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questa categoria veniva a classificarsi la entrata delle case, e certo questa specie di redditi dovea trovarsi a disagio fra i prodotti della mente o delle braccia, imperocchè essi abbiano attinenza più presto con ogni altro guadagno che col salario dell'operaio e coll' onorario dell'avvocato. Ma l'Autore era sospinto in questa via da una necessità pratica. Egli aveva detto che la tassa sui fabbricati teneva più del reale che del personale, ma nonostante non avea creduto di attribuirle neppur in parte nè consolidamento, nè diminuzione di quota, nè riscatto. Codesta entrata adunque avrebbe finito col sopportare per intero tutti due i gravami nella maggior loro durezza, se non era con qualche espediente temperata. La diversificazione porgeva il solo espediente che fosse acconcio a tal uopo. Non era certo molto logico nè connesso col sistema, ma era richiesto dalle ragioni della giustizia e della equità.

Quali erano i resultati di codesto grande rimescolamento d'imposte? Egli calcolava dalle entrate agrarie un provento di ventisei milioni e mezzo, ossia milioni 6'), netti dalle diminuzioni che abbiamo sopra indicato. Altrettanto, cioè milioni 6 '/di netto, sperava dalle entrate dei fabbricati. Finalmente faceva grande assegnamento sopra di ciò, che assoggettando le entrate d'ogni natura alla imposta, e per conseguenza denunciandosi dal contribuente tanto ciò che ritraeva dai fondi stabili, quanto ciò che ritraeva dalla ricchezza mobile, il numero degli esenti per entrate minime, cioè inferiori alle L. 250, sarebbe scemato notabilmente da quello che è al presente. Faceva ragione altresì dell'alzamento della quota dall'8 al 10 %. Per tutti questi rinforzi congetturava (a dir vero alquanto arditamente) un provento maggiore di 20 milioni, e così in complesso il nuovo sistema avrebbe dato, secondo i suoi calcoli, un vantaggio di 33 milioni e

più ancora durante il periodo di transizione. Ma oltre questo non ispregievole civanzo, lo scopo precipuo era nella giustizia distributiva delle imposte, e nell' appagamento morale che doveva seguirne, onde si faceva più agevole ai contribuenti il sostenere la tassa sull'imbottato e quella sulle farine, che formavano il complemento del suo sistema. Ai proprietarii di terre mostrava di aver l'animo singolarmente benigno; usava verso di loro la ragione e l'affetto: mostrava i vantaggi della consolidazione, la bellezza del riscatto che li rendeva assoluti padroni, la parvità del sacrifizio che temporaneamente loro si richiedeva.

E' sembra che i proprietarii non gustassero molto questo concetto e non lo accogliessero di buon grado, perchè un anno dopo (in questo mezzo tempo era seguita la guerra contro l'Austria, ed era stata ricongiunta all' Italia la Venezia), un anno dopo, il 17 gennaio 1867, lo Scialoia presentavasi alla Camera in questa forma: dichiaro che non farò più uso della parola consolidamento della fondiaria, del concetto che essa rappresentava. Teneva nonostante fermo il giudizio che il pagamento della tassa reale fondiaria non vale a sottrarre assolutamente il padrone del fondo da una tassa personale sulla sua entrata. Questa dee colpire la pubblica ricchezza in quel momento che si stacca dalla sua origine e si dispone a prendere un' altra forma,' sia poi di capitale risparmiato, o di spesa e di consumo. Se non che egli medesimo s'accordava nel dire che in Italia la tassa fondiaria è troppo forte e troppo male ripartita, perchè quel principio possa avere una pratica ed immediata applicazione. Bisogna dunque cercare dei temperamenti, i quali, riducendo ad una ragione più discreta una delle due imposte e forse en

1 Vedi Discorso dello Scialoia 17 gennaio 1863, pag. 12.

trambe, permettano di applicarle contemporaneamente allo stesso contribuente: anzi mercè di un equo reparto gliene rendano il peso men grave, pur fruttando egualmente all' Erario.

