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già fatta tregua, e intendere con quella. E penso che 'l signor Cesare abbia amplissima potestà, e non minor desiderio che questa pratica sortisca buono effetto (1). E veramente l'imperatore mostra in questo averla a cuore, mandando ad eseguirla persona, che tanto gli è cara e intima, come è il signor Cesare, Sua maestà in " proposito mi ha parlato assai, certificanomi tutte le cose sopraddette, e accennandomi p" venir però a particolare alcuno) che se io gli fa tanta mercede che 'l papa venga in Ispagna, si terria per il più malavventurato principe del mondo, se non mettesse in sue mani non solamente le differenze che tiene col cristianissimo, ma il disponere di tutti i suoi regni a beneplacito di sua beatitudine, replicandomi desiderar sopra ogn'altra cosa, che nostro signore venga in questo di buon animo, e sinceramente; perchè sua maestà così lo fa con tutte le forze dell'anima sua; e desidera che quello che ha da essere sia presto, e che tutte le cause che potessero generare male alcuno o diffidenza, siano troncate. Io in questo proposito poco altro posso dire, se non che prego Dio che incammini il papa a quello che sia gloria di sua santità, e servizio di Dio, e bene universale. Starò con estremo desiderio sempre d'intendere quello, che succederà. Qui non mancano alcuni che pensano che il papa non abbia intenzion di venire, ancora che lo dica: e perchè la causa di tutti i mali dall' una parte e dall'altra, a mio parere, è stato il sospetto, io mi sforzo quanto posso di le

(1) ll Ferramosca fu simile a Don Ugo nel malanimo verso il papa, e ne riportò anche il medesimo guiderdone: essendo amen due rimasi morti da Francesi nella battaglia navale sotto Napoli. .

varlo di qua. Se sua santità venisse, portando la corona a Cesare qui, si leverebbe l'occasione di venir sua maestà in ltalia, e tutte l'altre spine e intrichi, come del signor Alberto, del signor datario (1) e simili cose; il che sarebbe ottima,

mente fatto. Pare che la venuta di M. Paolo d'Arezzo

tardi molto, e fa maravigliare ognuno. Pensas

che sia detenuto in Francia non per forza, ma con parole (2); a fine Dio lo sa. Questo ditene le persone fa molte volte contrarii effetti di quello che disegnano i detentori. Che se 'i cri stianissimo lasciava andar il vicerè in Italia per la via di Francia (3), era più secondo il disegno di sua maestà; perchè il vicerè non restava in molto buona grazia dell'imperatore, nè andava con quest'armata, nè con autorità; e con la ve nuta sua qui rimediò a tutte le cose che gli erano opposte: e così talora volendosi far male a una persona se gli fa bene. Qui si aspetta un gentiluomo francese (4) il qual viene per trattar con l'imperatore: è vero che, secondochè s'intende, il medesimo gentil

(1) Il signor Alberto Pio e il signor datario Giberti erano in disgrazia dell'imperatore per essere l'uno e l'altro grandi favoreggiatori del partito francese in Roma. Veggasi una lettera di esso signor Alberto al datario tra quelle de'principi tom. 1, pag. 75. (2) Il re vietò da principio a messer Paolo di passare in Ispagna, o temendo che il papa non cominciasse con Cesare f" separate, o perchè gli paresse più onorevole trattar a pace per mezzo del re d'Inghilterra, che mostrar di mendicarla dall'imperatore. Venendogli però fatte da Roma nuove instanze, consentì che messer Paolo partisse. (3) ll vicerè avea, come scrive il Guicciardini, dimandata questa licenza infino con le lagrime, nè mai l'avea potuta ottenere per la forte opposizione degli oratori de'confederati. (4) Era Monsù di Large, come si può vedere dalla lettera i del libro sesto verso il fine, e da un articolo della ecuma,

un omno, dappoichè ha saputo che 'l vicerè è partito con l'armata, ha detto che non ha l" che fare qui alla corte, e per questo e per altri rincontri stimasi ch'ei non venisse ad altro fine che per intertener con parole il vicerè che non andasse in Italia, e questi sono i rimedi che fa il re di Francia per aiutar l'impresa d'Italia. A me pare che se alla giunta costì del signor Cesare non si dà qualche mezzo buono per la pace talmente che si vegga il successo in effetto, o almeno incamminato di modo che non possa mancare, non sia più da sperarvi; e che i sospetti passati dall'una parte e dall'altra abbiano da a postemarsi tanto, che la infirmità diventi del tatto incurabile. Piaccia a Dio, che nostro signore si " ad adoperare le arme di Cristo, che sono le sue proprie e che più sempre hanno valuto sole che accompagnate con quelle del mondo; perchè io son certo che sua santità conoscerà, che hanno più forza. Io non dico tutto quello ch'io faccio, perchè sarebbe un lungo scrivere, e potrebbe parere che dell'opere, delle quali principalmente aspetto mercede da Dio, volessi farmene grado appresso sua santità. Certo è ch'io non pretermetto, cosa ch' io stimi poter giovare al bene universale; e poichè Dio mi ha fatto grazia che l'imperatore e questi altri signori facciano qualche conto di me e mi credano, io mi sforzo che tutte le mie operazioni tendano a questo fine; e però non cesso ogni dì e ogni ora d'imprimere a questi signori del consiglio, quanto più posso, quelle opinioni che mi paiono al proposito, e, come in questa lettera medesima più volte ho detto, parmi che tutti o la maggior parte siano inclinati al bene. Ieri fu consiglio, e per essere la partita del signor Cesare tanto propinqua, parvemi di andar a

