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religione ed integrità di vita, che vostra santità si ha guadagnata per tutto il mondo e della quale io mi allegro sommamente sentendone sonar tanto la fama qui in Ispagna, merita che da lei si aspetti, non ch'ella semini guerre, il che pare che sia stata cosa fatale a molti pontefici suoi antecessori con grandissimo biasimo loro; ma che abbracci il bene universale nè si mostri inimica ad un principe più che all'altro; lasciando massimamente quello a cui non ha mai fatto, nè da lui ricevuto altro che piaceri, e che in una tanta vittoria mostrò tanta modestia ancor contra quelli che, essendo obbligati d'aiutarlo, forse aveano fatto il contrario, per congiungersi con quello che le ha fatto e da lei ricevuto molti dispiaceri (1); e che nella per dita dell'esercito e della sua libertà mostrò così vendicativo e fiero animo, che in prigione minacciò ancora a quelli che forse erano obbligati ad offenderlo, e pur non l'aveano offeso. Io ho voluto per una volta satisfar a me stes. so con questa lettera, la quale è scritta sola, mente per istimolo di una affettuosa e cordial servitù verso vostra santità, non per parer elo. quente o dir belle parole, nè per odio e amor ch'io porti a principe alcuno che al mondo sia, se non quanto mi stringe lo interesse di quella, che è il solo bersaglio al quale io ho indiriz zato tutte le mie saette. E così nostro Signore Dio mi conceda poter accertare in servirla, come sopra tutte l'altre cose lo desidero: e così resto baciando umilmente i santissimi piedi di vostra santità.

In Toledo alli XXVIII di decembre MDXXV.

(1) S'era Clemente e da cardinale e da papa opposto sem

pre a disegni de' Francesi per conto dello stato di Milano e del reame di Napoli.

lII.
All' arcivescovo di Capua.

s

L ultima mia fu dell'ultimo di settembre, il triplicato della quale sarà con questa. Dopo occorremi dire che alli 25 del passato giunse D. Francesco di Mendozza, e portò, insieme con la nuova di quello che si era fatto in Roma (il che si era però inteso, ma non così particolarmente), le lettere di vostra signoria de' 23 di settembre, con le copie ch'ella m'avvisa, e il breve all'imperatore. Don Francesco escusò più che potè D. Ugo e i Colonnesi di quello che si era fatto in Roma (1), e penso ch'esponesse

(1) Cioè del sacco che Don Ugo e i signori Colonnesi dato aveano al tempio e sagrestia di S. Pietro, al palagio del papa e alle migliori case del borgo il dì ventesimo di settembre del 1526. Del quale, poichè il Varchi, alla pag. 19 della sua storia, ne descrive i disegni e il modo non meno distintamente che con molta precisione, non crediamo fuori di proposito il qui recare le sue stesse parole. Don Ugo di Moncada s'accozzò poco di poi con Pompeo cardinale Colonna, il quale, parte per l'amista e servitù che teneva con l'imperadore, e parte per l'invidia e odio che al papa portava, s'era deliberato di volerlo, rinnovando l'esempio di Sciarra, assaltare e prendere nel suo palazzo medesimo e tanto più che egli divisava tra se, e portava firmissima opinione di dovere, o morto o depo: sto Clemente, esser egli in luogo di lui col favore dell'imperadore a sommo pontefice eletto. Laonde sapendo egli, che 'l papa sotto la fede e sicurezza della tregua fatta da lui con Vespasiano figliuolo del signor Prospero, a nome de'Colonne si, aveva non meno imprudentemente che avaramente licenziato tutti i soldati; fece segretamente i suoi fratelli e altri capi di casa Colonna, chiamare, e detto che mette sino in punto, e stessero a ordine con tutte le genti loro, ordinò la bisogna in modo che, giunti la mattima per tempo a Roma, e in quella senza contrasto alcuno entrati, presero in un tratto, e più che barbaramente sac

fedelissimamente quanto sua santità gli avea imposto: Pochi furono che accettassero tal escusazione: benchè alcuni dicessero che alla guerra non si possono aver rispetti, e tai cose. Pure l'imperatore ha mostrato grandissimo dispiacere così con altri come con me, quando gli diedi il breve, e parlai lungamente aggravando la cosa più che potei, come ragionevolmente si avea da fare; ricordando che mai più era stata cosi barbara nazione, nè così inimica del nome di Cristo, che avesse osato a far tanto obbrobriosa ingiuria alla Sede apostolica, e a quella santa Chiesa, capo della cristianità. E prometto a vostra signoria che mi allargai tanto sopra questo, che restai contento di me medesimo, e conobbi che sua maestà si commosse molto e dissemi, che appresso Dio egli pensava d'essere escusato, giurando che mai non avea dato tal com

