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dosi al loro intendere, li metteva tosto in quelle materie di che fossero familiari, ed ivi interrogandoli con soavità, traeva da loro molti pensieri sui quali per avventura essi medesimi non avevano mai recata attenta riflessione; per guisa che da lui si partivano contenti, avendo pigliato di sè maggiore estimazione. Nel qual metodo imitava squisitamente Socrate, solito a dire che il suo ufficio era simigliante a quello di levatrice, e che aiutava gli intelletti nell'opera del parto. Ma l'oscurità nella quale sforzavasi di rimanere, non potè sottrarlo alle preghiere di coloro che lo interpellavano negli affari forensi di maggior momento. E diede in luce alcuni voti legali, fra i quali va molto celebrato, per acutezza d'ingegno e per copia di dottrina, quello che fece sul finire del 1845 sopra un quesito assai arduo e controverso, « se l'avolo materno » continui nell'usufrutto dei beni avventizii della figlia > sua, quando per la morte di lei siano passati ai nipoti » nati dalla medesima. » L'ultimo dei lavori che diede alla luce è composto per questa Società agraria ; in esso discorre della contrattazione del bestiame secondo l'antico nostro Statuto municipale, e raffrontandolo in questo proposito colle leggi del diritto comune, e con quelle che si trovano nei codici odierni delle nazioni più civili, vien divisando le correzioni onde quell'antico regolamento sarebbe bisognevole. Ivi apparisce manifesta la sua propensione alle idee della scuola storica, della quale abbiamo sopra fatto menzione; avvegnachè, siccome dice egli medesimo, « io stimo che sia buono lo star lungi dal » sollecitare la pubblicazione di un nuovo Codice di agri> coltura, perchè parmi che in materia di legislazione dob► biamo acconciarci a quel graduale procedere che lo

spirito umano tiene naturalmente nel progredire in » ogni facoltà, non abbattendo e distruggendo da ogni » parte l'opera dei nostri maggiori per metter mano ad

» una nuova creazione; ma quella facendo migliore col» l'ampliare, riformare e correggere, giusta le necessità » odierne e quei più splendidi lumi che le scienze e » l'esperienza vanno attorno diffondendo. » E sappiate che questa Memoria secondo la sua mente era un primo saggio di molte altre, alle quali aveva posto mano, all'intendimento di raccogliere come in un sol corpo tutti i regolamenti che appartengono all'agricoltura, che in varie epoche promulgati, trovansi qua e là sparsi nell'antico Statuto di Bologna; sia per divulgarne la cognizione e curarne l'osservanza, sia per sottoporli ad esame e impetrarne la riforma secondo i bisogni e le costumanze presenti.

In quel tempo nuove e più temperate dottrine circa gli ordinamenti politici in Italia erano state divulgate da illustri statisti, ed accolte con favore nell'universale. Spegnere le sètte e le fazioni, dissuadere ogni conato di rivoluzioni violente, promuovere invece utili riforme economiche, legislative, politiche; indurre i Sovrani ad otriare ragionevoli franchigie, amicare il Principato ed il Popolo, le classi agiate e le povere, il Sacerdozio ed il Laicato, e congiungere tutte le forze vive in uno a pro della nazione; progredire con passo lento, ma continuo e sicuro, tali erano le idee e le speranze sparse mirabilmente in Italia. Ma perchè esse potessero dall'opinione passare all'atto, era mestieri che un Principe italiano, dirò così, le incarnasse in se medesimo e si facesse agli altri guidatore e maestro. Questo principe fu Pio IX.

Da quel giorno il Silvani si mescolò alla vita pubblica con quell'ardore e con quella operosità che suol essere rara anche nella giovinezza, e che è ispirata da convincimento profondo, e da grande affetto per la patria. Atto del pari alle speculazioni scientifiche ed alla pratica de gli affari, prese parte nel Municipio e in diverse Compa

gnie per le strade ferrate dello Stato. A lui si attribuisce, e non senza ragione, un opuscolo circa la importanza di una linea che dal Po corra alla Toscana attraverso alle Legazioni. I pregi della quale sono messi in chiarissima luce non solo per ciò che risguarda la ricchezza pubblica, ma eziandio e principalmente per ciò che risguarda la ragione politica. Avvegnachè essendo l'Austria ferma di volere questa maniera di congiunzione, dee il Governo papale saviamente operando aprirle un varco nel proprio Stato, e in questa guisa dominarla o grandemente influirvi.

