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CAPO IV.

Cenni istorici sulla letteratura dei dialetti lombardi.

Parlando di propòsito delle vernàcole letterature, è mestieri primamente distinguere la popolare dall' artificiale. Per letteratura popolare intendiamo quei componimenti in vario metro, che nàscono nel seno delle nazioni rozze, il cui autore è il pòpolo stesso che ne è depositario: componimenti tradizionali, che tèndono, o a tramandare ai pòsteri, a guisa d'annali, convivaci colori, favolosi avvenimenti e gesta d' eroi, o a descrìvere con eròtico stile e càndida ingenuità gli amori, le fazioni, i costumi del pòpolo stesso che li ha dettati. Tali sono i canti nazionali dei montanari Scozzesi, dei pastori Serbi, dei Clefti dell' Epiro, dei Pallicari della Grecia, nei quali vèggonsi fedelmente descritti il cielo, i monti, la natura materiale delle rispettive regioni, o rappresentati i costumi ed i passati avvenimenti delle nazioni rispettive. Per letteratura artificiale invece intendiamo quei componimenti, sì in prosa che in verso, che fùrono dettati nel dialetto del pòpolo bensì, ma dalla classe eulta d'una nazione; nei quali per conseguenza Io studio e l'arte ebbero la parte principale , e tèndono per lo più a reprìmere con satìriche forme gli abusi e i depravati costumi dei contemporànei, o a celebrare pùblici e privati avvenimenti. La prima è sémplice e pura come la natura che riflette; la seconda arguta e studiata, come il vizio che reprime; la prima è òpera della natura, la seconda dell'arte; quella tende a spàrgere i primi semi di civiltà presso le nazioni nascenti; questa a corrèggere e riformare le instiluzioni già vetuste e guaste presso le incivilite.

Ciò premesso, è abbastanza noto, come la civiltà romana, e più tardi la diffusione del Cristianésimo scancellassero da molti sècoli presso di noi ogni rimembranza delle poètiche tradizioni dei Bardi, non che delle superstiziose leggende degli antichi Druidi; e apparirà quindi manifesto, quanto male s'appóngano coloro, i quali, confondèndoci coi bàrbari, cèrcano tuttavìa fra di noi canti popolari, come faceva Omero nelle isole dell'Arcipèlago ed in Asia, prima che Solone dettasse agli Ateniesi novelle instituzioni, o come tutt' ora suol farsi ne' più appartati monti dell' Europa settentrionale ed orientale, presso nazioni non ancora informate alla moderna civiltà. I dialetti lombardi non hanno infatti canti popolari; ma bensì una letteratura artificiale, ristretta sinora a collezioni di poesìe ed a drammi, la quale ebbe incominciamento solo nel secolo XVI. Nè vogliam con ciò dire, eh' essi manchino di monumenti anteriori a quell'età; basta vòlgere uno sguardo ai documenti dei sècoli di mezzo, non che dei successivi, dei quali doviziosa raccolta serbasi nei nostri Archivii e nell'Ambrosiana, per iseórgere nell' incòndito latino d'allora una serie di voci e d'idiotismi bastèvoli a formarne un Vocabolario (1). Nè solo una raccolta di voci, ma si potrebbe estrarne altresì buon nùmero di frasi e modi, che sono pretti lombardi. Gran copia di tali voci ed idiotismi tròvasi ancora nelle crònache èdite ed inèdite de' nostri municipi, ed in alcuni vetusti Vocabolari i, nei quali l'ignoranza delle voci italiane indusse gli scrittori a sostituire sovente le corrispondenti vernàcole italianate. Abbiamo sotto gli occhi un vocabolista ecclesiàstico redatto da un mònaco agostiniano, sin dal lkS9, dal quale abbiamo estratto parecchie voci lombarde, che soggiungiamo qui in calce, in Saggio del vocabolario dei nostri antichi dialetti che potrèbbesi agevolmente compilare sui monumenti (2). Ma se questi monumenti pròvano la rimota antichità

(i) Sarebbe pure un'impresa mollo ùtile alla scienza la redazione d'un vocabolario vernàcolo tratto dai monumenti latini del medio evo. Mentre dall'una parte sarebbe chiaramente provato, che i nostri dialetti furono in ogni tempo con leggere modificazioni parlati, dall'altra sarebbero salve dall' oblìo parecchie radici da sècoli andate fuor d'uso, e meglio atte a constatare l'orìgine dei medésimi.

