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vi fossero fra loro dei meteques nel senso della greca legislazione; quantunque io creda che non si trovi menzione di simili clienti. Non è possibile che Roma abbia reso il suo diritto di città anche quello dei gradi più bassi talmente accessibile che se lo potesse usurpare ogni cliente aderendo ad un patrono. Quale sarebbe stato in questo caso l' utile degli isopoliti ? e non è credibile del pari che degli stranieri, prima che fosse stato creato un pretore speciale per essi (552) abbiano potuto comparire in persona dinnanzi ai tribunali (555). Simili stranieri possessori erano veramente meteques, e congetturo che una parte degli affrancati viveva sotto le medesime condizioni. Somiglierebbe sì poco all'antichità che due forme avessero, affatto il medesimo scopo, e la loro differenza potè smarrirsi così agevolmente ch'io non posso persuadermi che l'affrancamento per vindicta e quello per census (554). abbiano conferito la medesima specie di libertà. Gl'italiani inscritti nel censo potevano acquistare il diritto di cittadinanza, ma è fuor di dubbio che per aver com' essi il potere d'esercitar questo gran privilegio, non necessitò di esser libero in prevenzione: ora io stimo che questo e non altrimenti poteva intervenire allo schiavo per la vindicta; nell' istesso modo che prima della censura di Appio Claudio, non conseguiva pel census un dritto maggiore di quello degli aerarii (535). Nell'una e nell'altro epoca restava cliente di colui che l'avea fatto franco, come uomo, libero senza diritto di cittadinanza, e come cittadino romano: nella prima non avrebbe avuto che la condizione d'un meteque. Probabilmente gli affrancati e le loro posterità costituivano la maggior parte de clienti, la di cui razza primitiva, quella del tempo di Romolo doveva essere in gran parte scomparsa. Fra i meteques e gli aerurii eranvi gli operai, e il plebeo che abbandonava l'agricoltura passava all' esercizio dei diritti di città a cui erano ristretti. Nè mancavano degli onori dei corpi sanzionati dalla legge, e i maestri delle loro arti erano così riputati che si nomavano da Numa avendolo per fondatore; erano nove : i sonatori di flauto, gli orefici, i carpentieri, i tintori, i conciatori di corame, i calderai, i vasai; la nona maestria poi comprendeva tutte le altre professioni in genere (556). Questa parte dello stato non ebbe mai lo sviluppo a cui era senz'altro destinata, poichè le maestrie erano legate alle centurie, per via dei carpentieri, suonatori di tromba e di corno, come i patrizi per mezzo dei sei suffragi ( sex suffragia ). Quelli che erano suburbani indipendenti ed isopoliti che non si erano offerti ad alcun patrono ( se tuttavia stette un simile diritto) ed oltre a ciò i discendenti dei clienti i di cui vincoli erano rotti per l' estinzione della casa dei loro patroni, stettero estranei alle discordie dei primi cittadini e del comune, come lo surono i membri delle maestrie di Firenze alle dissenzioni che divisero le case di Guelfi e di Ghibellini. In quanto ai clienti è probabile che fossero tutti agli ordini dei patrizi.

L'EMIGRAZIONE DEL coMUNE, IL TRIBUNATo
DEL POPOLO.

Potrebbe essere che in questa scissura della nazione la preponderanza del numero non sia stata così decisiva dai lato dei plebei come probabilmente lo crederebbe ciascuno

Niebuhr T. II. I6

e sarebbero disposti a crederlo anche coloro che si francar rono dell' errore secondo il quale i patrizi d'allora erano una nobiltà mentre che cotesta nobiltà era realmente divisa fra i due ordini. Se rispetto al numero, l'esito di un combattimento non fosse stato dubbio pei plebei, le cose essendo sventuratamente venute a questo punto non si sarebbero mai contentati d' una convenzione che non gli rendeva che una parte dei diritti che gli erano stati involati. Frattanto il comune quand' era unito con un sol individuo era visibilmente sì forte che dal lato degli avversari, vi avea cecità completa a non dividere le sue diverse classi, ma ad offenderle ed esacerbarle tutte insieme; negando a nobili e ricchi le dignità della repubblica; offendendo il notabile che senza ambizione tenea da uomo dabbene all'onore del suo ordine, struggendo i diritti e le libertà di tutti; offendendo l'una e l'altra classe nell'onore degli individui, pei cattivi trattamenti che minacciavano sopra tutti gli uomini più prossimi all'autorità, e che portarono maggior disperazione nelle anime bennate; offendendo colui che aveva bisogno di denaro e tutti i poveri mantenendo l'orribile diritto di cattura e pegno della persona per debiti ; per ultimo escludendo grandi e piccioli dal dominio pubblico, ove molti di quelli che avevano perduto ogni cosa per la diminuzione del territorio avrebbero potuto porsi. Supponendo anche che non fossero state abolite le leggi Valerie, supponendo che venti tribuni d' allora abbiano avuto il diritto di svellere dalle mani dell' esecutore colui che era condannato a delle pene corporali di condurlo al tribunale del comune, che convocavano poichè non avrebbe potuto congregarsi tumultuariamente . . . male a colui che l'avrebbe osato contro Appio Claudio !

