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alla testa d' un' armata (346); di modo che è un'alterazione che ha mescolati i Tarquinii in questa guerra , pel motivo senza dubbio che i banditi non avrebbero cercato , e non avrebbero trovato in un'altra parte un più pronto soccorso che nella loro preteša patria.

L'emigrazione di Tarquinio a Cere affatto isolata dalle guerre che seguono appartiene ai libri di diritto saeerdotale ; e non vi sta che per illustrare l'origine dell'im sopolitia o reciprocità dei diritti civili.

La narrazione relativa a Sesto ed ai Gabi è costituita senza alcuna nuova invenzione da due racconti di Erodoto ben conosciuti. Ne può essere per nulla che Gabio sia caduto in potere del re per tradimento ; se ciò fosse vero io non direi soltanto che niun tiranno , ma che nessun potentato dell'antichità non avrebbe mai concessa ai Gabi l' isopolitia , e non avrebbe risparmiato ad essi il flagello della guerra , come narra Dionigi che facesse: Tarquinio (347). Ora la concessione dell' isopolitia si trovava nel trattato conchiuso coi Gabi , trattato che ai tempi di Dionigi si leggeva ancora nel tempio di Dio Fidio ; era dipinto sopra uno scudo guernito colla pelle di un toro immolato nel sacrificio celebratosi per l'alleanza (348); la semplice esistenza di un trattato possibile dopo una capitolazione respinge ” idea dell'occupazione violenta della città.

Le spoglie che aiutarono Tarquinio alla costruzione del Campidoglio ( il decimo del bottino di Pomezia) erano stimate da Fabio a quaranta talenti (349). Altri , e specialmente Pisone risguardarono il totale di cui questa somma era il decimo , cioè quattrocento talenti o quaranta mille lire d'argento, come non fosse che il decimo, quasi che gli altri nove decimi fossero stati abbandonati ai soldati, ognun. dei quali avrebbe ricevuto cinque lire d' are gento o cinque mille assi. Entrati in questo pensiero pon rimasero contenti ai quattro mille talenti , che fanno 22,000,000, franchi. Agli occhi loro questa somma non ris sguardava che l' oro e l'argento trovato nel bottino (350), e tutto il resto sarebbe stato preda del saccheggio. È no tabile che appunto colui che traeva fuori dall' istoria ogni genere di meraviglioso non sia stato ributtato da tant assurdità. Ad ogni modo il numero dei Fabii da cui si trasse quest'invenzione si tradisce da se ; perchè supponendo che conformemente all'antica alleanza fra i Romani, i Latini e gl' Erdici , il bottino fosse diviso fra loro, la decima

del triplo o di dieci volte dodici talenti , e questi sono precisamente i numeri su cui si lavora pur sempre questa magra finzione (351). Vi ha ancora di più. Pomezia non può essere stata distrutta allora ; perchè alcuni aoni dopo nei primi tempi del consolato ell' è assediata e presa ; e pare sepz'altro tutta favolosa la grandezza della città. Puo, essere che le paludi Pootine tengano il nome da Pomeria.,. e che una città di questo nome sedesse sulle rive circo stanti ; ma la città senz'altro non era nelle paludi, come si volle , perchè non se ne trova vestigio , ed altronde avrebbe corso pericolo d' essere sommersa ; e già da tempo si respirava in quei contorni un aria ammorbata. Se in queste paludi v' ebbe altre volte una più grande estensione. di terre atte a coltura , non potè intervenire che in grazia di prosciugamenti. E quand' anche non sé n' avesse a far gran conto , non s' ha di avere la contrada come som, mersa ; giacchè il pensiero più giusto mi pare che vi fosse quivi un braccio di mare dietro mucchi d'arena , che a poco a poco s'è tramutato in palude ; mutazione per cui

accorsero migliaia d'anni più in là che non stimano quelli che vogliono che tal fosse lo stato del paesc ai tempi dell' Odissea. Nel progresso di questa storia ritornerò sopra una congettura , giusta la quale Suessa Pomezia non sarebbe che Aurunca Suessa.

arche su questo re , si dileguano ad on ponderato esame. l'abolizione della legislazione di Servio non può essere ammessa senza restrizione ; perchè la disposizione dell' armata in manipoli presuppone delle centurie ed un censo, ed i comizi che seguitano immediatamente la caduta di Tarquinio non lo presuppongono meno.

