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dei proprii capi, che invano richiamavano alla loro mente gli stretti ordini avuti a Farnsburg, soli, senza artiglierie, senza slimolo di necessità, senza speranza di soccorso, precipitaronsi nelle acque della Birsa per assalire 1' esercito francese, che squadronato sopra F opposta sponda ne osservava le mosse. Fu Furto degli Svizzeri pari al loro coraggio : però la fretta del camminare, l'impelo della corrente e la difficoltà del salire li avevano alquanto scompigliati: la folta grandine delle cannonate, e le successive cariche della cavalleria francese non tardarono a spartirli in due masse. Cinquecento chiusi in una prateria circondata a modo di penisola dalle acque del fiume, tanto tempo vi resistettero coli' armi alla mano , quanto tempo rimasero in vita: gli altri, pressoché al numero di mille, riunironsi arditamente in un gruppo, e pugnando e marciando si volsero verso Basilea. Pervenuti al cimitero ed al giardino di S. Giacomo, vi si soffermarono a pigliar fiato. ..-.limAi Bramava il delfino, stupito di tanto valore, di concedere ad essi libera l'andata: ma gli si opposero nel consiglio dell' esercito francese tutti i condottieri e prevalsero. Ricominciò adunque da una parie e dall'altra più fiera che mai la carnifk.ina. Tre volte ancora gli Svizzeri scacciarono dal cimitero i nemici; due volte con furiose sortite li rispinsero molto in là: alla fine, quando la cavalleria francese, dopo avere messo il fuoco alla torre di S. Giacomo, ed adequala al suolo colle cannonale la cinta del cimitero, smontò da cavallo, e vi proruppe entro da ogni parte, una orrenda ed estrema lotta vi fu proseguita. Tra il sangue e i cadaveri, gli Svizzeri, qual sostentandosi per islan

chezza sulle ginocchia, qual facendosi appoggio dell'amico caduto, colle labarde, colle spade, coi pugnali, come il furore portava, sino all'ultimo spirito si difesero. In capo a dieci ore, quando tutti furono uccisi, mancò la zuffa. Milleseicento erano partiti da Farnsburg; dieci soli, che al passaggio della Birsa si erano ritirati, e di questi nove carichi di ferite, ritornarono in patria. Restarono sul campo ottomila francesi.

II giorno dopo volle il delfino esaminare il sito della battaglia ; e quando mirò le grandi ferite, il fiero contegno , il disperato abbandono dei nemici giacenti, narrasi che fra se proponesse di appropriarsi, tosto giunto sul trono, così grande valore, e sopra di esso piantare le fondamenta della monarchia. Poche settimane dipoi, ommessa l'impresa della Svizzera, si riduceva coi suoi venturieri in Lorena (1).

Il ritorno intempestivo di coteste squadre rinfiammò A. fin nel re di Francia Carlo Vii, e nei più savii dello Stato, il desiderio di imporre una volta un termine alle loro ribalderie. Me tenne il re molte consulte: ma due cose facevano ostacolo al suo pensiero: in primo luogo la difficoltà di pagare esattamente le milizie stabili, che sarebbersi introdotte invece degli stipendiarii di ventura; in secondo luogo il pericolo che costoro, appena licenziati, non si radunassero in compagnie come già era succeduto alla pace di Bréligny. Dopo non poche dispute e pareri, in sostanza si concluse di parlare segretamente a quindici condottieri dei più famosi, e, mediante la promessa di

(1) Sismondi, t. XIII. p. 429. segg. — Job. de Mailer, et couliiuiat. Hist. des Suusts.

1448

crearli capi delle nuove milizie, tentare di indurli a
favorirne la instituzione. Detto fatto, ognuno di questi
15 condottieri elesse a suo arbitrio tra le vecchie mas-
nade gli uomini della propria compagnia: tutti gli
altri vennero congedati d'un colpo, con ordine di
ritirarsi incontamente ciascuno nel suo paese, e sotto
pena della forca a chi commettesse mali per viaggio.
Così nel giro di due settimane la Francia quietò dalle
rapine dei venturieri, e vide sorte le 15 ordinanze
degli uomini d'arme, i quali essendo stati acquartie-
rati a trenta e quaranta per le terre dello Stato, con
una parte dei tributi locali vi furono di leggieri
mantenuti (1).
I felici risultamenti di questa riforma mossero tre
anni dopo il re ad estenderla alla fanteria. In con-
seguenza venne comandato agli anziani di ogni pa-
rocchia, di eleggere ogni anno fra i più destri e
capaci un uomo, che mediante la paga di quattro
franchi il mese e la esenzione da qualsiasi specie
di taglie e gravezze, si provvedesse a sue spese
di un arco, di una daga, di una cervelliera e di un
giaco di ferro, si esercitasse tutte le feste nel ma-
neggio delle armi, e si tenesse pronto a militare ad
ogni evento. Fu il numero di tutti i descritti 16,000.
Questi vennero divisi in quattro capitanerie gene-
rali: ogni capitaneria fu scompartita in otto bande
di 500 uomini l'una: ogni banda in quattro drappelli
o quartieri. Al comando di ogni quartiere fu preposto
un luogotenente fisso ossia locale, con facoltà di fare
impendere qualunque dei suoi dipendenti abbando-

