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« prigione (1) ». Era quella la vigilia della domenica delle palme; e infino all'altro mercoledì le sacre funzioni della settimana santa sospesero ogni cosa. Il 25 di aprile il consiglio obbligò sotto giuramento i deputati ad occuparsi giorno e notte del processo: in capo a undici giorni, niuna difesa conceduta al reo, fu terminato. ,

Il 5 di maggio radunossi il consiglio per intenderne la esposizione, e darne sentenza, unica per avventura nelle storie d'Italia. Si propose dapprima se « dietro quanto avevano sentito e veduto, sem« brasse di procedere contro Francesco detto Car« magnola, una volta capitano generale dell'esercito, « per ciò che questi aveva fatto e trattato in danno « e scorno dello Stato, siccome era palese dalle te« stificazioni e scritture già lette ». Ventisei suffragi contro uno approvarono il partito; nove-palle rosse dimostrarono di non riputare la cosa abbastanza chiara. Rimaneva a determinarsi la pena: il Doge séguito da sette altri .consiglieri propose il carcere forte; nove palle rosse tornarono a dimostrare di non credere la cosa abbastanza chiara; diciannove palle nere vinsero la più cruda sentenza:

« Che questo, conte Carmagnola, pubblico tradi« tore dello Stato, fosse quel dì all'ora consueta dopo « nona con una spranga in bocca e colle mani legate » secondò l'uso condotto in piazza, per esservi decapili tato fra le due colonne di s. Marco; che tosto presa « questa deliberazione, tre del consiglio si recassero « a notificargliela; che se ne assegnasse alla vedova pel

(1) Sanuto, p. 1029.

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« suo vivere il pro' di diecimila ducati di imprestito, « ma a patto preciso che abitasse dentro ia città di t Treviso; che a ciascuna delle due figlie di lui non « maritate venissero stanziati in dote cinquemila duca

• ti, i cui-frutti frattanto servissero a mantenerle; tuti tavia non potessero andare a marito senza licenza

• de'signori dieci, né, morendo, testare in più di « mille ducati. Che alle stesse condizioni fosse sottopo«. sta la terza figlia già sposata al Malatesta, caso che < il matrimònio non si compiesse. Infine che il rima« nente delle facoltà delconte (calcolavansi a 500,000

• ducati) si aggiudicasse al fisco ».

Tale fu la sentenza, tale l'esecuzione. Quel medesimo giorno dopo vespro veniva il condottiero con uno sbadacchio in bocca accompagnato al palco ferale dalla congregazione di S. Maria Formosa. Portava (narra lo storico sapraccennato) « calze di

• scarlatto, berretta di velluto alla Carmagnola, « giuppone di cremesino, e veste di scarlatto, con « maniche, e cinto didietro »: precedevano e seguitavano parecchi ufficiali con bastoni in mano. Montato che ei fu sul palco, il boia in tre colpi di spada gli spiccò il capo dal busto. 11 tronco corpo venne tosto al lume di 24 doppieri recato in un'arca alla chiesa di S. Maria Gloriosa. Più tardi fu levato di là, e trasferito in Milano nella cappella della B. Vergine in S. Francesco grande, dove alla fine veniva ricongiunto dentro marmoreo sepolcro alle ossa della consorte (1).

(1) Eranvi sotto le seguenti iscrizioni:

« Sepuichrum magnif. D. Franata dirti Carmagnola de yicecomitibus, corniti* Castri Movi ac Clari.

In questo modo, trascorso appena di due anni l'ottavo lustro del vivere suo, Francesco Bussone da Carmagnola, per gagliardia d'animo e di corpo, per straordinarie imprese e fortuna, per deplorabile fine, illustre e memorando, moriva al cospetto di Venezia meravigliata, che pur gridandolo traditore, domandava a se stessa in segreto, quali ne fossero le colpe, quali le prove. La vedova di lui Antonia, dopo avere in Venezia nel silenzio e nelle pratiche religiose di un chiostro disacerbato per due anni l'affanno di tanta perdita, ad instigazione di alcune donne lombarde fuggi colle figliuole a Milano (1). Quivi, essendo rientrate nel possesso degli averi paterni, ebbero queste agio di maritarsi nobilmente: la prima con un Castiglione signore di Garlasco, l'altra con un Sanseverino signore di Nardò, la terza con Francesco Visconti consignore di Somma, e l'ultima con Gian Luigi dal Verme, capitano della cavalleria ducale e signore di Bobbio e di Voghera (2). Soggiungeremo ancora due cose rispetto al Carmagnola. La prima è che i suoi famigliari, trasferiti per ordine del consiglio in un nuovo carcere, vi «Sepulchrum magnif D. Antonia de Vicecomitibus consortis prefati D. comitis. - E alla destra della cappella: « Militia princeps bellorum maxime ductor, Francisce armipotens, si fata extrema tulisti Impia, la tetur animus bene conscius acti Imperii; quod fata jubent implere necesse est». Rosmini, St. di Mil. l. IX. p. 317. (1) Sanuto, 1037. – Rosmini, l. cit. (l o s- consta da autentici docum. veduti dal Rosmini . Cli. ).

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languirono finchè parve ai Dieci; la seconda è, che restaci ancora insieme con tutte le altre l'autentica deliberazione del 14 maggio (nove giorni dopo il supplizio), nella quale il consiglio, giusta gli ultimi voleri del conte, comanda che vengano consegnati ai frati di s. Francesco una palla da altare, già fatta fare da lui, ed i panni da esso vestiti nell'andare a morte; e che in compenso di questi si dieno dieci ducati al capitano del carcere (1). A chi poi ci chiedesse, qual giudizio siasi dentro noi formato circa la ragionevolezza di quella condanna, risponderemmo, non credere noi, che i documenti finora conosciuti sieno sufficienti a somministrarne un limpido e certissimo concetto: pure, quand'anche si avesse a tenere per giusta la uccisione del Carmagnola, esserne stato senza dubbio iniquo il modo, Queste cose compivansi nel mese di maggio del 1452. Al cominciare dell'anno seguente una nuova o" pace di Ferrara sopiva il rumore dell'armi, quasi af- " finchè entrambe le parti ripigliassero lena per tornare a maneggiarle più fieramente,

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