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raggiunge l'Adda poco inferiormente a Lecco, indi ne segue il corso sino alla sua foce nel Po, deviandone sol breve trailo verso oriente, da Cassano cioè fino a Bubbiano.

Il dialetto principale rappresentante il gruppo occidentale si è il Milanese, e ad esso più o meno affini sono: il Lodigiano, il Comasco, il Valtellinese, il Bormiese, il Ticinese e il Verbanese. Il gruppo orientale è rappresentato dal Bergamasco, al quale sono strettamente congiunti, per comuni proprietà, il Cremasco, il Bresciano e il Cremonese.

Posizione. — Il Milanese è il più esteso di tutti. Oltre alla provincia di Milano occupa una parte della pavese fino a Landriano e Bereguardo; e, varcando quivi il Ticino, si estende in tuttala Lomellina e nel territorio novarese compreso tra il Po, la Sesia ed il Ticino, fino a poche miglia sopra Novara.

Il Lodigiano si parla entro angusti limili, nella breve zona compresa tra l'Adda, il Lambro ed il Po, risalendo fino all'Addetta nei contorni di Panilo; inoltre occupa un pìccolo lembo lungo la riva orientale dell'Adda, intorno a Pandino e Rivolta.

Il Comasco estèndesi in quasi tutta la provincia di Como, tranne l' estrema punta settentrionale al di là di Menagio e di Bollano a destra ed a sinistra del Lario; e in quella vece comprende la parte meridionale e piana del Cantone Ticinese, sino al monte Cenere.

Il Paltcllitiese òccupa colle sue varietà le valli alpine dell'Adda, della Mera e del Liro, inoltràndosi ancora nelle Tre Pievi, lungo la riva del Lario, intorno a Gravedona, ed a settentrione nelle quattro valli dei Grigioni italiani, Mesolcina, Calanca, Pregallia e Puschiavina.

L'estremità più elevata settentrionale della valle dell'Adda, che comprende a un dipresso il distretto di Bormio, colla piccola valle di Livigno situata sull'opposto pendio del monte Gallo, è occupata dal dialetto Bormiese.

Il Ticinese è parlato nella parte settentrionale del Cantone Svizzero d'egual nome, al norte del monte Cénere, in parecchie varietà, tra le quali dislinguonsi sopra lutto le favelle delle valli Maggia, Verzasca, Levenlina, Blenio ed Onscrnone.

Il Ferbanese estèndesi tra il Veibano, il Ticino e la Sesia, dalle Alpi lepòntiche fin presso a Novara, ed è quindi parlato lungo ambe le sponde del \orbano, spaziando ad occidente in tutte le vallate che vi affluiscono, ed insinuandosi nella più estesa della Sesia colle sue affluenti del Sermenla e del Mastallone.

Il Bergamasco confina a settentrioue col Valtellinese, da cui lo divide l'alta catena delle Prealpi orobie; ad occidente col Comasco e col Milanese. Esso occupa le valli del Brembo e del Serio, confinando ad oriente col Bresciano, e, giunto alla pianura, si stende tra l'Ollio e l'Adda, scendendo fin sopra i Mosi di Crema.

Il Cremasco è una breve continuazione del Bergamasco, a mezzogiorno del quale si estende sino alla foce del Serio, occupando i soli distretti Vili e IX della provincia di Lodi.

Il Bresciano è parlato nell'estesa valle del l'Ollio, in quella del Clisio fin entro il Tirolo, e lungo la riva destra del lago Benaco fino a Desenzano; di là per una linea trasversale, che discende fino a Canneto siili' Ollio, confina col Mantovano.

Il Cremonese per ùltimo giace tra gli indicati confini del Lodigiano, del Creniasco e del Bresciano, e la riva sinistra del Po, che segue dalla foce dell'Adda sin presso a quella dell'Ollio, dove confina col Mantovano.

g. 2. Proprietà distintive dei due gruppi occidentale ed orientale.

Tra le molle proprietà, onde gli orientali dialetti sono dagli occidentali distinti, le più generali, costanti ed ovvie sono le seguenti:

Gli occidentali hanno varii suoni nasali, simili ai francesi e ignoti affatto agli orientali; e questi suoni trovatisi così nel fine, come nel principio e nel mezzo delle parole:

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Il suono tagliente ed aspro della z assai frequente nei dialetti occidentali, e tanto più intenso e ripetuto quanto più si avvicina alle montagne, ove sovente sta in luogo della s italiana, si cangia all'opposto in ss negli orientali, ai quali è presso che ignoto.

Italiano razza acciajo azione grazia ozio D. Oc. razza azzàl azión grazia ozi

D. Or. rosta assà assià grassia ossi.

Gli orientali sopprìmono di frequente la lèttera v, permutandola alcuni in forte aspirazione, mentre gli occidentali non aspirano mai.

Italiano cavallo alari dovere vecchio giovine
D. Oc. cavai cavedón dover vèc gióven
D Or Sc("*l icaedù idoér gnè ce gnè zùegn

ì canài ìcaliedà ìdohér gnè Uve gnè zùheyn.

