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CUSTŮ, V. Costo

CUZZÈTO, s. m. Covaccio e Covacciolo, Cozzo DA BATELO; T. de' Cacciatori, V. CUTER, s. m. Cutter, Sorta di Bastimento Niccbio adattato con cenci per uso di ripo- CAPANA. inglese ad un albero. 80 delle bestiuole domestiche.

Cozzo DA TERA, T. de' Cacciatori , CaCUZZACÈNERE, 8. m. Dormalfuoco, Ne- CUZZO, 8. m. (dal francese Couche) per panna dicesi a Quel riparo o stanzolino ghittoso, Pigro, Scioperone. Agg. ad Uomo Letto, Cuccia; Covaccio; Covacciolo e Co- aperto al di sopra e circondato di canne poltrone.

vile, e dicesi per similitudine il Letto. comuni, sopra terreno sodo nelle Valli maCUZZARSE, ( dal francese Coucher ) v. Cozzo DE LE BESTIE, Covaccio e Covac- remmane, ove stanno i Cacciatori per ispaCucciare, dicesi propr. del Porsi giù dei ciolo , Luogo dove l'Animale si riposa e rare agli uccelli che sopravvengono. cani per dormire.

partorisce Buscione, dicesi da’Cacciato- CUZZOLARSE, V. CUPOLARSE. CozzardB ZO AB1880, Acquattarsi, Chi- ri d’un Macchione voto nel mezzo, dove CUZZOLON, V. CUPOLÓN. narsi a terra il più basso che l'uom può suole accovarsi il Daino o il Cervo.

VOSTRA MARE IN CUZZOLÒN, Messer maper non esser visto. Schiacciarsi giù in Cozzo DA CANI, Cuccia e Canile, Luo- lanno che vi colga; Canchero che vi manterra.

go dove riposa il cane;

potrebbe anche gi, Maniere basse e fana. di rispondere neCozzarse, parlando delle Lepri, Accu- dirsi d'Un cattivo letto — AND A CUZZO gativamente e con disprezzo o impazienza. larsi , Quando si pongono in postura di (dicesi al cane) Andate a cuccia, Andate CUZZON, dicesi fam. per CUZLACÈNERE. V Bodere. COCAIAASB.

a riporri, andato a dormire.

D.

DAL

DAM

DAN

D. Vedi De.

DAMA, s. f. Dama, nell'080 s'intende Gen- | DAMEGIANA SENZA COLO, Locuzione fam. e DÀ o Dao, add. dal verbo Dare, Dato, cioè tildonna, Donna nobile. Più comunemente detta figur. per agg. a uomo, e vale GrasDonato, Concesso. V. Dar.

però per donna amata. Quindi Aver la da- sone; Pentolone; Corpacciuto, Figura picOMO VAO AL VINO A LE BARONAE O A LA ma ; Andar colla dama , valgono Avere cola ed estremamente grassa. V. Bodar. DEVOZIÒN, Uomo dedito al vino; a'vizii l'amata o Andar con essa.

DAMEGIÀR, v. Dameggiare, Vagheggiar etc. Dedito o Dedicato alla divozione. V. DAMA, 8. f. Dama, Giuoco notissimo che do pne, far il damerino. PORTÀ. si fa sullo scacchiere tra due persone, con

DAMÈTA (colle stretta) B. f. Damuzza, DABÈN, add. Dabbene o Da bene; Uomo ventiquattro piccole girelle di legno tonde, Signora da poco o da niente. Damuzzaco Donna da bene Dabbenissimo è il le quali si chiamano Pedine

Fare a

cia è il peggiorativo. superlativo.

dama , vale Giuocare a dama Dama DAMINA, 8. f. Damina, detto per vezzi o DABON, avv. Davvero; Daddovero; In ve- cbiamasi non meno Quella pedina raddop- talvolta per adulazione, vuol dire Dama di rilà. V. Bon. piata ch'è arrivata all'ultima fila dello scac

fresca età. Clevolo DA BOX, V. Clevolo.

chiere, e che distinguesi col por vi al di 80- Damina, si dice presentemente in VeDADİA o DAIA, 8. f. Voce antica dal barb.

pra un'altra pedina. Andare a dama, nezia e per sola galanteria, in vece di MaDadea, corrotto da Datèa o Dacia o Da- vale Portare una pedina fino all'ultima dama o Signora, ad una Donna di civile tia , Sorta d'aggravio imposto dall'antico fila. DAMÀR LA PENINA,

Damare, rad- apparenza che vogliasi trattare con qualche Governo Veneto sui raccolti.

doppiar la pedina giunta all'ultima fila. riguardo. DADIÈSE, s. m. Da dieci, Mezza lira Ve

A LA DAMA, T. di giuoco, All'ultima :

DAMO, T. ant. Da ora; Da questo momenneta, ch'era rappresentata da una moneti- cioè All'ultima partita.

to. V. Mo. na di bassa lega d'argento, così nominata, DAMÀN, 8. m. e nel plur. Domini, Solini, Da no IN DR10, D'ora in dietro, Alludedel valore di soldi dieci Veneti, o sia d'Ita- Lavoro che si fa alle maniche della cami

si al tempo scorso. Jiani centesimi venticinque. cia, verso la mano.

