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ri, omogeneo ad ogni genere di scrillura, sia quel- Grímani, Francesco Donado, Angelo Querini. lo che parlasi propriamente dal popolo della Città Robusto e flessanime incaptò e viose nei tribunali di Venezia, la quale per tanti secoli fu metropoli per la bocca dei Vecchia , Svario, Cordellina, d'un floridissimo Stato e madre feconda d' uomini Todeschini, Santonini , Costantini , Alcaini , Silillustri pelle scienze, nella politica , nella nautica, vestrini, Gallini, Stefani, Cromer, Piazza , Sa. nella poesia , nell' eloquenza estemporanea, nelle via, Muttinelli celeberrimi Avvocati de’oostri tembelle arti e in ogni maniera di collura.

pi, e de' viventi Antonelli , Calucci , Biagi ec. (2). Qual altro in faui de' dialetti italiani si mo- La tromba meonia squilla in tutta l'evergia del pastrò con più facile riuscita rivale della forza e oel. tivo di lei suono nelle ollave dell'eruditissimo le grazie all'antica sua madre (1)? Grave e fecun- Abate Francesco Boaretti ; nè sempre il Tasso dedo persuase nella tribuna de' comizii Veneti, e si gradò dalla sua dignità in quelle del doilore Tomricordano con onore nella storia, tra mille altri, i maso Mondini. La Commedia nell'inimitabile suo nomi illustri degli arringatori patrizii, Francesco ristauratore Carlo Goldoni e pe' suoi rigomati seFoscari Doge, Alvigi Molin, Bernardo Navage. guaci; il Didascalico e il Descritivo della CARTA DEL ro, Marcantonio Cornaro, Giacomo Soranzo, NAVEGÅR PITORESCO di Niarco Boschini; la Salira Girolamo Grimani, Nicolò Contarini, Alessandro nelle rime inedite del Dotti e nelle edite del Varo. Zorzi, Leonardo Donato , Leonardo Emo, Gio- tari e del Pozzobon, detto comunemeule SCHIESÓN; vanni da Pesaro, Batista Nani; e li recepti Mar- la Pescatoria velle egloghe di Andrea Calmo ; e il co Foscarini Doge, Carlo Contarini, Giuliano Beroiesco finalmente nelle poesie pregiabili di Mar.

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o cuore.

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(1) Pontico Virunio che fiori nel secolo XV, ne' suoi Commentarii alla grammatica greca del Guarino, fa molto elogio all' idioma Veneto, nel quale rileva appunto tutta la maestà della lingua greca , appellandolo francamente Pulcherrimus et doctissimus omnium sermo,

in quo lota redolet linguae grecae maiestus. E notando poi l'uso che areano i Viniziani di oinmeltere in alcune parole la lettera t, come a dire ANDAO, TORNAo, in vece del toscano Andato, Tornato, lo rassomiglia all'idioma lonico che per aveva eguali desinenze, attribuendolo al commercio che i Viniziani aveyano a Smirne, dove dopo Atene fiorirono le scienze. (Poutic. Viron. pag. 47. e 97.)

(2) Qui cade in acconcio di riportare alcuni periodi della applauditissima allocuzione pronunziata in novembre 1811 dall' alira volta citato Nobile Sig. Girolamo Bar. Trevisau, allora Regio Procurator generale presso la Corte d'appello in Venezia, per la solenne riapertura delle udienze: squarcio oratorio che forma l'elogio speciale e la caralleristica insieme di varii Avvocati Veneli di quel tempo i più distinti nel foro, i quali saranno da noi

i alfabetiche qui sotto indicati.

, Non qui mancan per nostra fede gli Antonii (a), che gravi u d'anni, di senno, di autorità , tutto raccolgono con fresca ed » amnirevol memoria quanto può favorire la causa che imprendo» no a perorare; che ogni cosa dispongono al sito proprio, sicchè 9 ogni cosa acconcia siasi a produrre per ipsensibili gradi quel

l'impressione a cui la voglion diretta; che a foggia di Lisia lan; ta mostrano ed hanno evidenza e semplicità nel narrare , e lan» la sciollezza e spontaneità nel discuiere, che non lasciano so- spetto mai di premeditazione, nè di arle ; e che ugualmente di

stanti da qualsivoglia affellazion di eleganza, che da ogni bassa · trivialità , via via bellamente s'insinuano senza sforzo, e senza

impeio nè violenza compiutamente trionfano.