In quanto a' suoi atti di particolare tirannide, bisogna tenersi tanto più circospetti , quanto più l'ignobile spirito di parte ha come lecita e quasi di dovere l' esagerazione dei falli dell'uomo caduto , per non dire l' aperta calanpia. La taccia che gli attribuisce l' istituzione dei sacrifici umani (352), tiene alla natura di cotali invenzioni ; e siccome por sempre la calunnia assume anch'essa un cam rattere nazionale vi fu chi disse ch'egli inventò i tormenti della tortura (353), e che fece castrare dei giovanetti , e che contaminò delle novelle spose (354).

La legge tribunicia mostrava che Bruto fece bandire i Tarquini in qualità di tribuno dei celeri (355). Per lei si sa ch’ era investito d' una tal dignità ; il poema che parlava della sua pretesa imbecillità non poteva nè saperlo nè ammetterlo. Gľ annalisti hanno raccolto l'una e l' altra. Il soprannome di Bruto fu forse l' occasione del racconto poetico , abbenchè forse ebbe tutt'altro significato che quello che gli si dà. Io ricorderò soltanto che in Osco Bruto vuol dire uno schiavo (356); ora niente di più semplice che di credere che così lo chiamassero i pas

Niebuhr T. II.

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tigiani di Tarquinio , e ch'egli e i Romani se ne compia, cessero come d'una celia.

E quantunque abbia aspetto d' un'azione storica l'es, sersi raccolti Lucrezio con Valerio , Collatino con Bruto nella casa profanata ed ivi giurato insieme il bando dei tiranni , però questo giuramento dei quattro Romani non è che il simbolo della concordia fra le tre tribi patrizie e la plebe. Tuttavia la mia intenzione non è di oppugnare che ciascuno dei quattro personaggi cosi nominati abbią rappresentato il proprio ordine , giacchè forse tennero il governo della repubblica sino all' organizzazione del corso lato. Valerio vi stette per la tribù sabina ; e che Lucrezio appartenesse ai Ramneti è ciò che risulta dalla circostanza recata dalla tradizione che fa passare i littori da Valeria a lui come al più nobile (357). Ma ciò risulta ancor d'ava vantaggio nella sua qualità di prefetto della città, qualità che era legata alla dignità di primo senatore ; ora costui era il primo fra i dieci primi Ramneti : Lucrezio in gran zia di ciò era dunque interré. Collatino come membro della gente tarquinia era pei Luceri (359), e Bruto pei ples bei (360).

L’istoria della disavventura di Lucrezia e dell'espulsione dei Tarquinj si lega necessariamente a quella del campo d'Ardea. Ora nel trattato conchiuso dai primi cone soli con Cartagine (361) noi vediamo il popolo d'Ardea cosi protetto come quello d' una città latina sottomessa a Roma ; è dunque impossibile di credere nell'asserzione che si facesse una tregua di quindici anni al momento della rivoluzione. L'esistevza di questa guerra non può essere difesa che a forza d' arbitrio con cui per lo più procedono quelli che in tali tradizioni vogliono riconoscere qualche cesa di storico ; e ciò per l'ipotesi che l'armistizio è si

Ardea.

Ora in una narrazione ove le traccie dell'invenzione , e dell'alterazione si trovano pertutto io non abbandopero come puramente enigmatico ciò che vi può essere di strano rapporto a ciò che sappiamo di Collatino ; anzi imprenderà a decifrarlo. Una cosa ripugnante al punto d' essere incre dibile si è che la morte di Lucrezia non ha potuto servire di garanzia per preservare lo sposo dall'esiglio e forse neppure i suoi figli. Il torto del popolo a questo riguardo non potrebbe essere smiouito da quei luoghi comuni a cui si ebbe ricorso quasi da due mila anni sulla sospetiosa ingiustizia dei repubblicani. Che si direbbe poi se l'unione di Collatino colla figlia di Tricipitino non fosse che una invenzione per ispiegare ed anche per iscusare la nomina d'un Tarquinio al consolato.

Ad Atene si tolse subito ai Codridi insieme al grado Jo splendore della dignità reale poscia il potere chiuso in

ma che la dignità d'Arconte fosse d'anno in anno aperta ad altre famiglie, e in progresso ai più agiati fra gli Eur patridi finchè per ultimo, quando non fu più che una brillante apparenza vi poterono aspirare tutti quelli che godevapo della pienezza dei diritti di cittadino. In altre città della Grecia si vide al medesimo modo il poter supremo, o ciò che lo ricordava , trapassare dai re ai pritani delle case a cui questi re aveano appartenuto. Si potrebbe stimare che in una monarchia elettiva come quella di Roma non vi avesse necessità di tali intermediari. Non per tanto se in effetto si riguardava diggià la potenza dei Tarquinj come ereditaria se con essi le minori genti erano talmente preponderanti che i più nobili potcrono essere determinati

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