Tremuoto accaduto nella Calabria, e a Messina alli 5. Febbrajo 1783

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Voragini che si aprono improvvisamente e inghiottono tutto quello che sta sopra, città rovesciate dalle fondamenta, fiumi spariti, nuovi, straripati, che formano laghi tra i monti, “spettatori che trovavansi fopra i luoghi eminenti , vedevano i picchi, ed i piani de' monti , non altrimenti che le valli, e le pianure delle loro pendici muoverfi come lo Scioglimento de' ghiacci ne' paesi freddi”, e “le acque rigurgitando nel Canale di Meflìna , vi toglievan via i meschini abitanti dalle spiagge, e vi gettavano a secco i pesci”
Le parole di una cronaca dell’epoca rende solo minimamente l’idea di cosa possa essere stato il terribile terremoto del 5 febbraio del 1783.
Su Wikipedia si legge cosa fu e provocò quell’immane catastrofe per capirre al portata del quale è azzeccata la frase secondo cui “quel terremoto può essere considerato come un taglio netto tra ciò che c’era prima e ciò che è venuto dopo”, ma leggendo questo libro si viene a conoscenza di singoli episodi terribili nel loro tragico evolversi, dei danni subiti da tante località elencate in modo minuzioso, delle trasformazione istantaneo del paesaggio, della orografia e, infine, ci si potrà mettere nei panni di chi, in un momento, vide finire il proprio mondo e iniziarne un altro, nuovo e terribile.
Bello, nel libro di Torcia, la riflessioni in merito alla Certosa di Serra San Bruno e al santuario di San Domenico. Queste due istituzioni ecclesiastiche erano dedite ad accumulare umane ricchezze, scrive il Torcia, ma ciò ha suscitato l'ira celeste, dato che i due edifici sono stati distrutti immediatamente dalle scosse "chè ciò serva da monito alle moderne generazioni" invito dal valore universale.
E’ di inimmaginabile importanza la posssibilità che si ha di attingere a documenti dell’epoca per capire come era una realtà, senza dover leggere i testi manipolati e interpretati secondo la propria convinzione o, peggio, convenienza personale.
 

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