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a scorrere il paese: le donne, che erano restate nelle navi, pensarono tra sè un utile consiglio, il quale ponesse fine al pericoloso e lungo error marittimo, e in luogo della perduta patria, una nuova loro ne recuperasse; e consultate insieme, essendo assenti gli uomini, abbruciarono le navi; e la prima che tal opera cominciò, si chiamava Roma. Pur temendo la iracondia degli uomini, i quali ritornavano, andarono contra essi; ed alcune i mariti, alcune i loro congiunti di sangue abbracciando e baciando con segno di benevolenza, mitigarono quel primo impeto; poi manifestarono loro quietamente la causa del lor prudente pensiero. Onde i Troiani, sì per la necessità, sì per esser benignamente accettati dai paesani, furono contentissimi di ciò che le donne avean fatto; e quivi abitarono coi Latini nel luogo dove poi fu Roma; e da questo processe il costume antico appresso i Romani, che le donne incontrando baciavano i parenti, Or vedete quanto queste donne giovassero a dar principio a Roma. Nè meno giovarono allo aumento di quella le donne sabine, che si facessero le troiane al principio; che a vendosi Romolo concitato generale inimicizia di di tutti i suoi vicini, per la rapina che fece delle lor donne, fu travagliato di guerre da ogni banda; delle quali, per esser uomo valoroso, tosto s'espedì con vittoria, eccetto di quella de' Sabini, che fu grandissima; perchè T. Tazio re de Sabini era valentissimo e savio; onde essendo stato fatto un acerbo fatto d'arme tra Romani e Sabini, con gravissimo danno dell'una e dell'altra parte; ed apparecchiandosi nuova e crudel battaglia, le donne sabine, vestite di nero, co' capegli sparsi e lacerati, piangendo, meste, senza timore dell'arme, che già erano per ferir

mosse, vennero nel mezzo tra i padri e i ma-
riti, pregandoli che non volessero macchiarsi le
mani del sangue dei suoceri e dei generi; e se
pur erano mal contenti di tal parentado, vol-
tassero l'arme contra esse, chè molto meglio
loro era il morire che vivere vedove, o senza
padri e fratelli; e ricordarsi che i lor figliuoli
fossero nati di chi loro avesse morti i lor padri,
o che esse fossero nate da chi lor avesse morti
i lor mariti. Con questi gemiti piangendo, molte
di loro nelle braccia portavano i loro piccoli fi-
gliuolini, dei quali già alcuni cominciavano a
snodar la lingua, e parea che chiamar volessero,
e far festa agli avoli loro; ai quali le donne mo-
strando i nepoti, e piangendo, Ecco, diceano, il
sangue vostro, il quale voi con tanto impeto e
furor cercate di sparger con le vostri mani. Tanta
forza ebbe in questo caso la pietà e la prudenza
delle donne, che non solamente tra i due rene-
mici fu fatta indissolubile amicizia e confedera-
zione, ma (che più maravigliosa cosa fu ) venne-
ro i Sabini ad abitare in Roma; e dei due popo-
li fu fatto un solo; e così molto accrebbe questa
concordia le forze di Roma, mercè delle sagge e
magnanime donne; le quali in tanto da Romolo
furono remunerate, che, dividendo il popolo in
trenta curie, a quelle pose i nomi delle donne
Sabine.
Quivi essendosi un poco il Magnifico Giuliano
fermato, e vedendo che 'l signor Gasparo non
parlava, Non vi par, disse, che queste donne fos-
sero causa di bene a loro uomini, e giovassero
alla grandezza di Roma? Rispose il signor Gaspa-
ro: In vero queste furono degne di molta lode;
ma se voi così voleste dir gli errori delle donne,
come le buone opere, non avreste taciuto che in
questa guerra di T. Tazio una donna tradì Roma,
Castiglione, fasc. 1o5. ma o

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ed insegnò la strada ai nemici d'occupar il Campidoglio (1); onde poco mancò che i Romani tutti non fossero distrutti. Rispose il Magnifico Giuliano: Voi mi fate menzione d'una sola donna mala, ed io a voi d'infinite buone; ed oltre le già dette, io potrei addurvi al mio proposito mille altri esempii delle utilità fatte a Roma dalle donne, e dirvi perchè già fosse edificato un tempio a Venere Armata, ed un altro a Ve nere Calva, e come ordinata la festa delle Ancille a Giunone, perchè le Ancille già liberarono Roma dalle insidie de'nimici. Ma, lasciando tutte queste cose, quel magnanimo fatto d'avere scoperto la congiurazion di Catilina, di che tan: to si loda Cicerone, non ebbe egli principalmente origine da una vil femmina (2) ? la quale per questo si potrebbe dir che fosse stata causa ali tutto 'l bene che si vanta Cicerone aver fatto alla repubblica romana. E se 'l tempo mi bastasse, vi mostrerei forse, ancor le donne spesso aver corretto di molti errori degli uomini; ma temo che questo mio ragionamento ormai sia troppo lungo e fastidioso; perchè avendo, secondo il poter mio, soddisfatto al carico datomi da queste signore, penso di dar luogo a chi dica cose più degne d'esser udite, che non posso dir io. Allor la signora Emilia, Non de

to) La donna che tradì Roma era Tarpeia figlia di Tarpeio, governatore del Campidoglio.