SAVIO AL DAMO, V. Savio. DADO E REFUDASON, erano Termini DAMARİN, s. m. Damerino; Vagheggino. DANà, add. Dannato, Per agg. a Persona, usati nel Foro ex Vedeto; e indicavano la V. Cicisbeo e ZERBINOTO.

che anche dicesi ANEMA DANADA, ArrabbiaRinunzia de'beni ereditarii falta agli eredi DAMASCÀR, v. Damascare, dicesi comu

to; Impazientato; Slizzito; Ovvero Dispedall'Esecutore testamentario. nemente, ma non è voce Toscana. Tesse.

rato; Tormentato. DAÈTO, s. m. Dadicciuolo, Picciol dado. re a opera , si dice della tela nella quale

DanÅ DE BEZZI, Arso; Povero in canna; DAFAR, 8. m. Affare ; Faccenda; – EL si rappresentano fiori, fogliami, frutti e Spiantato nelle barbe; Scannato dal biGRAN D’Afar ch'el Ga, Ha i grandi affari. qualsivoglia altra cosa.

sogno; Fiaccato. V. AFÀR.

DAMASCHİN, add. Damaschino e Dom- DANAMENTO, V. DanaziÒN. DAFARÈTO, s. m. Lo stesso che Aparè- maschino, Agg. d'una sorte di rose. V. Ro- DANANZI, T. ant. Lo stesso che DavanDAGANDO, gerundio di Dar, in vece di DAMASCO, 8. m. Dammasco o Dommasco DANÀR, v. FAR DANİR uno, Far impazienDando, era in uso fra i Veneziani pel see Damaschetto, Sorta di drappo di seta a

ture, arrabbiare, arrovellare uno, Farlo colo XVI. Questa maniera è tuttavia con- fiori, di color rubicondo. Parato di dam

incollerire. servata dai Chioggiotti ed anche nel Polesine. masco cremisi trinato ďoro per tutto il

Dararse, detto fam. Impazientirsi o * DAGETA o Dagheta, 8. f. Piccola daga, Coretto della Madonna.

Impazientarsi, Perder la pazienza. ossia Coltello di lama assai lunga.

LAORÅR A DAMASCO, Damaschinare o Far DANARO, 8. m. Danaro o Danaio; La moDAGNÓRA (collo chiuso ) Modo avverb. lavoro alla damaschina, cioè Incastrare

neta. ant. che vuol dire, Ogn'ora; Sempre. i filuzzi d'oro o d'argento nell'acciaio e

Danaro o Piccolo, chiamavasi la duoDAI, V. in Dar. nel ferro intagliato e preparato per riceve

decima parte del soldo Veneto. DAIA, T. ant. V. Dadia.

re l'incastratura. Gli antichi dicevano a Danaro o Scrupolo, Parte o grado delDAINO,

8. m. Daino e Dama, Animale sel- quest'arte Tarsia e Fare o Lavorare di la bontà dell'argento puro, che dividesi vatico cornuto simile al Capriolo, ma al- tarsia. Dicesi pure Lavoro all agiamina.

in dodici danari; o Sorta di peso contenenquanto maggiore, e per lo più di pelo ma- DAMAZZA, s. f. Damuzza o Damuzzaccia, te la vigesima quarta parte dell'oncia veculato; è chiamato da Linneo Cervus Da- peggior. di Dama ed intendiamo noi, Si- peta. gnora bensì nobile ma di poco buon nome,

Il danaro poi, secondo le regole odierne CORER CO PA UN DAINO, V. CORER. o di poco buon contegno.

del

peso metrico, è la decima parte di un DALAORA, Voce ant. V. DaldùRA.

DAMEGIANA, 8. f. Damigiana o Boccione grosso, e vale 4 carati e 3 grani del peso DALDŮRA, 8. f. Scure o Accetta, Specie o Fiasca, Specie di fiasco grande di vetro,

di marco. di scure con manico corto, usata da' Fale- per lo più rivestito di paglia o di vimini, Danari, è anche Uno de' semi delle cargoami e da'Carradori:

per uso di conservar vino o altri liquori. te da giuoco. V. Palo. Boerio.

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TO, V.

SA.

TI. V.

ma.

Danneg

TRE TRE PALA DANARI, dicesi per motteg- PORTÀ PER I DAI, Dadaiuolo, Colui che gio di Uno che non abbia danari; e vale frequentemente e volentieri giuoca ai dadi. Bisognoso.

