La divina commedia: Paradiso

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Nella stamperia de Romanis, 1822
 

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Pagina 447 - Diffuso era per gli occhi e per le gene Di benigna letizia in atto pio , Quale a tenero padre si conviene. Ed , ella ov
Pagina 442 - In forma dunque di candida rosa Mi si mostrava la milizia santa Che nel suo sangue Cristo fece sposa. Ma l' altra, che volando vede e canta La gloria di colui che la innamora, E la bontà che la fece cotanta, Sì come schiera d' api, che s' infiora Una fiata, ed altra si ritorna Là dove suo lavoro s' insapora, Nel gran fior discendeva, che s...
Pagina 211 - Movendo gli occhi che stavan sicuri, E pare stella che tramuti loco, Se non che dalla parte, onde...
Pagina 89 - Che gli assegnò sette e cinque per diece. Indi partissi povero e vetusto ; E se il mondo sapesse il cor ch' egli ebbe Mendicando sua vita a frusto a frusto, Assai lo loda, e più lo loderebbe.
Pagina 190 - Se fosse a punto la cera dedutta, E fosse il cielo in sua virtù suprema, La luce del suggel parrebbe tutta ; Ma la natura la dà sempre scema, Similemente operando all' artista, Ch' ha l' abito dell
Pagina 241 - La contingenza , che fuor del quaderno Della vostra materia non si stende, Tutta è dipinta nel cospetto eterno. Necessità però quindi non prende, Se non come dal viso in che si specchia Nave che per corrente giù discende. Da indi, si come viene ad orecchia Dolce armonia da organo , mi viene A vista il tempo che ti s' apparecchia Qual si partì Ippolito d' Atene Per la spieiata e perfida noverca, Tal di Fiorenza partir ti conviene.
Pagina 376 - Come la fronda, che flette la cima Nel transito del vento, e poi si leva Per la propria virtù che la sublima, Fec' io (in tanto in quanto ella diceva) Stupendo; e poi mi rifece sicuro Un disio di parlare, ond...
Pagina 452 - Ciascun distinto e di fulgore e d' arte : Vidi quivi a' lor giuochi ed a' lor canti Ridere una bellezza , che letizia Era negli occhi a tutti gli altri santi. E s' io avessi in dir tanta divizia Quanto ad immaginar, non ardirei Lo minimo tentar di sua delizia.
Pagina 222 - L' una vegghiava a studio della culla, E consolando usava l' idioma Che prima i padri e le madri trastulla; L' altra traendo alla rocca la chioma, Favoleggiava con la sua famiglia De' Troiani, di Fiesole, e di Roma.
Pagina 162 - Poi che la gente poverella crebbe Dietro a costui, la cui mirabil vita Meglio in gloria del ciel si canterebbe, Di seconda corona redimita Fu per Onorio dall' eterno spiro La santa voglia d

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