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chieggono la fede. Niente vieta però il considerare se negli ordini meramente naturali appaia una legge costante ed in qual modo. E ciò forma propriamente il soggetto della scienza al quale può attingere la nostra ragione, e che appartiene alle discipline filosofiche: però entro que sti termini ristretto, se a voi piace, io verrò continuando. Vico, profondandosi nella istoria romana, assegnò a tutti i popoli quelle medesime leggi e quei medesimi periodi che in essa aveva notato. Ma se altri si accinge a verificare questo asserto, di leggieri si accorge che al sistema non tutti quadrano i fatti: e più sottilmente comparando le istorie dei popoli vede fra essi non solo relazioni di somiglianza, ma altresì di sostanziali e cospicue differenze. Onde nascono nell'animo mille gravi problemi: le nazioni hanno elleno svariate tendenze originarie che le predispongono a svariate vicende, e le indirizzano ad un diverso fine? Qual è l'influsso della regione che abitano, e del tempo in che operano sulla scena del mondo? E posto che ciascuna abbia i suoi principii, il progresso, la somma e la declinazione, quali sono le attinenze e le reciproche azioni fra l'una e l'altra? Come e perchè questa sorge, mentre quella ruina? In che le più prossime si avvantaggiano dalle precedenti? E v' ha egli una legge che governi non pure il corso speciale di ciascuna nazione, ma il corso generale di tutta l'umanità? Ecco come la nostra mente viene procedendo grado grado, e d'indagine in indagine raccoglie i materiali per l'edificio della teorica filosofica.

Carmo. Veramente a me pare che codesto sia in gran parte lavoro di fantasia , e neppure so comprendere per quale via, o metodo, vogliate pervenire al ritrovamento di leggi generali sopra le cose che avete accennato.

Eupronio. La scienza, di che noi parliamo, richiede

solo un postulato che gli è fornito dalla Filosofia e dalla Teodicea, voglio dire che l'universo è governato secondo leggi costanti, e tutto ciò che esiste e si muove, ha sua ragione, sue norme, suo principio e suo fine, insomma richiede per postulato l'idea della Provvidenza. Dopo di che, essa progredisce per la via dell' osservazione e del metodo induttivo, e congiungendo insieme i resultamenti dell'esperienza col principio ontologico dell'ordine provvidenziale, ne intesse il sistema. Non vi negherò che la osservazione sia nella presente materia sommamente ardua, e in ispecie nelle istorie dei popoli antichi, dei quali tanto poco e così confusamente conosciamo tuttavia le istituzioni e i costumi; nè che lo sdrucciolo alle ipotesi sia più facile in questa che in ogni altra disciplina. Neppure voglio contraddire che le analogie le più appariscenti celino sovente profonde discrepanze; e finalmente mi par giustissima l'avvertenza dello Schlegel, non doversi pretendere di chiarire appunto appunto ogni cosa; imperocchè questo vezzo di apparente puntualità genera supposizioni fantastiche, e ci trasvia, o ci fa esagerare certe opinioni, che, ristrette nei loro limiti, potrebbero essere plausibili. D'altra parte il lasciare qualche lacuna, o qualche fatto che non sia appieno dichiarato, non impedisce però d'intendere sotto generalità lo svolgersi degli umani eventi. Ma da tutte queste cose null'altro si può inferire, se non che bisogna procedere in queste ricerche con molta cautela, e qui più che altrove mettere i pesi del piombo alla fantasia degli uomini. E affinchè voi possiate scorgere più particolarmente il metodo di questi studii e i punti principali ai quali fa mestieri volgere l'osservazione, io ve ne leverò un piccolo saggio, per quanto me ne intenda e giovi a dichiarare meglio la definizione generale che abbiamo sopra dato della scienza. Gli studi fisiologici dell'uomo fatti in

qualsiasi parte del globo, traggono a concludere che tutte le razze umane appartengono ad una medesima ed unica specie, e sono, come suol dirsi, rami di un medesimo tronco. Avvegnachè oltre le ragioni fisiche tu rinvenga appo tutti gli uomini certi istinti, certi sentimenti, certe facoltà uguali, e quell'attitudine ad apprendere e a migliorarsi che sovra ogni cosa ci distingue dagli animali. I quali per tutto il corso dei secoli compiono identicamente l'opera assegnata loro dalla natura, non suscettivi mai della perfettibilità, che è prerogativa dell'uomo. Ma ammessa questa medesimezza originale della specie umana, non è però men vero che ella si divide in parecchie razze diverse ai contrassegni del corpo, diverse alle disposizioni intellettuali, e alle abitudini della vita socievole. Nè questa diversità si manifesta solo nelle tre razze, che da alcuno furon divisate come principali, cioè la bianca o caucasica, la gialla o mongolica, e la nera o etiopica, ma eziandio nelle varie famiglie o tribù in in che si suddividono. Laonde si può dire che come in tutti i popoli v’ ha un comune retaggio di facoltà, d'idee, di attributi, così in ciascun popolo vi hanno facoltà, idee e tendenze specifiche e peculiari. Le quali, sebbene pel mescolamento delle razze e per le istituzioni civili ricevano modificazione, tuttavia le stirpi conservano per molte generazioni, e a quanto si è notato, con una tenacità che appare quasi perpetua, certe fattezze e proprietà caratteristiche. Nè solo delle razze uopo è tener conto, ma eziandio del clima, sotto il qual nome si comprendono tutte le condizioni esterne che in una data località operano sugli esseri organici, condizioni che i fisici chiamano cosmico-telluriche. E il clima non pure coopera alla vigoria e alla qualità del corpo, ma altresì a quelle dell'animo. Il quale influsso fu dagli antichi avvertito, e da Ippocrate in ispecie nel suo Trattato del