Dao è poi la voce, anzi il Grido generaDANAZION, 8. f. o Danamento, 8. m. Im- le degli Arsenalotti di Venezia, che fanpazienza; Delirio; Impiccio ; Tormento; nosi fra loro, quando verso la sera sentono Sfinimento.

suonar la campana dell'Arsenale per avviLA XE UNA GRAN DANAZIÒN co STI PUTELI so che i lavori della giornata sono cessati; INSOLENTI, Questi ragazzi improntacci mi ed è come dicessero Dato cioè Conceduto tormentano.

il permesso di andare a casa nostra. DÀNDARO, add. Termine fam. di vezzo DAOTİN o Da otin, è il nome volgare che che usano le nostre doppe, parlando d'un dassi ad uno spezzato o sia alla quarta Fanciullino, per esprimere ch'egli è picco- parte della lira Austriaca che abbiamo atlo e vezzoso. Nel dimin. dicono DANDARÈTO tualmente in corso, ch'è una monetina di e DANDARÌN, Lo stesso che Bagarin e Tro- argento fino, stata battuta nell'anno 1823 TOLÈTO.

quando fu soppressa la moneta italiana; e DANEGIATÒR, s. m. )

vale 25 centesimi, o sia Veneti soldi otto e DANEZADOR, 8. m. Voce ant. )

mezzo in circa; dal che trasee l'appellagiatore, Che fa dando, Facidanno o Fac- zione volgare. cidanno e Dannaiuolo, dicesi per lo più di DAOTO, UN daoto, Otto soldi , e s'inChi danneggia le campagne, i boschi e si- tendono Veneti; moneta di basso argento mili.

già coniatasi nel secolo XVI, che venne poi DANEZAR O DANEGIÀR, v. Danneggiare o soppressa.

Dannificare, Apportare o Far dapno. El DaoTo, detto fig. Il Culo; il Dereta-
DANO, s. m. Danno; Danneggiamento, no; il Meleto AvÈR QUALCÙN IN TEL DAO-

A TOLA NOL DÅ GRAN DANO, Non fa trop- To, Aver uno nelle code o nella cupola, po guaslo, Non mangia molto.

Modo basso e vale Non curarlo. STAR AL MANCO DANO, Egli è meglio ca- MOSTRAR EL DAOTO, V. MOSTRÀR. der dal piè che dulla vetta, Maniera pro- DAP) e antic. Daspuò, Dachè; Dopo che; verbiale; che si usa per consigliar ad eleg- Da poi che; Dal tempo che. gere tra’mali il men nocivo.

DAPÒ CHE L'À ANDÀ VIA, Dachè è ito. So dano, Ben gli sta; Ben gli stetle e DAQUÌNDESE, 8. m. Moneta da quindici simili. Modo di favellare, e vale Essere soldi. Moneta d'argento di bassa lega che punizion giusta. Sette suo; Selte vostro e v'era sotto la Repubblica Veneta, e valesimili , Modi bassi che valgono Suo dan- va Quindici soldi, cioè 31 centesimo itano, Vostro danno, Tal sia di lui e di voi liano. etc. Se la GHE TOCA, SO DANO, Zara a DAR, v. Dare. chi tocca; Zara all avanzo , A chi ella DAR ADOSSO A ono, V. Adosso. tocca suo danno.

DAR A LA testa, Dare al capo o nel caDANOSO, LA DANOSA, dicesi in T. di po, Dicesi del vino quando ubbriaca. gergo nel sign. di Lingua.

Dar AL CAN CHE L’È RABIOSO, V. Can. DANTE, 8. m. Dante, Pelle concia di Dai

DAR A RESPIRO, V. Respiro. no o Cervo.

DAR A TAGIO, V. Tagio. Dante, T. degli Orefici, Scopa, Vecchio DAR A TUTO O TRAR A TUTO, Bere ďopannolino attaccato al capo d'un bastone, gni acqua ; Bere torbido, vale Tirare a che serve a nettar l'incudine.

ogni guadagno o giusto o ingiusto -- TiDANTES, in T. del Foro civile ex Vene- rar l'aiuolo, Non si lasciar uscire di mato, era l'Autorizzazione di procedere in no alcuna occasione o guadagno. via esecutiva di un atto a legge.

