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Si può esserc tentato di richiedere se le nuove famiglie di cavalieri non sarebbero piuttosto le minores gentes che quelle della terza tribù. Ogni apparenza può ingannare all'incerta luce di un crepuscolo. Io inclino però a credere che ogni centuria aggiunta godesse degli onori della prima del medesimo nome ; perchè nei collegi dei sacerdoti, le due prime tribù conservarono il lor privilegio, e ciascuna vi rappresentò le due centurie per via di due membri come tutte le sei centurie erano rappresentate da sei vestali.

Gli esempi non sono prove ; ma nell' istoria hanno quasi il medesimo valore specialmente quando fanno conoscere il procedere di simili sviluppi. Ciò che noi raccontaremo ci additerà la storia d' un ordinamento di curie e di famiglie, così che potremo chiarirci che le mutazioni e gli sviluppi che ho accennati non sono arbitrariamente immaginati, e siccome il luogo dove era vivo questo ordinamento è il suolo classico per eccellenza, il racconto che sto per fare non è per nulla fuori del nostro proposito.

Ei fu una graziosa idea dei G. C. Napoletani di presentare i seggi della loro patria come ingenerati dalle fratrie delle tribù greche e se v'era illusione a farvi derivare tocchi, il loro nome antico ed enigmatico del greco Savanoi allettava a cadervi facilmente. In tutti i casi però non si ha da torre questa origine che come una veneranda memoria ; perchè in sostanza tutto ciò che si può trovare nella ducal Napoli, come in tutte le città libere che dipendevano dal trono di Costantinopoli si è una costituzione nata dal diritto municipale dell'impero d'Occidente, un ordo e dei possessores. La nobiltà di costoro non era che l'eugenia dei Greci, cioè una rispettabile origine e una tramandata agiatezza furono scompartite ed incritte ereditariamente nei tocchi che si riferivano a dei quartieri determinati d' una città e che erano di due specie. Dietro i più antichi ricordi quattro di numero erano i grandi ai quali se ne aggiunsero due in progresso ; non si può determinare il numero dei piccoli perchè non se ne parla che a caso. Conviene paragonare i grandi tocchi alle tribù, i piccioli alle curie, con questa differenza su cui non può sorgere alcun dubbio che gli uni e gli altri di questi tacchi erano aperti a nuovi cittadini. Erano i luoghi di convegno o le sale o curie che anticamente ebbero il nome di tocchi; ma sotto i re dalla casa d'Angiò furono chiamati seggi. Questi re che disegnarono di fondare sistematicamente la loro usurpazione sulla feudalità e la nobiltà militare, cangiarono la natura dei borghesi Napoletani mostrandosi più che facili ad armare cavalieri non solo gli uomini bennati ma pur anche quelli che non erano che doviziosi ; e siccome la nobiltà forestiera che abitava la capitale si faceva inscrivere nei seggi, avvenne che nel medesimo tempo in cui tutte le città vedevano prostrarsi la potenza delle famiglie, s'introdusse in Napoli un nuovo modo di nobiltà. Conviene però che i nuovi inscritti siano entrati immediatamente nei sei grandi seggi; giacchè i piccioli smarrirono a poco a poco essendosi spento del pari, come è solennemente comprovato il picciolo numero delle famiglie che li costituivano. Quindi non rimasero che i sei grandi seggi, e questi per la fusione di due di loro, si ridussero a cinque ciò che intervenne probabilmente per mettere un posto sotto all' arbitrio del comune, a cui erano chiuse le tribù divenute nobili, e che non potevano prosperare per alcuna istituzione di signoria, mentre che i re aveano d'uopo di loro per aiutarsi contro una nobiltà sediziosa,

