La Divine comédie, Volume 2

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Pagina 285 - Dice che l'alma alla sua stella riede, credendo quella quindi esser decisa quando natura per forma la diede...
Pagina 33 - Indi la valle, come il di fu spento, Da Pratomagno al gran giogo coperse Di nebbia, e il ciel di sopra fece intento. SI, che il pregno aere in acqua si converse: La pioggia cadde, ed ai fossati venne Di lei ciò che la terra non sofferse. E come a' rivi grandi si convenne, Ver lo fiume real tanto veloce Si ruinò, che nulla la ritenne.
Pagina 509 - Ma l'altra, che volando vede e canta La gloria di colui che la innamora, E la bontà che la fece cotanta, Sì come schiera d'api, che s...
Pagina 530 - ... indova; ma non eran da ciò le proprie penne: se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne.
Pagina 510 - E quasi peregrin, che si ricrea Nel tempio del suo voto, riguardando, E spera già ridir com' ello stea, Sì per la viva luce passeggiando, Menava io gli occhi per li gradi, Mo su, mo giù, e mo ricirculando.
Pagina 442 - Quale ne' plenilunii sereni Trivia ride tra le ninfe eterne, Che dipingono il ciel per tutti i seni, Vid...
Pagina 252 - Voi conoscete, e ciò ch' ad essa è buono. Ed ella a me : Da tema e da vergogna Voglio che tu omai ti disviluppe, Sì che non parli più com' uom che sogna. Sappi che il vaso che il serpente ruppe, Fu, e non è ; ma chi n' ha colpa, creda Che vendetta di Dio non teme suppe.
Pagina 127 - È chi, per esser suo vicin soppresso, Spera eccellenza, e sol per questo brama Ch' el sia di sua grandezza in basso messo.
Pagina 230 - Non pur per ovra delle rote magne, Che drizzan ciascun seme ad alcun fine, Secondo che le stelle son compagne; Ma per larghezza di grazie divine, Che sì alti vapori hanno a lor piova, Che nostre viste là non van vicine ; Questi fu tal nella sua vita nuova Virtualmente, ch'ogni abito destro Fatto averebbe in lui mirabil pruovn.
Pagina 123 - Ti colse nebbia, per la qual vedessi Non altrimenti che per pelle talpe; Come, quando i vapori umidi e spessi A diradar cominciansi, la spera Del Sol debilemente entra per essi; E fia la tua imagine leggiera In giugnere a veder, com' io rividi Lo Sole in pria, che già nel corcare era. Sì, pareggiando i miei co' passi fidi 19 Del mio Maestro, usci' fuor di tal nube A' raggi, morti già ne

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