DAR DA PAR, V. in Far. DAO, 8. m. Dado, Pezzuol d'osso di sei DAR DA INTENDER CHE ZIOBA VIEN DE VBfacce quadre, tutte segnate dal numero uno

NERE, V. Intender. sino al sei , con cui si giuoca. Farinac- DAR DA TEGNIR, V. in Tegnir. cio, dicesi quel Dado ch'è segnato da una DAR DEL LADRO, DEL BARON, etc. Dar del parte sola. V. ZOGÅR AI DAI.

briccone, di ludro, di becco e simili, Modi Dao de Le SBOCHIE, Grillo o Lecco, II d'ingiuriare altrui. segno o la palla più piccola delle pallottole, DAR DEL TIO del vu, Dar del tu o del cbe dicesi anche Balin.

voi. Dao De LE PIASTRELE, Lecco, il pezzo DAR DE mezo via O DAR in nezo, Dar più piccolo delle Morelle da giuocare. V. nel brocco o in brocco, o Corre nel brocPJASTRĖLE.

co, vale Dare nel segno, Corre nel mezzo Dao de LA COLONA, Dado o Zoccolo, det- del bersaglio; e detto fig. vale Indovinare to anche Orlo, Base sulla quale riposa la il segreto d' un fatto, Apporsi, che anche colonna.

si dice Trovar le congiunture; Toccare il Dar el dao, Locuz. fam. e fig. Dar nel tasto. brocco; Cogliere nel punto o nel segno , Dar de LE CAIACOLE, V. CHACOLA. Indovinare.

DAR DE LE PENE, V. Peåpa. BUTÀR EL DAO, Tirare o Saettare in ar- DAR DE PENA, V. Pena. cata , metaf. Interrogare astutamente e DAR DE PIATO O DE PONTA O DE TAGIO, V. suggestivamente.

Plato, Ponta, e Tagio.

DAR DEI PUGNI IN CIELO, V. Pugno.

DAR DE ROVERSO O DE TRESSO, V. ROVERso e Tresso.

DAR DOVE CHE DIOL, Toccare il punto, V. Tasto.

DAR DRENTO A QUALCUN, Abbattersi o Imbattersi o Incontrarsi in alcuno per via; Avvenirsi in alcuno; Dar di cozzo in uno.

DAR DRIO A QUALCOSSA, Accingersi, Mettersi a fare o lavorare DARGHE DRIO, AFfrettarsi a far che che sia.

DAR DRIO A QUALCUN, Tener dietro ad alcuno, Ovv. Ligiare la coda; Andar a Piacenza, a seconda; Far peduccio, vale Secondare. V. DARSE DRIO.

DAR EL BECO A LE STELE VIN CHE DA
EL BECO A LE STELE, V. Vin.

DAR EL CUL PER TERA, V. Colo.
DAR FONDO, V. Fondo.
DAR PORA, V. Fora,

DARGAR O LAORİR DB SCHEN, Far che che sia con tutti i nervi; Mettercisi collarco dell'osso; Dar il suo maggiore; Fare una cosa colle mani e coi piedi; Pigliarla coʻdenti.

DARGHE DRENTO, Dare dentro, vale Assaltare, investire Darvi dentro o Dar le vele ai venti , Intraprendere o incominciare risolutamente qualche cosa Dar fuoco alla girandola o alla bombarda o Darla in quel mezzo; Far d'ogni campo strada, Non aver riguardo più ad una cosa che all'altra. Darci dentro, detto agsolut. vale Intoppare, in che che sia o in qualche difficoltà, o in qualche cosa incomoda e dispiacevole. Ci ho dato dentro.

Dargar DRENTO Qualcossa, Aggiugnere; Computare, Comprando una cosa dar al venditore qualche cosa a diffalco del prezzo,

DARGHELE CHE LB SCHIOCA, V. SCHIOCİR.
DAR IN BÙDELE, V. BÙZARA.
DAR IN DRIO, V. Drio.
Dar in seco, V. seco.
DAR IN TEL NASO, V. Naso.
DAR IN TI PIE, V. Pie.

DAR LA BAGIA O LA BOLDONA, V. BAGIA e BOLDONA.

DAR LA CORDA, V. Corda.
DAR LA PAROLA, V. Parola.

DAR LA TESTA IN TI MURT, Dar nelle girelle, vale Impazzare per disperazione -M'AA TOCÀ VEDER COSSE DA DAR LA TESTA IN TI MURI, Mi è toccato veder cose da dar del capo nelle muraglie, Indica la straordinarietà di cosa avvenuta.

DAR LA VOLTA AL CERVELO O A LA BARILA. V. BARILA.

DARLE BRUSCHE O BRUTB, Andar grosso altrui; Dar cartacce, vale Star sul serio, non voler acconsentire, non rispondere secondo il gusto di chi richiede.

DAR Le Soe, V. Soo.

Dar l'ora, Assegnar l'ora; Dar la posta d'esser insieme, V. Rendevù. DAR MAN, V. Man.

BASTONAE, V. Par e Onta. DAR POCO PER ASSAE, Dar un ago per aver un palo di ferro, Un minimo cbe,

و

DAR PAN

Mi do,

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per aver assai. Gittar lesca per tirare il pesce; Buttare una scardova per pigliare un luccio.

Darse, Dare il caso, vale Avvenire, accadere, succedere SE DÀ CHE NO GO PIÙ BEZZI, Avviene o Accade o S'abbatte o Si il caso che non ho più danari.

