Immagini della pagina
PDF

tor maggiore è stato, e sta tanto male degli oc, chi, che non ha potuto uscir di casa, ed ha

mandato ad escusarsi. E perchè il negozio mi

pare di tanta importanza, quanta più volte ho detto, e che la tardità sia molto nociva, sono di nuovo venuto a supplicar a quella, che man di ad espedirlo, o per il signor maggiordo mo solo, o per chi altro piace a lei, o ch'io vada a casa del commendator maggior a pi: gliar la risposta, purchè si risolva: perchè sen. za dubbio le cose stanno in pericolo in Italia, E dappoichè la volontà di vostra maestà è tan to buona, pare pur troppo strana cosa che la disgrazia debba aver forza d'impedir un elfetto che è di tanta importanza, e che assicura vostra maestà da tutti i suoi nemici, e le dà il modo di far ciò ch'ella vuole, e nella Magna, e contra infedeli, con tanto utile di tutta cristianità. E non istando unita col papa, e col resto d'Italia, può far poche cose buone per mol le difficoltà, le quali per avventura le sono fatte facili da i che vanno dietro al loro interesse, e vorrebbono vederla in mecessità. Però come in Italia tutte queste cose sono conosciute con gli stimoli, che le vengono dati da molte bande, pensano che la buona mente di vostra maestà sia stata mutata dalle male lingue, e però tutte queste dilazioni pigliano per negative, e pensano che 'l reverendissimo legato ed io, che tante volte abbiamo scritto il buon - animo di lei, e confortato e assicurato il papa e tutti gli altri più che è stato possibile, ci siamo ingannati da noi medesimi. Sia adunque contenta vostra maestà di metter in opera la sua buona e santa intenzione sin tanto che le cose d'Italia sono in termine che il rimedio può giovare. Che se si rompessero, saria gran cala

mità e danno per l'una parte e l'altra. E benchè in alcuna sorte di negozii talora sia bene andar maturamente e con dilazione; non creda vostra maestà che questa sia tale, perchè certo ha bisogno di molta prestezza. E perchè molti vanno dicendo che dal papa manca che non si faccia l'accordo, e allegano vostra maestà per testimonio; io parimente l'allego per testimonio del contrario, che ben si ricorderà di tutto quello che ha passato meco. Non mancano ancora di quelli, che dicono che i Veneziani già stanno concertati col Turco, e che il papa lo consente, e perchè questa è tanto gran menzogna, che i" che la dicono è forza che, oltre l'esser maigni, siano ancora pazzi, se la diranno a vostra maestà, credo che le diranno ancora molto altri desuarii, per donde ella conoscerà che non meritan essere ascoltati. Però le torno a supplicare a venir liberamente e con tutta limpidezza col papa, e non credere a quelli che si dilettano di poner male dove è il bene; che il medesimo fa sua santità, e di questo ben potrei parlare largamente, se volessi allargarmi. E perchè già il concerto tra vostra maestà e il re cristianissimo par che si restringa, non voglio tacere quello, che ho taciuto insino adesso, che è, che avendo sua santità procurato sempre la pace universale, ed avendo a questo effetto mandato qua il signor legato, acciocchè fosse instromento e spendesse l'autorità apostolica a servizio di vostra maestà secondo che comandasse; parrebbe ora che fosse ragione, che se gli desse alcuna parte delle cose, che si trattano, acciocchè la conclusione si saldasse con saputa di sua signoria reverendissima, e intervenendo il nome del papa in questo accordo, saria con più onore ed autorità di vostra maestà e della Sede apostolica (1), e ancora maggior legame acciocchè i Francesi mantenessero quello che promettono a vostra maestà, la qual supplico che mi perdoni, s'io uso presunzione più di quel lo che mi si appartiene.

Della maniera dell'espedizione di Milano, non

dico altro, perchè quell'ordine che disse il si gnor commendador maggiore al reverendissimo legato, che avea dato vostra maestà circa questo,

parve assai buono, e sua signoria reverendissima

nsò, che mostro signore se ne contenterebbe. f" credo, che quando vostra maestà si degnasse di nominarla persona, che avesse ad esser duca di Milano in caso che il presente duca meritasse d'essere privato e a lei piacesse privarlo, che nostro Signore l'averebbe carissimo.

lI.
A papa Clemente vii (2).