- Ma non qui mancan nè meno li Cai Gracchi (6) -e i Sulpizii „ Rub nati faliri dalla natura e dall'arle pel sublime e pel grande: » grandi nelle parole, elevali e squisiti nelle sentenze, zeppi di fi, losofia e di dourina, in lutto il genere loro dignitosi sempre e » gravissimi e al tempo stesso e nello scrivere e nello arringare al 9 par de' Demosteni concitati, vibrati, agili, concellosi, reemen» ii, tali in fine che se avessero o il tempo o la voglia di daro alle 99 loro orazioni l'ultima mano, potrebbero senza men preseotarsi 9 come assoluti modelli di vera e somma grandiloquenza.

99 Vanta coleslo foro i suoi Scevoli e i suoi Servii Sulpizii (c), quanto profondamente dotti altrellanto squisitamente ingegno99 si nel rifrugare e nel cogliere nell'immensa congerie delle mo9 derne leggi e delle vetusle quanto può abbisognare alla salvezza ~ de'loro clienti, e ch'eminentemente posseggono spirito d'ordine,

di perspicuità, d'evidenza, arte di ben separare, di beo conget

» lere, di ben dedurre, tanto in fin d'eloquenza quanto basta ab-
, bondantemente a rendere sul loro labbro non inameve pel pub-
» blico e più efficaci presso de' Giudici le loro doltrine.

» Udiamo con gran diletlo chi unisce pelle sue arringhe la gra-
sa vilà e la copia de Crassi alla nitidezza ed al nerbo de Calidii(d),
» la facela amenilà non iscurrile de primi alla scorrevole vena e
► dignità de' secondi; che al par di questi colissimo nel musical
» suo dialello , si tien lontano del pari dall' Asiatica profusione
» che da un arido o digion laconismo; che serve alla proprietà
99 delle voci, ma non trascura la vivacità delle imagini; che a voglia
~ de' suoi subbietli, quando s'estolle senza passare nel lurgido,
» quando s'abbassa senza scendere nel pedestre ; che alla compo-
» stezza libera dell'azione congiunge l'armonia Isocratica sempre
» svariata de' numeri, e che tutta in somma possede l'arte Tollia-
9 na di penetrar negli assorti ascoltanti per guisa da piegarne,
" commuoverne, trasportare per le vie del diletto l'anima e il

- Ammiriam finalmente chi (e) nelle greche lettere e nelle lati-
9 ne assai bene istruito , congiungendo all' assiduità del domesli-
» co studio un esercizio forense alla sorpresa instancabile, nel col-
" to suo dire, presenta congiunta in sè solo la sugosità de' Focio-
» ni, l'acutezza de' Demosteni, la paziente ed industre diligenza
„ de' Carboni, la scioltezza e la rapidità de' Filippi , dei lavenzii
99 la callidità; e colla strella dialettica degli Sloici e colla versatile
» agilità de' Peripaletici, ha per costume di spingere l'avversario
» allo strello o di coglierlo al varco, e volteggiando e schermen-
w dosi di escir incolume dalle reli e d'eludere vittorioso ogni in-
9 sidia.

„E dopo di latti questi vengono ben allri molti che se s'ascol-
» tino a petto de' più prestanti , forse scailono alquanto nel para-

ma se soli s'intendano , certamente non lasciano deside. w rarli; lanto più che in parecchie cause an dicilor par che basti » senza ch'esigasi un oratore. Cosi ad ogoi tempra de'giovani ap» prenditori s'offrono qui svariati esempii in ogni genere degnisw simi d'imitazione, giacchè, come osserva benissimo Tullio, pos"sono avervi oralori ugualmente sommi comunque del tutto in fra

loro dissomiglianti, e tanto colpisce la semplice verità de'Tizia-
" ni, quanto i datti e passionali atteggiamenti de'Raffaeli, pè men
» si apprezzano dell'ilare magnificenza de' Paoli, le vie terribili
» de Michelagnoli ec.“

(a) Stefano Stefani.
(6) Marco Piazza.
(c) Giambatista Mutinelli e Pietro Biagi.
(d) Girolnmo Antonelli.
(e) Spiridione Calucci.

