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« Di qui nasceva che le guerre grosse e corte si fa« cevano. Non si campeggiava terra di verno: anzi « i popoli ai possessori delle campagne si facevano « incontro, e con impunità le porte aprivano. Si mal <condizionati uomini d'arme distinguevansi in isquadre... Comprendeva ciascuna di esse cento ca• valli, quaranta balestrieri, e gli altri per riserbo, « se morti o feriti fossero quei che cavalcavano. I « balestrieri per non avere a combattere il nemico « da presso, armavano più alla leggiera: ma per or<<namento di armi, per bontà di cavalli e per virtù ⚫ di animo in poco dagli uomini d'arme erano dif« ferenti » (1).

I patenti difetti di cosiffatta milizia conciliarono riputazione a un nuovo genere di cavalleria, che i Veneziani con molto loro profitto introdussero nelle guerre di Lombardia. Le giornaliere scorrerie dei Turchi nella Grecia avevano per necessità rivolto i costei abitatori al maneggio delle armi; sicchè, conformemente alla natura del paese rotto, selvaggio e spoglio di grosse città e di fortezze, ne era sorta una fortissima specie di cavalleria leggiera. Accennare vogliamo agli Stradiotti o Cappelletti o Albanesi, comecchè li chiamassero. Costoro trasportati di colà in Italia dai Veneziani, diedero ottimo esempio d'uomini a cavallo avvezzi a combattere alla spicciolata, a speculare, a vegliare il nemico e le congiunture, e compiere una vittoria o assicurare una ritratta. Di essi sovra tutti quei della Morea, e sovra quelli della Morea i nativi di Napoli tenevano il vanto. Frena

(1) Porzio, Congiura de baroni, I. II.

vano cavalli leggerissimi al corso; tenevano indosso sopravvesti corte e senza maniche con leggieri imbottiti, per rintuzzare la forza dei colpi ostili: taluno aveva anche maniche e guanti di ferro: portavano in mano una zagaglia ferrata agli estremi, lunga dove dieci, dove dodici piedi, in capo un bacinetto di ferro, al braccio un piccolo scudo, allato una larga spada ed all'arcione una mazza d'arme. Una banderuola sventolata sulla punta di un'asta li rannodava o scioglieva: ed eglino non stanchi mai, non sazii di assaltare, di saccheggiare, d'inseguire, di ardere, di uccidere, chè anzi ritrovando sempre nella preda e nel combattimento nuovi stimoli e nuove forze, montarono in breve a tal fama, che non solo in Italia, ma in Francia e altrove con buone condizioni vennero richiesti a soldo. Aggiungevano a queste buone qualità quella di essere divotissimi verso la signoria di Venezia, che era stata la prima a valersi dell'opera loro, e sola li aveva sostenuti nelle accanite loro contese contro i Musulmani: se non che bruttava tutte codeste doti una orrenda ferocia e ingordigia, che favorita dalla repubblica coll'assegno di uno scudo per ogni testa di nemico che era tronca, li sospinse talora a confondere nella strage amici e nemici, purchè l'avaro premio asseguissero (1).

Abbiamo notato gli inconvenienti, che verso il 1494 erano proprii della, cavalleria gravemente armata : molto peggiori erano le condizioni della fanteria. Infatti de' soldati a piè ( narra l'autore della vita di

(1) Daniel, Hist. de la milice française 1. V. c. III. I. IV. c. IV. Grassi, Dizion. milit. Comines, Mémoir. 1. VIII.

ch. VII.-B. Corio, part. VII. p. 944.

