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dritto o a torto nella cavalleria, onde si dovè credere più sicuro accordare il cavallo e le armi di cavaliere a coloro i quali venivano separati dai plebei ed introdotti nell'ordine dei celeri che non a centurie di cavalieri plebei.

Maravigliosa è poi la dottrina e la sana intelligenza delle antiche cose civili con la quale il Niebuhr viene ad aprire qual fosse l' origine del comune dei plebei e la costituzione di Servio Tullio.

Acutissima congettura del Niebuhr è pure che Roma dal regno d' un solo non venne nell' aristocrazia se non dopo essere passata per la dinastia, e che la gente Valeria la tenne pei Sabini. E immensa è pure la luce da lui diffusa sulla legge dei Nessi.

Ma non pare che si debba sentir con lui che le romane leggi o costumanze vietassero al patrizio impegnare la propria persona e lo permettessero al plebeo e da sisfatta provvisione nascesse che i debitori plebei si trovassero obbligati o a prestare le proprie personali fatiche per volontario contratto, o ad essere aggiudicati schiavi al creditore patrizio. Assai più ragionevole essendo da riputarsi l'opinione del Vico, che in principio i plebei tenessero come in feudo una parte delle terre dei patrizi con l'obbligo di render loro un annuo canone, non pagato il quale essi patrizi (nel popolo dei quali stava la sovranità) potessero ripeterlo con braccio regio e farsi aggiudicar schiavi i debitori morosi. Provvisione che dovette esser facile ai prepotenti d' allargare a qualunque altra sorta di debiti. Nè quest' opinione sconvolge punto il sistema del Niebuhr ma gli accomoda e lo conforta ; essendo naturalissimo che i patrizi rilasciassero per un annuo canone le terre pubbliche delle quali godeano l'usufrutto ai plebei del distretto che vi rimanevano prossimi; e, poichè i patrizi ne doveano la decima allo Stato, fossero durissimi in esigere dai coltivatori plebei detto canone e dalle leggi e dagli usi ne avesser pronto ogni modo. La qual congettura disvela come i plebei paressero i clienti dei patrizi e spiega meglio, perchè i plebei levassero universal rumore quante volte i patrizi abusavano le leggi dei Nessi e nondimeno le lasciassero lungamente durare ; temevano che abolite i patrizi si rifiutassero ad investirgli delle pubbliche terre con grave detrimento di loro plebei, benissimo simboleggiati nella favola d'Agrippa. Niebuhr conobbe o no le opere del Grande Italiano? Chi visse familiarmente e conversò in Roma col Niebuhr nel 1825 porta opinione che mai non vedesse gli scritti del Vico, sì perchè non lo udì giammai rammentare da lui, e perchè tanta virtù tanta schiettezza d' animo ravvisò nell'Alemanno che vergognerebbe d' attribuirsi glorie non sue. Oltrechè gli rimane tanto di originalità che basterebbe ad immortalare molti uomini di lettere non che un solo. Ed aggiungi che se non trascurò mai di rendere quanto doveva della sua romana istoria al Perizonio, allo Scaligero, ed al Beaufort non è da credere che non sarebbe stato egualmente religioso verso del Vico. Del resto la manifesta relazione tra le idee del Vico e del Niebuhr, si chiarisce abbastanza per coloro i quali rammentano che questi fu discepolo del Voss a cui forse il Vico dilucidò più d' un'idea. - Tre sono le edizioni del Niebuhr nella materna lingua tedesca. Grande è la differenza fra la prima e la seconda edizione ; tra la seconda e la terza la più sostanziale è quella di già notata intorno ai Luceri. Questa opera ne fece nascere altre due ; uno delle Schlegel che assente

quasi in tutto al Niebuhr; e l' altra del Waschmut che quasi sempre si discosta. I letterati inglesi furono i primi a commendare l' or pera in discorso pel suo progresso verso una più sana conoscenza della romana istoria. Anzi correva il 1827 in cui il sig. Walter la tradusse in inglese, non senza però commettere alcuni sbagli, non so se più per difficoltà della lingua e della materia, o per la consuetudine del Niebuhr d' adombrare i suoi pensieri in uno stile quasi sibillino. Si fece poi una traduzione molto più corretta della seconda edizione. Ma bellissima sopra tutte è la trar duzione francese che fece il Golbery, assistito anch'egli dal Niebuhr, della terza originale edizione, A dichiarare le più riposte cose della romana storia si aiutò il Niebuhr non solo con lo studio di tutti i classici scrittori in qualsivoglia ramo dell'antico sapere, ma eziandio vantaggiandosi dell'economia politica, della statistica, della cronologia e della fisiologia della nostra età, avvisò egli l'indole dell' umanità presente, e indi trasse sapienza ed argomenti per chiarire qual fosse l'antica. Così con profetiche parole paragona ai cattolici d'Irlanda la romana plebe, la quale in tanta sua miseria pretendeva al governo dello Stato. E così vide un immagiue della primitiva città romana nella moderna Suly. I Sulioti di fatti aver vano come i Romani le curie dove deliberavano tutti coloro che avevano la piena cittadiuanza. Odasi il Ciampolini – Le guerre dei Sulioti ec, S 7. » Tutto il paese reggesi per usi o consuetudini non per leggi e statuti. Governa la famiglia il padre, i duci la guerra, tutti insieme la repubblica. Celebrati nei dì festivi i divini uffici ora in questo ora in quel castello riparano fuori della chiesa ove sono collocati i sedili a bella posta, i quali altro non sono che grosse pietre disposte a maniera di cer