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9 gone,

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cantonio Zorzi e in quelle di Giorgio Baffo che logiche e della marina ? Come non conservare a'potante grazie sommerse pur troppo nella laidezza la steri almeno la memoria d'un linguaggio, dopo il più schifosa ; serbavo lutte vel dialetto Veneziano loscano, il più bello tra i dialetti italiani, il quale le native sembiauze, e fanno mostra d'una origioa- passato in mezzo a tante viceude politiche va sealità incantatrice.

sibilmente alterandosi e perdeudosi da trent'anni E per parlare di alcuni altri, non è forse An- in qua, come l' esperienza dimostra e tuui confer

e tonio Lamberti che gareggia nella squisitezza del- mano: in guisa che se sono a quest' ora già quasi Ja Lirica co' più valenti poeti d'Italia , e va all'api- spente dalla memoria le voci del Foro e del Go. ma nelle sue canzopelte quanto Rolli e Bertola ; verno repubblicano, lo saranno coll'andar del tem. ora è nitido e tenero come Vittorelli ; ora scher po anche le familiari e le più volgari? za arguto con apologhi tali che niente lasciano ad Tra tanti eruditi e cultori della letteratura che invidiare a Pignotti pè a Passeroni? E non abbia- decorano la Città vostra , non fuvvi alcuno sin ora mo il nostro Redi in Lodovico Pastò, autore del che si accingesse a quest'impresa ; ed era dunque Ditirambo veramente originale sul VIN FRIULARO E dal destino riserbato all'aliimo di tal numero e al di quello altrettanto spontaneo sulla POLENTA ? E più meschino di cognizioni, qual io mi reputo , di Francesco Gritti si mostra forse inen saporito ne' dar cominciamento a quest'opera , di perseverarvi

a sali della gioconda poesia veroacola di quel che per ciuque lustri continui tra le difficoltà degl’im. lu è ne'suoi versi toscani e nell'applaudita sua ver- pieghi pubblici sostenuti ; di ricopiarla scuza noia

; sione del Tempio di Montesquieu? Parecchi com- per cinque volte di mano in mano che un ammas. ponimenti di cotal genere burlesco ci diede Cium. so di giuvte , di riforme, di correzioni sopraggiuobatista Maratti, che gl'intitolò SAGGI METRICI DI geva, e di compilar finalmente una collezione, che TATIREMITA. Piacciono a chi ha dilicatezza d'ani.

se non può vantarsi perfetta , sarà certo sufficiente ma e sapor di gusto li CENTO SONETTI SU I CAVEI DE

vella quantità , perchè comprende tutte quelle voci NINA di Giaconio Mazzolà. Divertono in five le

e locuzioni che sono le più comuni e le più usitafaotasie bizzarre sparse nelle poesie facete del po- te tra noi? stro Buratti. Sicchè può francamente asserirsi che Comunque sia, io fo di pubblico diritto il mio dall'assortimento di modi si varii, lustro, ornamen- Dizionario vernacolo, e mi pregio di prescptarlo a 10 e fertilità maggiore ridondi alla stessa lingua ita- voi Veveti coli, non già come lo avreste degnaliana, che potrebbe li tanti espressivi ed omogenci mente meritato, ma come ho potuto e saputo farlo. apdarc connaturando e moltiplicare così, senza il Aliis post me memoranda relinquo, dirò con Virsussidio di sorgente straniera, le proprie bellezze, gilio, lasciando e desiderando che altro ingegno non che que' suoni che tra le lingue viventi anima- più adatto possa up di riprodurlo, supplire alle nie lrice sovrada la rendono della poesia e della musica. mancanze, correggere gli errori, illustrarlo di mag