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Antonio Giacomini) in un esercito ben grande era ⚫ poco il numero e molto meno l'uso. Portavano poche arme da difendere, e per offendere lancie molto lunghe e sottili, con le quali, sebbene ferivano il nemico da lontano, non potevano però sostenere l'impeto della cavalleria; e perciò poco si mescola« vano nei fatti d'arme, se non con gran loro vantaggio, e in luoghi montuosi e difficili: sicchè cosi fatte lancie erano anche meno utili che le sarisse de' Macedoni, perchè gli Italiani non avevano la perizia di quelle ordinanze chiamate falangi, le quali poi ⚫ messero in uso in Italia con le loro picche gli oltre« montani e principalmente gli Svizzeri. Portavansi • appresso i nostri le rotelle e certe partigiane piccole da lanciare, le quali nelle scaramuccie lanciavano « l'uno all'altro, e ripigliavano e rilanciavano quindi a vicenda e le più spaventevoli e mortifere armi « che si usavano, erano le balestre, e anco adoperate da genti tra gli altri soldati manco apprez« zate. Non portavano bandiere nè insegne nelle compagnie, e nelle rassegne e mostre che facevano, • camminavano quasi trottando e continuamente gridando il nome del principe, dal quale erano con«dotti e così andavano festevolmente saltellando ⚫ dietro un suono d'un tamburino col zuffoletto, piut<tosto a guisa di giuocatori, che di soldati messi in « ordinanza e ben disciplinati: e così fatti soldati ed « eserciti videro i più antichi della età nostra nella • guerra di Serezzana (1), che fu l'ultima che facesse la nostra città avanti alla ribellione di Pisa; si che

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(1) Cioè Sarzana, dell'A. 1487.

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non fu da prendere meraviglia, se in quel principio facessero le genti italiane si mala prova cogli ol«tremontani. I commissarii similmente che si man«davano fuori per comandare e consigliare i capitani, « governatori e condottieri, comechè fossero prudenti «<e forniti d'ogni altra buona qualità, non essendo pratici nelle cose della guerra, come imperiti di • tal mestiere, non erano appresso i soldati di alcuna autorità e riputazione; ma piuttosto atti da essere dalla milizia di quelli aggirati o vilipesi, che obbediti o temuti. E tale era la condizione non so«lamente della patria nostra e della Toscana, ma « universalmente di tutta Italia; onde i popoli e le città, che viveano civilmente, e quei principi e si« gnori, i quali non si esercitavano personalmente « nella milizia, ma standosi in ozio, co' consigli e con « l'armi de' soldati mercenarii mantenevano gli Stati loro, bene spesso ricevevano non minori danni dai ⚫ soldati proprii, che dai nemici manifesti » (1). o Costumavasi bensi di frammettere alla sciaurata moltitudine dei fanti comuni alcuna mano di schioppettieri: ma sia per la rea qualità degli stromenti, oltremodo pesanti, disagiosi e fallaci, sia per la tardità del maneggiarli, sia pel piccol numero di chi li portava, l'esercizio di cotal milizia non era così sparso nè così proficuo, che parecchi autori non anteponessero tuttavia nei trattati di guerra allo schioppo la balestra (2). Molti lustri dovevano ancora trascorrere prima che fossero condotte a sufficiente perfezione

(1) Nardi, Vita di A. Giacomini.

(2) Per esempio, Lampo Birago. V. Promis, Dissert. a Fr. di Giorgio, t. II. p. 33.

quelle armi, a caricare le quali faceva allora mestieri di un quarto d'ora; due secoli poi dovevano passare prima che, mediante l'invenzione della baionetta, si riunisse l'ufficio della balestra a quello della picca, e mediante l'ordine del fuoco continuato di fila e di riga, si trovasse il modo di opporre al nemico una sempre nuova difesa; le quali riforme hanno ridotto nella fantéria e nelle armi da fuoco la somma delle guerre. In conclusione, nelle giornate campali erano ancora rare e male governate le artiglierie; scarso il numero degli scoppiettieri; poco fruttuoso il servigio dei moschetti da posta; insomma, ovviavasi all'empito dei cavalli piantando nel terreno alcune forcelle grosse ed alte fino alla cintura, e via via incavigliandovi sopra orizzontalmente lunghi travicelli (1).

III.

Allorchè le nuove macchine da guerra vennero applicate alla oppugnazione delle piazze, nè tutto ad un tratto se ne conseguirono gli effetti, nè ad un tratto se ne trovarono i rimedii. Lunga pezza ancora l'antica arte e la moderna si trovarono a fronte, quella armata delle sue torri rotanti, dei suoi trabocchi, delle sue balestre, delle sue materie piombanti; questa fornita di bombarde, e di schioppi, e di trincee, e di parapetti; ma la prima di tanto indietreggiava ad ogni di, di quanto si avanzava la seconda.

Verso la fine del xv secolo cominciavasi l'oppugnazione delle terre col battere la cortina. Le grosse artiglierie vi aprivano la breccia, le minori ne tene

(1) Giovio, Istorie, 1. 1. f. 39 (Venezia 1555).

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