Poesie

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G. Barbéra, 1861 - 544 pagine
 

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Pagina 167 - Alba del nuovo tuo dì. L'iperborea nemica grifagna Che due rostri ti figge nel seno, La cui fame non venne mai meno , Ma col pasto si rese maggior, Ti divora , ti lania , ti sbrana , Nè tu scuoti l'inerzia funesta? E non tronchi la gemina testa ; In un moto di santo furor?
Pagina 122 - Scorra il sangue fraterno a rivi a rivi, non mai l'ignavia lor, non mai vien meno! O voi di patrio amor del tutto privi, peso e vergogna del natio terreno, se il giogo non vi pesa, anzi v'alletta, sgombrate ormai d'Italia . . . Austria v'aspetta!
Pagina 117 - Tu sul Tebro fumante di sangue Passeggiavi qual nembo fremente, Ma serena qual alba ridente Sul Sebeto t' assidi a regnar. Una larva col santo tuo nome Qui sen venne con alta promessa : Noi, credendo che fossi tu stessa, Adorammo la larva di te : Ma, nel mentre fra gl' inni usurpati Sfavillava di luce fallace, Ella sparve qual sogno fugace, Le catene lasciandoci al piè.
Pagina 114 - Genitrici de' forti campioni convocati dal sacro stendardo, che cercate col pavido sguardo ? Non temete ; chè tutti son qui. Non ritornan da terra nemica, istrumenti di regio misfatto ; ma dal campo del vostro riscatto, dove il ramo di pace fiorì.
Pagina 106 - Quand'ecco fra le tenebre tranquille un plauso suona del Tirren sul lido, e mille labbra e mille prorompono in un grido: ai voti del suo popolo cede spontaneo il re.
Pagina 120 - Italia a tergo insurse a braccio armato ! Ahi stolta, il fato nostro era suo fato ! XV. Tanta viltà non giunse a sgomentarmi ; Ma di sdegno e rossor l, alma mi empì : Gridando — All,armi, all,armi!
Pagina 157 - Oh, che notte bruna bruna, Senza stelle e senza luna ! Par che in tuono di lamento Gema il vento — e gema il mar, Quasi stesser l'aure e l'onde Gemebonde — a ragionar. Salve, o ciel d'Italia bella ; Ride a te l'Idalia stella : Ed a te la stella Idalia, Suol d'Italia, — ride ancor : Al poter de' raggi suoi Tutto in voi — respira amor.
Pagina 119 - Dio quel prence indegno 355 giurò dinanzi ai sudditi adunati che il nuovo patto ei sosterria nel regno appo i potenti a nostro danno armati. E dove andò? . . . Corse a comprar lo sdegno di re superbi e d'avidi soldati!29 360 Qual fallo in noi volle punir l'altero?
Pagina 155 - E sommo onor. Gli affetti più soavi Di padre e figlio, di marito e moglie, Tutti in quel suoi dove riposan gli avi, Tutti l...
Pagina 169 - La grand' alma che il mondo abbagliò. « La sua possa fra gli urti nemici Fu tra i venti saldissima balza; Come cedro sui rovi s'innalza, Ei s'ergeva sul volgo dei re.

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