Non è mio questo pensiero, ma del celebratis- giori erudizioni e ridur così alla possibile interez. simo pubblico professore Abate Melchiorre Ce. za e convenienza un'

opera nazionale importante. sarotti di cara nostra memoria, il quale vel suo Ella è senza dubbio importante, perchè diretta a Saggio sopra la filosofia delle lingue , propose conservare la storia del dialetto che qui parlavasi al che tutte le Città d'Italia formassero i rispettivi vo- finire del governo repubblicano o sia del secolo cabolarii, per poter indi compararli tra loro, estrar- XVIII, a couservar nella sua purezza la memoria ne i migliori e più comuni iermini, arricchire la delle consuetudini e de' costumi pubblici e privati lingua de' dotti ed accrescere il gran Vocabolario d'una Nazione resasi per tanti secoli famosa; e moldella Crusca ( Parte IV. S. XVI.)

to poi importante perchè può da un lato contribuiSe varie Città italiane corrisposero sip ora a re ai lumi della storia patria, e dall'altro offerire un questo voto zelante e patriotico, se Milano, Bre- mezzo d'istruzione per intendere i tapti significati scia, Padova, Napoli, Palermo, Osimo, Bologna, delle nostre voci e modi antichi e moderni; e sopra Ferrara, Torino, Mantova, Verona (1), hanno i loro tutto a promuovere fra noi e rendere farniliare alla vocabolarii già pubblicati; come averlo non doveva gioventù studiosa la cultura del bell'idioma italiano. la Città marittima di Venezia, il cui dialetto è gene, Questo mio Dizionario comprende, oltre a lutralmente ricco di locuzioni e di modi esprimenti e le voci e le frasi familiari, che si usano presentevivaci suoi proprii ed originali, di tante belle voci mente , quelle ancora che appartenevano al Goveretimologiche e imitative , e particolarmente di iltio- no ed al Foro repubblicano; le nostre voci anti

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quate e perdute; i neologismi che dall' epoca del dell'opera di Buffon. Ed ecco il motivo

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cui in 1797 sonosi introdotti specialmente nel Foro e un Dizionario vernacolo de' nostri tempi conviene nella Pubblica amministrazione, e che ora si hanno molte volte contentarsi di leggere la definizione o come postrali. V'hanno le voci marigares che; i ter- la spiegazione dei termini del paese, o per somma mini sistematici , per lo più di Livneo, che appar- grazia un vocabolo della Toscana , senza pretendetengono alla storia naturale; e parecchie etimolo. re il corrispondente della lingua dei dotti, perchè gie, cioè quelle che diedero immediatamente ori. non v'ha o non vi può essere, e perchè bisogna gine alle parole vernacole. Vi sono aggiunte, seu- persuadersi e convenire col nostro Cesaroui, che za confusione delle nostre, mollissime voci del Pa- senza la contribuzione effettiva di tutte le Ciuà d'ldovano, tratte dal vocabolario dell'Abate Patriar. talia nou è possibile compilare up Vocabolario ilachi, giacchè il Distretto del Dolo fin dal 1807 ap- Jiano universale. particue alla provincia di Venezia. E siccome quel- Parlando delle voci di lingua mancanti, voi le che si riferiscono alla pesca ed alle produzioni bensì troverete ne' Vocabolarii italiani , per esemdel mare, sono per lo più proprie di Chioggia; co- pio Beccaia, Cuoca, Gabelliera, Fattoressa, Forsì ho pensato che sarà gradevole di trovare in que- naciaia,: Medichessa ee. per la Moglie o Fem. sla collezione molti altri termini particolari di quel mina di Beccaio, di Cuoco, di Gabelliere ec., ma la Città, la quale fa parte della Veneziana provincia: non le Femmine di Bilanciaio, Lallaio, Barbie. Ciltà non meno benemerita della Repubblica lelie- re, Barcaiuolo e di cento aluri mestieri. Voi non raria per aver prodotto anche a'nosiri tempi lanti vi troverete le voci corrispondenti alle nostre verinsigni cultori della zoologia Adriatica, che hanno pacole AMBIZĂR, AMBRO, BIGLIARDER, BATIFOGIA, molio contribuito a quest'opera nel suo principio e BAVELINA, COMPROFESSOR , CONZAOSSI, FELCER , PE nel suo termine. Seguendo poi il metodo ragione- RONADA , SGNANFO, SGNANFIZĂR, vė á moltissime vole degli altri Vocabolarii vernacoli, ho lasciato altretiali; e non per questo sarebbe permesso di fuori, geueralınente parlando , inule le voci simili scrivere Bilanciaia , Lattaia , Barbiera, Barca,