chio, ove tutti si assidono come in curia o teatro; e prima i sacerdoti, poi i più vecchi senza rispetto a dignità, a ricchezze, e gli altri secondo l'età ed in ultimo anche i fanciulli maggiori di 5 anni, e consultano intorno alle pubbliche faccende, e con l'ordine in cui entrarono pur anche favellano liberamente secondo lor sentenza. Unirsi con vicini disdegnano temendo macchiare la gentilezza del sangue (tengono come gli antichi a vile di comunicare i connubi). I Sulioti ebbero 7 colonie delle quali Zecurates era la principale. Soggetti luoghi 66 ad alcuno dei quali (ecco la plebe) donarono cittadinanza. In queste campagne calano i Sulioti le greggi a pastura, nè rendono ai possessori mercede alcuna; anzi quasi Ilotti li dannano a coltivarle ed a pagar decime, le quali, perchè pubblico erario non vi ha, dividonsi fra loro. Al bisogno poi ogni Sulioto non è dal comune tassato secondo gli averi, ma dà quanto gli talenta, a Questo squarcio farà meglio conoscere quanto fosse profonda la mente del Vico nell' indagare le leggi dell'erario e del censo. Divisando di qui far termine sommeremo brevemente le più gravi differenze di sistema che passano tra il nostro Vico ed il Niebuhr intorno alla romana politia di Romolo e Servio. E innanzi tutto è da dirsi come il Vico ed il Niebuhr ebbero uno stesso modo di considerare la poetica natura della romana storia di paragonarla ad ogni altra antica e rischiararla con quella del medio evo. Poi, che dei civili ordini attribuiti a Romolo presso che egualmente sentirono, ambedue riputando la città partita nelle case regnanti dei padri e dei clienti; ma il Vico vede subito nei vinti o nei rifuggiti o clienti l'origine della plebe romana, e il Niebuhr più tardi quando i vinti popoli dal buon re Anco vennero aggregati allo stato di Roma. E quanto alle istituzioni di Servio con

vengono solamente nel veder in quelle alcun progresso dei plebei verso un più giusto ordine di cose civili: perchè del resto il Vico vuole che da Servio soltanto avessero il naturale o bonitario possesso dei campi sotto il peso d' un annuo censo da pagarsi particolarmente ai nobili ed a servire gratuitamente in guerra: e per contrario il Niebuhr vuole che da quel re ottennessero: I. la conferma del pieno o quiritario dominio; II. gius di suffragi nei pubblici, negozi; III. e si fa subito a ragionare di un censo pubblico e di paghe date ai soldati. Ed ottima è la ragione delle differenze che passano tra questi due celebrati scrittori ; perchè l' italiano anche ragionando delle cose particolari di Roma dava loro senza saperselo un men desinito aspetto, non tanto discosto dai primordi da lui meditati e veduti dell'umana civiltà, e meglio acconcio alla sua storia ideale di tutte le nazioni: e invece l'alemanno inteso unicamente a tessere la romana dovette e seppe ordirla in guisa più confacente alla condizione ed alle costumanze quali sapientemente vide che furono delle italiane genti al tempo dell'origine di Roma. Per dire una parola di un altro opera uscita fuori di recente a proposito dell'Italia, e di storia antica non possiamo non nominare con alta riconoscenza il sig. Michelet capo della Sezione istorica agli archivi del regno in Parigi, – Come non possiamo non nominare con riconoscenza l'avvocato Capei uno dei più profondi scrutatori delle opere del Niebuhr e di tutti i lavori di siffatto genere che primo diede all'Italia la più bell' analisi, e il più bel compendio della Storia dell'Alemanno che gioverà tanto i nostri lettori.

FINE,

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