(a) L'opera della quale qui porgiamo un estratto è intitolata: Et Podei vernàcoli idiomi, c la consonanza loro cogli attualmente parlati , non ne viene che si possano ascrìvere alla letteratura vernàcola.

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Aconzare Racconciare.

Aguccia, ago, agucchia.

Amolato, arruolato.

Amurcia, morchia.

Angrestara, inghittarra, mitura pe

cabulisla cccleiiattico ricollo et ordinato dal povero sacerdote de Chrislo Frale Johanne Bernardo Savonese, del sachro Ordine de heremiti observanli di santo Augnslino. Ed in (Ine del libro si legge: Jmpressum Mediolani per solerlcm opificem Magistrum Lconardum Pachel. ita». Pie XXIII mentis Februarìi. Ivi trovammo registrate le seguenti voci, le quali, in onta alla terminazione italiana datavi dall'autore, sono in perfetta consocon quelle del vivente dialetto milanese.

Cavalcarla, cavalleria.
Cognosse, cognossuto, conóscere, co-
nosciuto.
Copo, tégola, émbrice.
Costrénzere, costringere.
Cressuto, cresciuto.
Cusire, cucire.
Dar fora, publicare.
De dreto, di dietro.
Depénzerc, dipingere.
Dcspresio, disprezzo.
Dessedare, svegliare, desiare.
El, il

El se dice, si dice.
Extendudo, esteso.
Fantino, bambino.
Fezza, feccia.
Fiadare, respirare.
Ficarc, infiggere.
Fìdigo, fégato.
Fogazia, focaccia.
Fopa, cloaca.
Forestero, forestiere.
Fòrfexe, fòrbice.
|Fronza, fionda.
Camberà, gambiera, calzare.
Gera, ghiaia.

Ido, giallo.
C.iaza (la), li ghiaccio.
Cozzare, gocciolare.
Capuzo, capuccio. Grassa (la), il grasso, l'àdipe.

Carna, carne. Grilanda, ghirlanda.

Càuli, càvoli. Impressa, frettolosamente.

Armario, armadio.
Aspero sordo, àspide.
Assetane, sederti.
Astregare, àstrego, lattricare, lastri-
cato.
Avolio, avorio.
Balanza, bilancia.
Barba, zio.
Bèllora, Cellula.
Blasfemare, bestemmiare.
Biava, biada.

Biscantiero, toffitla, cielo delle stanze.
Buffare, IOfflore.
Bóglier, bollire.
Bota, colpo, percotta.
Braghe, brache.
Brancata, manipolo.
Brasca, bragia.
Brazzo, braccio.
Brusarc, bruciare.
Brusca lo , abbrustolito.
Caldaro, caldera , caldaja.
Càmola, tignuola.

I primi tentativi, fatti di propòsito per iscrivere i dialetti lombardi furono intrapresi solo quando gli scrittori italiani, ad imitazione dei Toscani, introdussero la prima volta nella comedia

Improperio, ingiuria, insulto.
In , quando precede V artìcolo, retta

invariato, diccndovisi: in ci lago,

in la lucerna.
Indizine , incùdine.
Inguaiare, eguagliare.
Inlordirc , frantumare.
Insema, insieme.
Inzegno, màcchina, istrumento.
lnzenocciarse, inginocchiarsi.
Lasagna, lasagna. L. Làganum. Gr

Laganon. Specie di focaccia.
Lavezo, pajuolo, caldoja.
Lazzo, laccio.
Lecardo, ghiotto.
Legcrisca, leggerezza.
Lenligia, lenticchia.
Levadore, lièvito.
Lèvore, lepre.
Lisca, càrice.

Llxo, senza lièvito. Dicesi del pane.
Lumisello, gomìtolo.
Macare, contùndere, ammaccare.
Sindone, mattone.
Siamoli no, bambino.
Hanezàr, maneggiare, trattare.
Marzàr, macerare.
Ma«iono, casa, maggione.
Mazera, chiusura, muriccia. L. Ma-
ceria.
Mazcrato, fràcido.

