Opere di Torquato Tasso colle controversie sulla Gerusalemme poste in migliore ordine, ricorrette sull'edizione fiorentina, ed. illustrate dal professore Gio. Rosini, Volume 2

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Pagina 30 - D'un inganno gentile, col qual io Recar potessi a fine il mio talento: Che, fingendo ch' un'ape avesse morso ' II mio labbro di sotto, incominciai A lamentarmi di cotal maniera, Che quella medicina, che la lingua Non richiedeva, il volto richiedeva. La semplicetta Silvia Pietosa del mio male, S'offrì di dar aita Alla finta ferita, ahi lasso!
Pagina 37 - Amoretti senz' archi e senza faci; Sedean pastori e ninfe Meschiando a le parole Vezzi e susurri, ed ai susurri i baci, Strettamente tenaci; La verginella ignude Scopria sue fresche rose, Ch'or tien nel velo ascose, E le poma del seno acerbe e crude ; E spesso o in fiume o in lago Scherzar si vide con l'amata il vago. Tu prima, Onor, velasti La fonte dei diletti, Negando l'onde a l'amorosa sete; Tu a...
Pagina 126 - E come raggio il verno, imbruna e more gloria d'altrui splendore; e come alpestre e rapido torrente, come acceso baleno in notturno sereno, come aura, o fumo, o come strai, repente volan le nostre fame, ed ogni onore sembra languido fiore. Che più si spera o che s'attende ornai?
Pagina 89 - Amore , Questa beatitudine maggiore: Bea pur gli altri in tal guisa. Me la mia ninfa accoglia Dopo brevi preghiere e servir breve: E siano i condimenti Delle nosfre dolcezze , Non sì gravi tormenti, Ma soavi disdegni , E soavi ripulse, Risse e guerre, a cui segua, Reintegrando i cori, o pace o tregua.
Pagina 45 - Chi imparar vuoi d'amare, disimpari il rispetto: osi, domandi, solleciti, importuni, al fine involi; e se questo non basta, anco rapisca. Or non sai tu com'è fatta la donna? Fugge, e fuggendo vuoi che altri la giunga; niega, e negando vuoi ch'altri si toglia; pugna, e pugnando vuoi ch'altri la vinca. Ve', Tirsi, io parlo teco in confidenza: non ridir ch'io ciò dica.
Pagina 4 - Imperocché non ricopiò già egli, né troppo da vicino imitò, ma sul tronco delle greche bellezze, per così dire, innestò le sue proprie e quelle della sua lingua; di modo che ne venne un frutto nostrale di terzo sapore, talvolta anche più dolce e saporito del primo ed originario.
Pagina 34 - Ciò che diamante sembra ed oro fino, È vetro e rame; e quelle arche d'argento, Che stimeresti piene di tesoro, Sporte son piene di vesciche buge. Quivi le mura son fatte con arte, Che parlano e rispondono ai parlanti...
Pagina 16 - Ne' pastori non men che negli eroi : E la disuguaglianza de' Soggetti , Come a me piace, agguaglio : e questa è pure Suprema gloria e gran miracol mio , Render simili alle più dotte cetre Le rustiche sampogne : e se mia madre , Che si sdegna vedermi errar fra' boschi, Ciò non conosce, è cieca ella, e non io , Cui cieco a torto il cieco volgo appella.
Pagina 35 - S'egli sia miglior duce o cavaliero; Che, con fronte benigna insieme e grave, Con regal cortesia invitò dentro, Ei grande e' n pregio, me negletto e basso. Oh che sentii ! che vidi allora ! I...
Pagina 29 - E bevea da' suoi lumi Un'estranea dolcezza, Che lasciava nel fine Un non so che d'amaro: Sospirava sovente, e non sapeva La cagion de

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