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che innanzi tratto fa mestieri avvertire che per applicare alla pratica i principii che speculativamente noi andremo stabilendo, si vuol por mente alla legge della opportunità. Avvegnachè la condizione dei tempi e dei luoghi modifichi non lievemente le teoriche generali ed astratte. Il che se incontra di tutte le istituzioni umane, avviene specialmente nei contratti di che parliamo, i quali per lo stato della proprietà, per la natura del suolo, per la qualità della coltura, per le leggi, le abitudini, le tradizioni dei varii paesi possono ricevere e ricevono in fatto gravi mutamenti. Pertanto di quelle cose che io verrò noverando altre saranno universali ed assolute, altre più particolari e riferibili solo all' Italia, e forse alla nostra provincia, dove più accuratamente possiamo esaminare i fatti, e più facilmente sperare l'adempimento dei nostri desiderii.

La coltivazione per mezzo degli schiavi e dei servi da gleba non si appartiene alla nostra materia, però ce ne passeremo con brevi parole. La schiavitù ebbe origine allorquando fatti più miti gli animi, e più accorti gl' ingegni al proprio interesse, si stimò opportuno invece di uccidere i prigionieri di guerra di serbarli in vita, e di trarli ad utili uffici. Così questo primo atto ebbe sembianza di legittimo e clemente. Ma perpetuandosi di generazione in generazione, e per molti modi iniquissimi ampliandosi, fu stabilita una assoluta divisione fra gli uomini, onde gli uni si reputarono di natura inferiori, e destinati al servigio degli altri. E lo schiavo fu considerato siccome una cosa materiale, secondo il valore di sua utilità mercatabile. Questi non ebbe nè famiglia, nè proprietà, nè potere alcuno civile, e il diritto della vita e della morte spetto al suo padrone. Niuna più disumana ed esecrabile violenza di questa fu mai veduta nel mondo! E nondimeno essa era comune

a quasi tutte la nazioni nell'antichità, e ancora dura nel nostro secolo. Tu ritrovi la schiavitù nelle coste della Polinesia e dell' Affrica, in gran parte dell' Asia e dell'America. Nè solo presso nazioni selvagge, ma nelle colonie stesse francesi, olandesi, spagnuole, e nella civile Repubblica degli Stati Uniti. La quale Repubblica se di nobilissime virtù ha dato esempio, e di molte utili e desiderabili istituzioni, contiene nondimeno questo germe funestissimo di corruzione, e di danni avvenire. La differenza poi che è fra la schiavitù dei moderni e quella degli antichi, sta in ciò che al presente si esercita per la massima parte sopra una specie di uomini diversificata pel colore, e per altre fisiche qualità, voglio dire la razza etiopica. Ancora nelle colonie europee è posto qualche freno all' arbitrio dei padroni ; nel restante gli effetti di questo sistema sono egualmente perniciosi. Negli schiavi è affralita la sanità e la vigoria del corpo, onde si fa degenere la razza, spento ogni lume dell' intelletto, tolti tutti i conforti dell'animo. Sola rimane e si trasmette di generazione in generazione una bestiale ira che tratto tratto dirompe in sanguinose vendette. Nei padroni è arroganza, egoismo, abito di violenza e di crudeltà, e collo spegnersi della simpatia e della compassione vengono meno gli altri sentimenti umani. E poichè tutto si opera per la forza, non più si cercano gli esercizii dell'intelletto onde ci rendiamo acconci ad indurre il convincimento, o la persuasione nei nostri simili. Finalmente il lavoro essendo riputato disonorevole, ne sono ributtate tutte le classi medie che altrove per la industria vengono a prosperità. Ma il lavoro degli schiavi senza accorgimento nè solerzia torna poco in profitto, e stremansi le arti che servono ai bisogni della vita. Pertanto, come abbiamo detto sopra, l'agricoltura fiorì presso i Romani finchè da liberi uomini fu esercitata,

ma non si tosto venne in mano degli schiavi che ella rapidamente decadde. Ed oggidi nelle contrade dove esiste la schiavitù, è pure grandissima la miseria, intorno alla quale udiamo ogni giorno le querimonie dei coloni. Chè le terre neppure producono la metà di ciò che altrove renderebbero, e fa d'uopo perfino provvedere di fuori una considerevol parte delle cibarie.'

