Tragedie e poesie

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E. Sonzogno, 1873 - 422 pagine
 

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Pagina 375 - Di rumorosa frana , Per lo scheggiato calle Precipitando a valle , Batte sul fondo e sta; Là dove cadde, immobile Giace in sua lenta mole; Né, per mutar di secoli, Fia che riveda il sole Della sua cima antica, Se una virtude amica In alto noi trarrà: Tal si giaceva il misero Figlio!
Pagina 394 - Nova franchigia annunziano I cieli, e genti nove : Nove conquiste, e gloria Vinta in più belle prove : Nova, ai terrori immobile E alle lusinghe infide, Pace, che il mondo irride, Ma che rapir non può. O Spirto ! supplichevoli A...
Pagina 386 - Come a mezzo del cammino, Riposato alla foresta, Si risente il pellegrino, E si scote dalla testa Una foglia inaridita, Che dal ramo dipartita, Lenta lenta vi ristè...
Pagina 62 - O de' miei giorni primi, de' giochi miei, dell'armi poi, de' rischi solo compagno e de' piacer; fratello della mia scelta, innanzi a te soltanto tutto vola sui labbri il mio pensiero. Il mio cor m'ange, Anfrido: ei mi comanda alte e nobili cose; e la fortuna mi condanna ad inique; e strascinato vo per la via ch'io non mi scelsi, oscura, senza scopo; e il mio cor s'inaridisce, come il germe caduto in rio terreno, e balzato dal vento.
Pagina 87 - Te dalla rea progenie Degli oppressor discesa, Cui fu prodezza il numero, Cui fu ragion l'offesa, E dritto il sangue, e gloria, II non aver pietà, Te collocò la provida Sventura in fra gli oppressi : Muori compianta e placida ; Scendi a dormir con essi : Alle incolpate ceneri Nessuno insulterà.
Pagina 399 - Nelle' paure della° veglia bruna, Te noma il fanciulletto ; a Te, ' tremante, Quando ingrossa ruggendo la fortuna, Ricorre il navigante. La femminetta nel tuo sen regale La sua spregiata lacrima * depone...
Pagina 253 - Le vie del biasmo e dell'onor, ch'ei puote Correr certo del plauso, e non dar mai Passo ove trovi a malignar l'intento Sguardo del suo nemico ". Un altro campo Correr degg'io ", dove in periglio sono Di riportar, forza è pur dirlo, il brutto Nome d'ingrato, l'insoffribil nome Di traditor. So che de...
Pagina 349 - Né del mio secol sozzo io già vorrei Rimescolar la fetida belletta, Se un raggio in terra di virtù vedessi, Cui sacrar la mia rima.
Pagina 272 - La cagione esecranda qual è? — Non la sanno: a dar morte, a morire Qui senz'ira ognun d'essi è venuto; E venduto ad un duce venduto, Con lui pugna, e non chiede il perché.
Pagina 107 - Deh! noi pianger: mei credi. Allor che a questa Ora tu stesso appresserai, giocondi Si schiereranno al tuo pensier dinanzi Gli anni in cui re non sarai stato, in cui Né una lagrima pur notata in ciclo Fia contra te, né il nome tuo saravvi Con l'imprecar de

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