii, degli stipi e d'altre loro manifatture, come sono cornici, colonnette e simili. V, SPORTO. LESENA, add. Aggettato, dicesi per agg ad un'Opera fatta da Falegnami, la quale abbia qualche risalto dalla dirittura a piombo. LESENADURA, s. m. dicono i Falegnami al Lavoro dell' aggetto

LBSBNA DURA , Lo stesso che Leseniu, V. LESENÀR, v. T. de'Falegnami, Far un aggello o un lavoro d' aggetto o che aggetta, cioè che risalta dalla dirittura perpendicolare di qualche opera. Il verbo Aggettare si riferisce all'aggetto o sia all'opera che aggella, mai all'Artelice che fa l'aggetto. LESSIERA, s. f. T. de' Cuochi , Lo stes

so che PBSSIBRA, LETERA.

IN LETERA BIN ABACO Si dice che un numero è scritto IN LETERA B IN ABAco, quando è scritto prima col nome che ha e poi indicato colle cifre numeriche. P. e. Cinquantasei, 56. Pare che possa dirsi In lettere e in abaco. LEVRIÈR, s.m. Levriere e nel dimin. Levrierino, Cane da pigliar lepri, che anche dicesi Cane da giugnere.

EL LA IMPÀTA CO UN LBVRIÈR, V. IMPATÀR.

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di Maldicenza - FAR LISSIB CHR BROTA, Cardare o Scardassare il pelo ad alcuno, Maldire di alcuno che non sia presente. Levare i brani da che che sia, val Biasimare, Dirne male. LISTA.

LISTA D'UN PONTE, Lo stesso che LASTOLINA. V. in Ponte. LITIÈRA, s. f. Voce ant. delta per LB

TIERA, V. LIVRÈA, s. f. Livrea o Assisa, Divisa e colore di vestimento di più persone in una stessa maniera, e s'usa comunemen. te per Tutti i servitori d'un Sigrore. LIZADRO, adil. Voce ant. Leggiadro, per agg. a uomo nel siga. di Grazioso,

Garbato. LOQUESTRA, s. f. Idiolismo di coloro

che non sanno dire Orchestra. LOVA, s. f. dicono i Maliscalchi alla Febbre pestilenziale del Bue : febbre rade volte gagliarda , con brividi allerpalivi di freddo, sussulti de' lendini , stridori di denti, scuolimento di testa , lagrima. zione, enfisèmi lango il dorso, debolezza estrema, flusso dissenterico bilioso felente ed anche in segaito con linte di sangue, perdita di ruminazione; in alcu. ni tosse, ulceri alle gingive, in altri alla radice della lingua, con perdita della vista e con enorragia di naso. LUCRO, s. m. Lucro, Utile, Guadagno. Luero cessante e danno e

emergente, dicesi da molti nel discorso, che significa Gnadagno che ci viene impedito dall'accomodare altrui de'danari ch'erano impiegati in negozio legittimo, e Danno che succede dal non essere renduto al tempo convenuto quello che era stato prestato. LUSTRADORA, s. f. chiam asi la Moglie

o Femniva di Lustratore, la quale secondo l'inclinazione della lingua ed altre voci consimili e così formale, potrebbe dirsi Lustratora, LUSTRO.

LUSTRO 0 LUSTRO FIN, dicesi a Quel polimento artificiale che secondo la moda corrente danno gl' Impiallacciatori (RgMESSÉRI) colla vernice a presso che lalle le loro belle manifallure di legname, le quali divengono tanto più nobili, line e pregiate. Sembra che la voce di lingua equivalente alla vernacola debba essere Vernice o Lustro di vernice; e quindi Lettiera invernicata; Seggiole inverni.cate o a vernice ec.

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CO CREDO CHE LA GALDE LIB.

FÅR UNA

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LIGADOR

LIGADORI DA ZOGIB, si dice scherzevolmente e metaf. parlando de' Birri, per l'equivoco della parola LIGADORI e per l’aso ch'essi hanno di legare le mani dei detenuti. LIMA, add.

CorvèLO LIMÃO, Maniera ant, usata ilal nostro Andrea Calmo, Cervello o sia In

telletto o Giudizio perfetto, aggiustalo. LIRON, s. m. Lirone, accresc. (di Lira,

. dicesi a quello strumento musicale di corde che suona colla penna o colla mano. Ma nel significato nostro vernacolo per Liron intendiamo il Violone. V. V10LON. LISSAROLA, s. f. chiamasi nel Padovano una Specie di veicolo o seggioolino fatto a guisa di piccolissima treggia (Lissa) per uso di correre seduto sul ghiaccio , spignendosi con due spuntoni di ferro; e questo è un divertimento de' fanciulli. LISSÌA, s. f, dicevasi ant. per Lissia, Bucalo.

