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si rinnovellano e danno origine alle nazioni moderne. Una breve e splendissima vita hanno gli Arabi sino a minacciar di sterminio la civiltà cristiana, che per estremi pericoli e sforzi rimane salvata. Appresso, Italia tiene il primato della religione, delle scienze, delle lettere, delle arti, maestra a tutte le nazioni, sinchè per le intestine discordie lacerata è fatta mancipio dello straniero: poi per tre secoli maggioreggiano le nazioni occidentali e boreali d'Europa. A noi la Provvidenza mostra di là dell'Atlantico sorgere in pochi lustri un popolo nuovo e dotato di singolare energia, a cui sembrano apparecchiarsi grandi destini, e forse il dominio di tutta l'America. Di tal guisa le vicissitudini dei popoli si succedono come scene di un dramma, o come canti di un' epopea, dove ciascuno ha la sua propria unità formale e poetica, ma l'uno non può star disgiunto dagli altri, anzi per relazioni moltiplici si collegano, e insieme danno forma e unità al poema.

Carmo. Quel che voi avete discorso di codesta scienza, più vale a mostrarne l'ampiezza che a divisarne le parti, o a indicare le fonti alle quali possiamo all'uopo attingere le osservazioni e gli argomenti. Di che io vi prego di continuare, poichè il già detto mi ha raddoppiato il desiderio di quello che rimane.

Eupronio. A ben considerare il corso della società, bisogna por mente, se mi è lecito usare queste parole, al subbietto ed all'obbietto. Il subbietto è lo spirito umano, nel quale ha sua radice ogni pensiero, ogni sentimento ed ogni opera; l'obbietto son le cose tutte nelle quali lo spirito si versa: se stesso, gli altri uomini, Dio, la natura. E rispetto allo spirito umano, il primo fatto e il più rilevante che ci si para innanzi è una diversità grandissima nelle forze intellettuali e morali degli uomini. Di che è molto agevole discernere come la natura

abbia privilegiato taluni d'ingegno e di virtù speciali e peregrine, onde s'inalzano sovra gli altri, e sembrano destinati a guidarli. In questo novero son da porre in ordinata gerarchia i personaggi più eminenti della storia, e massime quelli che chiamansi genii. Ora il corso di una società procede tanto in ragione delle opinioni e degli abiti della moltitudine, quanto in ragione del numero e dell'influsso degli uomini più eccellenti. La moltitudine, parte per idee tradizionali o redate dall' educazione, parte per la propria esperienza e parte pei bisogni dei quali è in balìa, si forma un complesso di opinioni e di sentimenti che è la norma dell'operar generale, e quella che si chiama tendenza del secolo. Avvegnachè veggiamo come in certi tempi prevalgono desiderii e abitudini, che in altra età non si hanno punto a cuore, e qui un popolo levarsi unanime a tale richiamo, che altrove non sarebbe ascoltato o non sarebbe inteso. Il qual carattere rampolla dalla estimativa che gli uomini di quel dato tempo fanno dei beni e de' mali; e può essere vera o falsa , giusta o iniqua, temperata o esorbitante. E quindi le vicende dei popoli assennati, forti e magnanimi, o dei molli e corrotti; e offrirsi tal fiata incensi sull'ara della pudicizia, poi su quella della voluttà. Ma, come abbiamo detto, nella moltitudine hanno potentissimo influsso i grandi personaggi, ai quali perciò gli storici in ispecial modo, e spesso anche esclusivo, volsero gli occhi. Quivi appare maggiormente la mano della Provvidenza, la quale in certe epoche fa nascere un uomo, che per altezza d' intendimento e potenza d'affetti signoreggia la moltitudine, e quasi a suo talento sa fazionarla. Tali sono i fondatori delle società che le sparse famiglie raccolsero in genti e città, tali i legislatori che imposer norme al viver civile, i filosofi che colla parola e coll'esempio ritrasser gli uomini dalla corruttela a vita