dare un assalto al signor cancelliero, all'arcivescovo di Toledo e al duca d'Alba, e il dì avanti avevo fatto questo medesimo con il confessore, acciocchè la commissione del signor Cesare fosse tale che non si avesse d'aspettar risposta d'Itali per la conclusione; e di questo medesimo di con senso de'sopraddetti signori aveva io parlato nel to a lungo e con molta instanza all'imperator sopra certi particolari appartenenti a questo ne gozio; e penso, secondo che i detti signori miri ferirono, che il ragionamento ch'io feci a suo maestà non fosse punto nocivo, e così il replica con la medesima instanza ch'io feci a prefati si guori, prima che entrassero nel consiglio di ieri l" che giovasse assai, acciocchè l'imperator egasse le mani al vicerè e gli comandasse espres samente la sua volontà, che è della pace, alla qua le sua maestà crede che il vicerè abbia da essere tanto più inclinato quanto che, oltre il desiderio che pensa ch'egli tenga di servirlo e obbedirlo, facendosi la guerra, al vicerè saria necessario star sotto Borbone, il che è cosa incompatibile; e il vicerè ha molto desiderio di godersi il regno di Napoli e le mercedi che in esso sua maestà gli ha fatte. In ultimo dico questo, che, s'io non m'inganno, con il signor Cesare verrà chiaramen

te l'animo dell'imperatore dispostissimo alla pa. ce: e se non succederà, io non vorrei che'l mondo conoscesse o credesse che mancasse dal pa pa; che, secondo ch'io veggo dalle bande di qua non solamente inclinazione, ma ostinazione dei popoli, e grandi e piccoli, di tener il papa per santissimo e vicario vero di Cristo, se sua san tità mostra di posponere ogn'altra cosa a questa pace universale: così parmi vedere che lo terrebbero tutto in contrario, se in sua santità pensas

sero che sia mente aliena dalla pace. E di questo on posso dire nè scriver, tanto quanto mi par i vedere, e sto posto nella mia opinione, che la S. Pietro in qua niun papa mai abbia fatto anto buona cosa quanto farà nostro signore se iene in Ispagna del modo che vostra signoria mi scrive. Vero è che molti di questi signori e migliori non credono che abbia da essere, non verchè non aspettino ogni buona e santa opera la sua santità, ma perchè par loro che le persone In'oggidì sono al mondo non debbano poter fare o osi buona opera, come farebbe sua santità (1). Ma tornando a quello che ieri si trattò nel o:onsiglio, hammi fatto intendere il signor arcivescovo di Toledo la conclusion essere stata otinna, il che medesimamente mi ha notificato il confessore per una polizza di sua mano. La importanza di questa risoluzione e la credenza che si ha da pigliare di molto bene o molto male, secondo la risposta che da Roma si avrà, parmi vederla, ma non so scriverla; e se ancora fossi presente forse non la saprei dire. Vero è che se di là si vede tepidità alcuna, o cosa per la quale si possa sospettare che si vada cercando sottilità o articoli per differire noi perdiamo o molto dal canto di qua quanto all'opinione della bontà, e mettiamo in grandissimo pericolo il resto quanto al mondo, di quello che tocca a Dio, che è esplorator dei cuori, non parlo. A vostra signoria infinitamente mi raccomando. Di Granata alli X1 di novembre MDXXVI.

(...) Il papa, nonostanti gli sconforti, avutine dal re di franca, e da quello d'Inghilterre, sarebbe senza alcun dubi bio andato a trovar Cesare sino a Barcellona, se le disgrazie succedutegli poco appresso non glie lavessero impedito. Il che si può di leggieri argomentare da quanto ei fece dappoi nel portarsi per ben due volte a Bologna per ricevere esso Carlo V. e una volta a Marsiglia per indurre il re Francesco ad una vera e stabile concordia con l'imperadore.

Castiglione fasc. 1 o5. 20

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