COMPISSI STA LISSIA, dello metaf. vuol dire Finiscila una volta.

Lissia fu deulo ancora melaf. nel sign.

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LIVO, V.

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MACALIZZO MALCADŮTO
Macalizzo,

3. m. lo stesso che MASCALIZZO,

V. MADALENA.

SON STUFO DB SENTİR PIÙ MADALENB Sono stucco e ristucco di tante lamentazioni o piagnistei ; Non vo' sentir più lagnande.

Madalena, in T. de'Magazzini o Belole, dicesi ad un Boccale di terra colla, di bocca larghissima, che usasi ancora, ma che usavasi molto più ne' tempi andati, per Misura di vino, e re n'era d'una libbra, di mezza o d'un quarto di libbra. Dicerasi ancora BoCAL DE LA MADALEXA. MAGIOLÈRA, s. f. chiamasi da noi Quell'arnese di ferro o d'altro melallo cui si ravvolge il filo di cera deito Ma. -GidL; e sonne di più maniere. L'Autore rilicne che la voce Magiol derivi corrotta dal latino de' primi bassi lempi Malleolus: sapendosi per asserzione specialmenle di Nopnio scrittore del secolo VI., che Malleoli dicevansi da'Romani i Nianipoli di Sparto o sia di Giunco marino coperti di pece, i quali accesi venivano lanciati o contio le muraglie de' lunghi assediati o contro gli arieti. Veggasi il Du-Cange alla voce HALLEOLI. MAGNÀR.

MAGYAR SEMPRE BOCA CHB VUSTU, Mangiar sempre bocconi ghiotti, prelibati, distinti. MALAGRAZIATA , add. dicesi fani. ad una Donna nello stesso sign. di MALAGRAzia che si dice per l'uomo. Vi corrispondono Sgraziata; Sgarbala; Smodata, e vagliono Di modi sgarbati, di malo mapiere OH CHE MALAGRAZIATA! O che sguaiala! O che sgraziara! MALAVALİO , MAL AVALIO, add. Voce

o ant. che ora si dice MalgualiVO, V. MALANDRE, s. f. dicono i Maliscalchi ad una specie di malattia del Cavallo , la quale consiste in Esulcerazioni trasversañ dietro al ginoccbio delle gambe anteriori. MALASSETÀO, add. Voce ant. Malase setto, che non è in asselto, Scomposto, Maì acconciato.

STOMEGO MAL ASSETÀO , Stomaco mal assettato; e tanto può dirsi in sentimento proprio per qualche indisposizione dello stomaco, quanto in figorato per Essere di malowoglia, di male gambe e disgrado, Non aver disposizione a che che sia. MALATIÈTA, s. f. Mulattiuccia, Picco

la malaltia. MALAVERTÌO, add. Voce ant. Malavve

duto; Disavveduto; Incauto. MALCADŮTO.

Anche il Cavallo ed il Bue sono talvolta soggetti alla Epilessia , i cui sintomi earatteristici sono Tremore e caduta precipitosa a terra, agitazione violenta del

MAL DE LA FORMIGA MAZZUCO le estremità, stridore e forte clausura de’denti, schiuma alle labbra, battimento di fianchi, iosensibilità alla sferza; talvolta suppurazione involontaria di fecce e di orina, e occhio stravolto ed immobile. MAL DE LA FORMĪGA, chiamasi da'Veterinarii un Male che lalvolta si manifesta nel Cavallo , e sono Tumori esulce. rati sul dorso; i cui sintomi sono piccole tule che qua e là si spargono sul dorso, acconspagnate da molto calore e da esulcerazioni con uscita di marcia. MAL DE LA MARE, dicono i Maliscalchi al Rilassamento della vagina d'ana Cavalla o d'una Vacca. I suoi sintomi caralteristici sono Un volume di carne tutta piena di rughe sortita dalla natura che in poco tempo s'accresce pel concorso d'amori e per infiammazione. MAL DLL CERVO, detto FIORÈTO, T. de’Maniscalchi, Telano, voce Veterinaria. Malattia del Cavallo , i cui sintomi caratteristici sono. Intirizzamento convulsiro di lulli i muscoli, polso duro, tensione de'banchi e della coda , tremori sul collo e nella schiena, respirazione stentata, deglutizione impedita etc. MAL DEL CORNO O DBL GUIDALESCO,

