Atti dell'Imp. e reale accademia della Crusca, Volume 1

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Stamperia Piatti, 1819
 

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Pagina 349 - Cosi mezzo fra stordito e sdegnato, né so qual più, cominciai alcune poche cose a dire in quella lingua che portai meco dalle fasce; la quale fu loro poco più familiare e domestica che la latina si fosse.
Pagina 196 - ... e della natura degli esseri, non meno che di quanto si vede sulla faccia esteriore del nostro globo, come i mari, i fiumi, gli animali, le piante, o che è racchiuso in seno alla terra, come i fossili...
Pagina 352 - Dichiarazione di molti Proverbi detti e parole della nostra lingua , fatta da M. Gio. Maria Cecchi a un forestiero che ne mandò a chiedere l
Pagina 111 - Gl' impacci del Rosso. Questi fu uno che sendo sul carro per andarsi a impiccare per solenne ladro, e sentendo il carro rimbalzare per essere il lastrico della strada guasto, chiamò il bargello, e lo pregò che da sua parte dicesse ai Signori...
Pagina 194 - ... si diede a formare un'opera, che intitolò Della Composizione del Mondo, e spartendola in due libri intese a trattare di quanto la natura offre all'umano sguardo, sia nella Terra su cui abitiamo, sia nella vastità immensa dei Cieli, e nella maravigliosa rotazione degli Astri. Ardua fu certamente 1...
Pagina 198 - ... pianeti scende a parlare degli Elementi, della disposizione della nostra Terra, e di quel più che si opera in essa dalla natura, animata, e resa attiva dal Sole, al cui moto e' riferisce la misura del tempo, il variare delle stagioni, la diversità dei climi, e tutti quegli accidenti, che nelle varie regioni del nostro mondo addivengono , e chiaro si manifestano. "
Pagina 196 - Sfera serisse un ampio commentario sui libri d'Euelide; il Forlivese Guido Bonatti, noverato fra gli Astrologi dal nostro Alighieri; e quel fra Leonardo da Pistola, di cui lungamente si parla nella Biblioteca degli Serittori Domenicani, e si rammentano di lui diverse opere filosofiche, e fra queste un suo Trattato sul Computo Lunare, ai quali illustri nomi si dee a buona ragione unire quello del nostro Ser Ristoro, che più estesamente degli altri parlò di filosofiche...
Pagina 89 - Tali figurati modi o detti a viva voce, o consegnati nelle scritture dagl'ingegnosi nostri maggiori, hanno colla loro vivacità colpito l'animo di chi gli udiva o leggeva, e passati di bocca, in bocca, e di generazione in generazione, son divenuti proverbi.
Pagina 114 - Come disse la botta all'erpice. Botta è il rospo, che essendo in un campo le passò sopra un contadino coll'erpice ; onde avendo tocco una gagliarda stretta disse: Senza ritorno. Dicesi a uno che vada via, a cui tu voglia male.
Pagina 92 - Vatinianum, perchè gli graverà di leggere far Calandrino, o far . le scalee di S. Ambrogio, nel Varchi? Oltre ai proverbi belli e distesi, sonovi altresì certe maniere, che dir si possono proverbiali, e consistono nell'accennare il proverbio scordatamente , tanto che possa intendersi da chi ben conosce la lingua. Il Mureto nelle Varie Lezioni osserva esser questo il costume di Cicerone. Virgilio ha i suoi versi proverbiali, che sono stati raccolti dal Barlando e dal...

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