. a quelle della buona lingua italiana, le quali avreb. iuola, Ambro, Forchettata , Nasiloquo, ma do. bero fatlo un ingombro del tutto inutile, perchè già vrebbesi far uso di perifrasi. Nondimeno poichè trovausi ne' diziovarii italiani ; ma ho ritenuto ne- è mio assunto di dare un catalogo di lulle le voci cessariamente quelle che portano modi e riboboli verbacole contrapponendovi le adolate da' buoni particolari del vostro dialetto, ed alcune altre an- scrittori , e se non trovo di alcune l' equivalente cora che ponno tuttavia a mio giudizio impegnare ve' Dizionarii di lingua , sdegnerà forse chi mi ha

la la curiosità e il bisogno delle varie persone che per mavo di sentire dopo la spiegazione o la defiavranno a consultare la mia opera.

vizione, anche il mio parere , cioè quali potrebbeEsponendo gli articoli delle voci radicali eb- ro essere per avventura i termini o i modi corribi molta attenzione di distingucro io paragrafi i dispondenii, se mi vengono a taglio ? A me è sem. versi loro significati coi corrispondenti della lingua bralo di poterlo e doverlo fare; e questo caso esitaliana: nel che deo principalmeole cousistere il seudomisi affacciato mollissime volte , io mi cresoccorso d'un Dizionario vernacolo; e non ho man. deui in dovere di apporvi quelle voci o maniere, calo, ove crcdei opportuno , di aggiungervi degli dirò presuntive, che la ragione, l'evidenza , l'anaesempli per essere meglio inleso.

logia e sopra tutto l'inclinazione della lingua ilaNel comporre qucot' opera mi sono accertato liana m'havio suggerito. E se avverrà quindi, coche non tulle le voci e maniere nostre Veneziane me è da tulli desideralo, che il grau Vocabolario hanno o aver possono l'inumediata corrispovdenza della Crusca venga quando che sia riformato e della lingua italiana, sia perchè i Dizionarii più di. compiuto, von sarà forse anche inutile il Lessico ·ligenti ed estesi ne sono difeuivi, sia perché sono Veneziano, che ricorderà agli eruditi compilatori - particolari alle differenti Città della nostra peniso. qualche centivaio di voci state fin qui ommesse la alcune cose, alcune arti, alcuni vocaboli, alcu- nelle scorse edizioni.

ni usi. Gl'italiani non bando poi un Dizionario pro- L'Ortografia del dialetto ha non meno impe. prio di storia naturale , come lo hapno i Franzesi goato le mie sollecitudini ; e per questo conto non į gl'Inglesi : il qualo non potrebbesi però ben for. ho mancato di attenermi, generalmente parlando , mare scoza aver notizia e senza il confronto delle agli Autori che abbiamo a stampa, e dei quali si vetanto svariale nomenclature de'pesci,delle piante,de. drà il catalogo che precede il Dizionario. lo son per gli uccelli ec. che si davno ne' diversi luoghi d'Ita. altro d'avviso che la prima regola dell'ortografia lia: giacchè non sono per la maggior parte attendi- d'una lingua sia quella di scrivere , se fia possibi. bili le voci arbitrarianiente italiavate velle traduzioni le, come si parla. Se leggiamo delle serillure vene

