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per le svariate ma non soverchie fatiche, per l'abbondanza di sugoso nutrimento non disgiunta da sobrietà, offre all' uopo forti e coraggiosi difensori alla patria.

A questi beneficii nondimeno si reputa da alcuno opporsi vi difficoltà. Dicesi che il proprietario non ha bastevole interesse ad applicare nuovi capitali alla coltivazione, nè il mezzaiuolo ad affaticarsi in maggiore e più sollecita opera, quando ambedue sanno di non ritrarre che la metà dei frutti da' miglioramenti per essi operati. Ma questa obbiezione, che è secondo vari scrittori fondamentale, a me sembra più apparente che vera. Ed infatti i miglioramenti richieggono l' anticipazione di certi capitali, ed inoltre la solerzia e la quantità maggiore nel lavoro; di sorta che l' aumento della produzione non è l'effetto di una sola delle cagioni accennate, ma di entrambe insieme cooperanti. Nè la quantità di capitale impiegata dal proprietario sarebbe stata sufficiente al fine ottenuto senza l'opera manuale del colono, nè l'opera di questo senza i capitali di quello. E l'uno e l' altro adunque dovranno riconoscere giusto che il prodotto venga diviso, e troveranno un aiuto all' industria anzichè un ostacolo in questa scambievole associazione dei loro mezzi.

Dicesi inoltre che ai progressi dell'agricoltura sono d' impedimento l'ignoranza ed i pregiudizi del contadino; e di ciò udiamo ogni giorno querela. La qual cosa ha una parte di vero, poichè da ogni innovazione rifugge a primo tratto il mezzaiuolo ausato alle pratiche degli antichi, che per abitudine e per riverenza reputa eccellenti. Ma se un accorto proprietario si sforzi di persuadere il lavoratore con acconcie ragioni, se gli mostri per mezzo di piccole esperienze i beneficii del nuovo ritrovato, io tengo per fermo che alla luce del vero ed alla prova dell' utilità non terrà il lavoratore lungo tempo chiusa la

mente. Per la qual cosa anzichè accusarlo di porre assoluto impedimento al progresso, parmi che si debba asserire più discretamente che ei vi pone indugi e difficoltà. Senzachè questa ritrosia del villano molte volte pone un giusto freno al desiderio di novità, ed all'ardore di mutamenti che troppo veggiamo frequente in questo tempo. Ma chi oserebbe, o Signori, trovare nella mezzeria un insuperabile ostacolo al bene dell'agricoltura quando in pochi lustri la vedemmo ampliarsi di tante nuove pratiche, quando le nostre campagne all' ammirato straniero danno vista di fiorenti giardini ? Non ebbe forse la regola delle terre da canepa recentissimi perfezionamenti ? Non abbiamo veduto a dì nostri rinnovellarsi l'industria del governo dei bachi da seta, che era quasi interamente perduta ? E l'estensione dei prati artificiali, e la più solerte cura del bestiame, non sono effetto delle parole e dei consigli di molti fra voi medesimi che mi sedete qui intorno ? Se il progresso adunque non sarà nella mezzerìa molto rapido, sarà però più sicuro e più stabile, tale insomma quale si può efficacemente desiderare nella pratica.

Una terza difficoltà si ritrova nel pericolo che il contadino nella divisione dei prodotti fraudi il padrone di alcuna sua parte. Ma qual sistema vi fu mai dove l'umana malizia non potesse recare i suoi danni? Vedete il giornaliero fare la più breve e trascurata opera ch'ei può, e quasi compiacersi che le imprese dell'intraprenditore tornino a vuoto ; vedete il filtaiuolo guastare ed impoverire i poderi che alla sua sede si consegnarono. Nondimeno, per quanto le umane cose possano accostarsi alla perfezione, saranno evitabili gli abusi e le rapine del mezzaiuolo per molti mezzi: la buona scelta della famiglia appropriata al podere, affinchè dalla porzione dei prodotti che gli appartiene riceva comoda sussistenza : la sorveglianza

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del padrone, o dei suoi agenti a vietare al colono le male compagnie, le abitudini scioperate ed oziose, le spese superflue di lusso: infine il tenere moderati i patti, sicchè neppure abbiano apparenza di angheria. Imperochè se il mezzaiuolo s'avvisa che il padrone gli usurpi una parte di ciò che gli spetterebbe, ovvero oltre il termine dei suoi diritti trascorra, stima lecito rimborsarsi segretamente, sotto una fallace sembianza di compensazione si sforza di acquetare la coscienza, e ardimentoso si mette nella via dei ladronecci.

