Immagini della pagina
PDF
ePub
[blocks in formation]

Poiche tornato fui,

Poiche fui vendicato, A Christo feci guerra:

Si feci con lui pace: Tosto armato mi fui,

Perche prima era stato Cavalcai en sua terra :*

L' amor molto verace: Scontrando mi con lui,

Di Christo innamorato Tostamente i’ afferra',

Hor son fatto capace: Mi vendicai di lui;

Sempre l'ho 'n cor portato: In foco amor mi mise.

In foco amor mi mise.
In foco amor mi mise:
In foco amor mi mise.

II.

Dolce amor di povertade

Quanto ti deggiamo amare! Povertade poverella

Povertade, amor giocondo, Umiltade è tua sorella,

Che disprezza tutto il mondo; Ben ti basta una scudella Nullo amico le va ’ntorno. Et al bere e al mangiare. Per aver ereditate. Povertade questo vole . Povertade, poverina, Pan e acquą e erbe sole, Ma del cielo cittadina, Se le viene alcun de fore, Nulla cosa, che è terrena Si vi aggiunge un po di sale. Tu non puoi disiderare. Povertade va sicura,

Povertade, che va trista, Che non ha nulla rancura. Che disidera richezza De ladron non la paura, Sempre mai ne vive afflitta , Che la possino rubbare.

Non si può mai consolare. Povertà batte alla porta, Povertà fai l'huom perfetto, E non ha sacco nè borsa; Vivi sempre con diletto: Nulla cosa seco porta,

Tutto quel ti fai sogetto Se non quanto ha mangiare. Che ti piace disprezzare. Povertade non ha letto, Povertade non guadagna; Non ha casa c' ha oggia tetto!; D' ogni tempo è tanta larga, Non mantile ha pur nè desco, Nulla cosa non sparagna Siede in terra a manducare. Per la sera ope 'l dimane. Povertade muore in pace, Povertade va leggera; Nullo testamento face;

Vive alegra e non altera Nè parenti nè cognate

Et per tutto forastera; Non si senton litigare. Nulla cosa vuol portare.

Forse per: chaggia tetto; aggia per abbia.

Povertà, che non è falza Povertade graziosa,
Fa beri (?) sempre per usanza, Sempre allegra e abondosa,
E nel cielo aspetta stanza Chi può dir sia indegna cosa
Che 'l dè aver peredetare. Amar sempre povertade?
Povertà, gran monarchia, Povertade chi ben tama,
Tutto'l mondo hai ’n tua balia; Com’più t'assaggia più n'affama,
Quant' hai alta signoria

Che tu se' quella fontana,
D' ogni cosa, ch'hai sprezzato! Che già mai non può scemare.
Povertà, alto sapere;

Povertade va gridando,
Disprezzando possedere; A gran voce predicando;
Quanto auvilia ' il suo volere, Le richezze mette in bando,
Tanto sale in libertade. Che si deggiano lassare.
Al ver povero professo Disprezzando le richezze
L'alto regno vien promesso; E gli onori e l'alterezze,
Questo dice Christo istesso, Dice: ove son le richezze
Che già mai non può fallare. Di color, che son passati?
Povertà, alta perfettione Povertade, chi la vuole
Tanto cresce tua ragione, Lassa il mondo e le sue fole;
Ch' ai già in possessione Et si dentro come fore
Somma vita eternale.

Se medesmo ha da sprezzare.
Povertade è nulla havere,
Nulla cosa possedere;
Se medesmo vil tenere,
E con Christo poi regnare.

III.

O Amor, divino amore
perche m' hai assediato ,
pare de me empazato

non puoi de me posare.
Da cinque porte veggio Se esco per la porta ..
che m' hai assediato,

per posarme en audire, audito, viso, gusto,

lo sono et que significa ? tacto et odorato,

representa te sire, se esco so pigliato ,

per essa non puo ? uscire, non me te pos occultare. cioche odo è amare. Se io esco per lo viso,

Se esco per lo gusto, cioche veggio è amore,

omne sapor te clama, en omne forma ei pento amor, divino amore et en omne colore,

amore pieno de brama, representime allore

amor preso m'hai a lhama 3 ch' io te deggia albergare. per poter en me regnare.

| avviliare, avvilire, - 'per: non posso ? - 3 all'anima.

Se esco per la porta

Amor io vo fugendo che se chiama odorato, de non darte el mio core, en omne creatura

veggio che me trasformi te ce trovo formato,

et faime essere amore, retorno vulnerato,

si ch' io non son allore prendime al odorare.

et non me posso artrovare. ? Se esco per la porta

S' io veggio ad omo male che se chiama lo tacto , o defecto o tentato, en omne creatura

trasformome entro en lui te ce trovo retracto,

et facel mio cor penato, amor, et co so matto 1

amore smesurato de volerte mucciare! ?

et chi hai preso ad amare ? Prendeme a Christo morto traime de mare al lito, loco me fai penare, vedendol si ferito , perche l'hai sofferito? per volerme sanare.

DANTE ALIGHIERI.

1265-– 1321.

SONETTI.

I.
Se 'l bello aspetto non mi fosse tolto

Di quella donna, ch' io veder disiro,
Per cui dolente qui piango e sospiro

Così lontan dal suo leggiadro volto;
Ciò che mi grava, e che mi pesa molto,

E che mi fa sentir crudel martiro
In guisa tal, che appena in vita spiro,

Com' uomo quasi di speranza sciolto,
Mi saria leve e senz' alcuno affanno.

Ma perch' io non la veggio, com' io soglio,

Amor m' affligge, ond' io prendo cordoglio;
E si d'ogni conforto mi dispoglio,

Che tutte cose ch' altrui piacer danno,
Mi son moleste, e 'l contrario mi fanno.

ico' (come), 90' (sono) matto. - ?burlare, schifare. —' ritrovare.

II.

Amore e cor gentil sono una cosa,

Siccome il Saggio ' in suo dittato pone:
E così senza l'un l'altro esser osa ,

Com'alma razional senza ragione.
Fagli natura, quando è amorosa ,

Amor per sire, e 'l cor per sua magione,
Dentro allo qual dormendo si riposa

Talvolta brieve, e tal lunga stagione.
Beltate appare in saggia donna pui

Che piace agli occhi sì, che dentro al core

Nasce un desio della cosa piacente:
E tanto dura talora in costui,

Che fa svegliar lo spirito d amore:
E simil face in donna uomo valente.

III.
Negli occhi porta la mia donna Amore,

Per che si fa gentil ciò ch' ella mira:
Ov' ella passa, ogni uom ver lei si gira,

E cui saluta fa tremar lo core;
Sicché, bassando il viso, tutto smuore,

E d'ogni suo difetto allor sospira :
Fuggon dinanzi a lei superbia ed ira:

Aiutatemi, donne, a farle onore.
Ogni dolcezza, ogni pensiero umile

Nasce nel core a chi parlar la sente;

Ond' è beato chi prima la vide.
Quel, ch' ella par quand' un poco sorride,

Non si può dicer, nè tenere a mente,
Sì è nuovo miracolo gentile.

[merged small][ocr errors][ocr errors][ocr errors]

Saggio usato nel significato di poeta. Allude a' Guido Guinicelli il quale incominciò una sua canzone: Al cor gentil ripara sempre Amore. Vidi pag. 7.

« IndietroContinua »