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28o patres auctores fierent. Dopo questo si procede all' elezione di Numa cap. 22 Tullum . . . . regem populus jussit, patres auctores facti 52. Ancum Marcium regem populus creavit, patres fuerunt auctores 51. Servius injussu populi, voluntate patrum regnavit.

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T. Livio VI, 42, a proposito dell' elezione di L. Se

stio al consolato: ne is quidem finis certaminum fuit. Quia patricii se auctores futuros negabant, prope secessionem plebis . . . . res venit, ec. Sallustio discorso di C. Licinio Macro pag. 267 : virilia illa quo ... libera ab auctoribus patriciis suffragia majores vestri paravere. Sallustio teneva di certo sotto gli occhi un discorso di Macro, così dotto nelle cose antiche. Dionisio ha pure parlato sopra una transazione del medesimo genere VI, 9o, e, X, 4. Noi ne riparleremo all' occasione dell'istituzione del tribunato. Si vede germogliar quivi un autore romano: scometterei che è lo stesso Macro perchè Dionigi non aveva un filo per trarsi da questo labirinto. Nella declamazione intitolata pro domo, 14, 58, vi si parla di patrizi nel senso più stretto e vi si dice che se si fossero spenti la repubblica non avrebbe piu nè Flamini nè Sali, nè auctores centuriatorum et curiatorum comitiorum. Quivi il Retore dotto per metà, e che poteva aver letto i passi della repubblica di Cicerone che noi abbiamo trascritti (nota 61 ) fallisce al punto di dimenticarsi che ai tempi di Cicerone non vi erano altri Comizi per curie che certe apparenze di assemblee convocate per approvare ogni cosa.

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Procuratori.
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I 5o Senatori corrispondevano ai 5o giorni del mese: i 5oo di Roma ricordano la somma dei giorni dei 1o mesi dell' anno ciclico. I Genos d' Atene sono in armonia coi giorni dell'anno solare di 12 mesi. Giammai nelle istituzioni politiche dell' antichità i numeri sono arbitrari, e quando hanno qualche cosa di straordinario richiamano a giusto titolo un' indagine più accurata. Ed è appunto per queste correlazioni ch' io spiego il numero singolare de Senatori di Cartagine: erano 1 o4 (Aristotil. polit. II, 9 ), cioè il doppio del numero delle settimane dell'anno, il di cui uso affatto indipendente dalla festa del sabato, sarebbe stato comune ai Fenici ed ai loro vicini. Quest' uso servì di base ad uno scompartimento del popolo, come i mesi presso i Greci, e presso i Romani. Un intenzione di questo genere è specialmente verosimile presso una nazione che aveva posti degli altari all' anno ed al mese, e che gli rendeva un culto religioso come a tante altre astrazioni: il che è narrato da Eustat. sull' orme di Eliano a proposito degli abitanti di Cadice, (66) Le due case non erano affatto eguali (Erodoto) e forse in origine non l' erano neppure le tribù dei Genos. Le tre case reali Argive della Storia Mitica, d'Annasagora, di Biante, e d'Amitaone, sono pure rafigurati come 5 tribù. (67) V” ebbe un' interregno nel 7o1 ; ma allora tutto era illegale ed arbitrario. (68)

T. Livio I, 17. Dionisio II, 57. Plutarco, Numa. (69) L' espressione di Dionisio I, c, prova che negli annali trovò le parole decem primi.