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ziane antiche, per esempio le prose e i versi di An- le voci vernacole CHICHIRICHÌ, CHIGIA, CRIMINI, drea Calmo stampati vel 1563, noi vi troviamo del- CHINCAGLIE e in tante altre che non sono a conle sconciature ortografiche, che fanno arricciare il fondere colle prime. Abbiamo dunque due C di naso e che rendono talvolta oscuro e inintelligibi- suoni diversi o sia due diverse inflessioni per prole il sentimcuto. Dario Varolari, che fu nel secolo ferirli. Posto davanti all'A, 0, 0, il C ha un suono posteriore, è un po' più corretto, ma lootano dal-muto o tondo, come io COSTA, CARO, CUOR, CAl'imitare colla scrittura la semplicità del nostro par: MELO, CAMISA ec., poslo dinanzi all' E ed all'i, lare. Carlo Goldoni scrittore del secolo ultimo scor- come io CENA, CERTO, CINTO, CIBO non va da noi so dovrebbe anch'egli aver conosciuto questa rego- pronunciato schiacciaio o aspirato come dai Toscala e aversene fatto carico; ma o ch'egli la credes- pi: ovde ne viene che nelle voci vernacole CHIAVE se inutile, o che volesse seguitare gli usi de'suoi con- CHICARA, CHIACOLE , CHIESA , CHIAMÒR, CHICONA temporanei, o forse che avesse lo scopo d' essere fa d'uopo tra il c e l' interporre l'acca, altrimenti più facilmente ivteso da' Toscani, le prime edizio. diremmo come se fosse scriito CIAVE, CICARA,

CIAdi delle applaudite sue opere veneziane souo zeppe COLE, CIAMÒR, CICONA; e quindi se ad alcuno saldi queste cacografie , le quali però delle ristampe tasse il grillo di scrivere in questa guisa, dovrebbe e molto più delle receoti, si veggono a bastanza necessariamente allerarsi l'ordine dell'alfabeto e corrette. Ma comunque sia il lallo e l'opinione in mettersi in dichiarata ed assurda contraddizione contrario, poichè da un canto pop abbiamo precet- l'ortografia della lingua vernacula colla pronuucia. ti che ci obblighino di scrivere a modo alirui, e Per far conoscere la differenza del C-scbiacsiam dall'altro suffragati dalla ragione e dal buon ciato o aspirato dall'altro di suono nuto o palurasenso, noi adotteremo alcune regole che crediamo re, ci vorrebbe una specie di segno , ed io era veproprie a scrivere correttamente nel dialetto nostro ramente leotato d'initar l'esempio de' Franzesi e fissandove de' principii.

di mettere solo il C medesimo quella virgoletta I.

1. Tulli gli usi e le regole della grammatica ch'essi chiamano Cedillo : onde scrivendosi, per italiana sono mantenuti ove non siavi il contrasto esempio, CHIAVE, CHICARA, CHIARE, CHIAMÒR, ÇA1della pronuncia che alteri la parola. Si manteogn- CONA, SCHLAPIN, SCHIAPAR, SCHIOPO e simili, si no gli accedii, gli apostrofi, l'idlerpunzione e lut- facesse con quel segnetto sottoposto conoscere ti i segoi adottati dalle scuole. Il DÀ verbo si ac- come la parola dovesse essere all'uopo nostro procentua per distinguerlo dall'articolo ; l'ha verbo nunciata. Ma avendo dopo qualche riflessione os(sebbene più spesso si muli in GA) si scrive col- servato che una tale innovazione pubblicata dall'aspirata per non confonderlo col segoacaso e simili. l'Autore limitalissimo di questo Dizionario, avreb11. Mai non si raddoppiano le consonanti, se non

be forse dato molivo d'una critica seoza confine in quanto sia necessario ad esprimere la parola. dal canto di coloro che sono tenaci degli usi antiQuindi scriveremo SPESSO , LESSO, CASSA con due chi; che d'altro canto quasi lulle le lingue Europee, ss; cosi STRAMAZZO, BULEZZO, GRAMAZZO e simili ma io distinto modo la Franzese, si pronunziano con due zz per la necessità della pronuncia. Gli differentemente dalla scrittura; e che questo mio articoli Della, Dalla, Colla che da poi si esprimo. libro non è distrettamente che ad uso de' Veneti, i no con una sola consonante , si scrivono DE LA, quali m’iotenderanno benissimo a prima giunta : DA LA, CO LA ; in conseguenza DE L', DA L' ec. ho pensato per tutto ciò di lasciar le cose nello sla

