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E. Sonzogno, 1878 - 349 pagine
 

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Brani popolari

Pagina 61 - Nota non pure in una sola parte, Come Natura lo suo corso prende Dal divino Intelletto e da sua arte : E se tu ben la tua Fisica note, Tu troverai non dopo molte carte, Che 1' arte vostra quella, quanto puote, Segue, come il maestro fa il discente, SI che vostr
Pagina 163 - Donne ch'avete intelletto d'amore, i' vo' con voi de la mia donna dire, non perch'io creda sua laude finire, ma ragionar per isfogar la mente. Io dico che pensando il suo valore, Amor sì dolce mi si fa sentire, che s'io allora non perdessi ardire, farei parlando innamorar la gente : e io non vo...
Pagina 28 - ... frutti, quando io, ch'in abito di sconosciuto peregrino tra Novara e Vercelli cavalcava *, veggendo che già l'aria cominciava ad annerare e che tutto intorno era cinto di nuvoli e quasi pregno di pioggia, cominciai a pungere più forte il cavallo. Ed ecco intanto mi percosse...
Pagina 283 - I van dolore, ove sia chi per prova intenda amore, spero trovar pietà, non che perdono. Ma ben veggio or sì come al popol tutto favola fui gran tempo, onde sovente di me medesmo meco mi vergogno; e del mio vaneggiar vergogna è 'I frutto, e 7 pentersi, e 'I conoscer chiaramente che quanto piace al mondo è breve sogno.
Pagina 14 - Non è più tempo ch'io parli de la mia ostinata fortuna, per non dire de l'ingratitudine del mondo, la quale ha pur voluto aver la vittoria di condurmi a la sepoltura mendico; quando io pensava che quella gloria che, mal grado di chi non vuole, avrà questo secolo da i miei scritti, non fusse per lasciarmi in alcun modo senza guidardone. Mi sono fatto condurre in questo munistero di Sant'Onofrio; non solo perché l'aria è lodata da...
Pagina 14 - ... molte altre mie solite quasi rapido torrente, dal quale, senza potere avere alcun ritegno, vedo chiaramente esser rapito. Non è più tempo ch'io parli...
Pagina 14 - Amici, questi è il Tasso; io dico il Figlio, Che nulla si curò d'umana prole; Ma fé' parti, più chiari assai del Sole, D'arte, di stil, d'ingegno e di consiglio. Visse in gran povertade, e in lungo Miglio , Ne' palagi, ne'tempj e nelle scuole; Fuggissi, errò per selve inculte e sole; Ebbe in terra, ebbe in mar pena e periglio. Picchiò l...
Pagina 149 - Quando un cor tante in sé virtuti accolse? Benché la somma è di mia morte rea ! Per divina bellezza indarno mira chi gli occhi di costei giammai non vide come soavemente ella gli gira. Non sa come Amor sana e come ancide chi non sa come dolce ella sospira, e come dolce parla e dolce ride.
Pagina 156 - Or vedi, Amor, che giovenetta donna Tuo regno sprezza, e del mio mal non cura, E tra duo ta
Pagina 29 - Di troppo nobil guida mi favorisce la mia fortuna: piaccia a Dio ch'ella in ogni altra cosa prospera e favorevol mi si dimostri. » Qui tacque; e io lui, che taceva, seguitava: il quale spesso si rivolgeva a dietro e tutto con gli occhi dal capo a le piante mi ricercava, quasi desideroso di saper chi io mi fossi.

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