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DIZIONARIO

DEL

DIALETTO VENEZIANO

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EDITO PER CURA

DI

DANIELE MANIN

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DISCORSO PRELIMINARE.

No tempi della Romana potenza le provin Della lingua che usassero i popoli della Vecie dell'Italia superiore, che s'estendono dal Min nezia terrestre prima di aver da' Ronani l'idioma cio e dal Benaco sino al Timavo è alle alpi Giu- latino, non v'ha certamente memoria : benchè crelie, e che comprendevano presso al mare le città dasi da qualche autore ch'essi parlassero un diad'Aquileia che n'era metropoli, Trieste , Altino e letto greco o quasi greco, qual era appunto quello Concordia, e fra terra Oderzo, Belluno , Trevigi, della Paflagonia ond’ebbero i primi Eneti la deriAdria, Padova, Este, Vicenza, Verona, furono abi yazione. tale da popoli chiamati Eneti o Veneti, i quali Sorto poi e diffuso l'idioma latino e fattosi formavano una sola regione allcata de'Romani sot comune a tutta Italia, siccome gl'Insubri, che abi10 il nome della Venezia. Pretendesi che questi tavano l'attuale Lombardia , lasciarono la lingua popoli fossero discendenti dagli Eneti della Pafla Cellica , ritenendone però i dittonghi, le aspre e gonia , provincia dell'Asia minore, donde venisse fischianti desidenze e i suoni nasali e gulturali che ro in due differenti emigrazioni, la prima delle qua rimasero sino a'di nostri ; siccome i Toscani perli si vuol assegoare all'epoca della irruzione degli dettero l'antica loro lingua Etrusca; cosi i Veneli Sciti primitivi, cioè 1900 apoi prima di Cristo (1) adottarono anch'essi il nuovo linguaggio e lo parLe poche isolette delle nostre lagune erano luoghi larono comunemeule, meschiandolo c modificanpresso

che abbandovali ed incolui o soltanto abita. dolo cogli accenti e colla dolcezza dell'aplica loro ti da qualche meschina famiglia che procacciavasi lingua grecanica , e lativizzando non meno una il villo colla

pesca, colla caccia e col sale. Nell'ul.. quantità di termini dazionali, che non erano conotimo decadimento dell'Impero qua e là invaso da sciuti in altri luoghi d'Italia. barbare nazioni, anche il Veneto continente sog Del dialetto proprio del popolo Veneto nei giacque a sovversione, perchè prima fu devastato primi tempi dell'impero Romano, cioè quando la da'Goti circa l'anno 402, poi dagli Sciti o Tarta- lingua latina era vel fiore, non abbiamo general. ri, e finalmente l'anno 453 io segnalato modo dagli mente alcuna traccia (2); le memorie all' opposto: Uoni condotti dal feroce Alila, il cui terribile no. abbondano de' bassi tempi ne' quali ebbe luogo il me è rimasto ancora per tradizione fra noi. Lo spa sovvertimento della comune lingua trasformatasi vento voiversalmente sparso per l'avanzare in lta pell'italiana ch'ora parliamo , trovandosi pieni gli lia di questo Flagello di Dio, fece emigrare da atii pubblici e gli archivii di scritture in lingua voltulle le Cillà Vevete molti ricchi abitanti e rifug- garc, e dove appunto, facendosi il confronto d'un gire per luogo di sicurezza nel nostro estuario: on secolo coll'altro, si vede il progresso, la formaziode formaronsi Grado, Caorle, Eraclea, Torcello, ne, e se può dirsi, il miglioramento o la perfezio. Burano, Murano, Malamocco, Pelestrina, Chiog pe della lingua com'è a' giorni nostri parlata. gia, Cavarzere ed altri luoghi minori, i quali riu Uoo solo è radicalmente il dialetto oggi coniti coniposero il Ducato o sia tutta l'estensione mune a tutte le provincie degli antichi Veneti, podel territorio Venelo mariutimo de'primi secoli re che essendo le varietà ootabili e le differenze di pubblicani, e negli ultimi (esclusa Eraclea che non qualche voce da un luogo all'altro. Ma non può è più ) una delle quindici provincie dello Stato Ve- negarsi che il migliore, come il più facile nella neto appellata DOGADO.

struttura, dolce nell'ivflessione, metrico pe' numc

(1) Che a qnesti Eneli Paflagoni si aggiungessero dopo molti secoli i Veneli abitatori del paese di Vannes nella Bretagna, nella memorabile irruzione de'Galli avvenuta in questa parte superiore d'Italia all'epoca di Tarquinio il Prisco, come opina Strabone con altri autori, ella è quistione immersa nella caligine de' tempi, benchè affermativamente sostenuta dalla era lita penna del dollissimo Sig. Girolamo Barone Trevisan Padovano, nella sua bella dissertazione intitolata Illustrazione d'un antico sigillo di Padova, stampalasi a Parma l'anno 1800, libro proò fallo raro.

(2) Forse non sarebbe lontano dal vero l'asserire che il dialetto Jatino di cui servivausi i Veneli, come tutti gli altri popoli italiani, fosse a un di presso quello stesso volgare del Popolo Romano. Abbiamo da Plauto molte voci lalinizzate, che non erano propriamente della livgua forbita latina usala da' dotti: come Orum in vece di Aurum ; Oricula in vece di Auricula ; Coda per Cauda ; Vo stri per Vestri, ed altre moltissime, che parlavansi in Roma e che haopo tanta analogia colle nostre vernacole. Basium poi è del 20siro Catullo Veronese.

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