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levano il pensiero a contemplar quello, che non veggono, e in tal caso, ancora che le reliquie fossero false, non per questo chi adora commette idolatria, perchè buona è qualsivoglia cagione, che muove la divozione negli animi dei supplicanti ad adorare e pregar Dio con quell'ardore di fede, che molte volte fa che vediamo miracoli. E perciò se in un tempio fosse una croce del legno d'una forca, o di qualsivoglia altro vilissimo, e tutto il popolo avesse opinione che fosse del legno della vera croce, e per quello l'adornasse di gioie, d'oro e d'argento, costui non solamente non farebbe male, ma potrebbe meritar molto appresso Dio. E se i sacerdoti fossero tali che ingannassero il volgo, e per questa o via cercassero di guadagnar denari, che ha che fare in questo caso al castigo loro spogliare e rubar quella croce, e il resto della chiesa, ammazzare uomini e donne e fanciulli, violar le donzelle, e metter ogni cosa a sacco, a fuoco e a sangue ? E se un sacerdote cattivo e scellerato sileva da canto alla femmina, e va a celebrare la messa, e ricevere il SS. Sacramento in quel peccato; resta per questo, che coloro che rubano il tabernacolo, e gettano l'Ostia consacrata in terra così empiamente, non sieno scelleratissimi sacrileghi e indegni di star sopra la terra ? Parmi adunque che il voler escusare o indebolire, e massimamente per questa via, il peccato del sacrilegio, è grandissima empietà; e che le ragioni che voi allegate a questo effetto, oltre che sieno piuttosto bestemmie che ragioni, sieno ancora grosserie e fuori di proposito. Che ben sappiamo tutti che Dio e i santi non si curano e non hanno necessità di roba. Ma amandola gli uomini tanto come fanno, è chiaro argomento che quella volontà e affezione, che gli muove

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a privarne se medesimi, e darla per amor di Dio a chi si sia, è intentissima e grande: e questo è quello che piace a sua divina Maestà la quale medesimamente tiene poco bisogno dei nostri digiuni e di nostre romerie, o di nostre discipline, o d'andar scalzi, e star nell'eremo i mangiar ghiande e bever acqua; ma ben si di letta di quell'ardente foco di carità, che muove coloro che fanno queste cose a farle per desiderio di servire a lui. Per questa medesima causa si contenta ancora di quelli, che adornano le sue chiese, le croci, le reliquie e immagini de' suoi santi, e che offeriscono denari per riparare i tempi e gli altari in segno di obbedien za e di divozione. E se vi ricorda del Vangelo di san Matteo, Cristo, avendo mondato quelle proso, gli disse: Vade, ostende te sacerdoti, et offer munus, quod jussit offerri Moyses in te. stimonium ipsis (1). Ma voi con parole, che nel la prima apparenza hanno colore di bene, ma scondete il veleno della malignità; e mostrando una specie di carità col persuadere che si dia rimedio a poveri, vorreste disonorare il culto e le cerimonie della Chiesa, il che in nessun modo è convenevole, potendosi fare l'un e l'altro. E ancora che Dio non abbia bisogno di roba, conviensi però nelle cose divine molte volte usar l'oro, l'argento e le altre cose preziose. Ma in questo proposito di convertire i denari in u so de poveri, parmi che abbiate voluto imitar Giuda quando disse: Quare hoc unguentum non veniit CCC denariis, et datum est egenis?

(1) La Vulgata dice: Vade, ostende te sacerdoti, et of fer munus, quod praecepit Morres, in testimonium illis, Matth. VIII. 4 Dono già prescritto dal divino legislatore, di cui Ved il Levitico, cap. riv, v. 4, 1o.

e Cristo lo riprese e gli disse: sine illam; pauperes enim semper habetis vobiscum, me autem non semper habetis (1): e il vangelista san Giovanmi dice in questo luogo, che Giuda lo disse, non

erchè si curasse de' poveri, ma perchè era un H", ed amatore de denari (2). Le ricchezze adunque, che in qualunque maniera si spendono in onor di Dio, sono bene spese; e si tiene Dio per servito di quelle, che sono dedicate al mio mistero del sacrifizii e all'adornamento de' suoi templi; e spesso castiga quegli scellerati, che in esse pongono empiamente le mani: e di questo si sono veduti molte volte evidentissimi segni; nè mai fu legge, rito o costume di nazione alcuna tanto barbara (purchè abbia avuto notizia, se non di vera religione, almeno del nome di religione) che non abbia avuti per abbominevoli i sacrilegi più che ogni altro peccato; e non solamente i capitani ei corsari di mare, ma molti assassini di strada hanno avuto rispetto, e tuttavia l'hanno a violare le cose sacre. E se discorrerete le istorie antichissime de' Gentili insino al tempo di Troia, troverete pestilenze e morti e infiniti altri castighi venuti negli eserciti per lo sacrilegio (3). Non vedete voi quanta lau

(1) Joan. XII. 5.