Darse, Darsene o Darne infino a’denti; Fare una batosta; Fare a calci, a morsi o a capegli.

DARSE, T. di alcuni giuochi, Darsi ; Quando il giuocatore non ha carte prevalenti e conosca il pericolo di perdere, dice e pone

volontario. Darse a BRAGHESSB CALAB, Darsi a brache calate, Modo basso, e vale Darsi per vinto, arrendersi. DARSE A LA DESPERA

SRAZIÒN, V. DESPERAZIÒN.
DARSE A LA BELA VITA, Darsi a'diletti ,
Abbandonarsi a'piaceri, seguire gli appetiti.

DARSE A LA STRADA, V. STRADA.
DARSE A LA POLTRONARIA, V.: POLTRONARÌA.

DARSE AL SOLDO, Darsi all avaro; Inavarire.

DARSE BEL TEMPO, Giocondarsi; Divertirsi; Sollazzarsi.

Darse come UN PORCO , Abbandonarsi , Mancar d'animo, sbigottirsi.

DARSE CONTRO 0 DARSE DANO DA SO POSTA, Tirare a'suoi colombi, detto fig.

DARSE DRI DENTI, Bisticciare; Tenzonare, Contendere aspramente a vicenda.

DARSE DEI PUGNI, V. PUGNAR – DARSE DEI PUGNI IN TE LA TESTA , Graffiarsi le gote, Inveir contro sè stesso per disperazione.

DAR DRIO, Rimpolpettare; Riforire; Ribadire; Rimettersela; Rimandarsela l'un Paltro; Rimbeccarsela; Rimpolpettarsela, Se alcuno ha detto una cosa o vera o falsa ch'ella sia, e un altro per piaggiarlo e fare ch'ella si creda, gliela fa buona, cioè l'approva, affermando così essere come colui dice e talvolta accrescendola, dicesi El GHE DÀ DRIO.

DARSELA, Accorgersi; Sospettare; Du-
bitare; Pigliar pelo; Ombrarsi
L'HA VADA, Se ne accorse; Ne sospettò;
Ne dubito, V. DARSENE.

DARSELA A GAMBE, Sgambar via; Darla a gambe; Darla pe'chiassi; Giuocare o Menare lo spadone a due gambe; Fuggire; Scampare. L'ho fatto sgambar via di galoppo.

DARSE LA keve, V. Neve.

DARSE LA ZAPA ADOSSO o sui pie, Darsi della scure in sul piede; Darsi del dito nell'occhio ; Tagliarsi le legna addosso; Aguzzarsi il palo in sul ginocchio ; Aggravarsi in sulla fune o in sulla corda, Farsi il male da sè, operare a proprio svantaggio -- Castrarsi per far dispetto alla moglie, vale Volersi vendicare quando la vendetta arreca più danno a sè, che a colui che si vuol punire.

DARSE LE MAN ATORNO, V. Man.

DARSENB, Addarsi ; Accorgersi ; Avvcdersi; Avvisarsi, Comprendere — M8 ne SON Di, Mi addiedi, cioè Me ne accorsi ; Me ne avvidi; Me ne avvisai.

DARSENE UN FOREGOTO, V. FOREGOTO. E DAL E DAI, NOL PA GRENTE, Ponza pon

DAR SORA AQUA, detto fig. Ricomparire; ma; Tresca tresca; Ticche tacche; lenne Farsi rivedere; Sbucar fuori, quasi Uscir ienne, Esprimono uno che assai lavorandalla buca.

do concbiuda poco. Dar soto, Regger la celia, Dicesi di chi E DAIE DAI, NOL, FINISSE MAL DE PARLAR, aiuta un altro a burlare Dare il gambo- Di ciarlare mai non ristà; mai non molne, Dar animo altrui a fare, lodandolo. la; mai non fina; Dalle dalle dalla matDar so, V. So.

tina sino alla sera. DAR SUL nu80, V. Moso.

Dar AL CAN CHE L'È RABIOSO, Gridare DAR TRESSO, V. Tresso.

crucifigatur, Gridar tutti contro uno. Dar via, Vendere o Donare; Esitare; Quando uno è caduto in terra ognun griSmaltire; Alienare.

da dagli dagli; Dagli che ha buone spalDAR VIA UN BENBFIZIO, Conferire un be- le; Dagli ch'egli è can guasto; Dagli che neficio: s'intende Ecclesiastico.

egli è sassello, V. Desfortuni e Carogna. DAR UNA BONA E UNA CATIVA; Lo stesso DAI UNA PAROLA, LAI L'ALTRA, V. PAROLA. che DAR UN'ONTA E UNA PONTA. Y. ONTA. Dai dai, Dagli dagli, Maniera di eccitaDAR 20, V. Zo.

tamento altrui, cioè Percuoti; Ferisci ; Dar zo LA BACHETA, V. Bacheta.