Meda, mucchio. Dìcesi del fieno e delle

biade ammucchiate. L. meta.
Médere, miètere.
Mele (la), il miele.
Messedare, mescolare, agitare.
Mezarola, specie di misura peHiquidi
Mezena, metà del lardo d'un majale
Mitria, mitra.
Mocarc, smoccolare.

Mòlgere , mùngere.
Moltonc, montone.
Moronc, gelso.
Mozo, moggio.
SluColcnto, ammuffito.
Nàdcga, «««co.
Nassuto, nato.
Nora, nuora.

Olirà, Olire. Passar olirà el vado,

tragittare il guado.
Pagura, paura.
Pala da grano, ventilabro.
Panzcra, lorica.
Parpela, palpebra.
jPede, piede.

Perlusare, forare, pertugiare.
Pignata, péntola.
Prestino, fornajo.
jyuindexe, quindici.
Rainpegàr, arrampicate.
Rangognar, borbottare.
Rasone, ragione.
Illusore, rasojo.
Rognoni, reni.
Rosegato, roso.
Sappa, zappa.

Sbàler le mane, applaudire.
Sbadagiare, sbadigliare.
SbeGgamento, delirio.
JScarcàrc, spulare.
Scòder, riscuòtere.
]sconflo, gonfio.
Scovare, scopare.
Scracare, scatarrare.
.Seda, seta.

Semeso, specie di misura.
Sémola, fior di farina. L. Si aula,
Scngiuzo, singhiozzo.
Sentero, sentiero.
Sénzer, cìngere.

vulgari; e ciò che reca singolare stupore si è, che i primi che vi si provàrono èrano estrànei alla Lombardia, quali furono, tra i molli, Andrea Calmo veneziano, Angelo Beolco da Pàdova, Gian-Giorgio Alioni d'Asti, Giulio Céstire Croce da Bologna, ed altri tali dell'una o dell'altra regione d'Italia. Calmo, Beolco, Cini, Cicognini, Fedini ed altri molti in più comedie si vàlsero del Bergamasco, il quale, colla ruvidezza e semplicità del linguaggio, contribuì a render lèpide le rappresentazioni. L'Alioni, nella farsa intitolata : Et Brucilo e el Milaneiso innamorato in j4st j alternò il dialetto astigiano col milanese; ma tutti questi Saggi, il cui nùmero è grande, non si possono dire nè milanesi nè bergamaschi, mentre vi sono talmente svisati dall' imperizia degli scrittori, che appena vi si possono riconóscere. Perciò basterà averne fatta menzione, come del primo segnale dal quale ebbe principio la letteratura dei nostri dialetti; per quelli che ne bramàssero più estesa notizia, abbiamo alcuni Saggi tratti dai più antichi scrittori e più difficili

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Sugare, asciugare.
Tavano, tafano.
Teraporito, precoce.
Tridare, tritolare.
Vènere, venerdì.
Voltare, vuotare.
Zanzare, cianciare.
Zenevro, ginepro.
Zenzala, zanzara.
Ziaramella, zampogna di
Zu, giù.

Sexe, sei.
Sir, èssere.

Solaro, tavolato, parte superiore della

Spiegazzato, imbrattato.
Stara, staja.
Stizone, tizzone.
Strepare, strappare.
Stua, stufa.

Qui si vede chiaro, come, eccetto le poche radici andate in disuso, quali sono, biscantiero, sbepgamento e simili, tutte le altre serbino le medésime permutazioni distintive del dialetto vivente, così delle lèttere, come dei gèneri dei nomi. Eguali osservazioni potremmo fare sulle inflessioni, porgendo lo stesso vocabolista le terminazioni pianzando, lorzando, per piangendo, torcendo; andarla, doverla, per andrebbe, dovrebbe; sèdeno, dicèteno, per slèdono, dicevano, e simili. Tale era quattro sècoli fà la consonanza del dialetto milanese coir attuale; altri monumenti la comprovano con pari evidenza in tempi di gran lunga anteriori; sicché pare, che nou si possa più dubitare dell' indestruttibilità dei dialetti, dell' antichità dei nostri e della somma loro importanza.

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