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tura degli antichi Greci e Latini, facendovi sora diverse osservazioni e note eruditissime; per e quali ben si vedeva quanto innanzi penetrasse fin d'allora coll'acutezza del suo felicissimo ingegno. Più d'ogni altro però si rese famigliari Cicerone, Virgilio e Tibullo; sopra de'quali fece tanto e così ordinato studio, ch'ei ne divenne col tempo piuttosto emolo che imitatore. Nè lasciava per questo di leggere ancora i migliori Italiani, e particolarmente i poeti; giacchè ammirò sempre in Dante l'energia e la dottrina, la dolcezza e la eleganza nel Petrarca, e in Lorenzo de'Medici e nel Poliziano la facilità e la naturalezza. - Un sì bel corso di piacevoli studii venne al Castiglione interrotto, prima dalla perdita del padre, che, ferito nella battaglia del Taro, indi a pochi giorni si morì ; poi dalla rovina dello Sforza, a cui dai Franzesi fu tolto miseramente quel fioritissimo stato. Convennegli pertanto ridursi a Mantova, ove il marchese Francesco lo accolse con molta amorevolezza; e dovendo poco dappoi ire incontro al re di Francia a Pavia, volle che il Castiglione l'accompagnasse tra i cavalieri del suo seguito; e così trovossi ancora egli al superbo ingresso che il re fece in Milano li 5 ottobre del 1499. In tale occasione il marchese, benchè non molto innanzi avesse combattuto contro di Carlo VIII, seppe talmente insinuarsi nella grazia del re Lodovico, che meditandosi da lui la conquista del reame di Napoli, lo dichiarò generale e suo luogotenente per quella impresa. Non so se il Castiglione se ne andasse a dirittura verso Napoli con l'armata francese; trovo bensì, che - egli intervenne uel 15o3 col marchese di Mantova alla battaglia del Garigliano, la quale es

sendo riuscita sinistramente per la poca obbedienza a lui prestata da Franzesi, il Gonzaga disgustato si partì dall'esercito, concedendo intanto a Baldassare di venir, com'egli desiderava, a Roma. Quivi tra i molti principi e signori, che per la creazione di Giulio II, poco prima succeduta, ci erano concorsi, trovò esserci venuto Guidubaldo da Montefeltro duca d'Urbino col fiore de' suoi cortigiani. Stava già da qualche tempo a suoi servigi Cesare Gonzaga; il quale per essere figliuolo di Giovampietro, fratel cugino della madre di Baldessare, e bene esercitato nelle buone lettere, era a lui fin da primi anni congiuntissimo non men d'animo, che di sangue. Per suo mezzo adunque, e per l'attinenza che avea con la duchessa, s'introdusse nella conoscenza e nella grazia di questo raro e sapientissimo principe; e fu tanto il piacere e la meraviglia che il Castiglione prese del valore e della virtù, così del duca, come de' suoi cavalieri, ch'ei s'invaghì di volere ad ogni modo servirlo, e militare nel suo esercito. Tornato per tanto a Mantova, ne fece chiedere licenza al marchese, il quale, benchè non gliela negasse, trattandosi di servire un suo cognato, pure il soffri di mala voglia, e per molt'anni l'ebbe in odio e in abborrimento. Partitosi adunque nella state del 15o4 se ne venne al campo sotto Cesena, la qual teneasi per il duca Valentino; e fu subito da Guidubaldo ricevuto con condizioni molto onorate, essendo posto al governo di cinquanta uomini d'arme con 4oo ducati l'anno di provisione. Quivi, essendogli caduto il cavallo, gli si smosse per si fatta maniera un piede, che penò poi molto a riaversene. Intanto il duca, ricuperate le cit