Accoltella. * Dar El BEN SBRVIR, Rilasciare atle. No Gak NE DAGO UNA BUDELADA, Non ho stato di buon servizio, ma usasi più co- pelo che pensi a che che sia; Non ne do munemente in sentimento irronico, dicen- un pelacucchino, Maniera usata per modosi EL GA DÀ EL so ben servir, per far strar disprezzo d'alcuna cosa. Non darsi intendere Gli diede una gran correzione lagno d'alcuna cosa ; Non ne darei un o rabbuffala, od anche Gli diede una for- cico, un moco, un pistacchio, un bagatte bastonatura e simili.

tino, una frulla. A CHI EL GHB LE DÀ E A CAI EL GHE LE NOL DARAVE UN CORTELO AL DIAVOLO PERPROMETE, V. PROMETER.

CHÈ BL SB SCANA,

Non darebbe fuoco a ANDİR A DAR, Andar a ferire, a colpire: cencio; Non andare o venire per pigliar dicesi anche fig. d'un discorso che tenda aria, Allude all'estrema avarizia. ad uno scopo o ad un fine da prima ignoto. Qua i se di, e vale Qui sta il nodo; In

ANDÅR PER DAR E TORLE suso, V. Tor. ciò consiste la difficoltà; Oh questo è dif

CHI DÀ E PO TIOL GHE VIEN LA BISSA AL ficile; Questo è quel che non credo. COOR, Locuz. bassa e fam. Chi e rito- SE POL DAR CAE etc. Può far il gran diaglie, il diavol lo raccoglie o mette il capo volo che etc. Maniera d'affermare. tra le foglie. Prov.usato da' fanciulli per mo- STAR LÀ PER DAR, Star colle mani per strare Non doversi ridomandare quello che aria o sospese in aria. una volta si è donato. Fu anche detto Marti- TORNAR A DAR, Ridare, Dar di nuovo, no di colle che la roba e poi la ritolle. Ridonare.

CHI HA DA DAR HA D'aver, Maniera fig. e DARDO, V. FREZZA. vale Chi ha torto pretende d'aver ragione.

DA RECÀ 0 DA REÇÃO (i Francesi dicono Portò questa proposizione come un pun. Dereches) Maniera avv. Di ricapo; Da cato liscio (cioè chiaro) o come se avesse po; Di nuovo; Di bel nuovo, Un'altra volta. ragione d' avanzo.

DARENTE, Prep. Da vicino; Dappresso o Damene ONA CHE TE NE DARÒ DIESE, Det- Da presso. V. Arente. to fig. Andar nell' un vie uno; Anfanare; DARENTISSIMO, superl. di DarentR, ACCiondolare; Cincischiare; Far passo di costissimo. picca; Indugiare; Posapiano; Pian bar- DARESTO, Avv. Del resto; Del rimanenbier che il ranno è caldo; Metterla in sul te, vale Ma, Per altro, Quanto a quello liuto o in musica, Dicesi di persona tarda che resta a dire. e pigra a far le cose sue.

DARIVA, T. Mar. V. Deriva. E DAGHELA (pronunziato in modo disprez- DA SPARTE, v. in Parte, zativo ) Forbici; L'eran merle. Dicesi a DASPO, e anticam. Daspuò e Despoo, Dap

EL SE

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lo che gli è vietato. Io ť ho detlo che tu DASSÈNO o Da seno, Modo avv. Da sen-
non faccia la tal cosa, e tu forbici: cioè no; Da buon senno; Da vero o Davvero;
Tu ostinato l'hai voluta fare ad ogni modo. Da dovvero o Daddovero; Da doverissi-
Noi siamo all'usato zimbello ; Noi sia- mo; In sul serio o Sul serio; In verità;
mo al sicut erat; La Cornamusa del Cor- Sicuramente; Veramente.
tona, che per non saper altro ripeteva le FAR dasSENO O DA BON, Far di buono,
stesse sonate.

davvero, in sul sodo, di buon senno, dad.
E DAI SE TI SA DAR, Ovv. E DaiGHE, Ovv. dovero; Far una cosa di fatto e non di
Dai una DAI DO, Ovv. Dar E REDAI, Ovv. burla.
Dai de qua E DAI DE LA, Ovv. DaI TIRA PARLAR DASSENO, V. PARLÅR.
PARA, Ovv. DAI TIRA B MOLA, Dagli, picchia DATA, s. f. Data DATA VECHIA, Cosa an-
e martella; E dagli e tocca; Tocca e ri- tiquata ; Ab antico ; Di data vecchia ;
tocca, risuona e martella, Indicano ripe-

Uomo di tempo an

e simili. tizione di atti, insistenza a fare o a dire DATO, s. m. Ipotesi, Supposto di cosa da per ottener la fine di che che sia.

cui si deduce una conseguenza.

avy.

