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per essere antico servitore del duca Ercole di Ferrara, gli avea offerto due suoi piccioli figliuoli per paggi; e questi, prima che potessero venirlo a servire, erano tutti due morti; la qual cosa intendendo il signore, amorevolmente si dolse col padre, dicendo che gli pesava molto, perchè in averli veduti una sola volta gli eran parsi molto belli e discreti figliuoli; il padre gli rispose : Signor mio, voi non avete veduto nulla; che da pochi giorni in qua erano riusciti molto più belli e virtuosi che io non avrei mai potuto credere, e già cantavano insieme come due sparvieri. E stando a questi dì un dottor de mostri a vedere uno che per giustizia era frustato intorno alla piazza, e avendone compassione perchè 'l meschino, benchè le spalle fieramente gli sanguinassero, andava così lentamente, come se avesse passeggiato a piacere per passar tempo, gli disse: Cammina , poveretto, ed esci presto di questo affanno. Allor il buon uomo rivolto, guardandolo quasi con maraviglia, stette un poco senza parlare, poi disse: Quando sarai frustato tu, anderai a modo tuo; ch'io adesso voglio andar al mio. Dovete ancora ricordarvi quella sciocchezva che poco fa raccontò il signor Duca di quel tale; il quale essendo presente un dì che'l duca Federico ragionava di ciò che si dovesse far di così gran quantità di terreno, come s'era cavata, per far i fondamenti di questo palazzo, che tuttavia si lavorava, disse : Signor mio, io ho pensato benissimo dove e's'abbia a mettere; ordinate che si faccia una grandissima fossa, e quivi riponere si potrà senza altro impedimento. Rispose il duca Federico non senza risa: E dove mettere mo noi poi quel terreno che si caverà di questa fossa ? Soggiunse colui: Fatela far tanto gran: de, che l'uno e l'altro vi stia. Così, benchè il Castiglione, fasc. 1 o4. 9

Duca più volte replicasse che quanto la fossa si e' facea maggiore, tanto più terren si cavava, mai e non gli potè capir nel cervello ch'ella non si po- si tesse far tanto grande, che l'uno e l'altro metter o non vi si potesse, nè mai rispose altro se non è Fatela tanto maggiore. Or vedete che buona esti o mativa avea costui. Disse allor M. Pietro Bembo: t. E perchè non dite voi la sciocchezza del vostro o commissario fiorentino? il quale era assediato nel la Castellina dal duca di Calabria, e dentro essen- . dosi trovato un giorno certi passatori avvelena- a ti, che erano stati tirati dal campo, scrisse al Duca, che se la guerra s'aveva da far così cru- s dele, esso ancor farebbe por il medicame in su le pallotte dell'artiglieria, e poi chi n'avesse a il peggio, suo danno. Rise Messer Bernardo, e si disse : Messer Pietro, se voi non istate cheto, a io dirò tutte quelle che io stesso ho vedute e udite dei vostri Veneziani, che non son poche, a e massimamente quando voglion fare il cavalca- e tore. Non dite, di grazia, rispose Messer Pie - i tro, che io ne tacerò due altre bellissime che so de' Fiorentini. Disse Messer Bernardo: Deo. no esser più presto Sanesi, che spesso vi ca- i dono. Come a questi di uno, sentendo leggere in consiglio certe lettere, nelle quali, per i non dir tante volte il nome di colui di cui si parlava, era replicato questo termine, il prelibato ( 1 ), disse a colui che leggeva : Fermatevi un poco qui, e ditemi : cotesto prelibato è egli amico del nostro comune o Rise Messer Pietro, e poi disse : Io parlo dei Fiorentini e non de' Sanesi. Dite adunque liberamente, soggiunse la signora Emilia, e non ab

() Prelibato, termine che significa sopraccennato fa preo goffamente da questo Sanese per qualche gran persomaggio. l biate tanti rispetti. Seguitò M. Pietro: Quando