Fu nel 259 al tempo del consolato di P. Servilio che una scintilla mise il fuoco in questa congerie di materie combustibili. Fuggito dalla prigione del suo ereditore, coperto di cenci, pallido ed estenuato dalla fame, un vecchio i di cui capelli e la barba attestavano l'estrema miseria, implorò nell'estrema agonia l'assistenza dei quiriti. Mostrava ai sopravvenienti i segni sanguinosi degli inumani trattamenti, raccontò che dopo aver partecipato a ventotto battaglie (557), dopo aver veduto la sua casa e tutto il suo avere saccheggiato e consumato dal fuoco nemico, la carestia della guerra d'Etruria l'avea forzato a vendere ogni cosa (558), onde in progresso gli fu necessario vivere di prestiti, ed il debito così crebbe per l'usura che infine il creditore se lo fece aggiudicare insieme a suoi due figli e li aggravò di catene. Molti ravvisarono ne' suoi lineamenti travvolti un valoroso capitano. La compassione, il furore sparsero il tumulto in tutta la eittà ; si raccolsero insieme e quelli ch'erano impegnati, e quelli ch erano liberi, e tutti riclamarono un rimedio all' universale miseria. Il senato non sapeva che fare, il popolo si rideva dell'ingiunzione di farsi scrivere nelle legioni che si volevano formar contro i Volsci per istornare la tempesta ; giacchè in questi tempi i Volsci sono al pari dei Sabini nominati come nemici di Roma essendo allora in pace coi Latini e cogli Etruschi. La forza era impossibile, ma quando P. Servilio fece proclamare che chiunque era tenuto per debiti poteva presentarsi senza ostacolo pel servizio, e che i figli dei soldati finchè fossero sui campi non potrebbero essere offesi nel possesso della libertà nè dei beni paterni (559) corsero tosto a prestare il giuramento militare tutti quelli che erano impegnati. Condottiero d'una numerosa armata dopo alcuni giorni soltanto tornò a Roma il console pieno di gloria e di preda; era vincitore dei Volsci degli Aurunci e dei Sabini. Nulladimeno furono amaramente deluse le speranze concepite dal comune di vedere alleviata l'oppressione. Gli annali parlavano molto della resistenza che dal principio dei torbidi opponeva Appio Claudio ad ogni misura umana e savia e della sua ostinazione a tener i medesimi diporti finchè durò. Probabilmente riferivano queste cose dietro le memorie dei Claudi, che fieri del loro odio pel popolo, come i Valeri lo erano del loro amore ereditato avranno rappresentato il loro avo coi tratti caratteristici della casa, ma ciò non vuol dire che vi fossero dei contrassegni storici. Nel corso dei secoli vi furono fra i Claudi parecchi uomini notabilissimi ma pochi uomini grandi; ed appena si mostrò un'anima nobile prima dell'estinzione di questa gens, che stette in tutti i tempi simili a se stessa per il suo insolente orgoglio pel disprezzo delle leggi e per un inflessibile insensibilità. Questi Claudi erano tiranni nati e tuttavia pericolosi demagoghi; Tiberio non era più odioso degli antichi Claudi. Ed è veramente concorde allo spirito di questa casa che Appio Claudio abbia rinviati come si racconta, in prigione i debitori al loro ritorno della guerra ed abbia spietatamente aggiudicati i neci ai creditori. Ma non si poterono eseguire queste sentenze perchè i plebei erano in aperta ribellione. Essi proteggevano ogni condannato ed appena poterono sottrarsi alla lor collera gli usurai che avevano ottenuto gli odiosi giudizi, ed i giovani patrizi che nel lor zelo porgevano mano agli esecutori delle sentenze. Così passò l'anno (54o). Nell' anno seguente quando venne il momento di entrare in campagna, i consoli A. Virginio e T. Vetusio trovarono

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