(2) Diait auten hoc, non quia de egenis pertinebat ad eum, sed qui a fur erat, et loculos habens, ea quae mittebantur portabat. Joan. Xll. 6.

(3) Due memorabili esempi ne abbiamo presso Livio (Dec. 3, lib. 9), l'uno del re Pirro, che nel tornar di Sicilia passando coll'armata da Locri, ov'era un ricco e rinomatissimo tempio di Proserpina, ardi rubare i tesori, non mai tocchi fino a quel giorno e metterli nelle navi, ma sorta il giorno seguente una fierissima burrasca, avendo gettato su i lidi de' Locresi tutte quelle navi, che il denaro sagro trasportavano, il re avvedutosi del sacrilegio comando, che si cercasse tutto quell'oro e ne tesori di Proserpina fosse di nuovo religiosamente riposto. L' altro di Quinto Pleminio

de si dà a molti capitani romani, come a Pompeo, che in Gerusalemme non volle toccare il se creto di Sancta Sanctorum, nel tempio di Salomone? Marco Marcello, che in Siracusa di Sicilia salvò tanti templi e tante statue o Giulio Cesare, ch'ebbe rispetto in Egitto al tempio di Osiride? A Massinissa, il quale avendo avuto da un suo capitano certi denti d'avorio grandissi. mi e bellissimi, subito che seppe ch'erano stati tolti in un tempio di Giunone, mandò una galera con uomini a posta a riportarli nel me desimo tempio, e molti anni dappoi si mostravano ? e in essi era scritto con lettere a fricane, che Massinissa gli avea ricevuti non sapendo donde venissero; e poi avendolo inteso, subito avea mandato a restituirli. Ma perchè penso, che abbiate più a memoria le cose ebree (1) che le romane, dovreste pur ricordarvi di quello, che si scrive nel secondo libro al quarto capo

legato e del tribuni del presidio Romano di quella medesima città: i quali avendo pure osato di rubar da quel tempio di Proserpina i tesori, venner subito presi da tanto furore, e da sì fatta rabbia che tra di loro si andavano con orribili stragi lacerando; cosa non mai più avvenuta ne'soldati Romani: il che esposto al senato dagli ambasciatori dei Locresi, e protestando essi, che has Dea poena a templi sui spoliatoribus habet, e che non ante delinet omnibus eor agitare furiis, quam reposita sacra pecunia in thesaurit fuerit; quel sapientissimo senato decretò, che non solo tutto il denaro tolto si restituisse, ma il doppio se ne rif" ne tesori di quella Dea e di più si facessero dele divozioni e de'sagrifici affine di espiare un tanto scrlegio: Pecuniam quanta ex thesauris Proserpinae subtata eset, conquiri, duplanque pecuniam in thesaurir reponi, et sacrum piaculare fieri ita, nt prius ad Collegium Pontificum referretur, quod sacri thesauri moti, aperti, violatique e tent, qua piacula, quibus diir, quibusque hostiis fieri placeret , parole del Senatus consulto presso Livio. (1) Taccia il Valdes di occulto ebraismo, o che provenga da schiatta ebrea. -

de' Maccabei; che essendo il tempio di GerusaIemme molto pieno d'oro, d'argento, di gioie, e di denari, avendogli Seleuco re d'Asia, e altri principi dato molti doni, Apollonio signor di Siria e di Fenicia mandò quel suo Eliodoro in Gerusalemme, il quale essendo entrato nel tempio contra la volontà del sacerdote per rubar tutto il tesoro, fu castigato aspramente: perchè un cavaliere apparve subito sopra un cavallo terribile il quale co' calci cominciò a percuotere Eliodoro, e gettollo in terra, e due giovani medesimamente lo batterono con flagelli tanto che domandando misericordia fu portato fuori del tempio più morto che vivo. E molti altri,

come si legge nelle istorie ebree, si vede che

capitarono male per lo peccato del sacrilegio. Non vi ricorda che nel primo libro dei Re si fa menzione che quando David condusse l'arca fuori della casa di Aminadab, perchè Oza osò toccarla per non lasciarla cadere dal carro, Dio lo fece morire subito? E negli Atti degli Apostoli si scrive di quello Anania e Safira sua moglie; i quali avendo venduto un campo loro proprio, perchè riserbarono per se una parte dei denari, e il restante portarono agli Apostoli, mostrando di non aver venduto il campo più di quello che loro appresentarono, subito morirono per giudizio di Dio? Or vedete se i soldati, che nelle chiese di Roma tolsero quello, che non era loro, e posero le mani nella custodia, dove era il SS. Sacramento, non per difenderla che non cadesse, ma per rubarla e sprezzarla con molta ignominia, meritano d'essere escusati con dire che i chierici facevano peggio, e che Dio comanda che non si faccia conto di roba. Ma Dio, che pur è il medesimo che fu sempre, e così poco allora si curava di Castiglione fasc. 1 o5. 17 o

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