Immagini della pagina
PDF
ePub

lungo tempo cotesta età dopo che tutti i colpevoli avranno subita la gran sentenza di Dio. La nazione suliota constava di trenta fari (6) o case (gentes ), e per quel che se ne può giudicare erano tutte famiglie venute da un medesimo stipite. Ineguale era il numero degli individui che le componevano; ma ciascuna aveva il suo capitano che era capo e giudice e l' assemblea di questi capitani componeva il senato. Ciò che compie questo quadro del mondo antico, si è che il popolo sovrano reggeva un gran numero di villaggi, gli abitatori dei quali erano suoi perieceti (7). La costituzione di molte piccole tribù della Grecia d'Italia forse non è nata con altri artifici. Quando nell'antichità un simile popolo usciva dalle sue terre co' suoi perieceti ed altri ancora, quando si ponea a sedere da conquistatore e si allargava al modo di nazione, era naturale che si fortificasse degli individui che lo secondavano e che li associasse alle sue case o genti, informandoli all'esempio degli stati già costituiti. Quando uno di questi stati mandava fuori una colonia, il capo costituiva il nuovo popolo ad imitazione di quello da cui era originato , e lo scompartiva in altrettanti fili e questi in tante fratrie o Genos quante erano quelle della metropoli secondo che era Dorica o Jonia. È probabile che dividesse sempre i suoi coloni e gli stranieri che accoglieva a norma della loro origine, accomodando ogni classe nella sua propria tribù. Nella tribù congiungeva le famiglie in un determinato numero di case quantunque fossero straniere le une alle altre senza aver rispetto ai vincoli del sangue. Così congiunti tutta la posterità vi rimaneva per sempre in grazia d'una comunanza di sacrifici. Negli ultimi tempi si saranno conservate le rimembranze dei diritti di queste associazioni