Castiglione fasc. 104. 1 o

tà di Cesena, d'Imola e Forlì, se ne ritornò colle genti verso il suo stato. A'6 di settembre il Castiglione giunse per la prima volta a Urbino, ove è difficile il descrivere le accoglienze che gli furon fatte dalla duchessa Lisabetta sua parente, e da mad. Emilia Pia, le quali erano già consapevoli delle nobili qualità di Baldessare, e della sua molta letteratura. Egli ancora restò sì fattamente preso dalla beltà della virtù e gentilezza singolare di queste due principesse, che in tutto il tempo di sua vita non rifinì mai di amarle, di onorarle, e di renderle coll'aurea sua penna immortali. Intanto ritrovandosi in molta tranquillità si die di nuovo alla quiete de' suoi studi; e potealo ben fare, avendo la compagnia di tanti cavalieri letteratissimi, e il comodo d'una delle più celebri librerie che allor fossero in Europa. Perciocchè il duca Federico, padre di Guidubaldo, tra l'altre sue laudevoli opere, avea con grandissima spesa adunato un gran numero di eccellentissimi e rarissimi libri greci, latini ed ebraici, i quali tutti ornò d'oro e argento, estimando che questa fosse la suprema eccellenza del suo magno palazzo. Verso la metà di novembre fece una scorsa a Ferrara per espedire certi suoi negozi; ove trovò il duca Ercole in pessimo stato, e disperatissimo dai medici. Ricevette nonostante grandi carezze dal cardinale Ippolito, dalla duchessa, e dalle principali dame di quella corte. Era il duca Guidubaldo stato poc'anzi dichiarato o gonfaloniere e capitan generale della Chiesa; e però desiderando il pontefice ch'ei venisse a prendere in Roma il possesso della sua carica, e a fare la mostra delle genti, che già avea radunate, egli si partì verso la metà di dicembre col fiore dei i suoi cavalieri; ma infermatosi a Narni delle solite sue gotte e d'un poco di febbre, dovette quivi trattenersi da nove giorni, sin che a 4 di gennaio del 15o5 giunse a Roma, e ci entrò solennemente in compagnia del signor Francesco Maria della Rovere, suo figliuolo adottivo, e nipote del papa. Quivi il Castiglione ebbe agio di stringere amicizia co valentuomini che ci fiorivano, e " molta pratica della corte e de grandi affari; molto più che col Gonzaga alloggiava presso S. Pietro nel palazzo del cardinale da Este.

Già il duca gli avea preso grandissimo affetto; e conoscendolo dotato di singolare accorgimento e di maniere gravi insieme, lo giudicò molto a proposito per ispedirlo suo ambasciatore al re Arrigo VII d'Inghilterra. Prima però che il duca gliene dicesse nulla, s' era già sparsa la notizia per la corte, ed altri aveala anche scritta a Mantova; onde il Castiglione, rispondendo intorno a ciò alle istanze della madre, così le scrive a 3 di marzo 15o5: Dell' andata in Inghilterra io non ne so altro, se non che l'eccellenza del signor duca mio è necessitato mandarvi una persona; e pure a qualcuno ha detto voler in ogni modo ch'io sia quello. E discorrendo io la famiglia de gentiluomini suoi, e gli offici di ciascuno, non mi è difficile creder che l'andata tocchi a me. La causa del mandare s'è la confirmazione de privilegi che ha S. E dalla maestà del re d'Inghilterra per la dignità della Giaratera, ch'è un ordine come quello di San Michele del re di Francia. Per questo bisogna mandarvi un uom di conto e con gran solennità, accettato dalla maestà del re, e molto onorato; e lungo saria narrar il tutto; che quest'ordine è con molta cerimonia stabilito. che, se pareall'Ecc. del signor mio far elezione di me a

questo, io non lo rifiuterò per essere cosa onorevolissima, e della quale spererei riportarne ancor utilità, perchè so che vi andrei con gran favore. Passarono però pochi giorni che il duca stesso gliene fece parlare molto amorevolmente, " replicò alla madre a 15 dello stesso mese, dicendo. Pur al fine l'eccellenza del signor duca mio m'ha fatto intendere ch'io gli farò cosa gratissima, contentandomi d'andare in Inghilterra a servizio suo. Così a me non è parso per molti rispetti rifiutare, sperando doverne riportar contentezza, prima servendo a S. E, poi per veder un buon tratto di paese, massime andando contra il buon tempo e spero di andar in compagnia del reverendissimo monsignor vescovo de' Gili, il quale tiene un ricco episcopato in Inghilterra, ed è ambasciatore della maestà del re qui in Roma, ed amicissimo mio, quanto si può. Questa partenza, non so per quale impedimento, fu poi differita sino all'anno seguente.

In luglio ebbe alquanti termini di febbre a cagione di quel suo piede, che non essendogli stato ben acconcio da principio, gli aveva fatta enfiare tutta la gamba; ma andatosene poco dappoi a'bagni di S. Casciano ne riportò l'intera guarigione.

Tornato adunque a Urbino fu per affari d'importanza inviato al marchese di Mantova; ma giunto a Ferrara ebbe avviso da Gian Pietro Gonzaga e dalla madre, che non procedesse più inmanzi, poichè il marchese era sorte sdegnato con lui, ed averebbegli fatta villania, Egli spedì subito un suo uomo al duca; il quale, benchè bramasse vedere ciò che il marchese avesse saputo fare a un suo ministro, pure, essendogli il Castiglione troppo caro, non volle esporlo a pericolo, ma rivocatolo lo accolse con affetto e tenerezza maggiore.

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