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parte dei cittadini più potenti. Tale è l'origine dei tiranni che appaiono in tutta la Grecia nello spazio di 15o anni fino alla 7o Olimpiade. Taluni erano meritevoli di un nome così odioso ed odiato, ed erano tutti usurpatori; ciò in quanto al diritto; che in quanto alla persona erano bene spesso amorevoli, giusti, savi e d'una salutare influenza; perchè si fece sotto la loro dittatura che le forme novellamente create ebbero tempo di mettere radice e fortificarsi, facendo l'ufficio d'una potenza individuale e protettrice accanto lo stato, così che quando i tiranni si dismettevano dall'autorità si poteva bene rassomigliare ad un giovane nel più begl'anni costituito nell'età maggiore sotto un savio tutore. Non si venne ad una rivoluzione se non perchè gl' antichi reggitori si erano scansati d'accostarsi a dei ragionevoli patti, ed i Romani patrizi vi si sottrassero non già per senno o tempra di carattere, ma per l' instituzione del tribunato. E ben saviamente avvisa Cicerone quando fa notare (589) che per questa via si è dato uno sfogo alle furiose passioni del popolo, in quanto che i rappresentanti eletti s'assunsero il carico di far testa all'oppressione, indirizzando, addolcendo, e mettendo un piede come si dice, sulle faville. Tenendo dietro agl'esempi della storia greca non fu un lieve vantaggio per i patrizi l'esclusione del tribunato pronunciata sino dall' origine contro i membri del loro ordine, quantunque probabilmente i plebei si siano così governati per previsione in favor di se stessi. Nell'animo dei capi dell'ordine che intendevano pei loro discendenti alla partizione delle dignità curuli, il tribunato altro non fu che un istituzione di trapasso che doveva tantosto spegnersi appena che si fosse toccato dove si mirava. Come intervenne disfatti; i plebei si rifecero ogni giorno più riputati e poderosi, dove invece i patrizi si condussero in così basso stato di non essere più che un picciolo numero di famiglie, non che una parte della nazione. La nobiltà dell'uno e dell' altro ordine si porse la mano e crebbe di nuovo lustro; così come ordine la plebe non ebbe più a spaventarsi d' essere conculcata, e il tribunato stette come prima. Stette ma vestì un'indole diversa sorgendo a rappresentanza di tutta l'intiera nazione, nè i patrizi pure eccettuati quantunque non avessero voce per eleggere, nè diritto d'essere eletti. E non prima d'ora fiorì in riputazione il nome dei tribuni del popolo, con cui siamo usi di designarli ; anzi vi siamo così corrivi che ci sarà quasi impossibile di dismettersi dall'usanza di qualificarli a questo modo anche rispetto alle prime epoche in cui un tal nome non gl' è per anco meritamente accomodato (59o). Popolo nel suo vero significato non è altro che l' universa nazione, e la sua assemblea, come fu a Roma dopo la legge Ortensia, è ben altrimenti sovrana che quella del senato. Nulladimeno la parola popolo in grazia dei suoi moltiplici sensi, commove gli spiriti a modo d'ebbrezza, tanto che lo storico di scrupolosa coscienza s induce a chiamarlo con altro nome. Noi possiamo riputarsi fortunati se nei tempi di tumulti e di parti la lingua e le instituzioni dei nostri padri ce ne profersero uno più positivo ed innocuo. Negl'ultimi casi di Roma repubblicana, la potestà tribunizia in grazia delle mutazioni sopravvenute nelle relazioni politiche ed in forza delle sue usurpazioni sale a così eminente grado che trapassa di molto i consoli, il senato e il popolo stesso, mentre non vi fu alcuno che si sia lasciato così istruire dall' esperienza del passato d' apparecchiare un simile puntello per le altre parti dello stato, che ne avrebbero avuto tanta necessità al presente come una volta i plebei. Anzi in progresso le cose vennero a un termine che i tribuni non furono più i rappresentanti e la salvaguardia della nazione verso il potere sovrano, ma piuttosto dei tiranni eletti fino che duravano i loro magistrati, una specie insomma di convenzion nazionale : così nell'ebbrezza della rivoluzione si sognò che il potere ch era stato acconsentito in un'elezione (in cni la più parte degl' elettori danno le loro voci senza aver il minimolume di quel che si fanno ) costituiva realmente un poter senza fine. Tuttavia questo non accadde che sul finire del tribunato ; giacchè nei cento cinquant'anni dell'istoria che andiamo discorrendo c incontreremo in un periodo d' una gara immacolata tutta a conforto degl' interessi più cari all'ordine ed alla patria comune, gara per cui i tribuni salirono a tanta altezza che furono per lungo tempo forti e gloriosi.

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(1) Dionigi, IV 14 p. 219. – Quivi ripeteremo che la pa

rola famiglia non deve essere intesa nel suo ordinario significato, non trovandosi forse nelle lingue moderne un vocabolo che risponda affatto alla gens dei latini, cosicchè noi ci indulgeremo di tratto in tratto l'uso dell'espressione originale, giacchè la parola casa non può far sempre lo stesso servigio. (2) Ciò non fa impaccio a chi tiene le armi in mano d'usurpare colla violenza il potere. Così fece Amasi: in quanto ai Maratti coi loro principi si può dire che spettassero ad una classe più bassa, (3) Così le famiglie del paese di Ditmarsen accoglievano come cugino lo straniero che poteva far sede della sua nascita civile coi registri, dell'origine e della natura delle

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