(7o) Dionisio II, 58 – III, 36, – IV, 8, nel progresso del racconto sull' elezione di Numa si sarebbe tentato di credere che l'interrec proponesse il regio candidato di sua propria autorità, ma questa apparenza è cassata dal racconto dell'elezione di Anco, a meno che Dionisio avesse scritto con distrazione. (71) Sarebbe stato l' officio dei Pontefici, avendo i re una parte così essenziale al culto divino. Essi presiedevano altresì ai Comizi delle curie. (72) De leg. Agraria II, 11. (75) , Judicia quae imperio continebantur allora non potevano ancora essere contenuti entro certi limiti. (74) Dopo che si scrisse tutto questo fui informato che Ernesti vi riconobbe la lex Curiata de imperio (exc). II, sopra Tacito. I suoi scrupoli sull'autenticità del monumento si sarebbero dileguati al primo vedere l' originale o se avesse saputo ch'era di già conosciuto sino dal tempo dei chiosatori e che lo si scambiava con una delle dodici tavole. Per questo la tavola fu portata come una reliquia nel palazzo Laterano. (75) Dionisio II, 14 – VI, 66. (76) Provocationem etiam a regibus fuisse declarant Pontificii libri, significant nostri etiam augurales. Cicer. de repub. II, 51.

- (77) Macrobio I, 15. Tusci nono quoque die regem suun salutabant, et de propriis negotiis consulebant. I sentimenti che tenevan viva la ricordanza di quest'uso potettero dar luogo a dividere le nene dalle nundine I, 15, e non per la ragione favolosa che si reca avanti. (78) Agri, Arvi, el Arbusti, et Pascuì, lati atque uberes definiebantur qui essent regii collerenturque sine regum opera atque labore. (79) Vedi il Tom. I nota 687 e la nota 76 di questo vol. (8o) Come nelle collezioni di tradizioni orientali e persino nel Pentateuco 4 lib. di Mosè cap. 56. (81) Vedi il Tom. I pag. 288 e 579. (82) Tiberine Pater te sancte praecor haec arma et hunc militem propitio flumine accipias (T. Liv. II, 1o), teque, Pater Tiberine, tuo cum flumine sancto. (85) Ennio 35 Bellum in trigesimum diem indicerant dice T. Livio però a norma del diritto feciale si lasciavano correre 5 dilazioni di 1o giorni (oppure 55 giorni); poi si dichiarava che era tempo per gli anziani di deliberare se la guerra vendicherebbe l'ingiuria ricevuta; così cantava senza dubbio il vecchio poeta. È probabile che lungo tempo prima di T. Livio l' annalista consultato da lui avrà fatto delle alterazioni senza però rinunciare al numero dei giorni; per verità è strano che volgano 5o giorni senza che gli Albani che erano a Roma trapelassero nulla dell'intimazione che fecero i Feciali alla loro città. Ma perchè il poeta si avea ad occupare di misurare la distanza reale? Egli poteva allargarsi a suo piacere. Erodoto e Senofonte restringono tutti i Medi e tutti i Persiani nella misura di un picciolo popolo greco ed anche di una sola città e d'un sol cantone. (84) Era pur conseguenza presso Settebassi fra il quinto e il sesto migliare uscendo dalla Porta Capena per la strada di Frascati; perchè la via latina ben più antica che la via Appia conduceva ad Alba (vedi Tom. I nota 572 ). Chiunque farà d'ora innanzi questo cammino si ricordi il combattimento degli Orazi. Senza alcun dubbio il Fossato teneva il suo nome da un principe Albano (ibid). Per ispiegarlo e perchè in progresso fu Fezio e pretore degli Albani s immaginò che le armate s erano accampate lungamente in questo luogo, e che Cluiglio vi era morto. Nella vecchia tradizione i principi senza dubbio si saranno accordati di venire alla frontiera, ciascuno in compagnia del suo popolo e quivi lasciar risolvere la gran lite da Dio. (85) Ciascuno vede come le due nazioni che si concepivano unite per un vincolo di fraternità, sono quivi simboleggiate al pari che le 5 tribù di ciascuna. - (86) Vi è nella legge dei Frisoni un'espressione che risponde a puntino a quella dei latini infelici arbore suspendere ; ed è – am argen nordern Baum henken. (87) Se non si avesse a vile la lezione dei manoscritti non si leggerebbe Mettus in T. Livio ma Mettius come si legge in Ennio e presso i Greci. I nomi proprii dei latini asso

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