T. de Maniscalchi, Guidalesco, Ulcere o Piaga esteriore del Cavallo, profonda, sordida, con iscoprimento delle vertebre dossali. Tutte le piaghe simili si dicono Guidaleschi: MAL DEL MAR ALDO, V. MARALDO. MAL DEL MARTELO, detto anche ForGHÈTO, T. de Veterinarii , Anticuore, Malattia propria del Cavallo e del Bue, che consiste in un tumore al pello con forti battimenti al cuore, per cui cadono a terra e se ne muoiono. MAL DEL ROSPO, dicono i Maliscalchi ad una Malattia del Cavallo, che i Velerinarii chiamano Asie della lingua: i cui segni caralteristici sono Il dosso o i lombi della lingua sparsi di ulcercile bianche, per le quali l'animale stepla a man

giare e si lascia cadere il fieno di bocca. MAL DEL SANGUE, dicono i Veterinarii solgari alla Dissenteria maligna , di cui sono talvolta affetti il Cavallo ed il Bue: MAL FONDŮTO,chiamano i Maniscalchi una Diarrea mucosa che viene talvolla al Cavallo, i cui segni caratteristici sono Lo sterco meno denso del naturale o mescolaio di mucosità, per lo più accompagnato da dolori, che si manifestapo per l'inquietezza dell'animale, e pel pestare che fa co' piedi posteriori. MAL MAZZUCO, s. m. T. de Maniscalchi, Letargia, Malattia del Cavallo e del Bue che fa loro tenere la testa bassa, per lo più appoggiata alla grippia, e li rende insensibili agli stimoli del puogolo e della frusla.

MAL NASSÚO MARE MAL NASSÙO, add. Maniera ant. Nato sotto cattiva siella ; Nato in mal punto, cioè Mal avventurato.

L'ÈMAL NASSWA SBMB GAB METO APRES$0, S'io le pongo la branca addosso, el1.. sta fresca, ovv. Guai a lei se le nielto le mani addosso; e vuol dire La mallratterò. MALISTENTE, Modo avverb. Lo stesso

che MALESTENTE, V. MALUGUÀL, add. lo stesso che MacguaMANCAÒR, s. m. Voce ant. che ancora però si dice da' Pescatori. Più comunemente diciamo Marcator. MANCATOR, s. m. Mancalore, Che manca di fede , che non attiene la parola, le promesse. MANCATORA, s. f. Mancatrice e Mancatora, Che manca alla parola Jata , alle promesse fatte. MÀNEGA.

Maneghe A comio, che anticam. dice. vasi a CÙMBO, chiamano i Sarti le Maniche degli abiti che sono tagliate con angolo ottuso, cioè colla figura del gombito, Ora le nostre donne usano maniche diritle, senza gombito, come usavasi anticamente. MÀNEGO ScanTiyÅR IN TEL MANEGO,

V. SCANTINÅR. MANTOINE e nel dimin. MayTOANELE , chiamano i moderni Tappezzieri una Specie di balza o fornitura quasi a foggia di festone; di cui essi guerniscono le tappezzerie ed anche i sofa. MARAFON, s. m. T. de' Fabbri, Arpione o specie di Raftio. Stromento o Arnese falto di lamina o di bastone di ferro, da una parte ricurvo e dall'altra diritto et appuntato, della figura a un di presso d'un G, che si piania nel muro o nel lr. gno, e serve per sostenere che che sia. Su due di qursti arpioni filti l'uno all'altro orizzontalmente, sia ritenula la mazza superiore delle tende che si fanno sportare fuori delle finestre per difepilersi dal sole. MARALDO, s. m. o-Mac DBC MARALDO , T. de' Veterinarii, Afte od Ulceri della bocca. Malattia propria del Cavalio e del Bue, i cui segni caratteristici sovo Dificolta i masticare, melanconia, ulceri qua e là sparsi nella cavità della bocca, ili colore biancastro. MARASSÅNGOLA, s. f. dicono i Palorani a Quell'animalello che coi chiamiarro LUSERTA. V. Nel Polesine dicrsi MtBASSANDOLA. MARE

Avča LX MARE PBA TRAVBRSO, che anticamente dicevasi AvĚR LA MARB INVERSIA, Lo stesso che A VÅR LA SMARA, V. SMARA - Il confronto e il consenso di questi due dellati fanno ragionevoluzeale supporve

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ALDO,

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pacità e che abbia statura piccola - Er XB UN BRAVO MBDBGhero. Egli è un medico valente anzi che no. MEFE, ( coll' e aperta) Voce antica Veneziana ch'era viia Specie di affermazione giuratoria, nel siga. di Per mia fe. MEMORIA.