cheggiarono non solo il palazzo proprio del papa, e l'un borgo e l'altro, con molte case di prelati e altri granmaestri e gentiluomini, una spogliarono eziandio con inaudita avarizia ed empietà di tutti i paramenti ed altri arnesi ecclesiastici la sagrestia e l'augustissimo tempio di S. Pietro; cosa che mai più fino a quel giorno, eziandio al tempo de' Goti e de'Longobardi avvenuta non era, ed il papa, il quale tutto dolente e pauroso a gran pena era stato a tempo a fuggir si occultamente in Castello, non vi trovando, per poco ordine di monsignor Guido de' Medici eastellano e troppa avarizia del cardinale Ormellino tesoriere, soldati, nunzione, vettovaglie pure per tre fi, fu costretto a mandare per Don Ugo, e ( mandatigli per istatichi due cardinali, Cibo e Ridolfi ) pregarlo strettissimamente, che gli dovesse piacere di venire a parlamento con esso lui: la qual cosa egli contra la voglia del Colonna non rifiutò, e dopo molte parole, o per reverenza della Sede apostolica, o piuttosto da Clemente con moneta, come si disse, corrotto, fece un accordo. Chi poi bramasse più minute e curiose notizie delle ruberie fatte a privati in questo tumulto, può vedere una lettera di Girolamo Negro a Marcantonio Micheli tra quelle de'principi, tom. 1, pag. 91, dell'edizione del 1562.

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missione, e che gli pesava nell'anima di quello che s'era fatto: però vedendosi tutto il mondo

contra e una guerra accesa senza sua colpa, e

stando circondato da tanti inimici, non potea rifiutar quelli che si offerivano di volerlo servire, accennando i Colonnesi: e qui ragionò

molto del desiderio che sempre avea tenuto di

essere unito col papa e obbedientissimo figliuolo di sua santità, il qual desiderio teneva più che mai. E benchè le cose della cristianità fossero in tanto pericolo con la perdita di Unghe

ria, la quale, oltre all'universale, toccava a sua

maestà tanto particolarmente (1); non per questo desiderava la unione con nostro signore più di quello, che avea fatto infin qui, perchè non potea il desiderio suo essere maggiore di quello che era stato sempre; e che se avea ricevuto ingiuria alcuna da sua santità, il che non si presumeva aver ricevuto e da altri, come in vero avea ricevuto, era contento scordarsele tutte: e s'egli ne avea fatto a nostro signore, lo supplicava che gli perdonasse, e così gli domandava perdono ed era contento che si stimasse che sua maestà fosse stata l'offensore. A questo proposito passarono molte cose sempre in dimostrare l'estremo desiderio d'esser unito con sua santità, e voler mettere da canto tutte le cose che potessero ingrossare gli animi dall'una parte e dall'altra, e intendere nel rimediare a pericoli della cristianità con tutte le forze sue e con la vita propria, e desiderare estremamente che sua santità pigliasse confidenza di sua maestà. In ultimo dissemi che consulterebbe il resto, e mi darebbe risoluta ri

(...) Per l'infelice morte del re Lodovico suo cognato; e perchè gli stati dell'arciduca Ferdinando suo fratello erano esposti al medesimo perioolo.

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sposta. E perchè io feci grandissima instanza di prestezza, sua maestà il dì medesimo in consiglio lungamente trattò sopra questa materia, e deter minò di mandare una persona qualificata al papa, la quale io per ancora non so chi sarà (i); ed io per anticipar tempo sonomi posto a scrivere, ac ciocchè tanto meno mi resti. Dissi ancora a sua maestà, come M. Paulo d'Arezzo veniva (2); e così per dubbio che non fosse impedito all'uscire

di Francia, per esser ordine in Ispagna di non

lasciar entrare chi viene di Francia, il che fanno ancora Francesi, se gli spedì un corriero incontra a posta, acciocchè sia lasciato venire libera mente. Penso che con questo che viene in Italia, manderà l'imperatore la confermazion de'capitoli fatti con D. Ugo (3); e ancora sarà testimonio amplo della sua volontà nel resto. E dicendo io a sua maestà, che nostro signore non volea mancare di servar quello che avea promesso, ancora che si potrebbe allegare che fosse stato per ne

(1) Fn Cesare Fieramosca da Capua, come si vedrà in appresso. -

(2) Il papa, costernato per l'accidente de'Colonnesi, ave», subito partiti i nemici di Roma, spedito Paolo d'Arezzo suo cameriere al re di Francia, perchè con consentimento suo passasse a Cesare per la pratica della pace, e per fare anche intendere al re le sue necessità e i suoi pericoli e dimandargli aiuto di denari per potersi difendere.

(3) 1 capitoli erano i seguenti: Che tra il pontefice e Cesare fosse tregua per quattro mesi con disdetta di due altri mesi, e con facoltà a confederati d'entrarvi infra due mesi: Che il papa fosse obbligato a ritirar subito di qua dal Po le sue genti, ch'erano intorno a Milano, e rivocare dall'ar. mata Andrea Doria con le sue galee : Perdonasse a'Colonnesi, e a chiunque fosse intervenuto a questo insulto: Desse per stati chi dell'osservanza Filippo Strozzi e uno de'figliuoli di Jacopo Salviati : Gl'imperiali allo incontro e i Colonnesi fossero tenuti a levar subito le genti loro da Roma e da tutto lo Stato della Chiesa, e ritirarle nel reame di Napoli.

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