(1) Sismondi, t. XIII. 44o – Daniel, Hist de la milice francaise, l. IV. ch. I.

nasse senza licenza l'esercito per tornare a casa. Un comandante generale riuniva in sè il governo di tutte e quattro le capitanerie.

Tale fu la milizia così detta dei franchi arcieri (1): la quale insieme colle ordinanze degli uomini d'arme ravvivò nei Francesi la disciplina, il coraggio, l'amore della gloria, del principe e della patria, infine tutti quegli stimoli, che durante i regni di Enrico Iv e di Luigi xiv acquistarono alla nazione il primato sopra il resto dell'Europa. Pagate regolarmente le soldatesche, repressi i saccheggi e le estorsioni, non tardò in Francia a risorgere l'agricoltura e quella industria, che da essa trae e ad essa somministra la vita, nè passava molto tempo, che la Guienna e il Delfinato venivano riuniti alla corona, e gli inglesi, principale fonite dei mali sofferti, erano espulsi affatto. Questi ordinamenti militari vennero a prima giunta confermati dal re Luigi XI: ma quando i principi del sangue, congiurati contro a lui di concerto col duca di Borgogna, lo astrinsero a fondare la sua salute sopra l'affezione dei Comuni e della minuta plebe, riputò egli opportuno di scioglierli dal peso mal compartito e troppo grave della milizia. Dispensò pertanto i Comuni dalla convocazione del bando e del retrobando, ed abolì per sempre la milizia dei franchi arcieri, Ma nel medesimo tempo indirizzava il pensiero a circondarsi di un corpo di fanterie più compatto, più pronto, più divoto ed agguerrito. Queste furono gli Svizzeri (2).

o Daniel, Hist. de la milice, l. IV. ch. IV.

2) Sismondi, Hist. des Franc. t. XIV. 231, 314.

VII.

Una cosa aveva avvicinato alla libera nazione degli A 1474 Svizzeri l'imperioso animo del re Luigi x1: dir voglio la comune avversione contro le insolenze dei grandi signori, e il comune terrore di Carlo il Temerario duca di Borgogna, ai cui sfrenati appetiti pareva breve l'Europa. Luigi xi riaccese gli spiriti degli Svizzeri, i quali già si erano stretti in lega offensiva e difensiva coll'arciduca d'Austria, col margravio di Baden e con varie città libere, assicurando loro, per quanto durasse la guerra, una grossa provvigione in denari, ma con un patto, cioè ch'egli potesse trarre gente dal loro paese per proprio servigio al soldo di quattro fiorini e mezzo al mese cadun uomo. Fu questo il primo contratto di assoldamento, che quella nazione stipulasse con un principe straniero (1). Il duca di Borgogna con un esercito di iO,000 uomini, 2 " dei quali 6000 erano Lombardi e Piemontesi mercenarii, uscì dagli alloggiamenti di Grandson a battaglia contro le ordinanze di Friburgo, di Zurigo, di Berna e di Lucerna, che ristrette in un denso quadrato irto di picche e di alabarde con fermo passo gli venivano all'incontro. Giunti in mezzo ai vigneti che coronano il lago, gli Svizzeri si inginocchiarono, secondo il patrio loro costume, a pregare: i Borgognoni, imputando quell'atto a paura, spronarono pieni di audacia

(1) I 500 Svizzeri, che nel 1465 al tempo della guerra del pubblico bene aveva condotto in Francia il duca Renato d'Angiò, erano stati reclutati sottomano: anzi al ritorno furono per ciò appunto puniti con prigionia e multa. V. de Zur-Lauben, Hist, milit. des Suisses, t. I. p. 65. 70.

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