MEMORIA SFAZZADA (quasi ardita) Memoria tenace, dicesi di Quella che difficilmente si scorda di ciò che apprese, che ritiene lungamente e fortemente. MENÀR.

MBXÀR EL ROSTO, Volgere l'arrosto, cioè Lo schiclione coll'arrosto al fuoco. MENAROSTO.

MENAROSTO, dicesi per disprezzo ad un tristo Oriuolo; assimilandolo al girarro

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che il primo ( il quale esprime un fatto impossibile in nalura ) sia stato detto scherzevolmente per l'equivoco delle voci consonanti Smara e MÅRB, e che in rece di dire AveR LA SMAR: , parlandosi di Donna , siasi detto AvềR LA MARB cogli aggiunti sopraccepnati. V. MAL DE LA MARE in Mar. MARGNUCO.

OSSERVAZION MARGNUCA, Modo ant. che vale Osservazione giudiziosa, ma è detlo per ironia. MARGOTÀR.

MARGOTÀR LE vide, dicono i Conladini all'Operazione che fassi nel quarto anno dacchè è piantato e cresciuto il ma. gliuolo (RASOLO) ed è Tagliarlo rasente a terra, perchè riproduca diversi rami e poter quindi scegliere e coltivar il migliore. MARİLI, s. f. T. solgare de' Fioristi , Amarilli o Amarillide, Fiore bellissimo per la bizzarra sua struttura e pel vivo colore creinisi, che viene in estate da una pianta bulbosa e perenne, detta da’Sisteinatici Amaryllis formosissima. Ma convien riporla al coperto d'inverno per difenderla dal gelo. MARTELO, Delio

per

Malattia del carallo , V. Mac DBL MARTELO

nell'Appendice. MARTINA , s. f. detto in gergo ( forse dall' originario Marte) che vuol dire la Spada. MARZARÌA.

MARZARÍA IN FIOR, V. Fior. MASENADA

UNA MASEVADA D'IMONIAGH!, Idjorismo di chi non sa dire Masnada, Una masnada dubbriachi, MASENİN.

MASENİN DE STAMPARIA, Macinello Legno tornito, fatto a foggia del Macinello da colori, che sta sul calamaio del torchio, il quale serve per mescolare l'inchiostro, perchè non si secchi. MASSÀCRO, s. m. Scempio; Strage; Macello. Ci avverte l'Abbate Alberti clic qu alche Autore si è servito di questa voce Massacro nel sign. Franzese di Scenpio , Strage ec. ma che uno scrittore scrupoloso la schiverebbe. NAZEGNO, V. MASEGNA. MECÀNICO, s. m. Meccanico, si dice chi è Professore della scienza meccanica per la quale si misura la resistenza o momento dle' pesi, e s' agevola il maneggiarli; e Colui che esereila arti ineccaniche, a dif. ferenza delle arti liberali. Bravo o Mediocre o Cattivo artista meccanico. MECANICO, add. Meccanico, Vile, abbietlo. Como meccanico s'intende D'intendimento corto o limitalo, Uomo materiale, di poco ingegno.

Roba Cosa nica, cioè Semplice, rozza, grossolana. . MEDEGHÈTO.

MEDEGHÈTO, si dice firm. in sentimento opposto, ad an Medico di qualcbe ca-'

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MENDA , s. f. chiamano i Doratori quel Pezzello d'oro battuto, che dopo la doratura meltono in que'luoghi ove la stessa doratura manca. Menda in buona lingua e nel suo primo significato vuol dire Difetto , ma ha non meno il secondo di Rifacimento di danno; e quindi pare che Menda potrebbe usarsi figur. nel senti.. mento espresso dai Doratori, come usano MBNDÀR, V.

MBNDA , dicevasi in tempo antico fra noi per Biasimo ; Critica. Disse il mostro Calmo I voL DAR MBNDA FINO AI DUCATI TRABUCANTI, detto melaf, che vale Apporre alle pandette o al sole, cioè Biasimar qualunque cosa per ottima che ella sia. La voce MENDÀR O DAR MÉNDA è propria della Zecca. V. Menda nel DizioMENDÅR, v. (letto in T. de' Doratori

. METER MENDE, Mendare, essi intendono Rimellere dopo la doratura qualche pezzello d'oro che manca , correggere i difelli della doralura. MENDE, Maniera antica vernacola che usavasi ai lempi del Calmo

per MEYDE DOGIO BEY GRAVISSIMAMENTE, ne duole o Dirolmene grandemente DIO MBNDE LIBERS,

Dio me ne liberi MÈOLA.

