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quelle armi, a caricare le quali faceva allora mestieri di un quarto d'ora; due secoli poi dovevano passare prima che, mediante l'invenzione della baionetta, si riunisse l'ufficio della balestra a quello della picca, e mediante l'ordine del fuoco continuato di fila e di riga, si trovasse il modo di opporre al nemico una sempre nuova difesa; le quali riforme hanno ridotto nella fanteria e nelle armi da fuoco la somma delle guerre. In conclusione, nelle giornate campali erano ancora raro e male governate le artiglierie; scarso il numero degli scoppiettieri; poco fruttuoso il servigio dei moschetti da posta; insomma, ovviavasi all'empito dei cavalli piantando nel terreno alcune forcelle grosse ed alte fino alla cintura, e via via incavigliandovi sopra orizzoutalmente lunghi travicelli (i).

III.

Allorché le nuove macchine da guerra vennero applicate alla oppugnazione delle piazze, né tutto ad un tratto se ne conseguironò gli effetti, né ad un tratto se ne trovarono i rimedii. Lunga pezza ancora l'antica arte e la moderna si trovarono a fronte, quella armata delle sue torri rotanti, dei suoi trabocchi, delle sue balestre, delle sue materie piombanti; questa fornita di bombarde, e di schioppi, e di trincee, e di parapetti; ma la prima di tanto indietreggiava ad ogni dì, di quanto si avanzava la seconda.

Verso la fine del xv secolo cominciavasi l'oppugnazione delle terre col battere la cortina. Le grosse artiglierie vi aprivano la breccia, le minori ne tene

(1) Giovio, Istorii:, \. I. f. 39 (Venezia 1555).

vano lontani gli assediati, intantoché quelle si ricaricavano. Pigliavasi la mira coll'aiuto di due traguardi collocati alle due estremità della tromba della bombarda, e a quest'effetto se ne alzava ed abbassava la parte anteriore dal suo letto per mezzo di zeppe o di piuoli (1). Volendo dirizzare più pezzi ad uno stesso angolo, sovra un'asta appoggiata parallelamente all'asse della tromba collocavasi un quadrante graduato: il perpendicolo segnava sovra esso l'angolo di elevazione. Per le bombarde di grandezza straordinaria, toglievasi sovente la mira col mezzo di due più piccole poste dappresso.

Dicevasi tromba la parte anteriore della bombarda, coda la posteriore, ove ponevasi la carica: la coda era di un pezzo solo: la tromba era talora di più pezzi riuniti a vite secondo la grandezza della bombarda. Per trasportar le grosse artiglierie da luogo a luogo, svitavasi un pezzo dall'altro. Eranci delle bombarde lunghe le sei esette braccia; erancene dalle 50 alle 1000 ed alle 1200 libbre di palla; erancene di quelle a tirar le quali occorrevano SO paia di buoi (2). Ognuna aveva un suo proprio nome, tratto da uomini, bestie, paesi, santi o bizzarrie. Facevansi ricchissime, si nella fusione, si col soccorso del cesello, coprendole di emblemi e teste e animali e vasi e stemmi: talvolta con grave pregiudizio della solidità davasi a tutto il pezzo la forma, qual di Icone,' qual di serpente.

(1) Leonardo da Vinci propose nei suoi disegni la vite di m i rii; ma invece di metterla sotto la culatta, ne la allontauò, e la lece tanto alta, che sarebbe stato impossibile appuntare il pezzo.

(2) Crisi, da Soldo, p. 882 (R. I. S. I. XXI).

Del resto gettavansi dentro forme apposite coll'anima di legno (1).

Questi pezzi così straordinariamente costrutti, carica vansi poi svitando la coda dalla tromba, disponendola verticalmente e versandovi il debito volume di polvere. Questa s'assicurava dentro la camera col mezzo del coccone, pezzo di legno dolce, a foggia di disco o di cono tronco, che vi si calcava sopra dolcemente. Sopra il coccone mettevansi palle di ferro, o di piombo, o di bronzo e stagno, oppure palle di piombo con dadi di ferro, e infine e più comunemente globi di pietra calcare. Scemavasi il vento prodotto dalla imperfezione del pezzo e dalle scabrosità delle palle, avviluppando queste con pelli, con tele incerate o con stoppa. Davasi fuoco alle grosse artiglierie, non già colla miccia, che era riservata pei minori pezzi, ma con un ferro rovente piegato in forma di uncino. Partito il colpo, se la bombarda non era scoppiata, cosa per la smisuratezza e mala confezione delle artiglierie, e la imperizia di chi le maneggiava, frequentissima, veniva abbassata, svitata di nuovo, e rinfrescata con aceto; quindi si ricaricava e appuntava, con travaglio che sovente durava alquante ore (2). Osta vasi alla rin

(1) Per ciò che riguarda questa materia, abbiamo ricavato un singolare aitilo dalla II e III Dissertazione di Carlo Promis all'architettura di Francesco di Giorgio (Torino 1841),egregio lavoro fatto sopra un'opera egregia, donata al pubblico dalla munificenza del cav. Cesare Saluzzo.