Padre santissimo. Quando vostra santità si degnò far elezione della persona mia per servirsene in Ispagna in cosa tanto importante, come è quella che mi comandò, mi persuasi ch'ella conoscesse in me, oltre il desiderio di servirla, qualche maggior sufficienza (3) di quella che

(1) Il legato ottenne in questo il suo intento, giacchè, come s'ha dal Guicciardini, nell'accordo nominaronsi molti di comune con sentimento, exiandio gli Svizzeri, ma niuno dei potentati Italiani, eccetto il pontefice, quale chiamarono per conservatore di questa concordia, cosa più presto di cerinonia che di sostanzialità.

(2) Bellissima ed eloquentissima lettera, in cui l'autore s'ingegna di persuadere il papa a deporre ogni sospetto e a fidarsi interamente dell'imperator Carlo V.

(3) Le espressioni di confidenza e di stima che fece il papa al nostro conte nel destinarlo suo nunzio all'imperadore,

- onosceva lo stesso: e così assicurato dalla conidienza che ella mostrò d'avere in me, e dando piiu fede al suo giudizio che al mio, ho talora avuto ardire di scrivere quello che mi parea circa le cose che si sono trattate di qua. E se per lo passato non ho creduto che questo sia errore, molto meno lo posso creder ora, restringendosi come fa il nodo dei negozi talmente, che per un tempo forse sarà difficile discioglierIo. Ed essendo necessario mettersi ora in viaggio e camminar lungamente per quella strada che si piglierà, o buona o mala ch'ella sia; per questo credo che non possa nuocere il considerar Ibene gl'impedimenti e tutto quello che potreb. be accadere. Supplico adunque a vostra santità nmilmente, che si degni perdonarmi, ed attriLuire questa mia presunzione a puro zelo di vera servitù che da altro non procede: protestandomi che dopo l'aver detto il parer mio, e prima che lo dica, non resterò mai di servire vostra santità, e accomodarmi alle voglie sue senza preterir un punto di quello, ch'ella si degnerà comandarmi, Dico adunque che dalle bande di qua è opianione tra molti, che vostra santità abbia alienato l'animo dell'imperatore, e procuri che sua maestà non possa disporre dello stato di Milano, e che ancor nel resto d'Italia gli siano levate l'autorità e le forze più che si può, e a tale effetto si sia collegata col re cristianissimo e con lnghilterra. Vero è che la maggior parte di questi avvisi vengono da Francesi; e però non si dà loro interamente fede, e massime dall'imperatore, il quale non può indursi a credere

si possono leggere a cart. 133 del primo volume di queste lettere, ed. Comin.

che vostra santità non l'ami, parendogli aver fatto qualche volta segno di obbediente figliuolo verso lei, e non mai del contrario. E perchè lo aderirsi a sua maestà o al cristianissimo sono i due cammini che ora si aprono, torno a supplicar con ogni umile riverenza a vostra bea titudine che si degni mirar bene dove si mette, e perdonarmi s'io ardisco di parlare più di quello che mi si conviene. Che presupponendo che questa fama abbia fondamento, e che vostra santità inclini a deprimer le forze dell'imperatore, credo che non possa essere se non per una di due cause, o forse per tutte due insie. me; delle quali la prima è il timore, che dà sempre di se la eccessiva grandezza del principi, perchè non si fidano gli uomini, che chi può ciò che vuole, non voglia più presto il mal che il bene. Ma questo rispetto parmi che nell'imperatore non sia da considerare, avendo sua maestà fatto molti testimoni che sempre con la potenza e prosperità sua è cresciuta ancora la umanità, clemenza e bontà, di modo che quanto saranno le forze di sua maestà maggiori tanto maggior beneficio se ne potrà aspettare universalmente da tutta la cristianità. L'altra è il sospetto che è nato negli animi d'Italia, che essendosi il marchese di Pescara insignorito di tutto lo stato di Milano, e ricercando ancora le fortezze di Milano e di Cremona, ed avendo assediato da principio il medesimo duca con mali e inimichevoli modi, voglia sua maestà quello stato o per se, o per il signor infante suo fratello; e quando questo stesso succedesse, po. trebbesi dir Italia esser ridotta in servitù; e che in arbitrio di sua maestà fosse col regno di Napoli e con lo stato di Milano disfare Viniziani, contra i quali il signor infante pretende ragione,

« IndietroContinua »