Meno ingiuste e meno dannose, secondo il grado che dalla schiavitù si dilungano, sono le varie maniere di servitù. E queste ponno riguardarsi come un avviamento ed un progresso verso la libertà. Così quando i barbari furono stabiliti nelle regioni occidentali, all' antica schiavitù succedette il servaggio della gleba. Di che molte furono le cagioni. E prima e principale fu l'opera della Chiesa, la quale coi precetti religiosi, col consiglio, cogli esempi predicò e promosse l' eguaglianza degli uomini. E da impulso di timorata coscienza per lo più si veggono derivate le carte della manumissione che nel tempio solennizzavasi. ' In secondo luogo i feudatarii coll'affrancare in alcuna parte gli schiavi, ed assegnar loro delle terre, ebbero in animo di formare vassalli atti alle armi, e poderosi in guerra , ed insieme mettere più agevolmente a coltura i terreni non ancora dissodati. Appresso vennero i decreti e le concessioni dei Principi, i quali per abbassare la potenza dei baroni come davano franchigie ai municipii, così proteggevano e rialzavano la classe degli agricoltori. Alle quali riforme finalmente il progresso dell' opinione e della ragion pubblica diede intero compimento.

Ma le relazioni fra il Signore ed i servi del medio evo furono e più regolate e più miti di quelle degli antichi. E i servi addetti alla gleba, abbenchè in un colla

I V. Comte, Traité de legislation, tom. IV.
In cornu altaris. V. le formole raccolte da Marculfo.

MINGHETTI.

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terra si vendessero e si permutassero, ebbero tuttavia alcuni diritti civili. Avvegnachè possedessero veramente, e potessero disporre di una parte dei frutti del lavoro, e avessero nelle leggi riparo contro le vessazioni dei padroni. La condizione loro economica poi non potrebbe chiamarsi miserabile, perchè nell'industria propria non erano da soverchie gravezze spremuti.' Di questo sistema alquanto modificato abbiamo anche oggi esempi in qualche parte d'Europa, e specialmente nella Russia. Dove i servi addetti alla gleba in compenso della terra che è loro assegnata, o pagano un tributo annuale, ovvero prestano lavori materiali e in certi fissati giorni della settimana sono obbligati a lavorare quelle porzioni di terreno, che il padrone si è riserbato. Talvolta ancora i servi sono dati in prestanza ad intraprenditori di fabbriche o di miniere, a piccoli fittaiuoli e proprietarii. Ma sebbene sia raddolcita la condizione loro, conservano sempre una soggezione e dipendenza dal Signore. ?

Lasciando stare adunque questa maniera di coltivazione, io considererò i patti fra il proprietario ed il lavoratore dove questi sia libero, o almeno non costretto da materiale violenza. E questi patti si possono divisare in tre classi :

1o Talvolta il proprietario governa egli medesimo o per mezzo di agenti il suo fondo, facendolo lavorare da giornalieri;

2o Talvolta egli cede l'uso e il frutto della terra al coltivatore per un tempo più o meno lungo, e ne ri

" Troviamo nel medio evo molte specie e gradi di servi. Nè questa materia è ancora bastevolmente illustrata. Ad ogni modo i Codici barbari in generale eran più miti verso di loro che il Diritto Romano. V. le leggi Saliche, Burgundiche, Visigote, i Capitolari di Carlomagno. V. soprattutto le leggi Canoniche.

IV, Storch, Cours d'économie politique, parte 1, lib. VIII, nota 19.

trae un valore di affitto. Ed a questa divisione appartengono anche le enfiteusi, i livelli, i censi, ec. ec.;

3o Talvolta finalmente il proprietario assegnando un podere al lavoratore, lo mette a parte dei frutti che se ne ritrarranno, e questo patto comprende la mezzeria e le sue varietà.

Chi volesse dai pochi giornalieri che vivono nelle nostre campagne e servono al proprietario ne' suoi particolari lavori, o al mezzaiuolo nell'epoche di fatica maggiore, argomentare ciò che debba avvenire quando tutta la coltivazione si opera per quel modo, andrebbe assai lungi dal vero. Per averne un esatto concetto fa d'uopo che noi ci rechiamo col pensiero alle tenute inglesi, dove quel sistema vi è pienamente messo in pratica. Ma prima tocchiamo delle sue origini. Durante tutta l' epoca feudale la popolazione d'Inghilterra fu come altrove per la maggior parte agricola. Le terre dei baroni e del clero si dividevano in piccole porzioni, ed assegnavansi a ciascuna famiglia con tributo d' uomini e di danaro. Inoltre ogni Comune possedeva una estensione di praterie, dove a ciascuno era lecito guidare a pascolo il proprio armento. Ma poichè l'ordine politico fu assicurato e fermo, nè il Signore ebbe più mestieri dell'aiuto de' villani a difendere il castello e a scorrazzare all'intorno, ed il commercio crebbe e si allargò, i proprietarii cominciarono ad avere più riguardo ai prodotti della terra che prima non avevano. E vedendo che la educazione dei bestiami recava maggiore frutto delle altre colture, revocando le concessioni fatte a' coloni, molto del terreno pratarono; la quale operazione ebbe assai impulso dalla politica di Arrigo VII. Appresso ogni riforma o religiosa o civile tornò in accrescimento di quel sistema; avvegnachè l' aristocrazia, che teneva sempre il governo delle cose, traesse dagli avvenimenti suo vantaggio. Così lo

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