A un dato o Per un dato, Per esempio; giunta che ne ho pochi, cioè pochi danaCome sarebbe a dire; Supposto.

ri o pochi mezzi da riparare a’miei bisoMetemO UN DATO o Demo UN DATO, Dia- goi. mo per ipotesi o per supposto o per esem

DAVIDE, Davide e Davidde, Nome proprio pio; Poniam figura; Poniamo caso.

di uomo. Dato questo, Dato o Dalochè, di- DAVINTI, 8. m. Monela da venti soldi; notante il supporre quella tal cosa che qui- Lira veneta. vi si esprime, che anche direbbesi, Abbia- UN Davinti, Venti soldi, ch' equivalgosi per conceduto o per vero ; Fingasi ;

no a 50 centesimi italiani in circa. Pongasi; Suppongasi che la tal cosa sia;

DAZAMÒ Da za mo, Cosi tosto; Si preCiò supposto; Cio premesso. V. in Meter. sto; Si ratlo DAZAMÒ L'È TORNA? Cosi DATOLO, s. m. Dattero, Frutto dolcissimo tosto è tornato? Cosi preslo? e notissimo d'una pianta detta Palma, che DAZLÁBILE, add. Gabellabile, Voce delalligna specialmente in Africa , detta dai l'uso, Che può sottoporsi a gabella. Le noNaturalisti Phoenix Dactylifera.

stre leggi italiane dicono Generi o Cose DİTOLO DE MAR, s. m. T. de' Pesc. Ba- daziabili; cioè Soggette al pagamento del lano e Dattero o Dutlilo marino, Specie

dazio. di Conchiglia bivalve marina del genere

DAZLÀR, v. Addaziare, Metter dazio, Soldelle Foladi, detta da Linn. Pholas Dacly- toporre a dazio Gabellare o Sgabellare, lus. Il suo carattere è una figura quasi Pagar la gabella; ed anche Liberar la cocilindrica; abita entro alle pietre, a' legni sa pagandone la gabella. ed alla creta che stanno sott'acqua pelle

DAZIÈR (colla z aspra) 8 m. Gabelliere, lagune ed anche in mare, rinchiusa in ap- Quello che assume l'impresa e riscuote le posito foro o nicchia ch'essa si forma. pubbliche gabelle.

Con questo nome di Daltero di mare si Stradiere, dicesi a Colui che a'luoghi intende anco un'altra Conchiglia bivalve del dazio ferma le robe per le quali dee del genere de' Mitoli, chiamata da Linneo pagarsi la gabella. Mytilus Litophagus, e da noi detta in ver- DAZIERA, 8. f. Gabellieru, La Moglie o nacolo più comunemente Pevaròn, V.

Femmina di Gabelliere.
Così pure una terza Conchiglia univalve DAZIETO, 8. m. Gubelletta.
chiamata da Olivi Cypraea cinnamomoea, DAZIO, 8. m. Dazio o Gabella Upizio
che ba un colore di cannella.

DEL DAZIO, Ferma.
E finalmente sotto questo nome di Da- LE PAROLE NO PAGA DAZIO, Le parole
TOLO de mar, vien chiamata da’ pescatori non s'infilzano, Prov. che avverte a Non
una quarta Conchiglia del

genere

delle doversi tener conto di alcuna cosa detta Bolle secondo Lipneo o delle Ancille se- inconsideratamente, e viene questo dettato condo Lamarck, la quale è da questo no- dall'uso di metter in filza le scritture minata Ancilla Cinnamomoca.

Non gubellare quel che uno dice, vale Non DATOLI FA MANDATOLI E FARINA PA I GNO- crederglielo, Non passarglielo. Ogni paroCOLI, Date e riceverete o sarete ricambiu- la non vuol risposta. ti; Chi vuol de'pesci bisogna immollarsi; AvÈR EL DAZIO DEL consumo, V. Consumo. Chi non riente, niente ottiene; Chi TOR DAZI D’Impazzi, Maniera sain. Prenvuole e chi pigliu s'obbliga; Chi vuol dei dere la gabella degl'impaccio de' fasliservigi bisogna farne; Chi c'à insegna a dii, Dicesi di uno che s'affatica per questo rendere.

e per quello. V. Torse GATI A PELÅR, in DATORNO, avv. Dallorno e D'atlorno; Gato.

Da torno; Dintorno, Attorno, in giro. DE (coll’e stretta) Di, s. m. La terza let-
DAVAGNAR )
Voci triviali. V. Guadi-

tera consonante dell'alfabeto. DAVAGNO )

Di, Segno del secondo caso. GNÅR etc.