Da alcuni esempi già riferiti appare ancora come gli orientali permutino di frequente la vocale o in ti, mentre essa rimane sempre la stessa negli occidentali:

Italiano fiore vapore paragone lontano ortolano D. Oc. fior vapor paragón Ionia n or loia a D. Or. fiùr vapùr paragli luntà urtala.

Gli occidentali sopprìmono la desinenza re nelle voci italiane terminanti in ere, accentando la vocale precedente, e cangiano parimenti in è o è la desinenza italiana ajo, mentre gli orientali terminano le stesse voci in ér:

Italiano barbiere sentiere candeliere pollajo sellajo
D. Oc. barbe sente candite polè selé
D. Or. barbér sentér candilér pulir selér.

Similmente gli indefiniti dei verbi italiani nei dialetti occidentali pèrdono tutta la sìllaba finale re, mentre negli orientali ritengono la r:

Italiano andare portare lèggere ùngere dire venire D. Oc. andà porta lég Óng vegnì

D. Or. andar portar lézer ónzer dir vegnìr.

L'occidentale tèrmina d'ordinario i participj dei verbi in à, o in i, o in \a, con suono prolungalo quasi in doppia vocale, mentre l'orientale conserva sempre la caratteristica t del participio italiano, mutandola solo talvolta in c, e l'tì dell'occidentale in i:

Italiano portato fatto finito visto bevuto

D. Oc. porta fini vedu bevH

D. Or. purtàl fac fìnti vedili beìt.

§. 3. Proprietà distintive dei sìngoli dialetti.

Il dialetto milanese, rappresentando il grappo occidentale, e raccogliendo quindi in sè solo i principali caràtteri comuni, è meglio distinto da' suoi affini per le proprietà esclusive di ciascuno di questi, che non per le proprie. Se non che, essendo parlato nel centro della lombarda civiltà, e trattato per ben tre sècoli da una lunga serie di valenti scrittori, emerge fra gli altri per dovizia di voci, politezza di forme e dolcezza di suoni, accostandosi sempre più alla lingua àulica generale. Esso infatti va perdendo tutto giorno i vocàboli più strani e più vulgari, ai quali sostituisce mano mano i corrispondenti italiani, ed alle antiche permutazioni di lettere, persistenti nelle campagne e nei vicini dialetti, va sostituendo a poco a poco le forme dell'italiana favella. Per esempio, la passata generazione soleva cangiare sovente la / in r, la t m c, la d in g, dicendo scara, vor'e, per scala, volere,- lèc, strèc, per letto, stretto,- frèc per freddo e simili; mentre il Milanese d'oggidì preferisce le forme scala, volò, Ut, strèt, frèd, ec.

La passata generazione faceva uso del passato assoluto nei verbi che la presente ha affatto perduto, ed al quale sostituisce il passato composto coli' ausiliare; onde in luogo delle voci trovè, disè, fè, per trovò, disse, fece, suole ora adoperare l'à trova, l'à dit, l'à fà. Le quali antiche proprietà, serbandosi tuttavia in vigore nella campagna e nei vicini dialetti, valgono precipuamente a separare da questi il Milanese propriamente detto. Esso però distìnguesi ancora dagli altri per la maggiore frequenza, e pel prolungamento dei suoni nasali che vi prodùcono una speciale cantilena. Suddivìdesi quindi in civico e rùstico; il primo è parlato dal pòpolo milanese; il secondo nelle campagne, ove si parla con infinite varietà, e queste vanno a poco a poco assimilandosi ai pili vicini dialetti.

Il Lodigiano, come tutti gli altri della pianura su minore superficie diffusi, offre un minor nùmero di varietà. Le sue proprietà più distintive a poco a poco si smarrirono nel continuo commercio colla capitale lombarda, e solo alcune sèrbansi ancora nelle più appartate campagne, ed in particolare nella terra di s. Angelo, e in quella parte inferiore della città, posta sull'Adda, che si chiama Lodino. Le principali consìstono nel terminare con vocale i plurali dei nomi, al modo comune itàlico, dicendo: gatti, sassi, porte, scarpe, ec, il che si stacca da tutti i vicini dialetti. La stessa proprietà estendèvasi nei tempi addietro anche ai singolari di parecclù nomi, come scòrgesi nei Saggi da noi pr<jposli dello scorso sècolo, e come si suol pronunciare tutt'ora in alcune appartate campagne.

Inoltre il Lodigiano suol permutare in én nasale la desinenza ino, dicendo: giardén, spén, azzalén, per giardino, spino, acciarino proprietà comune eziandio al vicino dialetto Cremonese, ed a parecchi fra gli emiliani, ai quali queste due favelle si vanno assimilando. — Volge sovente V6 dei Milanesi in t< italiana, dicendo: fug,fura, ugi, invece di fóg, fora, oc, ossia fuoco, fuori, occhi. — Termina in e disaccentato gli indefiniti che negli altri dialetti si troncano, come: lego, vede, sente, dorme, per lèggere, vedere, sentire, dormire. — Pèrmuta in e Va degli imperfetti nei verbi, dicendo: andeva, portèvan, lavoréss, mangiéss, per andava, portavano, lavorasse, mangiasse. — Termina in di' i participj passati dei verbi irregolari, e inai, il, ut quelli dei verbi regolari, che il Milanese suol troncare in à, i, ù:

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