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sue occupazioni; nè era avuto in minor stima che se fosse stato indigeno e del medesimo sangue. (1) Demote membro del medesimo villaggio. (4) V. come Aristotele chiama i discendenti d' un comune antenato, - (5) Vedi il noto passo di Stefano di Bisanzio. (6) S anche i Lombardi diedero il nome di Fara a cosisfatte aggregazioni di famiglia, non può essere che l'effetto del caso, (7) Abbiamo debito di questo particolare al maggiore Perrevos; e si riscontra nella sua bella storia di Sulì che era generalmente letta e che senza dubbio accese più d'un cuore per la libertà nei tempi di belle speranze per la Grecia. Fauriel gli fece eco nell' appendice alla prima parte. Quest'indicazione s'applica altresì a tutti i popoli Albanesi o Romani che stettero liberi sino al momento in cui Alì Pascià conquistò tutte le città veneziane della costa d'Epiro. (8) Polluce VIII, 9, 111, (9) Arpocrazione. Tutti i passi che vi si riferiscono furono raccolti a sazietà nelle note d' Alberti sopra Esichio. Vi si potrebbe aggiungere una chiosa sopra Filebo, pag. 8o, ed un passo degli Anecdota Graeca di Bekker, tom. I , pag. 227, 9, che Eustachio aveva sotto gli occhi. Si potrebbe accostare ad un altro passo di Demostene contro Eubulide, pag. 1519, 26. Sarei tentato di corregere nella legge di Solone I, 4 D. de collegiis un passo alterato. Questa variante mi par più facile che qualunque altra che forse si potrebbe pur fare. (Io) Si è nel Lessico Rettorico citato nella nota precedente che mi parrebbe più formale. - (11) Mi pare il medesimo concetto che si aveva una volta d'un antico cristiano in Ispagna. (12) Nella raccolta dei discorsi di Demostene se ne può avere un esempio dei Briziadi. Vedi quello contro Neera, pag. 1565, edizione di Reiske, - (15) Vedi nel medesimo discorso il decreto che dà diritto di borghesia ai Plateensi, pag. 1385. (14) Ho diggià segnalato altrove come un errore appartemente a Barthelemy, l' assertiva che malgrado le testimonianze più solenni acconsente novanta Genos ad ogni dieci tribù (Viaggio del giovine Anacarsi capit. 26); ma fu tratto in errore da Saumaise. La dissertazione che scrisse quest'ultimo a così fatto proposito mi pare affatto manca. (15) Arpocrazione. Si può inferire con qualche ragione che quando Chio ebbe le leggi, gli Joni avevano in riverenza un eroe chiamato Omero. (16) Ut ab Emilio homines horti Emilii ac Gentiles. De L. l. VII, 2 pag. 1o4, Bib.; è Saumaise che mi ha fatto vedere questo passo.

t a (17) avymevet, nevvivat. E' così che l' adopera Erodoto ( V. 66) ed Iseo; Dionigi lo fa sempre. L'uso del discorso incerto e vario pure ad Atene s'era appalesato da lungo tempo nel senso della parentela. (18) Vedi la Topica di Cicerone, 6, 29. Questa desinizione è accomodata alle instituzioni del tempo; e mira a designar quelli che avevano diritto alle successioni dei gentili. Alcune generazioni più prima sarebbe stata redatta in una foggia più semplice e più concludente. Ma Cicerone non si occupava di far salire il senso della parola alla sua origine. (19) Non è che motteggiando che nomina Servio Tullio suo, alleato ( regnante meo Gentili). E certo non avrebbe motteggiato per nessun conto se avesse avuto credenza, in un origine comune. (ao) Festus, extr. S, v. Gens Aelia. (21) Genus Fabium et Cilnium , invece di Gens, T. Livio, II, 46, X, 3, 5. Genus Polyplusium , Plauto, nei prigionieri; Genus Aecidarum, Ennio; Genus armis ferox, Romani Generis dissertissimus, Sallustio ; Deum Gens Aenea i Per Genus, e Virgilio prese questa espressione in una formola pontificale. Secondo il significato generale s' incontra altresì l'assimilazione di una Gens ad una nazione. Tito, Livio , II, 45 , dice nomen Fabium come si direbbe nomen Latinum, e così fa Dione Cassio rispetto la Gens Cornelia. : - s (22) Era cosiffatto quello che facevano i Fabi sul monte quirinale. T. Livio, V, 46.

Dionigi, VI, 69, p. 595, de Servio ad Aem. (24) Si piacevano di originare da Ercole; la loro qualità di Sabini pareva procedere dalla posizione della loro cappella sul monte quirinale. Avrebbero dunque adorato Semo Sanco. E potrebbe essere che sotto la parola Fabilius, evidentemente alterata da Dionisio, convenisse riconoscere Fabius.

(25) Tito Livio, I, 26. Sacrificia piacularia Gentis Horatiae. (26) Dionisio, II, 1o, pag. 84, d. (27)

Excerpt. Dionisii; Maj. XIII, 5. Secondo il linguaggio ordinario di Dionisio è chiaro che per Singheneis si ha da intendere i Gentiles. Vedi l' indice greco di Silburgo. Singheneis d'Isagora che sacrificano a Giove di Caria sono Genneti, Erodot. V, 66. T. Livio avrà trovati questi Gentili in un annalista citati come Tribules di Camillo, cioè Tribules Patritii. (28) Appiano, Annibale, 28, scriveva la guerra dopo Fabio. (29) Politica, II, 8, pag. 44. (5o)

(51) 5oo invece di 5o4 , 36o invece di 565. (52) E' una osservazione di tutta sagacità dovuta al consigliere Heinzelmann che la consegnò in un piccolo scritto

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pubblicato nell' anno 1792 intitolato : Ueber die ditmarsische Nemede ; è il primo trattato che sia uscito sulla costituzione e sulle leggi degli avi nostri, e sventuratamente è rimasto anche l'unico.

(55) Vos solos gentem habere. T. Livio X, 8. (54) Cicerone, de oratore I, 59. – La pretesa dei Claudi

patrizj era in contraddizione con la desinizione che noi abbiamo citata sulla Topica di Cicerone, e che esclude dalla Gentilità i discendenti degli affrancati. Probabilmente questa contestazione fu giudicata contr essi, e forse è in virtù di una tal decisione che Cicerone dinegò i diritti dei Gentili agli affrancati. Io stimo che fosse a torto. Noi sappiamo da lui che non si deponeva sulla sepoltura comune che il corpo o la cenere di quelli che partecipavano al culto ed alla Gens (de legib. II, 22 ), e la tomba dei Scipioni ha raccolti molti affrancati, (55)

Plebes dicitur in qua Gentes civium patriciae non insunt. Aulo Gellio X, 2o. Prima della legge Licinia, jus non erat nisi ex patriciis gentibus fieri Consules, Id. XVII 21. Invece di patrizio T. Livio dice Vir Patriciae Gentis, a proposito di Lucio Tarquizio, III 72 ; di P. Sestio III, 35; di Manlio VI 11. – E' probabile altresì che rispetto l' Italia greca e quegli antichi tempi, Patriziato e Genti inferissero la medesima significazione in quanto al modo in cui si usavano queste parole. Non conviene dunque ammettere la variante che ne fa leggere évyeady nel passo di Polliene, ove è detto che quando Gerone nella sua guerra contro gli Italiotti prendeva tinas ecmalotus ton sugghenon e plusion se li conciliava colla sua affabilità; perchè chi avreb

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