III. I Veneziani non usano pronunziare il Ci to primiero, ma von di meno di reuder nuto il mio e Ce come i Toscani, ma dicono Cera, Cerchio, pensiere per abbandonarlo agli studii ed alla cura Certo, Cicerone, come se in vece di C vi fosse di qualche altro zelante dell ortografia vernacola , una Z aspra;

apzi

per meglio dire, a quella stessa il quale saprà forse iuventare e suggerire un espemaviera onde i Latini pronunciavano il Ti, come sa- diepte migliore. E qui ripetiamo Aliis post me merebbe nelle voci Citius, Duratio, Tertius, Ratio,ec. moranda relinquo. e così pronunziano modernamente anche i Franzesi IV. Voi sentirete che non solo la plebe Venee gl’loglesi. Quando leggiamo Chiamare, Chiodo, ta, ma molte altre persone hanno il bel vezzo di Chiave, Chiesa e simili , noi le pronunciamo co- propuoziare il CE e il ci ed anche la z aspra, come pronuncierebbero i Toscani CIAMARE, CIODO, me se fossero una s dolce. Dicono per esempio CIAVE, CIESA, senza l'aspirata. Tra CiTO, CIBIBO, SINQUE per Cinque , SINQUESSENTO per Cinquee CIBALDON scritti col C e ZITO, ZIBIBO e ZIBAL- cento, SEOLA per Ceola , SENDA per Cenda, SIEDON colla Z aspra, noi non facciamo alcuna diffe- VOLO per Cievolo; cosi pure cusso per Cuzzo, renza nella pronuncia. Egli è però vero che qual- FASSA per Fazza, SARSEGNA per Zarzegna, SATA che volla si provuuzia il Chi naturale, come nel per Zata , SARATAN

per

Zaratao ec. Ma questo

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non è che appunto un vezzo o mendo, contratto mi prefissi d'osservare sulla ortografia del dialetto: fin dalla fanciullezza per l'ignoranza o l' inavver- dichiarando però che non intendo di leggere in tenza di chi ivsegna a parlare : maniera o uso parii. cattedra, nè di fare il saccente, ma di

esporre

licolare d'una parte del popolo, eccezione della pro- beramente il voto mio, posto che la volontà di slununcia. Ho sentito qualche zelante dell'ortografia diare la buona lingua comparata alla nostra, mi fead opinare che così dunque si dovesse scrivere co- ce intraprendere e condurre a qualche discreto lerme la maggior parte pronuuzia. Guardi Dio ch'io mive un'opera tanto laboriosa e affatto nuova , la sia giammai per adottare una tale opinione. Non quale non è forse che un saggio di quella migliore troverassi alcun Autore Veneziano aplico o moder- che potevasi fare e che un dì sarà fatta, come spe. no, comunque egli stesso così parlasse, che siasi ro, da quello stimabilissimo mio amico zelante del. pensato di scrivere in cotal guisa : e questa sola le cose patrie, che la fa ora comparire alla luce. sarebbe una buona ragione; ma v'ha poi l'alura che Nel chiudere il mio discorso preliminare, deb. converrebbe alterare anzi capovolgere l'ordine al- bo pubblicare e manifestare la mia gratitudine genefabetico di migliaia di voci, e che quindi molii si ralmente a tutti quelli che contribuirono alla compidiscervellerebbero cercando all'uopo qualche pa- lazione ed al vantaggio di questo Diziovario. E sin. rola nel Dizionario.