Finalmente v' ha chi, parteggiando per gli affitti, giudica che nel contratto di mezzeria il contadino non abbia alcuna probabilità di arricchire, e che l'essere di ciò convinto gli tolga ogni stimolo di attività e di emulazione. Una tale accusa, a chi ben consideri , scorgesi derivata dai principii falsi, onde si vogliono sempre eccitare in tutti gli uomini nuovi desiderii e nuove speranze affinchè si raddoppino gli sforzi dell'industria ad appagarli. Ma se io volessi esaminare addentro questa teorica mi converrebbe entrare in lunghissimo discorso, laonde mi terrò contento di un leggier cenno. Già esposi di sopra i motivi pei quali si dee argomentare che l' affitto, quale oggi può praticarsi, non induca questa fiducia di arricchire, dalla quale gli avversari si ripromettono tanti vantaggi. Nondimeno di buon grado voglio accordare che il contratto di mezzeria porga ancora minore opportunità alle famiglie coloniche d'innalzarsi, e mi basterà che si abbia per dimostrato che esso assicura loro una comoda sussistenza. Ora considerando il fine della società, a me sembra che due cose principalmente rispetto a questa materia debbano ricercarsi : l'una che in tutte le classi sia dato a tutti me

1 Vedi Memoria citata dell'avv. Paolini.

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diante il lavoro procacciarsi una mediocre agiatezza, ed esercitare convenevolmente le facoltà dell'intelletto e dell'animo ; l' altra che gli uomini di qualsivoglia condizione, da natura privilegiati di singolari disposizioni alle arti o alle scienze, siano per una appropriata educazione aiutati a sorgere dal grado in che fortuna li pose, ed a montare in quello stato che all' eccellenza loro ed al comun bene si appartiene. Ma il suscitare nella moltitudine la brama di uscire dalla propria condizione, lo stimolare i desiderii, l'allargare le ambizioni, io per me lo reputo un gravissimo male ai privati ed a tutta la società. Perchè quelli, poniamo che non rimangano tosto delusi dalle speranze, non potranno trovare intero riposo nel soddisfacimento dei bisogni fattizi, ma di nuovo e sempre saranno travagliati da più ardenti cupidità. La società poi riceve fortissimo nocumento per le continue gare dei suoi membri, le quali sia che dirompano in manifeste ire, sia che si nascondano sotto coperti avvolgimenti, sempre generano la corruttela e la dissoluzione dei costumi.

Da tutte le cose innanzi discorse discende chiaramente questa conclusione : che la mezzerìa, dove può essere messa in pratica, è, secondo il mio giudizio, da anteporsi ad ogni altro patto colonico. Se non che taluno potrebbe richiedermi perchè io mi sia in ciò dilungato da taluni famosi Economisti, i quali dalle investigazioni loro trassero conseguenze al tutto contrarie, e riguardano la mezzeria come il più imperfetto fra i contratti che abbiamo accennato. La diversità di queste conclusioni, o Signori, deriva dalla diversità delle norme secondo le quali prendiamo a giudicare. A me è d'avviso che essi errassero in due punti principali. Primieramente nello stabilire i principii della scienza economica considerarono una parte sola, cioè la produzione e l'accrescimento delle ricchezze,

nè posero mente all' altra parte importantissima, cioè alla ripartizione delle medesime ed agli effetti che ne derivano. In secondo luogo pretesero che la scienza economica avesse un grado superiore a tutte le altre, e però fosse l'unica o la principale regolatrice della società ; laonde non curando di esaminare le sue attenenze colla morale, e colle altre discipline civili, vollero applicarne immediatamente i principii a tutte le pratiche Istituzioni. Io all' opposito affermo che l'Economia pubblica deve considerare sempre come suo fine il buonessere materiale degli uomini, e però la produzione e la ricchezza quali mezzi a quel fine. Siccome poi i bisogni materiali dell' uomo non sono i soli, e neppure i più nobili della sua natura, così l' Economia non potrà per se medesima tenere il governo delle cose civili. Al quale cooperano i principii di tutte le scienze umane, ordinati secondo la debita gerarchia d' importanza e di dignità. Tali sono, o Signori, le norme secondo le quali io mi sono condotto a giudicare, e donde presi le mosse incominciando questo discorso.

Al quale io potrei qui dar termine, e forse il dovrei, temendo di abusare della vostra sofferenza per soverchia prolissità. Se non che mi ritiene ancora un subbietto importante. A me pare che avendo stabilito la mezzeria essere il migliore dei patti colonici, corra obbligo di parlare un poco più partitamente della natura di questo contratto, delle condizioni colle quali è nella nostra provincia, e degli abusi ove può incorrere. Il che farò brevissimamente.

V'ha chi considera d'un modo semplicissimo la metà dei frutti che si accordano al lavoratore, e cioè come un equivalente del salario giornaliero della sua opera. V'ha invece chi riguarda la mezzeria come un contratto di società dove il proprietario pone il terreno qual è, si

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