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In numerosi brani d'autori è detto chiaramente che il dittatore sceglieva liberamente il generale di cavalleria. Nulladimeno conviene che questo fosse pure un uso assai recente; ed una volta almeno la sua nomina è attribuita al senato con tanta precisione ch è pari a quella del dittatore, come in principio dell'instituzione è confidata in termini generali a degli elettori (472). Il plebiscita che nel 542 levò L. Fulvio alla dittatura gli prescrisse di scegliere P. Licinio Crasso per maestro dei cavalieri. È una cosa veramente buja la natura degli offici di questo dignitario nello stato; ma ben è certo ch' egli non era semplicemente maestro di cavalleria, e luogotenente del dittatore in campo. Io congetturo che fosse eletto dalle centurie plebee dei cavalieri, come il magister populi dal populus, i sei suffragi, che egli proteggeva (473). In quest'ipotesi il dittatore avrà tenuta l'elezione, voglio dire che avrà fatto votare le dodici tribù in favore del suo candidato ; il che sarà stato negletto in progresso e non avrà nominato che quegli che gl' era aggiunto,

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lL COMUNE PRlMA DELLA RITIRATA ED I, NEXI.

La nomina del dittatore per curie è un passo retrogrado che svela il sistema di togliere al comune i vantaggi e gli onori che gli assicurava la legislazione di Servio finchè gli fossero rimaste le cariche. Fu il preludio d'una usurpazione ben più dolorosa che tolse ai plebei la nomina dei consoli per centurie, come gli era già stata tolta la partecipazione al consolato. Coll ajuto del poter dittatoriale, sia esercitandolo, sia minacciandolo, i dominatori poterono intraprendere di privare i franchi livellari di tutti i diritti del loro ordine, e di ridurli individualmente in servitù. Condotti con circospezione sarebbero forse riesciti i rei disegni, i quali fallirono per una pazza impazienza, ed una cupidità di giungere all' usurpazione, onde calpestando troppo apertamente i sensi liberi e generosi, gli apparecchiarono un libero campo.

Dopo l'espulsione dei Tarquini i governi s'erano mostrati benevoli verso il comune; si dice che fossero abolite le dogane e che per ovviare all'usura dei mercanti, la città facesse da se il commercio del sale (474). Quando si aggiunge che il comune fu francato dall' imposta ciò significa o che tutto il carico della paga delle truppe cadde sugli aerarii, oppur che fu messo dall' un dei lati tutto il sistema di tasse arbitrarie introdotto dai Tarquini. Le leggi Valerie rivocarono le buone leggi di Servio, in ciò che risguarda l' esistenza, la sicurezza personale e l'onore, Onde si vuole che i primi consoli abbiano rimesso in vie gore le leggi che interdicevano di mettere le persone in pegno (475); ben inteso che furono rinnovati i corpi e le loro riunioni. Ma, Sallustio dice, che i governanti non stettero fedeli alla giustizia ed alla moderazione che fin che durò la paura dei Tarquini, e fin che non fu compita la gran guerra d'Etruria. I patrizi chhero poscia i plebei come schiavi, onde da tiranni si presero trastullo delle persone e delle vite, cacciandoli dal dominio pubblico, e governando tutto soli. Oppressi da queste enormità, e specialmente saccheggiati dalle usure tutti quei del comune si concitarono alla ribellione, stanchi di spandere in continue guerre il proprio avere ed il proprio sangue. Il grandissimo dei padri della chiesa occidentale s'attenne a questa descrizione come al più limpido vero (476). T. Livio racconta nel medesimo senso che si cercò il favore dei plebei fin che Tarquinio visse in esiglio; ma che dopo la sua morte cominciarono i mali trattamenti dei grandi (477). Replico che rispetto a questo periodo sono veramente vani i termini cronologici ; tuttavia mi par troppo offesa la ve. rosimiglianza quando T. Livio accumula nel medesimo anno la morte del re, i subiti mutati portamenti dei patrizi, e la prima sedizione. Probabilmente qualche annalista avrà fatto menzione di questo male che cresceva d'anno in anno, e per forma d'introduzione ne avrà ricordati i progressi dal momento in cui pervenne a maturità. Nè mi pare incredibile che l' oligarchia aiutata da tutti i terrori della dittatura sia stata così prepotente di ricondurli alla antica legislazione sui debiti ; ma che questa legislazione sia rimasta intatta al tempo della pace sra i due ordini, e che abbia anzi sopravvissuto d' un mezzo secolo alle leggi di Licinio, è ciò che rende assai dubbioso il racconto che vuole che dai primi tempi fosse stata già due volte abo

