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scono di dolcezza; di modo che le guerre, l'ire, gli sdegni di quelle per dolcissimi chiamano: perchè troppo più che felici questi tali essermi paiono. Che se negli sdegni amorosi, i quali da quegli altri più che morte sono reputati amarissimi, essi ritrovano tanta dolcezza; vorrei che questa sera il giuoco nostro fosse che ciascun dicesse, avendo ad esser sdegnata seco quella li sona ch'egli ama, qual causa vorrebbe che fosse quella che la inducesse a tale sdegno. Che se qui si ritrovano alcuni che abbian provato questi dolci sdegni, son certo che per cortesia desidereranno una di quelle cause che così dolci li fa, ed io forse m'assicurero di passar un poco più avanti in amore, con isperanza di trovar io ancora questa dolcezza, dove alcuni trovano l'amaritudine; ed in tal modo non potranno queste signore darmi infamia più ch'io non ami. Piacque molto questo giuoco, e già ognun si preparava di parlar sopra tal materia; ma non facendone la signora Emilia altramente motto, M. Pietro Bembo che era in ordine vicino, così disse:

Signori, non piccol dubbio ha risvegliato nell'animo il giuoco proposto dal signor Ottaviano avendo ragionato degli sdegni d'amore, i quali, avvenga che vari siano, pur a me sono essi sempre stati acerbissimi; nè da me credo che si potesse imparar condimento bastante per addolcirgli; ma forse sono piu e meno amati secondo la causa donde nascono; chè mi ricordo già aver veduto quella donna ch'io serviva, verso me turbata, o per sospetto vano, che da sè stessa della fede mia avesse preso; ovvero per qualche altra falsa opinione, in lei nata dalle altrui parole a mio danno; tanto, ch'io credeva niuna pena alla mia potersi agguagliare, e parevami che 'i maggior dolor ch'io sentiva, fosse il patire non avendolo meritato, ed aver questa afflizione non per mia colpa, ma per poco amor di lei. Altre volte la vidi sdegnata per qualche error mio, e conobbi, l'ira sua proceder dal mio fallo, ed in quel punto giudicava che 'l passato male fosse stato levissimo a rispetto di quello ch'io sentiva allora ; e pareami che l'esser dispiaciuto, e per colpa mia, a quella persona, alla qual solaio desiderava, e con tanto studio cercava di piacere, fosse il maggior tormento, e sopra tutti gli altri. Signori, io vorrei che 'l giuoco nostro fosse, che ciascun dicesse, avendo ad essere sdegnata seco quella persona ch'egli ama, da chi vorrebbe che nascesse la causa dello sdegno, o da lei o da sè stesso; per saper qual è maggior dolore, o far dispiacere a chi s'ama o riceverlo pur da chi si ana. Attendeva ognun la risposta della signora Emilia, la qual non facendo altrimenti motto , al Bembo, si volse e fece segno a M. Federigo Fregoso, che 'l suo giuoco dicesse; ed esso subito così cominciò i Signora, vorrei che mi fosse, lecito, come qualche volta si suole, rimettermi o alla sentenza d'un altro; ch'io per me volontieri approverei alcun de' giuochi proposti da questi l signori, perchè veramente parmi che tutti sarebbon piacevoli ; pur, per non guastar l'ordine, dico, che chi volesse laudar la corte nostra, lasciando ancor i meriti della signora Duchessa, la qual cosa con la sua divina virtu basterebbe per levar da terra al cielo i più bassi spiriti che siano al mondo, ben potrebbe senza sospetto d'adulazion dire, che in tutta Italia forse con fatica si ritroverebbero altrettanti cavalieri così singolari ed, oltre alla principal profession della cavalleria, così eccellenti in diverse cose, come or qui si ritrovano; però se in luogo alcuno son uomini che meritino esser chiamati buoni cortigiani, e che

