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i dur al mondo quella età d'oro di che avete

fatto menzione, o 'l regno d'un così buon prin

l cipe, o 'l governo d'una buona repubblica ?

Rispose il signor Ottaviano : Io preporrei sempre il regno del buon principe, perchè è domimio più secondo la natura, e, se è lecito comparar le cose piccole alle infinite, più simile a quello di Dio, il qual uno e solo governa l'universo. Ma lasciando questo, vedete che in ciò che si fa con arte umana, come gli eserciti, i gran navigli, gli edificii e altre cose simili, il tutto si riferisce ad un solo, che a modo suo governa; medesimamente, nel corpo nostro tutte le membra s' affaticano e adopransi ad arbitrio del cuore: oltra di questo, par conveniente che i popoli siano così governati da un principe, come ancora molti animali, ai quali la natura insegna questa obbedienza come cosa saluberrima. Eccovi che i corvi, le grue e molti altri uccelli, quando fanno passaggio, sempre si l" un principe, il qual seguono ed ob

ediscono; e le api quasi con discorso di ragione, e con tanta riverenza osservano il loro re, con quanta i più osservanti popoli del mondo; e però tutto questo è grandissimo argomento che il dominio del principi sia più secondo la natura che quello delle repubbliche. Allora M. Pietro Bembo : Ed a me par, disse, che essendoci la libertà data da Dio, per supremo dono, non sia ragionevole ch'ella ci sia levata, nè che un uomo più dell'altro ne sia partecipe; il che interviene sotto il dominio de'principi, li quali tengono per lo più i sudditi in istrettissima servitù , ma nelle repubbliche bene instituite si serva pur questa libertà ; oltra che, e nei giudizi e nelle deliberazioni, più spesso interviene che 'l parer d' un solo sia falso, che quel di molti ; perchè la perturbazione, o per ira, o per isdegno o per cupidità, più facilmente entra nell'animo d'un solo, che della moltitudine, la quale, quasi come una gran quantità d'acqua, meno è subbietta alla corruzione che la piccola. Dico ancora, che l'esempio degli animali non mi par che " confaccia, perchè e i corvi e le grue, e gli altri non sempre si prepongono a seguitare e obbedire un medesimo, anzi mutano e variano, dando questo dominio or ad uno, or ad un altro; ed in tal modo viene ad esser più presto forma di repubblica che di regno; e questa si può chiamare vera ed eguale libertà, quando quelli che taler comandano, obbediscono poi ancora. L'esempio medesimamente delle api non mi par simile; perchè quel loro re non è della loro medesima specie; e però chi volesse dar agli uomini un veramente degno signore, bisognerebbe trovarlo d'un'altra specie, e di più eccellente natura che umana, se gli uomini ra: gionevolmente l'avessero da obbedire; come gli armenti che obbediscono non ad uno animale loro simile, ma ad un pastore; il quale è uo. mo, e d'una specie più degna che la loro. Per queste cose estimo io, signor Ottaviano, che i governo della repubblica sia più desiderabile che quello del re. Allor il signor Ottaviano, Contra la opinione vostra, M. Pietro, disse, voglio solamente addur. re una ragione, la quale è, che dei modi di governar bene i popoli, tre sorti solamente si ritrovano; l'una è il regno, l'altra il governo dei buoni, che chiamavano gli antichi ottimati, l'altra l'amministrazione popolare; e la trasgressione e il vizio contrario, per dir così, dove ciascuno di questi governi incorre, guastandosi e corrompendosi, è quando il regno diventa tirannide, e