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Non per questo si volle inferire che tutti i cinque seggi nobili fossero chiusi; ma era così malagevole di penetrarvi fino ai gentiluomini stessi che il numero delle famiglie si andò sempre più restringendo, e che sempre più crebbe quello d'una nobiltà che posseditrice nella città, era pel grado, e per la dignità eminente a parecchie di queste famiglie, senza però essere accolta nei loro seggi. Tale dovette essere per quel che stimo lo stato di Roma quando il riformatore che noi chiamiamo Tarquinio Prisco, volle creare delle nuove tribù. A Napoli la nobiltà di cui abbiamo discorso si volse ai re di Spagna perchè gli fosse fatta abilità di formare un nuovo seggio per miseri che fossero i privilegi d'un patrizio napolitano di quel tempo. Questa ragionevole istanza fu non favorevolmente accolta dall'oligarchia che non acconsentì che questi nobili fossero scompartiti fra gli antichi; ma poco a poco cesse dal primo rigore e compatì qualche eccezione. Stettero le cose in questi termini sino che il governo rivoluzionario del mille settecento novantanove abolì i seggi e gli eletti, e che il governo ristaurato si approffittò volontieri di questa abolizione come di ogni altro corpo che fosse stato capace di opporre all'arbitrio altrui soltanto un ombra di resistenza. D'altronde questo ordinamento municipale era divenuto da lungo tempo così abusivo, ed eziandio dannoso, che la sua venerabile origine non commosse il cuore di persona, ne fu mai più desiderata d' allora in poi.

Chiunque apparteneva ad una famiglia inscritta avea dritto di suffragio nel seggio in qualunque luogo avesse avuto i suoi possessi ; ed a dir vero era più presto una rappresentanza dei baroni di tutto il regno che una nobiltà cittadina.

Se Napoli fosse stata capitale della sola campagna, se

la sua costituzione fosse stata svolta, condotta virilmente

a perfezione, le ottines del popolo sarebbero riescite tribù

plebee come intervenne in Roma al comune che ottenne

una costituzione onde furono più fiorenti le forze vitali della repubblica,

IL coMUNE E LE TRIBU' PLEBEE.

L'ordinamento che si posa su certo numero di case, si costituì od ebbe il suo principio (175) dai comuni accanto ai cittadini o a campagnuoli sovrani. I membri di questi comuni erano non solo riconosciuti dagli uomini liberi, ma altresì dagli abitatori naturali. Erano come gli altri protetti contro lo straniero, partecipi del diritto comune e potendo far acquisti di terre. Essi avevano insomma i loro statuti ed i loro tribunali, e nelle guerre erano tenuti al servizio militare, ma però esclusi dal governo ch era ristretto alle famiglie (gentes) (174).

Benchè l'origine dei comuni sia assai diversa in diversi luoghi si mescola nella maggior parte delle città al dritto dei suburbani (175). Si è quello degl'abitatori della banlieue ossia contado. Il comune prendeva aumento ed importanza allorchè una cittadinanza acquistava una terra, delle città o delle ville. L'antichità acconsentiva volontieri a queste terre o distretti dritti e libertà comune e più facilmente a quelli che venivano dalla campagna a soggiornare in città, i quali tutti di diversa condizione erano signori e uomini del comune. Si vedevano pure entrar nel comune degli uomini liberi di città forestiere con cui s' era stretti per

reciprocanza di diritti civili, non che degli schiavi che si riscattavano a beneplacito del loro padroni. Il comune composto d' una miscela d' elementi sì vari, teneva a giusto titolo il proprio nome dalla propria intima essenza. L'antichità faceva poco conto del commercio e dell'industria delle città più vaga dell' agricoltura che d'altro, dove il medio evo nella stima che faceva delle arti tenea all' incontro un opposto cammino. Onde avvenne di spesso che i distretti assunsero la natura del comune, dove invece nel medio evo gl' abitatori del contado furono assai di rado assunti alla società, costituendo però nell'intimo del recinto una compagnia di arti. L'urgenza delle necessità comuni li moveva a stringersi in corpi, che serrati in breve spazio svolgevano una forza di vita che mancava al popolo della campagna. Ma la natura di questi corpi diede alle rivoluzioni che fecero trionfare i comuni nel medio evo un ben altro carattere che non ebbero quelle dell'antichità, perchè procacciando ai demos ed alla plebs prima la libertà, poi la preponderanza nello stato, furono ben diversi gli effetti che ne sortirono. Il governo delle arti non fu di spiriti guerrieri come lo nota Machiavelli a proposito di Firenze, quello dei campagnuoli all'incontro promosse la costanza e il coraggio come avvenne a Roma. Demos, plebs o comune sono parole eguali e d'egual natura in opposizione alle case o gentes. Ma se si vuole avere un' imagine di ciò ch'erano i plebei e del posto che occupavano appetto ai cittadini si potrà, per scegliere un facile esempio in luogo di molti altri, star contenti all'esempio di Zurigo all' epoca che precedette il cambiamento per cui il governo fu confidato ai maestri delle arti. E quindi facendosi un concetto delle campagne nei limiti del presente cantone, si vedrà che la nobiltà coi proprietari

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