morale, i conquistatori che recarono le armi vincitrici in terre straniere. Si è detto da taluno che i genii esprimono soltanto le opinioni e le tendenze dell'età loro in modo più chiaro e splendido, quasi lente cristallina che gli sparsi raggi riunisce nel fuoco. Il che parmi vero in parte, perchè ogni uomo appartiene al suo secolo, e non può spogliarsi delle idee e delle passioni in mezzo alle quali vive : nè il pontefice, il filosofo, il legislatore, il letterato, l'artista, troverebbero seguito e avrebbero efficacia di persuasione, se non fosse già negli animi una disposizione ad accoglierli. Ma concesso questo punto, dico che i genii trapassano il loro secolo e indirizzano gli uomini a nuove istituzioni, e foggiano in parte secondo loro intendimento la società. I quali perciò possono essere benefici o malefici, secondochè esercitano le prerogative che natura ha loro compartito; di che sorge un quesito molto importante, quale e quanta ne sia la responsabilità; ma questo non compete al mio discorso. Dirò solo essere di gran momento investigare le attinenze che i genii hanno fra loro, e come talvolta cooperino tutti insieme ad un fine, talvolta pugnino fra sè, e quali conseguenze la concordia o la discordia loro rechi nell' indirizzo delle moltitudini. Finalmente fra i genii e le moltitudini tramezzano le classi e le aggregazioni, le quali meritano peculiare studio. Perchè o siano ordinate a caste ereditarie come nell'India, o ad aristocrazie elettive, ovvero sorgano ad un fine particolare di religione e di politica, informandosi a unità di pensieri e di opere, e vivendo a regole e discipline appartate, hanno una specie di personalità, e per quello che volgarmente si chiama spirito di corporazione, sogliono agire in modo molto notevole negli eventi storici. Che se dall'animo umano, ossia dal subbietto trapassiamo agli obbietti nei quali il pensiero e l'azione può versarsi, è ufficio della

filosofia della storia lo enumerarli per singulo accuratamente, divisarne l'importanza, indagarne le mutazioni. La storia, quale s' intende comunemente, contempla in principal modo gli avvenimenti politici, la pace e la guerra, le qualità del governo, le intestine inimicizie, o la concordia civile. Nobilissimo argomento e di grande istruzione agli uomini, degno perciò di essere specificatamente trattato, ma che non basta all'ufficio che noi ci proponiamo. Imperocchè non è veramente che una parte della universa storia, nè comprende l'uomo intero, nè lo svolgersi complessivo di tutte le sue facoltà. Laonde accade talvolta di non poterci trovare la ragione di certi fatti, i quali da altre cause più remote e meno visibili prendono radice. E di vero, gli uomini dediti ad una special disciplina cercano anch'essi sussidio nello studio delle cose passate, ma di altri fatti vanno in cerca oltre quelli che nelle narrazioni classiche sono esposti; e così il teologo, il legista, il filosofo, il fisico, meditano a preferenza ciò che alla scienza loro si attiene. La filosofia della storia, investigando le ragioni generali del corso dell'umanità, abbracciar dee tutte insieme queste parti e non può alcuna trasandarne. V'ha nei popoli la religione, il costume, la filosofia, le scienze, le arti; v'hanno le istituzioni civili e le forme politiche onde si ordinano le società; v' ha infine l'industria, il commercio, l'agricoltura, e tutto ciò che al material benessere si appartiene. Pertanto ciascheduno di questi punti vuol essere riguardato durante le varie epoche di una nazione, tanto in se medesimo, quanto nelle sue relazioni cogli altri. Avvegnachè, come dallo svolgersi loro gerarchicamente e dall'armonia del vero, del buono, del bello, dell'utile, sorgerebbe la perfezione dell'umanità quanto è possibile in terra, così allorchè uno di questi elementi travia, e si allontana dal suo fine, o trasmoda soverchio sugli

altri, ne deriva il danno e talora la ruina delle società. Che se altri volesse conoscere le ragioni di questa connessione, dovrebbe cercarle nel principio ontologico della filosofia morale, dal quale s'informano le scienze politiche e sociali: onde si vede che l'errore e la colpa hanno radice in un falso giudizio e in un torto affetto delle cose, riguardandole e careggiandole non per quello che son veramente nell'ordine generale del mondo, e rispetto al fine loro, ma per quanto ci approdano o paiono recarci diletto. Il quale principio veduto già da' prischi filosofi, e svolto dai Padri della Chiesa, fu espresso poeticamente dall'alta fantasia di Dante in molti luoghi del sacro poema. Ma tornando a nostra materia, e in ispecie a quel che riguarda il metodo, io non voglio lasciare questo argomento senza toccare del riscontro che alcuni filosofi germanici avvertirono fra il subbietto e l'obbietto, ossia fra lo svolgersi della mente umana e il corso della civiltà. Vi ricorderete che abbiamo prese le mosse da una similitudine o analogia fra le varie età dell'uomo e i periodi delle nazioni, la quale fu avvertita eziandio dagli antichi. Ma più addentro penetrando, pretesero taluni di affermare che tutti quei fenomeni psicologici che si manifestano nel nostro intelletto mano mano che egli intuisce, riflette e ragiona, quei sentimenti onde l'animo è successivamente commosso, si ripetono in più ampia scala, ma col medesimo andamento e collo stesso ordine, negli eventi dei popoli. Però lo studio della nostra coscienza diviene, a loro avviso, il metodo per lo studio della storia ; come per converso il corso della storia è la riprova dei fatti interni della coscienza. Certo questa veduta è di molto rilievo e giova il farne tesoro, perchè l'armonia fra il subbietto e l'obbietto è una delle capitali condizioni della filosofia storica. Ma l'armonia non arguisce lo svolgersi uguale e parallelo: anzi questo non

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