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gran uomo. E l'accrescimento del censo dopo il 246 si spiega assai bene, se nel 252 fu stipulato coi Sabini una pari eguaglianza di rapporti, non con tutta la nazione, ma coi cantoni più vicini. Se non che l'esecuzione di questo trattato non ebbe lunga vita come la indicata diminuzione che lo tenne dietro (455).

LA DITTATURA.

Si ferma la nomina del primo dittatore nel decimo anno dopo li primi consoli e T. Larcio era nominato dai più antichi annalisti come il primo dittatore. Fra le molte indicazioni discordanti, la vanità della casa Valeria citava altresì un nipote di Publicola. A norma della fissazione dell'anno che noi abbiamo recato Larcio era allora console e sarebbe stato investito solamente d'una più grande potenza. Un'altra narrazione cita l'occasione di questa creazione, dicendo, come è molto verosimile, che una scelta sventurata aveva abbandonata la repubblica a due consoli della fazione tarquinia, i di cui nomi in progresso divennero dubbi, non so se per l'effetto dell' indulgenza o della calunnia.

E' riconosciuto che il nome ed anche l' essenza della dittatura come potenza reale per un tempo limitato, sono d' origine latina; il dittatore di Tusculo negli antichi tempi, quello di Lanuvio ad un' epoca più recente appartengono all'istoria, e secondo alcuni libri rituali latini che si fondavano sopra tradizioni albane (454). Macro ha potuto mettere avanti che questa magistratura aveva esistito

ad Alba (455), benchè bisogni ancor meno pensare di possedere una storia d'Alba che una storia di Roma anteriore a Tullo Ostilio. Nondimeno i latini non si limitavano a nominare dei dittatori per le loro città essi lo facevano per tutta la nazione. Un frammento di Catone ne insegna che il tusculano Egerio era un dittatore di questo genere per tutto il Lazio (456) ed è un barlume che per verità non conviene seguire che con precauzione. Se in vece di questa supremazia che non durò che assai breve tempo dopo la rivoluzione Roma ed il Lazio erano congiunti in eguaglianza di diritto, il comando, l'imperium, doveva alternare, e questo spiegherebbe perchè i dittatori romani non erano nominati che per sei mesi, e perchè vi aveano ventiquattro littori; era il simbolo del comando riunito dei due stati; insieme i consoli non ne aveano che dodici che andavano dall'uno all'altro. Così il principio della dittatura non era rivolto agli affari esterni e ciò spiegherebbe come i consoli sussistevano a canto del dittatore ; potrebbe essere che a differenza della dignità di magister populi, la dittatura fosse stata conferita talvolta a quest' ultimo, talvolta all' uno dei consoli.

Lo scopo dell'istituzione di questa carica ch'io accenno al presente col nome di dittatura che in progresso ha surrogato il primo, fu evidentemente di eludere le leggi valerie e di ricomporre le leggi sui plebei (457) dentro le mura e nei limiti di un miglio; perchè la legge concedeva l'appello al comune pei giudizi dei consoli, e non per quelli emanati dalla nuova magistratura. Ne pare che quest'appello sia mai stato stabilito neppure allorchè la potenza dei tribuni si sviluppò di soverchio: si preferiva di lasciar sparire la dittatura e la tradizione racconta assai giustamente come il comune fu spaventato dalla creazione d'un dittatore (458).

Festo innoltra formalmente che in principio le genti non aveano contro il dittatore il diritto di ricorrere ai loro comizi, che però possedevano di già riguardo ai re (459), ma aggiunge che l' ottennero. Come si conferma coll' esempio di M. Fabio che per suo figlio perseguitato dalla ferocia del dittatore, appellò ai cittadini, cioè a suoi pari, i patrizi nelle curie. I romani delle età posteriori non conobbero la dittatura che confusamente e per racconti ; dal 5o5 niun dittatore era stato eletto per la guerra, da Q. Fabio Massimo in fuori che lo fu nella seconda campagna della guerra di Annibale, l'elezione del quale però fu affatto aliena dagli antichi usi. Cominciando dalla guerra macedonica non si fecero più dittatori per tenere i comizi elettorali. Non fu che un titolo senza alcun rapporto all'antico diritto per la tirannide di Silla e la dominazione di Cesare. Onde è subito manifesta la causa dell' errore di Dione Cassio che mal conoscendo il privilegio patrizio premetteva espressamente che non v'era alcuna specie di ricorso, e che il dittatore poteva senza giudizio dannare a morte i senatori e i cavalieri (461). S intenderà del pari che Dionigi sognò che il dittatore decideva di tutto a suo piacere, perfino della pace e della guerra (462). Siffatte idee che hanno fatto nascere presso i moderni l'espressione della potenza dittatoria possono essere giuste rispetto a Cesare ed a Silla, ma affatto mendaci per la verace dittatura (465), Tant'ignoranza dell' antico stato di cose è la sorgente delle idee di Dionisio; cioè che il senato si contentava di

