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dalla conversazione di dotti ed autorevoli uomini spero di aver potuto trarre argomenti a giudicarne.

Io parlerò adunque della legislazione frumentaria in Inghilterra, e delle riforme che intorno ad essa e ad ad altre parti spettanti al commercio agrario si stanno colà operando; poi toccherò degli effetti che possiamo sperarne in Italia.

Ma perchè, come sentenziano i filosofi, in tutte le opere umane sono con gran diligenza da investigarsi e da contemplarsi i principii, chiederò licenza di accennare innanzi tratto alcune teoriche di Economia pubblica che reggono tutta questa parte importantissima dell'Amministrazione e del Governo delle nazioni.

E con libera ed aperta sentenza porrò a fondamento del mio discorso il principio della libertà commerciale, del quale sarà pregio dell'opera addurre in breve le prove rispondendo altresì alle principali obbiezioni.La Provvidenza la quale diede agli uomini gli stessi bisogni, dispensò i suoi doni diversamente alle diverse contrade. La posizione geografica e il clima di

'Accennando in breve i principii generali dai quali si dedi la libertà del commercio, e togliendo alcune fra le più speciose difficoltà , io ben mi avveggo che questa materia meriterebbe più ampia disa mina. Se non che. altri potrà di leggieri trovarla nei principali Trattati di Economia pubblica che vider la luce da Adamo Smith in appresso. Gli scrittori inglesi in ispezialità mostrarono finissima perspicacia , e arrecarono fatti e ragionamenti di gran peso come si può vedere nelle opere di Ricardo, di Se. nior, di Macculloch. Rispetto alle leggi dei Cereali gli scritti pubblicati colà sono innumerevoli, e chi desidera averne un saggio consulti l'articolo Trade in Corn aud Corn-Laws nel libro intitolato Litteralure of Political Economy by Maceulloch, London 1845. Gli Economisti italiani in questa come in molte altre parti della scienza sono degnissimi di lode, ed io citerò solo fra le recenti opere quella del Professor Pellegrino Rossi. Anche sul commercio dei Grani abbiamo molti e valorosi scrittori, come per cagion d' esempio l'Arcidiacono Bandini che pubblicò il suo discorso sino dal 1737 (precorrendo in alcuni pensieri al Quesnay), e il Paoletti, e il Verri. Ma io sarei troppo prolisso se volessi tutti annoverarli.

un paese, la condizion delle terre, i corsi dell'acqua, la struttura geologica stabiliscono una differenza necessaria nei prodotti dell'una e dell'altra contrada.

Hic segetes, illic veniunt felicius uvae
Arborei foetus alibi. et injussa virescunt
Gramina. Nonne vides croceos ut Tmolus odores
India mittit ebur, molles sua thura Sabaei?
At Chalybes nudi ferrum; virosaque Pontus
Castorea, Eliadum palmas Epiros equarum?
Continuo has leges, aeternaque faedera certis
Imposuit natura locis. '

Anche le razze e le famiglie umane dotate di varie attitudini mostrano di dover intendere questa ad un genere, quella ad un altro di prodotti. E il solcabile Oceano non separa, ma congiunge piuttosto gli abitatori delle lontane regioni. Egli si pare adunque ovvio e consentaneo all'indole dei popoli, seguire ciascuno di essi le naturali disposizioni, coltivare le industrie più appropriate, e con scambievole permutazione di prodotti sopperire a tutte le necessità. Di tal guisa la produzione sarà nelle varie maniere di arti più copiosa, più perfetta, più facile, e la distribuzione equabile verrà in aiuto alla prosperità universale. Per la qual cosa si può dire che il semplice e primo giudicare del buon senso si concorda colle teoriche elaborate dalla scienza economica a stabilire la libertà del commercio. Alla quale poi danno conforto anche altri argomenti, conciossiachè le frequenti relazioni di traffico fra le varie contrade valgono a spargere ed agevolare le cognizioni profittevoli, ad ingenerare benevolenza fra popoli, a maturare civiltà.

Vero è che il Governo, il quale difende la sicurezza

'Virgilio, Georg., Lib. 1.

e la tranquillità pubblica, abbisognando a reggersi dell'erario, e compartendo le gravezze fra tutte le classi, ne impone ancora taluna sull'industria e sul commercio. Ma queste gabelle entro i termini di moderazione nulla hanno di contrario al principio da noi stabilito: perchè è chiaro che ogni parte della ricchezza pubblica dee all'ordine e alla tutela della Società cooperare. Ben si vorrebbe dar nota di biasimo a quel Governo il quale per impinguare il tesoro, soverchiamente aggravasse l'introduzione delle merci, e si potrebbe mostrare inoltre ciò essere un falso calcolo di utilità. Ma non è questa la materia del nostro discorso.