CAFÈ CO LA MBOLA ( Caffè midolloso ) si dice figur. per Caffe sustanzioso, saporoso, cioè Buono, perfello - DBMB UN CAFÈ CO LA MEOLA ,

S’intende dire Dale

corrotto da Megálo, usato nello stesso significato a Murano. V. MEGALO. MI.

O BRAVO MI! O bravo me, Maniera famil, onde uno si loda o di aver indovinato che che sia ; o suggerito un buon consiglio; o aver fatto qualche bella azione che meriti lode. MICIZIA, s. f. dice il volgo per Amicizia.

MICIZIA O AMICIZIA è anche Modo di saluto confidenziale del volgo, simile al. l'altro CARO LÀ , ed è coine dire Amico; Caro amico ti saluto; ovv. VIVA L'AMICI21A ! MIEL, s. m. Mele o Miele.

EL XB UN MIEL, Egli è un nettare , un miele, cioè Un cibo dolcissimo e gratissimo.

ESSBR MERDA E MIEL, Lo stesso che Do ANBMB B UN CORPO SOLO, V. A.yemA.

MIBL ROSA, Mel rosato.

AVBR BL MIBL SUL LAVRI E BL FELĖS NEL CUOR, Avere o Portare il mele in bocca, il coltello o il rasoio a cintola, Prov. Dar buone parole e trisli falli. MILIONARIO, s. m. o anche Omo MILIONARIO, sogliam dire, talvolta

per esagerazione, di Colui ch'è Ricco sfondalo, che supponsi possessore d'un milione e più di danaro. MIRTO, s. m. Mirto o Morlella o Mor tine, dello da' Sistem. Myrlus communis. Albero fruticoso e sempre verde, che con altre due varietà chiamale Mortella doppia e Mortellina , si coltivano nci giardini Sono Luile egualmente odorose, ma la prima come più volgare è adoprala per estrarne acqua odorosa. Le sue coccole si dicono Mirtilli; e gli aniichi Romani se ne servivano per condimento dei cibi e particolarmente del Cignale. MÒCOLA, s. 1. Voce di gergo, che vale

sf furto IN PRESÓN PER LA MOCOLA, Carcerato per furto. MODEGAL.

Duro DE modeGİL, delto per agg. a uomo, Diro; Di corica dura ; Un cupoduro, Di non buona apprensiva. MOLINERA, s. f, dicesi la Moglie o Femmina di Mugnaio o Mulinaro ,

la

quale secondo alire voci così formate , dovrebbe dirsi Mugnaia o Mulinara. MODO, s. m. Modo, Via, Maniera, Mezzo.

MODO TENENDI , Voci latine barbare che pur si parlano nel discorso fam. in sign. di Regola

o Via o Mezzo da tenersi BISOG.YA VARDAR EL MODO O SUL MODO O DB MedO TENENDI, Convien pensare al ripiego o temperamento o sulla direzione da tenersi.

A MODO PROVISIUV, che anche più bassamenle dicono alcuni A MOTO PROVISIÓN O PROVISIONI, Per modo di provvisione; Provvisionalmente. MOMARIA, s. f. Voce antica Veneta che usavasi ne' secoli XV. e XVI, e volera dire Mascherala o Giulleria, come ci spiega l'Abbate Iacopo Morelli di chiarissirna memoria in un suo opuscolo Delle solennità e pompe nuziali-de' Venezia.

nal10.

Me ne

Me

mi un

caffè buono.

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MERCORÈLA, s. f, T. degli Erbolai , Mercorella e Marcorella, Erba che nasce comunemente pegli orti, detta da Sistematici Mercurialis annua, la quale è credula purganle e antivenerea, ma non è adopraia e con ragione, essendo congenere alla Mercorella perenne ch'è venefica, como osserva Targioni Tozzelti nelle sue Osservazioni botaniche, MERIDIANA, s. f. diccsi volgarmente al

l'Orologio solare. V. Relogio. MESCOLOTO, s. m. è termine che a Burano danno le donne a'Ceriuoli ( Cugu• MBRI) maluri, grandi e giallastri ch'esse vendono gridando, O CHE MESCOLOTI, DoNE, CHE MESCOLOTI! L' Aulore è dell'av. viso che questo termine sia zoticamepie

ROBA MECANICA ,

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mecca

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MUA VACHIA )

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MOMOLA MONSA ni, pubblicatosi a Padova l'anno 1819. per le nozze Venezze e Mocenigo. Accoslamavasi da' Veneziani nelle antiche solennità de' conviti nuziali farvi intervenire degl’isirioni e de' buffoni per alle gria e divertimento della brigata. La voce Momania deriva probabilmente o da Mopuw', larva o da ŇOMO5, Momo, Dio degli scherzi. Anche i Franzesi hanno la roce Momerie nel significato di Mascherala c la voce Momon nel significato d'uo. mo in maschera. MOMOLA, Girolama , Nome proprio di

fem mina, MONDO, s.