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soppiano giudicar quello che alla perfezion della cortigiania s'appartiene; ragionevolmente s'ha da oeder che qui siamo. Per reprimere adunque molti sciocchi i quali, per esser prosuntuosi ed inetti, si oedono acquistar nome di buon cortigiano, vorrei del giuoco di questa sera fosse tale, che si elegoe uno della compagnia, ed a questo si desse orico di formar con parole un perfetto cortigiao esplicando tutte le condizioni e particolar Tnalità che si richieggono a chi merita questo noo; ed in quelle cose che non pareranno conveoenti, sia lecito a ciascun contraddire, come nelle ocuole del filosofi a chi tien conclusioni. Seguiova ancor più oltre il suo ragionamento M. Feoco, quando la signora Emilia, interrompendolo, Questo, disse, se alla signora Duchessa piace, o il giuoco nostro per ora. Rispose la signora Duchessa, Piaceni. Allor quasi tutti i circostanti, o verso la signora Duchessa e tra sè cominciarono o dir che questo era il più bel giuoco che far si Potesse; e senza aspettar l'uno la risposta dell'alo facevano istanza alla signora li che ordiosse chi gli avesse a dar principio; la qual voltaosi alla signora Duchessa, Comandate, disse, si ora, a chi più vi piace che abbia questa impresa, ch'io non voglio con eleggerne uno piu che l'altro, ostrar di giudicare, qual in questo io estimi più oliciente degli altri; ed in tal modo far ingiuria o chi si sia lispose la signora Duchessa: fate pur "i questa elezione, e guardatevi col disobbedire o non dar esempio agli altri che siano essi auo poco obbedienti.

Si il carico al conte Lodovico da Canossa di formare il perfetto cortigiano.

Allor la signora Emilia, ridendo, disse al conte Lodovico da Canossa: Adunque per non perder più tempo, voi, conte, sarete quello che avrà questa impresa nel modo che ha detto M. Federico, non già perchè ci paia che voi siate così buon cortigiano, che sappiate quel che se gli convenga, ma perchè dicendo ogni cosa al contrario, come speriamo che farete, il giuoco sarà più bello, che ognun avrà che rispondervi; onde se un altro che sapesse più di voi, avesse questo carico, non se gli potrebbe contraddir cosa alcuna, perchè diria la verità; e così il giuoco saria freddo.

Subito rispose il conte : Signora, non ci saria pericolo che mancasse contraddizione a chi dicesse la verità, stando voi qui presente; ed essendosi di questa risposta alquanto riso, seguitò: Ma io veramente molto volentier fuggirei questa fatica, parendomi troppo difficile, e conoscendo in me, ciò che voi avete per burla detto, esser verissimo, cioè ch'io non sappia quello che a buon cortigian si conviene; e questo con altro testimonio non cerco di provare, perchè non facendo l'opere, si può estimar ch'io nol sappia; ed io credo che sia minor biasimo mio, perchè senza dubbio peggio è non voler far bene, che non saperlo fare: pur essendo così, che a voi piaccia ch'io abbia questo carico, non posso, nè voglio rifiutarlo, per non contravvenir all'ordine e giudizio vostro, il quale estimo più assai che 'l mio. Allor M. Cestre Gonzaga, Perchè già, disse, è passata buon'ora di notte, e qui son apparecchiate molte altre sorti di piaceri, forse buon sarà differir que

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sto ragionamento a domani, e darassi tempo al conte di pensar ciò ch'egli s'abbia a dire; chè in vero di tal subbietto parlare improvviso è difficil cosa. Rispose il Conte: Io non voglio far come colui che, spogliatosi in giuppone, saltò meno che non avea fatto col saio; e perciò parmi gran ventura che l'ora sia tarda, perchè per la brevità del tempo sarò sforzato a parlar poco, e 'l non averci pensato mi escuserà, talmente che mi sarà lecito dire senza biasimo tutte le cose che prima mi verranno alla bocca. Per non tener adunque piu lungamente questo carico di obbligazione, sopra le spalle, dico, che in ogni cosa tanto è disficil il conoscer la vera perfezione, che quasi è impossibile; e questo per la varietà dei giudizii; però si ritrovano molti ai quali sarà grato un uomo che parli assai, e i

cuni si diletteranno più della modestia; alcun'altri d'un uomo attivo ed inquieto; altri di chi in ogni cosa mostri riposo e considerazione; e così ciascuno loda e vitupera secondo il parer suo, sempre coprendo il vizio col nome della propinqua virtù, o la virtù col nome del propinquo vizio; come chiamando un prosuntuoso, libero ; un modesto, arido; un pescio, buono; uno scellerato, prudente; e medesimamente nel resto. Pur io estimo, in ogni cosa esser la sua perfezione, avvengachè nascosta, e questa potersi con ragionevoli discorsi giudicar da chi di quella tal cosa ha notizia. E perchè (come ho detto) spesso la verità sta occulta, ed io non mi vanto aver questa cognizione, non posso lodar se non quella sorte di cortigiani ch'io più apprezzo, ed approvar quello che mi par più simile al vero secondo il mio poco giudizio: il quale seguirete, se vi parerà buono, ovvero v'atterrete al vostro, se egli sarà dal mio diverso; ne io già contrasterò che 'i mio sia io

Castiglione fasc. 104.

o chiameranno piacevole: al

a

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