Prima che codesti intendimenti venissero in atto, lo Scialoia usciva dal Ministero; ma, uscendo, lasciava la serie dei disegni di legge che nel gennaio 1867 aveva adombrato, ed una Relazione, nella quale entrava partitamente a spiegarli e difenderli. Non è qui luogo a discorrere degli schemi che non hanno relazione col presente subbietto, come quelli che riguardano una tassa generale di produzione mediante bolli-marche, e una più speciale sui mulini, una tassa sulla circolazione dei titoli e valori, la trasformazione delle pensioni, il ricupero delle ferrovie. Il mio compito riguarda solo il riordinamento delle imposte dirette, e intorno a ciò lo Scialoia svolgeva un sistema in gran parte nuovo, certo più completo dei precedenti. Se prima aveva detto di rinunziare all'idea e alla parola di consolidamento e di riscatto, quasi accondiscendendo ad un pregiudizio · volgare, qui faceva una concessione ulteriore e riconosceva che nelle obbiezioni fatte dai proprietarii c'era del vero. Dal ragionamento passando alla pratica, riconosceva eziandio che l'imposta fondiaria in Italia era stata tanto spesso ritoccata e accresciuta, che non aveva avuto tempo ed opportunità di essere compensata nel prezzo dei fondi. Perchè potesse introdursi contemporaneamente ad essa una tassa generale sull'entrata, bisognava prima diminuirla per la parte rurale di due decimi, per la parte urbana di un decimo. Nè ciò bastava: codesto gravare le proprietà stabili di due tasse, una reale e l'altra personale, e gravare l'industria (presa nel suo più largo senso) di una tassa sola personale, non era giusto: facea mestieri al buon assetto delle im

poste dirette che ogni maniera di ricchezza venisse egualmente colpita."

Partendo da sì fatte premesse, ne traeva la conseguenza, che, mentre si abbassava dall' una parte la fondiaria, dall'altra bisognava imporre anche sulla ricchezza mobile una tassa di esercizio delle industrie, dei commerci, delle professioni, delle arti, e ne pigliava la sostanza dalla legge sarda 2 luglio 1853. Spiegava chiaramente che questa tassa di esercizio è reale, fondata sopra una media, non purgata da spese e da debiti: è dunque quasi una fondiaria sul capitale adoperato altrove che sulle terre.? Coteste due imposte, messe a riscontro l'una dell'altra, farebbero l'ufficio di contrappeso nella bilancia delle dirette; ma più che simmetria e riordinamento, era questa giustizia distributiva. L'Autore andava tant' oltre che dimostrava con fina analisi, che, sebbene potesse parere a prima giunta che la fondiaria, anche diminuita, fosse ai proprietarii di stabili più grave peso che non la tassa di patente agli industriali e commercianti, pur nondimeno, se si teneva conto della incidenza del registro e bollo, della tassa sulle società, e sul movimento delle ferrovie, le due maniere di ricchezze si troverebbero esserne ugualmente colpite.

Come ognun vede, il sistema originario è grandemente trasformato: non si dice più che la fondiaria sia un censo, o che pei trapassi di mano in mano sia stata scontata nel prezzo dell'acquisto, non si fa più ai proprietarii una condizione singolare; ma si pareggiano tutte le maniere di ricchezza, sottoponendole a carichi di egual natura e di egual peso. Imperocchè, prima d'imporre la tassa generale che colpirà ogni maniera di en

" Vedi Allegato al secondo progetto del bilancio del Ministero delle finanze per l'anno 1867.

° Idem, pag. 16.

trate individuali nette da debiti, le due specie di ricchezza, che hanno comunemente nome di stabile e mobile, dovranno essere gravate ciascuna per loro parte da una tassa corrispondente, la fondiaria e le patenti. E dovendo essere equamente gravate non solo in relazione l' una dell'altra, ma eziandio entro se medesime, ritorna in campo, per la fondiaria, la necessità della perequazione.

Poste queste cose, la tassa generale sulle entrate superiori a cinquecento lire era ridotta al 5 % senza diversificazione (discrimination). E di vero se questo espediente è giustificato in ispecial modo dai riguardi dovuti al lavoro solo o misto a capitale, qualora il capitale agrario, o industriale, o commerciale, sia sottoposto ad un'altra tassa, vien meno la convenienza delle deduzioni. La giustizia delle imposte sta nell' essere ripartite con tale accorgimento, che dall'insieme loro resulti una equa gravezza in ragione degli averi dei contribuenti e dei servigi che ricevono dallo Stato.

Non posso lasciare questa parte senza accennare gli effetti del sistema sul Tesoro pubblico. A prima giunta parevano dannosi anzichè utili; a rigore si sarebbe ritratto dalle imposte nuovamente ordinate, fondiaria, rurale ed urbana, tassa delle patenti, e tassa generale sull'entrata, 12 milioni di meno che non gittino quelle che esistono al presente; ma lo Scialoia confidava molto che mercè la riunione di tutte le entrate in una sola dichiarazione, e mercè i nuovi metodi introdotti, renderebbero altrettanto quanto si ricava dalle imposte nell'attuale loro misura. Ad ogni modo e menandogli buona questa ipotesi, il vantaggio che si proponeva non era diretto pel Tesoro, ma indiretto, in grazia di una più giusta distribuzione dei pesi.

Quando lo scritto dello Scialoia vide la luce, già

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