EL MONDO De Li, che talvolta dicesi DB La semplicemente, l'altro mondo o Mondo di s'intende Paradiso o Inferno o Luogo dell'alira vita - Cossa SBRVB RANCURÀ TANTB RICHEZZE, I BEZI NO I SB PORTA DE LÀ O AL MONDO DE LÀ. A che vale accumular lante ricchezze? I danari non si portano al mondo di . ESSER PIÙ DE LÀ CHB DB QUA ,

Essere più morlo che vivo ed anche essere trasognato, esser fuori di .

LB XB COSSB DB L'ALTRO MONDO, Sono cose dell' altro mondo, intendiamo Stravaganti , straordinarie e talvolta

pazze disapprovale. MONSA, s. f. chiamano i Veterinarii vol. garmente il Moccio contagioso di cui sono talvolta attaccale le pecore, alle quali scola dalle narici un muco purulento, che sono tristi, deboli, che s'arrestano dal ruminare, dimagriscono, hanno fetida traspirazione ec.

MONTAGNÅRA MORSEGÅR MONTAGNÅRA o Montanera, s. f. Mon. tanina; Montanara o Montanella, sono add. e vagliono Abitante di montagua. MORAGÐA, s. f. Emorragia del naso., cioè Sangue che viene in copia dal raso, Specie di malattia che alcuni soffrono. MORALIZĂR, v. Moraleggiare o Moralizzare, Ridurre a moralità , cioè Trar dai fatti che si raccontano o avvengono, de' sentimenti morali o relativi al buon

costume. MORBÈTO, s. m. o MAL DE LA MILZA,che altri dicono MizzA MARZA, Termini volgari che i Veterinarii chiamano Milza carbonchiosa,Sorla di malattia del Bue, il quale da piena salute passa ad un tremore eccessivo cd a cader morto a terra. MORO, s. m. (coll'o stretto ) Moro papirifero o Moro della China, detto già da Lion. Morus papyrifera, benchè poscia da Persoon Broussonetia papyrifera. Albero nativo della China, del Giappone e dell'Isola d'Olaiti, che vive assai bene anche nel nostro clima. Esso è stimabi. lissimo

per

la sua scorza, dalla quale gli Olaitani formano tele col ballerla semplicemente e col distendere le sue fibre retiformi. I Cinesi e i Giapponesi se ne servono per

Glu

per corde ed anche per far carla, donde il nome Papirifero. MORSEGAR.

PREGO DIO DB MORSBGARMB LA LENGUA SB LA COSSA NO LA SARÀ COMB LA DIGO MI, Prego il Cielo di darmi del dito nell'occhio o di darmi della scure il sul piede, se la mia predizione non si avvera, che

MORSÈTO ROVERSO MUSCH10789 vuol dire Prego Dio d'ingannarmi o che la mia predizione non abbia effetto.

LA POL BEN DIR D'AVÈR MORSEGÀ LB TBTB A SO MARB, Altra maniera famil. che suol dirsi di Femmina svenluratissima. MORSETO ROVERSO, T. de' Magnani, Strumento di ferro di cui essi si servono per ismussare gli angoli ai pezzi di ferro, operazione a cui dicono ScantonÅR. MUA, s. f. Muta, nel sign. di Scambio, Vicenda, dicevasi in T. del Governo Veneto, all'alternare che facevano i Patri. zi in alcune cariche dopo passata la contumacia prescritta dalla legge – Mua

MUA NOVA DB Car, intendevasi la Rinnovazione de' Capi del Consiglio de' dieci o delle Quarantie.

Muta anteriore, che cioè aveva finito, ma che sarebbe ritornata. MULTA, s. f. Voce latina , Multa, Pena

in danaro. MULTÀ , add. Multato , Sottoposto a

a inulta. MULTÀR, v. Multare , Condappare a

mulla. MUSANA.

Dicesi ancora nel parlar fam. ad alcuper

Fortunatissimo GRAN MUSANA CHB SÈ, Siete molto fortunato , Si dice aid Uno che al giuoco quasi sempre guàdagna. MUSCHIO, s. m. Specie d'erba che itaTianan. dicesi Borracina e Borracino, e da’ Sistem. Polytricuin commune ; e s'intende Quello che nasce ai pedali e su pegli alberi.

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NOME NUTRIÈTO

colo, un Medico da succiole e buono a

pulla.