(2) Venere, sotto il nome di Armata, aveva un tempio ed un simulacro a Sparta, perchè mentre gli Spartani assediavano la città del Messeni, questi corsi essendo furtivamente ad assalir la patria degli assediatori, ne furono respinti dalle donne armate. – Questa stessa dea sotto il titolo di Calva ottenne un tempio a Roma, perchè quando i Galli si impadronirono di questa città, i Romani, assediati nel Campidoglio, coi capelli delle donne fecero le corde necessarie a muover le macchine. - La congiurazion di Catilina fu scoperta da Fulvia amica di Curio, uno dei congiurati,

fraudate, disse, le donne di quelle vere lodi che lor sono debite, e ricordatevi che se 'l signor Gasparo, ed ancor forse il signor Ottaviano, vi odono con fastidio, noi e tutti quest'altri signori vi udiamo con piacere. Il Magnifico pur volea por fine; ma tutte le donne cominciarono a pregarlo che dicesse. Onde egli ridendo, Per non mi provocar, disse, per nemico il signor Gasparo più di quello che egli si sia, dirò brevemente d'alcune che mi occorrono alla memoria, lasciandone molte ch'io potrei dire;

poi soggiunse: CAPO IX.

Donne di Chio, di Persia, di Sparta,
di Sagunto e di Germania.

Essendo Filippo di Demetrio (1) intorno alla città di Chio, ed avendola assediata, mandò un bando, che a tutti i servi che dalla città fuggivano, ed a sè venissero, prometteva la libertà e le mogli dei lor padroni. Fu tanto lo sdegno delle donne per così ignominioso bando, che con l'arme vennero alle mura, e tanto ferocemente combatterono, che in poco tempo scacciarono Filippo con vergogna e danno ; il che non aveano potuto far gli uomini. Queste medesime donne essendo coi lor mariti, padri e fratelli, che andavano in esilio, pervenute in Leuconia, fecero un atto non men glorioso di questo, che gli Eritrei, che ivi erano, co' lor confederati, mossero guerra a questi Chii; li quali non potendo contrastare, tolsero patto col giuppon solo, e la camicia uscir della città. In

(1) Filippo di Demetrio cioè Filippo vi re di Macedonia, figlio di Demetrio,

tendendo le donne così vituperoso accordo, si dolsero, rimproverandoli che lasciando l'arme uscissero come ignudi tra nemici; e rispondendo essi, già avere stabilito il patto, dissero che portassero lo scudo e la lancia, e lasciassero i panni, e rispondessero ai nemici, questo essere il loro abito. E così facendo essi per consilio delle lor donne, ricopersero in gran parte a vergogna, che in tutto fuggir non potevano. Avendo ancor Ciro in un fatto d'arme rotto un esercito di Persiani (1), essi in fuga correndo verso la città incontrarono le lor donne fuor della porta, le quali fattesi loro incontra, dissero: Dove fuggite voi, vili uomini o volete voi forse nascondervi in noi ? Queste ed altre tai parole udendo gli uomini, e conoscendo quanto d'animo erano inferiori alle lor donne, si vergognarono di sè stessi, e ritornando verso i nemici, di nuovo con essi combatterono, e li ruppero. Avendo insin qui detto il Magnifico Giuliano, fermossi, e rivolto alla signora Duchessa, disse: Or, signora, mi darete licenza di tacere. Rispose il signor Gasparo: Bisogneravvi " tacere, poichè non sapete più che vi dire. Disse il Magnifico ridendo: Voi mi stimolate di modo, che vi mettete a pericolo di bisognar tutta notte udir lodi di donne; ed intendere di molte Spartane, che hanno avuta cara la morte gloriosa dei figliuoli; e di quelle che gli hanno rifiutati, o morti esse medesime, quando gli hanno veduti usar viltà. Poi come le donne saguntime nella ruina della patria loro prendessero l'arme con

(i) Qui sembra che fosse rotto l'esercito de' Persiani da altre milizie comandate da Ciro. Giustino racconta che questo esercito de' Persiani era capitanato da Ciro, ed era stato rotto da quello di Astiage re de' Medi.

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