golarmente mi protesto obbligatissimo alla CommisV. Dicono i Toscapi ed anche i Lombardi sione dei rispettabili Soggetti, stala nominala a mia che noi non sappiamo ben pronunciare il gi avan- richiesta dall'Ateneo Veneto l'anno 1821 per esamiulette: per esempio le parole Pacotiglia, Spa- pare con occhio critico quest'opera: pella qual Comdiglia, Maniglia, Pastiglia, Artiglier, Artiglie. missione

si distivsero in ispezial modo li Sigoori Av. ria, perchè essi vi fanno appena sentire il g, e a vocato Gio. Francesco Avesani, Douore Filippo poi

pare che dicano Pacotilia, Spadilia, Manilia, Scolari e Abate Pietro Pasini. Fo egualınente Pasiilia, Artilier, Artilieria : laddove noi le pro. pubblici i nici ringraziamenti all'eruditissimo Dotnunciamo come se fosse scrillo PACOTILGIA, SPA- tore Paolo Zannini , a quel tempo Segretario perDILGIA, MANILGIA , PASTILGIA, ARTILGIÈR , ARTIL- petuo dell' Ateneo medesimo , pe'suoi ripulali giu. GIERIA. Questa nostra maniera di pronunciare è diziosi consigli diretti alla correzione ed al miglio, verissima, e mi era per ciò venuta la tentazione di ramento dell'

opera ,

de'quali cercai d'approfittare scrivere tali e simili parole nel modo preciso come nell'ultima ricopia ; e desidero di averlo fatto sesuona all'orecchio che siano da voi proferite. Ma condo la sua vera intenzione. Ringrazio in distinto avendo poi riflettuto che mi sarei troppo discostato modo il Nubil Uomo Nicolò Contarini del fu Berdall'uso comune senza bisogoo; che dovevasi per lucci, egregio cultore nelle scienze di storia natuciò stesso alterar l'ordine alfabetico; e che d'al- rale anche della parte ornitologica, per le memo. tronde non è questa che una maniera nostra di rie da lui favoritemi con lanta bontà su questo arpronunciare, la quale, volendo, si potrebbe facil- gomento; come pure il chiarissimo ora Pubblico

. medle correggere: ho pensato di pigliarmela in baia Professore di Storia paturale a Padova Dottore Ste. e di non far torto all'ortografia ordinaria, libero già fano Andrea Renier , al quale sono dovuti i miei a noi di pronunciare secondo il nostro uso. primi lumi sulla zoologia del mare; all'ingrandi

VI. Nella pronuncia nostra non si fa alcuna meulo e perfezionamento della qual parle ha poi difterenza tra l'sc el's o due ss. Diciam, per esem- mollissimo contribuito il giovane Dollore di medipio, Pesce, Scialacquamento, Sciatica, Scimia, civa Gio. Domenico Nardo di Chioggia, studioso conie se fosse scritto PESSE, SIALAQUAMENTO, SIA. appassionato di questa scienza , che vedesi a suo TICA, SIMIA. In questa parie ho credulo necessaria onore pominato in tanti luoghi del mio libro, ov'ee permessa una novità , aderepte però alla sempli- gli spicgò le sue teorie così per la correzione degli cità della nostra pronuncia, cioè di non far mai sc, errori, che v'erano nella pomenclatura ittiologica, ma di attenermi alla maniera più semplice dei due

li nuovi individui narini da esso conoss o del solo s rispettivamente.

sciuti, anatomizzati e nominati. VII. II XE poi, che ci tramandarono i nostri Ho fatto in fine quel che ho potuto e saputo. maggiori, voce di frequentissiino uso , benchè da Lascio ad altri la palma di migliorare e perfeziona. altri sia stato scriito talvolta Se, forse per l'inflessio- re la mia opera e di riprodurla quando che sia più de dolce o affettata con cui taluno lo pronuncia, degnamente; o conchiuderà, come disse nel 1805 il Xe, dissi, bisogna lasciarlo originale com'è, il Sig. A bate Francesco Nannini pubblicando il per non confonderlo col Se dubitativo, ovvero col suo Vocabolario portatile Ferraresc-Italiano, io avrò Se, Siete. Vedasi la voce Xe nel Dizionario.

sempre la compiacenza di poter

dire : ECO PLANTAQueste sono le poche regole o canoni ch' io

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VI.

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