ľ aria, dell' acqua e dei luoghi. Non credo che altri mai si accingesse di negarlo al tutto, bensì molti lo esagerarono, tantochè ad alcuni filosofi del passato secolo paver che sino le forme di governo fossero proprie di questa o quella temperie di cielo, il che repugna alla verità dei fatti, i quali evidentemente dimostrano che la educazione e gl' istituti civili valgono grandemente a trasformare le condizioni fisiche dei popoli. Ma rimane pur vero che queste condizioni preesistono, e suscitando negli uomini speciali attitudini, li predispongono a questa più che a quella maniera di opere. Le indagini riguardanti le razze ed i climi meritano adunque grandissima riflessione, e se lo comportasse il subbietto, io mi stenderei volontieri in tale ragionamento. Gli Arabi d'oggidi non sono pur quei medesimi che descrive la Bibbia nei tempi più remoti? La gente dei Gallas, trovata nel cuore dell'Abissinia, non ci vien descritta colle fattezze peculiari della razza bianca, tuttochè accerchiata continuamente dagli Etiopi? Chi non distingue la stirpe semitica dispersa, qual si trova, sotto tutte le latitudini? Non ti par di leggere in Giulio Cesare e in Machiavelli la descrizione dei Francesi dei nostri giorni? Similmente, chi vorrà negare ai popoli del mezzodì la prontezza dell'intendere, la vivacità dell' immaginare, la precocità e l' impeto delle passioni; e per converso a quelli del settentrione la tenacità nel riflettere, la posatezza nel deliberare, la fermezza nel sostenere i travagli e le fatiche? Ponete mente quanta gran parte abbia negli eventi delle nazioni il rapido accrescersi della popolazione: ma nè sotto la torrida zona, nè al gelato settentrione possono moltiplicarsi rapidamente gli abitatori, sì nelle contrade temperate dove cresce abbondevole ogni maniera di nutrimento. E per dare un esempio precipuo e splendidissimo, non vi par egli che la Grecia fosse per ogni ri

guardo eletta ad esprimere il bello nelle sue forme più eccellenti, e a mostrare quanto l'umana fantasia governata da ragione può creare di stupendo nelle arti? Certo a quell'altezza nissun popolo giunse finora, se non per avventura e in parte noi Italiani: ma crediamo forse che quella vaghezza poetica, quello splendore di pitture e di sculture possa allignare fra le nebbie caledoniche, o essere ispirato da Apollo Sicambro? Certo a simiglianti pensieri volgeva l'animo Virgilio, allorchè, dopo avere assegnato singolari pregi ad altre nazioni, preconizzava alla romana l'ufficio di signoreggiare il mondo, e imporvi le sue leggi. Resta che io dica di un'altra condizione naturale che non è compresa nel clima e nelle razze, ma a loro s'aggiunge ed ha moltissimo influsso nel destino delle nazioni, voglio dire la configurazione e la postura geografica del luogo dove abitano. Datemi una tribù che metta stanza nell'interno di un vasto continente, come è di alcune provincie dell'Asia attorniate da alte montagne e dal deserto. Parvi egli che potrà avere quell'andamento storico che avranno altre tribù che vengano a posare sulle rive dei fiumi o sulle sponde marittime, in paesi di mediocre tratta, e agevoli a comunicare fra loro? Non è diverso il destino degl' isolani campati in mezzo all'oceano da quello delle genti mediterranee? E per dare un esempio, avrebbe forse Costantino potuto eleggere a sede dell'impero invece di Bisanzio la città di Gade o quella di Berenice? Dico pertanto che riscontrando queste condizioni fisiche e geografiche coi fatti storici, purchè ciò si faccia con discrezion di mente, si potrà scorgere nuove e peregrine attinenze fra i popoli, e come ciascuna gente ha, per così dire, una special vocazione e quasi un còmpito affidatogli dalla Provvidenza nell'ordine universale delle cose. Io vi chieggo licenza di colorire il mio concetto con

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