Ma il Pontefice, dopo averlo reintegrato nell'antica sua cattedra dell'Università, lo destinava a più alti uffici e lo chiamava a far parte della Commissione per compilare i codici. E sebbene questo concetto di formare codici al tutto nuovi non trovasse piena annuenza nell'anima del Silvani, prevaleva la volontà del Principe e il desiderio universale. Ma quanti ostacoli, quante difficoltà non si frapponevano all'impresa? I pregiudizi inveterati e i sordidi interessi si collegavano a far guerra alle generose intenzioni di Pio IX. E dove non potevano ostare ai principii, si sforzavano di impedirne i progressi, di travisarne il senso, di menomarne i benefici influssi. I dicasteri romani erano meravigliosamente acconci ad opporre ora la impassibile inerzia, ora i segreti avvolgimenti all'opera riformatrice. Ma il Silvani non si turbava d'animo: riposato, paziente, autorevole, destro ad insinuarsi e a persuadere, abile a rappresentare i suoi pensieri in diverse foggie, accorto a scegliere i modi ed il tempo, non si teneva per vinto alle prime scosse; ma guardando, fisso al fine, ripigliava sotto altre forme il medesimo disegno, e dove una via gli era attraversata, tantosto un'altra tentava di aprirsene. Così per mezzo ad infinite contrarietà fu condotto a termine il libro primo del Codice ci

vile, e cominciato il secondo. Nè tacerò che, trattandosi della ripartizione generale delle materie, egli ne aveva proposta una non meno nuova che filosofica. Premesse le disposizioni generali, le quali formano il 1° libro, i modi originari di acquistare la proprietà sono materia del secondo e del terzo, quello sulle cose, questo sulle obbligazioni. I modi derivativi di acquistare la proprietà sulle cose e sulle obbligazioni, tengono il quarto libro. Il quinto ne regola l'esercizio. Il sesto pone i modi di provarla, il settimo le cagioni di perderla. Ma questa divisione non fu accettata dalla maggioranza, cui parve miglior consiglio accostarsi vieppiù al Codice francese, emendandone tuttavia alcuni difetti; ma die' prova di molta fiducia al Silvani, incaricando lui medesimo a delineare questo secondo ordinamento.

In questo mezzo era messa in atto la istituzione della Consulta di Stato, nella quale la provincia di Bologna l' ebbe a suo deputato. Qui il campo allargavasi. La Consulta era destinata da una parte a porgere sussidio al Governo nella formazione delle leggi, dall'altra a rappresentare i bisogni e i desideri dei popoli. Istituzione che avrebbe potuto recare stupendi frutti di utilità pubblica, e gittare le fondamenta del regime rappresentativo se i tempi lo avessero concesso. Prese essa il luogo della Commissione dei codici, e Silvani ne divenne presidente nella legislativa. Pur non a quella sola intendeva l'animo, ma versavasi eziandio nelle altre, e molto utili notizie forniva nella materia di finanza. Ebbe parte all'Indirizzo offerto al Principe dove era divisato, come suol dirsi al presente, il programma delle riforme che si desideravano, e compose quasi d'improvviso il Regolamento interno per l'ordine della discussione. Tutto questo in termine di diciotto giorni. La sera del 3 dicembre 1847 sentivasi bene stante e lieto, e lungamente

oltre all'usato meco sulle cose pubbliche si intrattenne. Chi avrebbe temuto che quella mente sì vigorosa, quella voce, e quella memoria sì franca sarebbe spenta fra poche ore? Sorpreso durante la notte da fierissima colica non chiamò per aiuto, mosso da delicatissimo riguardo di turbare altrui. Nella mattina furono convocati a consulto i più valenti medici di Roma, ma il morbo infieriva e ribellavasi ad ogni sforzo dell' arte, tantoche dopo venti ore di acutissimi spasimi, sostenuti con coraggio e serenità quasi incredibile, spirò l'anima a Dio. Gli amici suoi rimasero sbigottiti di così subita fine: la plebe, che ad ogni evento impensato vuol trovare misteriose cagioni, mormorò accuse di veleno: le mediche indagini provarono che la morte fu prodotta da una incarcerazione dell' intestino.

Ma il dolore della sua perdita fu immenso ed universale: Roma lo pianse, e ne onorò la memoria con solenni funerali, ai quali convennero i Magistrati supremi e tutte le Corporazioni della città. L'onorò Firenze: ma più che altrove in Bologna la sua morte fu sentita come danno pubblico, e fu compianta come domestica calamità. Ogni ordine, ogni ceto di persone se ne rammaricava come di grave e propria sciagura, e fu unanime e spontaneo l' affetto onde i cittadini tutti vollero portarne il bruno per otto giorni. Nobile ricompensa che nè il potere, nè le ricchezze, nè la fortuna potranno conseguire giammai, data alla virtù che sola può farsi amare ed onorare nel mondo!

Molte volte meco medesimo ho ripensato; che sarebbe avvenuto di Antonio Silvani se vissuto avesse nei procellosi tempi che seguirono di poi? Nè la riposta mi pare difficile: sarebbe stato calunniato e perseguitato dai demagoghi, sarebbe stato calunniato e perseguitato dai retrogradi. Destino inevitabile in mezzo delle civili agita

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