i signori Fiorentini faceano la guerra contro i

Pisani, trovaronsi talor per le molte spese esausti di danari; e parlandosi un giorno in consiglio del modo di trovarne per i bisogni che occorreano, dopo l'essersi proposto molti partiti, disse un cittadino de più antichi: Io ho pensato due modi, per li quali senza molto impaccio presto potrem trovar buona somma di danari; e di questi l' uno è , che noi ( perchè non abbiamo le più vive entrate che le gabelle delle porte di Firenze ) secondo che v'abbiam undici porte , subito ve ne facciam far undici altre, e così raddoppieremo quella entrata. L'altro modo si è, che si dia ordine che subito in Pistoia e Prato s'aprano le zecche, nè più , nè meno come in Firenze, e quivi non si faccia altro, giorno e notte, che batter danari, e tutti siano ducati d'oro; e questo partito (secondo me) è più breve e ancor di minore spesa. Risesi molto del sottil avvedimento di questo cittadino, e racchetato il riso, disse la signora Emilia : Comporterete voi, messer Bernardo, che M. Pietro burli così i Fiorentini, senza farne vendetta? Rispose pur ridendo M. Bernardo: lo gli perdono questa ingiuria, perche s'egli m'ha fatto dispiacere in burlar i Fiorentini, hammi compiaciuto in obbedir voi , il che io ancor farei sempre. Disse allor M. Cesare: Bella grosseria udii io dir da un Bresciano, il qual essendo stato quest'anno a Venezia alla festa dell'Ascensione, in presenza mia narrava a certi suoi compagni le belle cose che v'aveva vedute; e quante mercanzie e quanti argenti, spezierie, panni e drappi v'erano; poi la Signoria con gran pompa esser uscita a sposar il mare in Bucentoro (1), sopra il quale erano tanti gentiluomini ben vestiti, tanti suoni e canti che parea un paradiso; e dimandandogli un di quei suoi compagni, che sorte di musica più gli era piaciuta di quelle che aveva udite, disse: Tutte eran buone; pur tra l'altre io vidi un suonar con certa tromba strana che ad ogni tratto se ne ficcava in gola più di due palmi, e poi subito la cavava, e di nuovo la rificcava; che non vedeste mai la più gran maraviglia. Risero allora tutti, conoscendo il pazzo pensier di colui che s' avea immaginato che quel suonatore si ficcasse nella gola quella parte del trombome, che rientrando si nasconde, Soggiunse allor M. Bernardo : Le affettazioni poi mediocri fanno fastidio; ma squando son fuor di misura, inducono da ridere assai; come talor se ne sentono in bocca d'alcuni circa la grandezza, circa l' esser valente, circa la nobiltà; talor di donne, circa la bellezza, circa la delicatezza. Quelle belle bugie mo , così ben assettate, come muovano a ridere, tutti lo sapete. E quell'amico nostro che non ce ne lascia mancare, a questi dì me ne raccontò una molto eccellente. Disse allora il M. Giuliano: Sia come si vuole, nè più eccellente, nè più sottile non può

ella esser di quella che l'altro giorno per cosa

certissima affermava il nostro Toscano, mercatante lucchese. Ditela, soggiunse la signora Duchessa. Rispose il Magnifico Giuliano ridendo: Questo mercatante ( siccome egli dice) ritrovandosi una volta in Polonia deliberò di comperare

una quantità di zibellini, con opinion di por

(1) Bucentoro era una maestosa nave a remi, dalla qua

le il doge di Venezia gittando un anello in mare soleva

sposarlo in segno del dominio, che sopra di esso aveva quella repubblica,

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tarli in Italia, e farne un gran guadagno, e dopo molte pratiche, non potendo egli stesso in persona andar in Moscovia, la guerra ch'era tra il re di Polonia e'l duca di Moscovia, per mezzo d'alcuni del paese ordinò che un giorno determinato certi mercatanti moscoviti coi loro zibellini venissero ai confini di Polonia, e promise esso ancor di trovarvisi, per praticar la cosa. Andando adunque il Lucchese coi suoi compagni verso Moscovia, giunse al Boristene , il qual trovò tutto duro di ghiaccio come un marmo, e vide che i Moscoviti, li quali per lo sospetto della guerra dubitavano essi ancor de Poloni, erano già su l'altra riva, ma non s'accostavano, se non quanto era largo il fiume. Così conosciutisi l'un l'altro, dopo alcuni cenni i Moscoviti cominciaronò a parlar alto, e domandar il prezzo che volevano dei loro zibellini, ma tanto era estremo il freddo, che non erano intesi; perchè le parole, prima che giungessero all'altra riva, dove era questo Lucchese, e i suoi interpreti, si gelavano in aria, e vi restavano ghiacciate e prese di modo, che quei Poloni che sapeano il costume, presero per partito di far un gran fuoco proprio al mezzo del fiume, perchè, al lor parere, quello era il termine dove giungeva la voce ancor calda, prima che ella fosse dal ghiaccio intercetta ; ed ancora il fiume era tanto sodo che ben poteva sostenere il fuoco. Onde, fatto questo, le parole, che per ispazio di un'ora erano state ghiacciate, cominciarono a liquefarsi, e discender giù mormorando, come la neve dai monti il maggio; e così subito furono intese benissimo, benchè gia gli uomini di la fossero partiti; ma perchè a lui parve che quelle parole dimandassero troppo gran prezzo per gli zibellini, non volle accettare il merca

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