(2) Racconta Marin Sanuto (p. 995), che nel 1497, «avendo ni Veneziani rotto i Viscontei a Brescello, ebbero tutti i carie riaggi, munizioni e bombarde, che furono in somma 178; fra «le quali ne furono 16 grandissime ed una che traeva una «pietra da libbre COO :e di poi furono trovali verrettoni

culata sia conficcando zeppe di legno contro la estremità della coda del pezzo, sia modellandone la camera a cono tronco, e trapanandone il focone molto in fondo, fin anche nel sodo della culatta.

Però la bombarda non era il solo strumento da scoppio che venisse adoperato contro le mura. Usavasi, per non far menzione d'altre specie più strane, il mortaio a trarre palle in arcata, o palle artificiate: usavasi la comune, sorta d'artiglieria da ;>0 libbre di palla, la cortana, che caricavasi con palle di pietra, il passavo/antelungo fino sessanta volte il suo diametro, la cerbottana e la spingarda artiglierie leggiere, il moschetto da posta e da forcella, e finalmente il basilisco, enorme colubrina, principalmente servita in mare, da libbre 100 in libbre 200 di palla. Queste erano le artiglierie comunemente conosciute e adoperate verso al fine del xv secolo. Ma intanto ogni nuovo assedio od oppugnazione diviene il campo de' più diversi tentativi ed esperimenti. V ha chi impiega le bombarde per lanciare fasci di verrettoni, e fuochi artificiati, e freccie, e bigonci, e lanterne, e canestri, e borse, e.sacchetti pieni di sassi o di dadi di ferro; v'ha chi immagina letti e casse a bilico, e chi numerose canne radianti da un centro solo, e macchine od organi che voltino più faccie con nuove bocche, e mantelletti triangolari e piani affine di coprire l'assediante, cogli ingegni opportuni a rialzarli, e gabbioni e cassoni che adempiano l'uguale ufficio. V'ha chi scava la camera

«casse 380, polvere di bombarde libbre 30,000, pietre di « bombarde nuin. 875, lancie 1240....» Da ciò si potrebbe arguire che fossero assegnale cinque palle circa e 108 libbre di polvere ad ogni bombarda. Tanto rado n'era l'impiego!

delle artiglierie a cilindro, a cono, a ellissi, a campana, a sfera: v'ha chi dietro a false ipotesi incastra due trombe ad angolo retto, o nel bronzo di una sola Lombarda ricava parecchie anime per moltipllcare in un sol colpo la strage: né vi manca chi invita la coda del mortaio adangolo rettocoll'asse della tromba, e chi conficca il mortaio stesso sopra un ceppo stabile, e chi lo pianta quasi verticalmente nel terreno, acciocché questo gli serva di coda, e chi gli apre l'anima a cilindro, e chi a cono, e chi a tromba. Tra sì fatti confusi e strani esperimenti travedevasi già il vantaggio del tiro di rimbalzo; di già le palle artificiate preludevano alle bombe; e di già Giovanni Mariano, Paolo Santini, Francesco di Giorgio e Leonardo da Vinci aveano proposto e disegnato le mine; ma il propagarne efficacemente i pensieri era riserbato al seguente secolo (1).

Contro cotesti inordinati sforzi dell'assalitore non meno inordinati e incerti sforzi opponeva frattanto l'assediato. Ogni giorno gli faceva scoprire qualche inconveniente, ogni giorno gli faceva trovare alcun rimedio, ma, come si addice ad arte bambina, parziale ed imperfetto. L'architettura moderna militare ripullulava sopra l'antica, come sopra fracido tronco, non germogliava ancora per propria virtù. Tuttavia, innanzi che il xv secolo tramontasse, già molto si era fatto e tentato e mutato. Cadute oramai in desuetudine le bastie, i battifolli e le bertesche, insieme colle torri e colle alte macchine oppugnatoric, prima a ripararsi, come prima a venire percossa fu la cor

(I) Promis cit, Diss. V. t. II. p. f49.

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