solamente per un picciolo numero d'eupatridi come intervenne ad Atene. Tutti i grammatici che hanno spiegato cosa s'intende pei Genneti dell'Attica, e fra gli altri Giulio Polluce che attinse nella repubblica di Atene di Aristotele gli eccellenti pensieri che ci conservò su quella costituzione e sui cangiamenti che sostenne, tutti questi grammatici insegnano che nel tempo in cui vi aveano quattro tribù ciascuna si divideva in tre fratrie ed ogni fratria si suddivideva a vicenda in trenta case o Genos. Gl' individui d' un medesimo Genos che si chiamavano Gentes o Homogalactes, non era 10 per nulla legati in parentela e non tenevano questo titolo che dalla loro congiunzione (8), la quale consisteva nella comunanza di riti religiosi trasmessi dai loro antenati che erano originariamente spartiti in questi Genos o famiglie della città (9). Quivi tutto è memorabile, tutto ricco di conseguenze: questo numero fisso e determinato, i suoi particolari caratteri, la denegazione formale di ogni idea di discendenza comune (Io), in fine la distribuzione degli antichi cittadini d' Atene in Genos o case. Per quanto uno fosse ricco o riputato, niuno potea entrare in una fratria e per conseguenza in un Genos (11) se non aveva avuta da suoi maggiori la nobiltà dell'antico diritto di cittadinanza. Nè queste fratrie, nè questi Genos hanno il più lieve rapporto colle tribù di Clistene che si partivano in Demi, mentre i Genneti o membri d' una casa appartenevano ai demi più diversi fra loro (12). I forestieri ammessi al diritto di città erano , senza contraddizione, inscritti in una tribù (filo) e in un Demo, ma giammai in una fratria o in un Genos (15) e soventi Aristofane accenna con ironia i nuovi cittadini per non avere confratelli di una medesima curia, o per non averne che ai barbari (14). Il numero delle dodici fratrie o dei 56o Genos o samiglie politiche ricordò ai grammatici i mesi e i giorni dell'anno solare. Senza dar luogo ad un' ineguaglianza inammissibile non si sarà potuto tener conto dei giorni COInplimentari. Ciascuno di questi Genos aveva un nome proprio di forma patronomica. Si dicevano: i Codridi, gli Eumolpidi, i Butadi; il che ha ben l' apparenza di un vincolo di sangue, benchè questa apparenza sia bugiarda. Forse questi nomi trasmigravano dalla famiglia più riputata della associazione agli altri suoi membri ; ed è verosimile che si adottasse quello di un patrono o eponimo. Gli Omeridi di Chio formavano un'aggregazione di questo genere e dal loro solo nome se ne inseriva che fossero venuti dal poeta; ma altri pensavano invece che non avessero con lui alcun legame di parentela (15). Forse di frequente ciò che nella storia greca ha l'aria d'una famiglia non è che una simile aggregazione, un Genos; nè bisogna restringere ai soli popoli Joni il sistema di questa divisione. Al medesimo modo che molti Greci ammettevano per essi e per altri una discendenza comune cominciando da un archegete o capo di razza, al medesimo modo i Giulj di Roma ostentavano di essere usciti da Julo figlio di Enea; i Fabi da un figlio d' Ercole ; gli Emili da quello di Pitagora. Queste genealogie particolari troverebbero al presente pochi difensori. E quelli che vogliono mantenere ancora che il significato di Genos implica parecchie famiglie dedotte dalla medesima radice, non potendo ritrovare il nodo in cui si uniscono tentano di schermirsi colla autorità di Varrone che paragonando la figliazione delle famiglie a quella delle parole, ammette un Emilio padre comune di tutti gli Emilii (16); ma probabilmente si sarebbe egli stesso opposto contro chi avesse voluto prendere alla lettera ed avesse tenuto per un fatto storico ciò che egli non dice che per forma di paragone. In greco, l'uso del discorso è diventato poco preciso ; mescola queste aggregazioni, queste famiglie politiche ai legami del sangue (17) quando non si conosceva più il senso di tutto questo; e chi avrebbe potuto acconsentire un' importanza qualunque ad una simile confusione dopo che vi si oppongono tante testimonianze da Aristotele in qua ? In quanto ai gentili o membri delle famiglie politiche romane non abbiamo a vero dire un autorità così solenne per negare ogni vincolo di sangue fra loro. Ma di regola generale, quando in una definizione (e soprattutto in una definizione che si reca come modello dandosi vanto d' essere veramente compita) (18), manca un connotato il quale basterebbe per se stesso, è certo che è definizione da non accogliersi. Se Cicerone avesse avuto fede in una discendenza comune dei Gentili (19), la sua definizione sarebbe aperta; ma non disse parola su questa discendenza comune; ed al contrario ne fissa il senso con dei caratteri sempre vieppiù determinati. Non parla che di nomi comuni, poi d' una figliazione d' uomini liberi, senza una macchia di schiavitù fra i loro antichi, e senza diminuzione dei dritti di città o di famiglia. Quivi i clienti francati che portavano il nome dei loro patroni sono per ogni verso esclusi; ma i forestieri d' origine libera che ebbero questo medesimo nome col dritto di città, sono ammessi in grazia di questa medesima esclusione. Considerati come famiglia della città, come Gens, i Corneli avevano degli usi religiosi comuni; ma non se ne può nulla inferire sul conto d'una antica parentela fra i Scipioni ed i Silla. Sino al settimo secolo, la famiglia dei Scauri non ebbe nobiltà di sorta quantunque veramente patrizia. La casa Elia plebea come era, non può essere citata che come una Gens municipale; ella si componeva di parecchie famiglie naturali (2o), e sino la stessa favolosa genealogia dei Lami che si stimavano di scendere da Lamio di Formia prova che una famiglia isolata di queste genti poteva credersi di un'origine differente da quella degli altri membri o gentili. Chi volesse ancora difendere che non si può niente conchiudere rispetto ai Genneti o Gentili, dovrebbe per lo meno spiegare come un' istituzione che durava da tutta l'antichità, avrebbe avuto , in Grecia ed in Italia, una natura intieramente diversa. Genus e Gens sono l'istessa parola. L'una di queste forme è usata per l'altra; Genus per Gens e viceversa (21). Si sa generalmente che i Gentili romani avevano un culto comune che stava in certi sagrifici per certi giorni e in certi luoghi (22). Per questo i Nauti erano obbligati verso Minerva (25); i Fabi forse verso Ercole o Sanco (24); nello stesso modo che gli Orazi erano tenuti all'espiazione dell'assassinio d una sorella (25). Simili sacrifici divenivano più onerosi a misura che il numero degli obbligati decresceva nella Gens, come era inevitabile. Si studiava dunque al possibile di alleggerirsi di questo fardello e l'antica legislazione aveva inutilmente tentato d'escludere certi pretesti. Era più malagevole che non si credeva l'esito di abolirli senza però rinunciare alle relazioni di gentilità in ciò che esse avevano di vantaggioso. E quando la disposizione in cui vennero gli animi permise che si tentasse, Cicerone non poteva più far entrare nei caratteri della

« IndietroContinua »