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El libro vale la pena leerlo. Resulta que Ricardo Piglia se estaba convirtiendo en un buen novelista: probablemente si hubiera vivido otros veinte años podría narrar historias basadas sobre el terrorismo. Así siguiendo otro tipo de detective. En este volumen el entrelazado de la historia es más simple y menos aburrido de leer y seguir. Entre la realidad y la ficción se puede decir que se mueve con elegancia, como Borges: ha seguido un camino complejo y laberíntico donde podría abundan con muchas diferencias, con coincidencias, pero también con paralelo.
Con esta última novela el autor ha combinado elementos biográficos con el género policial: en cualquier caso, el género detectives toma el relevo en la segunda parte de la novela. El autor del microclima asfixiado de los campus de América del Norte se ha hecho cargo (no destinado a ser culpable) de la muerte de una compañera de trabajo. Se involucró en el asesinato de su colega como investigador privado: evidentemente habría habido un sentimiento entre él y esa maestra. Lástima que en el fondo de esas relaciones sexuales ella fuera una mujer libre, y las relaciones con otros hombres probablemente nunca se limitaran al único colega Ricardo Piglia. Cosa que lo mismo no podría saber si no encajaba en el papel del detective privado.
En un momento posterior, el escritor conocerá a la persona responsable de varios ataques y la muerte de la maestra. Un hombre llamado Thomas Munk, un ex profesor de matemáticas en Berkeley y autor de un manifiesto radical sobre el capitalismo tecnológico. Sin embargo en última instancia la novela se puede decir que se ha terminado con la falta comprensión de la trágica muerte de la profesora Ida Brown, donde esa persona durante el incidente se quemó una mano: casualidad, o coincidencia de un detalle, por qué Piglia la quemadura también la notó en la mano de su asesino. Aludiendo que la quemadura entre los dos puede haber sido algo querido.
A lo largo de la historia, la perspectiva amorosa con la maestra puede permanecer allí, está en armonía con el cuento mismo. A pesar que el autor de este punto de vista sentimental despertado con ella, y la pérdida de la misma persona, podría haberse dado un golpe de cuchillo debido al descubrimiento de su sentimiento roto. Además, al investigar el asesinato, el escritor arriesgó de identificarse con la figura culpable porque los diálogos entre él y el asesino son cortos y escasos. Y lamentablemente también son similares: desde esta perspectiva, el asesino es un artesano excepcional, se puede notar desde la forma en la que es tratado en la prisión, desde la cultura personal, desde la manera de responder o desviar las respuestas de su interlocutor. De hecho, motivos con su interlocutor que causan confusión al astuto papel del investigador privado. Tanto es que debido a la notable afinidad entre los dos, de forma oculta, el asesino Thomas Munk podría haber deseado o hubiera querido que fuera su alter ego.
 

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Il libro vale la pena leggerlo. Si scopre un Ricardo Piglia che stava diventando un buon romanziere: probabilmente se avrebbe vissuto altri venti anni cominciava a narrare storie basate sul terrorismo. Così assecondando il genere detective. In questo volume gli intrecci del racconto sono più semplici e meno noiosi da leggere e da dover seguire. Fra realtà e finzione si può dire che si è mosso con la sessa eleganza di Borges: ha seguito una traccia complessa e labirintica dove avrebbe potuto abbondare con le divergenze, con le coincidenze, ma anche coi paralleli.
Con questo ultimo romanzo l’autore ha combinato elementi biografici e il genere poliziesco: in ogni modo il genere poliziesco subentra nella seconda parte del romanzo. L’autore dal microclima asfittico dei campus nordamericani si è fatto carico (non inteso di colpevole) della morte di una collega docente. Si rese partecipe dell’omicidio della collega in veste d’investigatore privato: evidentemente fra lui e l’insegnante ci sarebbe stato del sentimento. Peccato che in fondo a quei rapporti sessuali lei era una donna libera, e le relazioni con altri uomini probabilmente non sono state mai limitate al solo collega Ricardo Piglia. Cosa che lo stesso non poteva sapere se non calzava la veste di detective.
In un secondo momento lo scrittore conoscerà la persona responsabile di diversi attacchi e della morte stessa della professoressa. Un tizio chiamato Thomas Munk, ex professore di matematica a Berkeley e autore di un Manifesto radicale sul capitalismo tecnologico. Tuttavia in ultima istanza il romanzo si può dire che è stato terminato con l’incomprensione della tragica morte della professoressa Brown, dove questa la professoressa durante un incidente inspiegabile si bruciò una mano: casualità, o coincidenza di un dettaglio poiché Piglia l’ustione la notò anche sulla mano del proprio assassino. Alludendo che la bruciatura fra i due possa essere stata una cosa voluta.
Lungo il racconto il prospetto amorevole con la professoressa ci può stare, è in armonia con la storia. Nonostante che l’autore da questa visuale sentimentale suscitata con la docente, e perdita della medesima, potrebbe essersi dato una coltellata a causa della scoperta di un sentimento infranto. Inoltre al momento d’investigare l’omicidio lo scrittore ha rischiato d’immedesimarsi con la figura del colpevole poiché i dialoghi fra lui e l’assassino rimangono pochi e brevi. E sono anche verosimili purtroppo: da questa prospettiva l’assassino è un artefice eccezionale, lo si nota da come viene trattato in carcere, dalla cultura personale, dal modo rispondere o deviare le risposte dell’interlocutore. Per l’appunto, moventi col suo l’interlocutore che fanno suscitare confusione al ruolo astuto d’investigatore. Tanto è che a causa della notevole affinità, fra i due, in maniera celata l’omicida Thomas Munk potrebbe essere stato o avrebbe desiderato che fosse il suo l’alter ego.
 

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