decretare che si nominerebbe un dittatore, la di cui vo

lontà poteva errare senza confine (464). Questa maniera di vedere, in grazia della precisione con cui fu enunciata, prevalse in tutto ciò che si scrisse sulle antichità romane: Ciò si poteva fare quando la scelta d'un dittatore non aveva altro scopo che di tenere i comizi, dove era indif. ferente qual fosse il dittatore; nella guerra d'Annibale, 542; il console Valerio Levino riclamò quest' attributo come diritto (465), e conviene che nella prima guerra punica si fosse già per avventura praticato; altrimenti P. Claudio Pulcro non avrebbe potuto nominar M. Glicia, per derisione. Ma in nessun tempo l'arbitrio d' un unico elettore ha potuto conferire il regio potere. I libri sacerdotali avevano conservata la verità, dando, secondo il loro costume una rappresentazione storica dei principi della costituzione. Donde potrebbe venir senza ciò il preteso senatoconsulto, che portava che un cittadino nominato dal senato, gradito dal popolo, comanderebbe per sei mesi (466)? Il popolo è il populus ; onde si vede rinnovata l'antica elezione dei re per opera dei patrizi ; ed autentiche testimonianze attestano che così fatta era la forma seguita (467). Più soventi ancora, e per tutta la prima decade di T. Livio si riscontra la menzione del senatoconsulto per cui è nominato un dittatore, senza che sia fatta menzione del gran consiglio (468). Si rinnovò intieramente l'antica forma dell'elezione dei re : il dittatore nominato doveva ottenere l' imperium chiedendolo alle curie (469). Questo diritto di conferma rendeva inutile il voto su l' elezione preventiva del senato. Vi aveva urgenza nella creazione d' un dittatore, un augure qualunque poteva fare impedimento alle curie. E già era spiacevolissimo che ciò intervenisse agevolmente per la dichiarazione del console o per la legge sull'imperium. E dopo la partecipa

zione dei plebei al consolato, essendo sempre il senato più misto dei due ordini, fu un vantaggio per la libertà pubblica di fortificare il diritto di nomina nel senato, poichè l'elezione non poteva essere trasferita alle centurie. Nelle antiche forme dello stato la dittatura di un plebeo era impossibile e siccome nel 598 G. Marzio fece passare questa dignità al suo ordine, dopo che è detto formalmente che nel 592 i patrizi confermarono una nomina, è quasi certo che il cambiamento ebbe luogo nell' intervallo. Nel 444 per anco la collazione dell' imperium non era per eerto una vana formalità ; ma lo diventò per la legge Menia; ed a datare da questa legge, fu abbastanza che il console consentisse a proclamare colui che aveva designato il senato. Ormai la dittatura, in ragione dei progressi della libertà popolare, non doveva occorrere che assai di rado, tranne che per le cose insignificanti. Se in questo caso la nomina era abbandonata ai consoli, dovettero pretendere di farlo altresì per le poche occasioni in cui questa dignità poteva avere qualche importanza (47o). Tuttavia quando P. Claudio usò di questo privilegio per derisione, la ricordanza dell'antico stato di cose era così recente che il senato avrebbe potuto annullare la nomina scandalosa ; e probabilmente non occorreva la ragione che avrebbe fornito la legge citata da T. Livio e che restringeva l' eligibilità ai consolari. Una legge di questi primi tempi non poteva parlare che di pretori e di pretoriani ; per cui continuando il pretore ad essere tenuto come collega dei consoli non v'era contraddizione che L. Papirio Crasso fosse fatto dittatore (nel 415 ). Forse gli altri casi che sarebbero contrari alla regola, se si intendesse rigorosamente dei soli consolari, si spiegherebbero del pari se si possedessero dei fasti pretoriani (471).

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