Conciossiachè noi vogliamo considerare solo il caso, pur frequente troppo, quando l'introduzione delle mercatanzie estere è proibita assolutamente, o almeno gravata di forti gabelle affine, come dicesi, di proteggere l'industria interna. E ciò avviene unicamente perchè essendo i prodotti stranieri più perfetti e a miglior mercato dei nazionali, le manifatture del paese nè pel prezzo nè per la qualità possono reggere alla concorrenza di fuori. Or quali sono i fatti che l'attento osservatore vede seguitare costantemente ai vincoli commerciali? Il primo e più comune, e sicuro, specialmente nei paesi poco operosi, è il contrabbando. Perchè non vi è rigor di confini, non vi è legge o sorveglianza di berrovieri, che lo impediscano, se il farlo offre larghi guadagni. Il che avviene con danno grave non pur dell'erario, ma delle abitudini e della moralità pubblica. Ma non si ponga iz calcolo questa frode, e si consideri l'effetto semplice della legge, come osservata. Se nel paese è grande l'inchiesta dell'oggetto proibito o tassato, di presente molti capitali concorreranno alla peculiare industria che lo produce, siccome quella che promette copioso interesse. Similmente e per la stessa ragione verranno gli operai in

moltitudine e volontieri a cercarvi lavoro. Avvertite, o Signori che i capitali, e i lavoratori sopradetti rivolgendosi a questa industria, ne abbandonano altre a cui già erano intesi, o almeno potevano esserlo. Così dopo un certo termine mediante la concorrenza eccitata dalla cupidità di guadagno, è da credere che le fabbriche nazionali pervengano a soddisfare le dimande senza bisogno di estero soccorso. Ma per la supposizione che da principio abbiam fatto , e che è veramente il motivo precipuo di stabilire la tariffa protettrice, è chiaro che la merce stessa rimarrà sempre alquanto più costosa, posto ancora che riesca egualmente perfetta della straniera. Questi sono fatti necessariamente conseguenti al piano proposto. Veggiamo ora chi da queste operazioni abbia ritratto vantaggio nella nazione. Dico in prima non i consumatori, cioè la massima parte, i quali avrebbero comperato gli stessi prodotti a miglior mercato dal di fuori, e perciò ad avere la medesima quantità di oggetti perdono inutilmente una porzione della rendita loro. Egli è proprio come se quella porzione fosse levata a mo'di balzello dal Governo, per farne dono ai produttori della merce. Nè si può trovare degno di lode, quando sono aboliti i privilegi odiosi delle età passate, che questo tuttavia si conservi, e si costringa la moltitudine ad acquistare il bisognevole non dove le mette conto, ma a quei mercati e di quelle fabbriche solo onde una classe si reputa avvantaggiata. Non i lavoratori. Il salario di costoro potrà essere per avventura in sulle prime maggiore. Ma per le leggi più semplici di economia convenendo a queste fabbriche molti da molte altre industrie, accrescendosi anche ivi la popolazione, non potrà il lucro esser durevole, e pareggiato il salario alla misura generale delle altre manifatture, gli operai che verranno dopo quella prima ressa non ne ripor

MINGHETTI.

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teranno alcuna utilità. Sarà dunque il vantaggio tutto dei capitalisti? No certo, anzi (se è libera concorrenza) di essi dovrà accadere il medesimo fatto. Finchè alla dimanda sarà scarsa l'offerta, l'interesse potrà essere rilevante, ma quando i capitali abbondino all'impresa, e la stessa industria sia tentata da molti, il valor commerciale proporzionandosi ai capitali ed alle spese di produzione, non darà maggior frutto che non ne dieno in genere le altre manifatture. Laonde potrà bensì arricchime qualcuno dei primi trafficanti, qualche monopolista accorto e facoltoso, ma non certo la generalità di coloro che applicano il proprio capitale all'industria. Dal che si vede che un paese il quale voglia produrre ad ogni patto quello a che da natura non è appropriato, e che potrebbe ricevere più facilmente e meglio dagli altri, al finir dei conti fa una perdita senza compenso. Laonde non saprei definire il sistema di proibizione e di protezione (la quale altro non è che una proibizione mitigata) con parole più convenienti di quelle che usò un celebre Economista, onore dell'Italia ove ebbe nascimento ed educazione, della Francia ove fu accolto ed onorato, e della cui benevolenza altamente mi pregio. E dice le seguenti parole: « Le système prohibitif » peut se résumer ainsi : paralyser certaines industries, » certains emplois de capitaux, certaines applications » de travail, pour favoriser d'autres industries, d'autres » emplois de capitaux, d'autres applications de travail, >> et dans cette préférence (chose bizarre à dire mais » vraie) avoir soin de choisir les industries les moins » profitables au pays ! »? Dal che deriva ehe mentre alcune parti dello Stato, languono trascurate le quali naturalmente potrebbero ampliare la ricchezza comune,

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