lita, Che che ne sia la differenza di diritto fra i due ordini, che più tardi fece sentire il bisogno della legislazione decemvirale, aveva delle radici sì profonde, che sopravvisse di quattro generazioni alle dodici tavole. Per cui T. Livio rendendo conto dell'abolizione della cattura per debiti aggiunge che da questo momento cominciò una nuova libertà per i plebei (478). Senz'altro quest' aggiunta appartiene più presto agli annalisti che a T. Livio ; e può essere tenuta per un'asserzione precisa di ciò che si saprebbe altronde senza dubbio con un' intiera certezza, ma solamente per via di conseguenza si sa che la durezza di questa legislazione non opprimeva che i debitori plebei. Non può mai esservi stato pei patrizi nè cattura personale per convenzione, nè servitù per conseguenza d'addizione. Ora se ciò non fosse stato che un' equa consuetudine per governo degli antichi cittadini non ne sarebbe venuta discordia fra loro. Il comune avrebbe potuto con una deliberazione adottare il medesimo sistema e ricevere agevolmente la ratifica della classe dominante se ve ne fosse stato bisogno. Sventuratamente era dell' interesse dei patrizi la conservazione di questo crudel diritto di cattura come ogni altro privilegio dell' ordine. Tito Livio stesso malgrado i suoi pregiudizi non dissimula ciò che si leggeva negli annali che ogni casa patrizia era divenuta il carcere dei debitori, e che nei tempi di gran miseria si conducevano ad ogni seduta del pretore verso le case dei nobili turbe di schiavi incatenati (479). In Dionisio il re Servio dice che le crudeli usure per cui i patrizi riducono in servitù gli uomini liberi, e le loro pretese ad usurparsi tutto il dominio pubblico, sono le cause che li eccitavano a meditare la sua morte (48o); e nell'ultimo avvenimento quando le atroci conseguenze di sì fatto diritto condussero la sua abolizione, l'usuraio Papirio è un patrizio, Caio Publio sua vittima, un plebeo. Ed anche in queste circostanze non appaiano conne potenti che operano ad un tempo per se e per gli altri; si tratta esclusivamente del loro interesse. Avviene lo stesso anche nell' anno 597 ; in cui una giusta moderazione dell'usura dell' interesse, sancita dai plebei con qualche sollecitudine, offende i patrizi (481). Noi non potremmo presupporre che i plebei fossero stati sprovvisti del diritto d'agire secondo il medesimo sistema, e solamente quando volevano sospingerlo oltre i termini erano frenati da quelle autorità d' onde originarono i tribuni del popolo, come lo furono più tardi dai tribuni medesimi; d'altronde il plebeo avrà potuto schermirsi della persecuzione d' un uomo del suo ordine, facendosi cliente d' un patrizio. Ma probabilmente la più parte dei prestiti non erano conchiusi che sotto i nomi dei patrizi per conto dei loro clienti che dovevano figurare nella persona del loro patrono, e che vi trovarono il più gran vantaggio. Lo straniero che faceva questo genere d' usura, oltre che portava le gravezze generali della clientela, aveva senza dubbio, come gli affrancati da pagare al patrono un diritto particolare.

È tanto più sorprendente di non trovare in quegli antichi tempi alcuna traccia d' usura esercitata dai plebei, in quanto che nelle ultime epoche della repubblica si pose precisamente fra i cavalieri Romani; quantunque Catone dichiarasse che non la stimava altrimenti che un furto di strada. All'incontro fra i membri di poche case patrizie che c'erano ancora, se ne citarebbe difficilmente un solo che facesse quel vergognoso guadagno. Esempio memorabile che le virtù ed i vizi non sono l'eredità di famiglie o di parti della nazione, ma che il potere di agire secondo il

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