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quando il governo dei buoni si muta in quello di pochi potenti, e non buoni; e quando l'amministrazion popolare è occupata dalla plebe, che confondendo gli ordini, permette il governo del tutto ad arbitrio della moltitudine. Di questi tre governi mali, certo è che la tirannide è il pessimo di tutti, come per molte ragioni si potrebbe provare. Resta adunque che dei tre buoni, il regno sia l'ottimo, perchè è contrario al pessimo, chè (come sapete) gli effetti delle cause contrarie sono essi ancora tra sè contrarii (1). Ora circa quello che avete detto della libertà, rispondo che la vera libertà non si deve dire che sia il vivere come l'uomo vuole, ma il vivere secondo le buone leggi; nè meno naturale, ed utile e necessario, è l'obbedire, che si sia il comandare; ed alcune cose son nate, e così distinte e ordinate da natura al comandare, come alcune altre all'obbedire. Vero è che sono due modi di signoreggiare; l'uno imperioso e violento, come quello dei padroni agli schiavi; e di questo comanda l'anima al corpo; l'altro più mite e placido, come quello dei buoni principi, per via delle leggi, ai cittadini; e di questo comanda la ragione all'appetito: e l'uno e l'altro di questi due modi è utile, perchè il corpo è nato da natura atto ad obbedire all'anima, e così l'appetito alla ragione. Sono ancora molti uomini, le operazioni de quali versano solamente circa l'uso del corpo, e questi tali tanto son differenti dai virtuosi, quanto l'anima dal corpo; e pur per essere animali razionali, tanto partecipano della ragione, quanto che solamente la conoscono, ma non la posseggono, nè fruiscono. Questi adunque sono naturalmente servi; e meglio è ad essi, e più utile l'obbedire che 'l comandare. Disse allora il signor Gasparo : Ai discreti e virtuosi, e che non sono da matura servi, di che modo si ha adunque a comandare ? Rispose il signor Ottaviano : Di quel placido comandamento regio e civile; ed a tali è ben fatto dar talor l'amministrazione di quei magistrati di che sono capaci, acciocchè possano essi ancora comandare, e governare i men savii di sè di modo però che 'l principal governo dipenda tutto da supremo principe. E perchè avete detto che più facil cosa è che la mente d'un solo si corrompa che quella di molti, dico che è ancora più facil cosa trovar un buono e savio, che molti; e buono e savio si deve estimare che possa esser un re di nobile stirpe, inclinato alle virtù dal suo natural instinto, e dalla famosa memoria dei suoi antecessori, ed instituito di buoni costumi; e se non sarà d'un'altra specie più che umana, come voi avete detto di quello delle api, essendo aiutato dagli ammaestramenti e dalla educazione ed arte del cortigiano, formato da questi signori tanto prudente e buono, sarà giustissimo, contimentissimo, temperatissimo, fortissimo e sapientissimo, pien di liberalità, magnificenza, religione e clemenza; in somma sarà gloriosissimo e carissimo agli uomini e a Dio; per la cui grazia acquisterà quella virtù eroica che lo farà eccedere i

(1) ll Castiglione stretto parente del marchese di Manto

va, Francesco Gonzaga, educato nel primo anni alla corte del

duca di Milano Lodovico Sforza, fatte in seguito le sue fortune in quella di Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino, e scrivendo circa il 1528 , non potea fare a meno di adattarsi a sentimenti di quei tempi, e per la sua educazione e per gratitudine a quelle corti nelle quali avea servito. Castiglione fasc. o5 14 o

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termini della umanità, e dir si potrà più presto

semideo che uomo mortale; perchè Dio si diletta, ed è protettor di quel principi che vogliono imitarlo, non col mostrare gran potenza, e farsi adorare dagli uomini, ma di quelli che, oltre alla

potenza, per la quale possono, si sforzano di farsegli simili ancora con la bontà e sapienza; per ; la quale vogliano e sappiamo far bene, ed esser i suoi ministri, distribuendo a salute dei mortali i beni e i doni che essi da lui ricevono. Però così come nel cielo il sole e la luna, e le altre stelle mostrano al mondo, quasi come in ispecchio, una certa similitudine di Dio, così in terra molto più simile immagine di Dio son que buoni principi che l'amano e riveriscono, e mostrano ai popoli la splendida luce della sua giustizia, accompagnata da una ombra di quella ragione e di quell'intelletto divino; e Dio con questi tali partecipa della onestà, equità, giustizia e bontà sua, e di quegli altri felici beni ch'io nominar non so; quali rappresentano al mondo molto più chiaro testimonio di divinità, che la luce del sole, o il continuo volger del cielo col vario corso delle

stelle.
CAPO VIII.
Doveri del principe. Si parla della tirannia.

- Sono adunque i popoli da Dio commessi sotto la custodia del principi; i quali per questo debbono averne diligente cura per rendergliene ragione, come buoni vicarii al loro signore, ed amarli ed estinar loro proprio ogni bene e male che loro intervenga, e procurar sopra ogni altra cosa la felicità loro. Però deve il principe non solamente esser buono, ma ancora far buoni gli altri: come quello squadro che a doprano gli architetti, che non solamente in sè è diritto e giusto, ma ancora indrizza e sa giuste tutte le cose a che viene accostato. E grandissimo argomento è che 'l principe sia buono quando i popoli son buoni, perchè la vita del

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