DEA (coll' e larga) 8. f. Dea o Diva. DAVANTAZO. Da vantaggio; Di più; Per LA ME PAR UNA DEA, La mi pare una didi più; Per troppo.

va, una ninfa, dicesi di bella donna. DAVANTI, avv. Davanti; Davanie; Dinan- DEAZZO, s. m. Dito grande e mal fatto. zi; Avanti; Nanti; Innanzi, Al cospetto, DEBÀ, s. m. Francesismo che usavasi da alla presenza

Per Dirimpetto; Innanzi, taluni durante il cessato Governo italico, cioè Faccia a faccia IN TEL DAVANTI

detto in vece di Dibatimento. V. Dalla parle dinanzi; Anteriorniente; Dal- DEBATER. V. DIBATER. la parte anteriore.

DÈBELE, Voce antiq. Debole. STAR DAVANTIA ONO, V. STAR.

DEBESOGNO, s. m. (colla s dolce) Voce DAVANTİN, 8. m. Cosi chiamasi dalle don- bassa che vale l'Occorrente o la Tornala ne La parte davanti de' loro abiti che cuo- di casa, V. Bisogno. pro il petto, e che resta divisa dall'infe

DEBITÌN, . m. Debituzzo ; Debil uolo ,
riore dell'imbusto - Gola, si dice l’Orna- Dim. di Debito.
mento ch'esse portano sul petto alquanto DEBITO, e. m. Debilo, Obbligazione.
fuori del busto.

Debito ANCORA vivo, Debito acceso, e
DAVANZO, avv. Davanzo o D'avanzo; vale Non pagato.
Soverchiamente; di soverchio, V. Avanzo. DEBITO SPORCO, Imbratto, Debito con-
Davanzo Che GHE NHO POCAI, E colla

tratto per azioni poco lodevoli.

DeBITO PERSO, Debito fogno o infognito, Non riscuotibile, non esigibile.

DAR DEBITO A QUALCùn, Impennare il debito.

ESSER PIEN DE DEBITI E NO SAVER DA CHE PARTE VOLTarse, Affogar ne' debiti; Aver più debiti che la lepre; Aver debilo il fiato; Aver debito il fiato e la pelle.

NO SE PAGA I DEBITI NE L’ISTESSO ZORXO CHE i se fa, V. PAGÅR.

SempRE MERDE DE DEBITI, Espressione fam. d'impazienza, Sempre nuovi cessi. Dicesi Cesso per Aggravio, obbligo, debituzzo e qualunque altra simil cosa piccola ma noiosa.

CALAMARSE UN DEBITO DE QUALCON, Accollarsi un debito, vale Obbligarsi a pagare un debito altrui. DEBITOR, 8. m. Debitore.

DeBITÒR VECHIO O RENITENTE, Debitore antico; Debitore moroso, Che indugia a pagare Debitore cessante, Dicesi di Chi cessa di pagare i debiti liquidi, contro cui si può immediatamente fare esecuzione forzata. V. PAGADÒR. DEBITORA, s. f. Debitrice, dicesi la Fem

mina che dee. DEBITUZZO. V. DEBITÌN. DEBOLE ( anticam. anche Fievele ) add.

Debole e Debile o Fievole, Di poca forza.

CARTA DEBOLE, Carta dilegine, Di poco nervo, e dicesi anche di Drappi e cose simịli.

010 Debole, detto fig. Dappoco; Di basso ingegno; Debole di spirito; Scioccherello DEBOLE DE COMPLESSIÒN, Deboluz20; Debiletto; Debiluzzo. V. SCANCARIATO - DeventÅR DEBOLE, Allassare.

Eu xe DEBOLE, POVERAZZO, Poverello cgli è uguannotto, cioè inesperto, scioccherello.

EL BALO XE EL MIO DEBOLE, n ballo è il mio genio; ho grande inclinuzione o simpatia al ballo. V. Porti.

Tocar el so DEBOLE, V. Toc.R. DEBOLEZZA, 8. f. Debolezza e Debilità, Fiacchezza Atonia è T. Medico.

Debolezza, dicesi fam. per Inclinazione; Propensione; Genio; Disposizione QUEL FIO XB LA SO DEBOLEZZA, Quel figlio è il suo cocco, il suo amore, il suo prediletto. DEBOLMENTE, avv. Debolmente, Fiaccamente.

DIRÒ DEBOLMENTE EL MIO PARBR, Dirò alla meglio o come potrò o saprò il mio parere. DEBÒS, Deboscia, s. f. Parola francese Debauche, usata famil. da'Fiorentini, e da noi che significa propr. il Vivere licenzioso e scapestrato. DEBOSSÈ, Francesismo da Débauché, detto per agg. a Persona, e vale Scorretto; Slemperato; Incontinente; Dissoluto; Scapestrato; Scapigliato.

FAR EL Debosse, Scavallare; Scapestrarsi; Stemperarsi, Dars a menar vita dis soluta. Scavezzacollo , dicesi a Uomo di

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