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60.

ad un

NABUCĂLE, s. f. dicono i Veterinarii volgari ad una Malattia che soffrono i Buoi, la quale consiste in Dolori violenti di ventre. Gli effetti di questo morbo sono Agitazione, movimento de'piedi posteriori, il guardarsi che fanno il fianco, il coricarsi di tratto in tralto, la perdita di ruminazione e la febbre. NANA.

LA NANA DB GBRSÈRA, Lo slesso che Le VBRZB DB GBRSBRA, V. VBRZB. NARANZADA, s. f. (colla z aspra ) Mela

ranciata, Colpo di melarancia. NASA MERDA, s. m. Fiutapitali, polrebbe dirsi per

equivalente al nostro termioe bririale, che intende un Medicastron

NASAVENTO, Specie d'aggionto che dassi talora per dileggio a uomo vanaglorio

Vi corrispondono Pallor da vento; Gonfiagote; Gonfianugoli

. NİOLO, s. m. e nel dim. Nioleto, Specie di agg. che dicesi famil. dalle nosire donne per vezzi o per lenerezza , Ragazzino , nel sign, di Piccolo ma vezzoso. Lo stesso che BAGARİN. NOLO.

No son MINGA TOLTO A NOLO, lo non sono vettureggiato, e inlendiamo lo non son animale da veltura , nè per conseguenza obbligato a sostenere tanta fatica.

Quela Slona FA NOLI, lalvolta si dice copertamenle , Quella si a vettura o

vettureggia , Fa copia di sè per prezzo: detto melaf. NOME.

GHB DIRÍA EL SO NOMBO BL NOMB DE LB FBSTB, Gli canterei la zolfa, cioè Me. riterebbe ch'io lo sgridassi o strapazzassi; ovv. Lo sgriderei o Lo strapazzerei ; Gli direi l'orazione della bertuccia, NONI, dicesi per vezzi in vece di Onorio,

nome proprio di uomo. NOSA.

si dice fig. per agg. a Uo. mo nel sigu. di Fallito; Spiantato, Di chi cioè non ha danari nè assegnamenti. NUTRIÈTO, al. dimin. di Nurkio, Incarnito o Rimpulpalo anzi che no: dicesi di Persona, civè Alquanto incarnito.

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OCHIALÈRA, 5:

s, m, chiamasi da noi la Moglie o Femmina di Occhialaio, alla quale secondo l'inclinazione della lingua ed altre voci consimili e così formate, potrebbe dirsi Occhialaia. Ocèi.

Leggesi in una lettera del Calmo: S8PARANDOVB FINA ... DAL MAZOR NUMBRO DB VIVENTI IN OCBI DUCALI TERITORIO etc. Questo non è che un latinismo arbitrario e faceto, in vece di in hocce ducali territorio, cioè a dire Separandovi dal maggior numero de viventi in questo ducale dominio, OCHIÈLA, s. f. e per lo più in plur.

. OCHÈLE , Ucchiello o Occhiello, Quel piccolo pertugio che si fa nelle vestimenta, nel quale entra il bottone che l'aflib. bia. Pii comunemente li chiamiamo BuSÈTA DBL BOTON, OCHIO.

PARLAR A QUATR'ochi, V. PARLAR. OMBRA.

GYANCA PER OMBRA simile all' altra GxANCA PBR IV SONIO,

Maniera comunissima , Ne men per sogno o per obra

NOL MB XB PASSÀ IN MENTB GNANCA PBR OMBRA , men per sogno me l' ho. ricordato. OMBRIZĂR, «. Ombreggiare, T. de'Pittori, Dare il rilievo alle picture colle om

Fare le ombre. ONGÈLA, s. f. dicono i Maniscalchi ad una Malaltia del Cavallo, che è un Rilassamento, talora infanimatorio, della membrana clinostante e detersiva ; ed è un Tumore infiammatorio all'angolo grande o sia intorno all'occhio, con doJore al tatto e cop lagrimaziune. ONGIA.

ONGIB VETRIOLADB , dicono i Maniscalchi alle Unghie secche, squamose e fragili che ha lalvolta il Cavallo, in cui si vedono molte screpolature e varii pertugi, e l'unghia cade a pezzetli. ONOREVOLE, add. Onorevole ed Onorifico, che reca onore. Posto o Carica onorevole.

ONOREVOLE, diciam pare nel sign. di Grandioso ovy. Più che bastante; Più che mediocre, Soprabbondante, quando parlasi di Utilità o Salario o simili-Eu GA UN SALARIO ONOREVOLB, Egli ha un roldo più che conveniente,

OPIO.

DAR L'OPIO A QUALCUN, detto metaf., che anche si dice FAR SONO A UNO 0 FAR VEGNIR SONO A UNO, nel sign. di Annoiare; Tediare; Stuccare alcuno. OQUESTRA, s. f. dicesi dagli idioti per

Orchestra, Palco dove si suona. ORA.

ORB MATB, Ore spostate , cioè Insolite, fuori della regola stabilita. ORDENE.

Talvolta famil, si dice EL XB A L'ORDRNB, per dire Egli è ubbriaco. ORICOLA, s. 1. T. de' Giardinieri, Sanicola o Orecchio d'orso , Pianta arborea che fiorisce nella primarera ed è coltivata ne' giardini per la vaghezza del suo. fiorellino di corolla giallastra contornata da color di rubino, vellutato, che ha un piacevole odore. In sistema questa pianta si chiama Primula Auricula. ORSÅR v. (colla s aspra ) dicesi il Levigare o pulire che fassi de' pavimenti di terrazzo col mezzo dello strumento dello. Orso, V. - Se Orso è detto lo strumento con cui si ripulisce , quale difficoltà l' ammetlere il verbo Orsare come pro. priamente significativo di quella azione? Ma i Dizionarii un'ora non ne fanno

parola, ORSO, s. m. Orso, chiamasi un istrumena to usato da' terrazzai, che consiste in un pezzo di pietra viva pesante, attaccato. fortemente alla estremità d'un lungo legno che serve da manico: il qual pezzo di pietra menato e rimenato su i pavimenti di smalto o terrazzo, li pulisce e pella.

VARDA L'orso, dicesi talora per motteggio o disprezzo d'una Maschera male assritata, ORTOLANA, s. f. dicesi la Moglie o Femmina di Ortolano, la quale sull'esempio. di altre voci consimili e così formate dovrebbe dirsi Ortolana se coltivatrice di Orto; Vignaiuola o Vignaia se di Vi. gna; Insalataia se venditrice d'insalate: siccome si dice Trecca alla RivendugliuoJa che rende o traffica erbe, frutte, legumi ec. ORZA (coll'o aperlo e colla z aspra)

Esser A L'ORZA, modo metaf. fam. che vale Essere ubbriaco. OSE.

A OSE POPULO, Modo plebeo e specie de

OSPEALIERA, dicerasi ne' tempi Veneti in forza di sust. e talora per agg. a Quella giovane povera ch'era allevata e educata in alcuno degli Orfanotrofi del la Città; e voleva dire Alunna o Allieva dell'Ospitale; Giovane o Fanciulla del ľ Orfanotrofio. OSPIZIO, s. m. detto anche OSPBÅL, Ospipizio; Ospitale ; Albergo , Luogo dove s'alloggiano forestieri senza pagamento o si dà ricovero a' poverelli per carità. OSSO.

Osso & BUSO, Ossa e pelle si suol dire motteggiando di Donna maghera.

TUTO GA BL SO REMEDIO VIA CHE L'osso DEL COLO,

V. REMBDIO. Os81 DA MORTO, si chiama fra noi una Specie di pane condito con zucchero e burro ma ridotto alla forma benchè grossolana d'un osso di gamba umana, che si vende da'Ciambellai. OSTA, s. f. Ostessa e Osta, Albergatrice

ed anche La moglie dell'Oste. OSTIN o Ustini, add. Ostinato, Che sta troppo pertinacemeule pel suo proposito, che anche dicesi Incaparbito; Inteschiato; Capone; Capaccio; Restio; Pertinace ; Prolervo.

Forbice o Forbici, dicesi di Chi è ostinato nel dir o fare ciò che gli è vietato. Trista, a quel Cavallo che tira contro lo sprone. OSTINADİNA o UstinadlNA, s. f. Osti

natella, Piccola ostinata.. OSTO.

CHI VA A L'OSTO PERDE BL POSTO, Prov. vulgatissimo che si dice specialmente tra' fanciulli, credendo essi di giustificarsi qualora occupano il posto già occupato da va altro fin che questi l'abbandona per qualche sua faccenda. OSTREGHÈRA, s. f. La Femmina o Moglie dell' Ostricaio, la quale secondo gli esempi di altre voci consimili così forma. te potrebbe dirsi Ostricaia. OTINTICA , dice il nostro volgo, ed Au

TENTICA le persone colle, in forza di sost. al Certificato autentico Ecclesiastico che sla congiunto alla reliquia d' on corpo santo e fa felle della sua identità. OVADA, s. f. si dice ancora per Ovata, V.

bre;

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