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dietro le mura del castello, ma dì e notte innanzi alle medesime se ne stavano; dicevano villanie ai Romani, davano del dissennato a Mario, e ai nostri soldati minacciavano le catene di Giugurta : al sicuro, imbaldanzivano. Intanto tutti, Romani e nemici, occupati al combattere, mescolando le mani con gran ferocia le due parti, questi per la signoria e per la gloria, quelli per la vita, eccoti alle spalle lo squillare delle trombe: e dapprima femmine e fanciulli, venuti innanzi a vedere, spulezzarono; poi i più vicini alle mura, da ultimo tutti quanti con armi e senza. Come cid avvenne, i Romani fecero più forte pressa: mettevano a sbaraglio, molti solamente ferivano, poi sui cadaveri degli uccisi trascorsero; i cupidi di gloria a gara scalarono le mura, e non fu soldato che perdesse tempo a far bottino. Così la temerità di Mario, ammendata da fortuna, colse gloria dall'imprudenza.

95. In quello che tale impresa si opera, L. Silla questore con molta cavalleria giunse negli alloggiamenti; il quale era stato lasciato in Roma, a raccoglierla dagli alleati e dal Lazio. Ma, giacchè il subbietto ci reca innanzi un sì grand'uomo, ci par bene toccare in breve dell'indole e dei costumi di lui, perchè altrove non saremo per tornare su i fatti di lui. E penso che L. Sisenna, il più elegante ed accurato fra quanti ne scrissero, narrandoli, non ne abbia ragionato con animo abbastanza libero. Adunque L. Silla fu nobile di stirpe patrizia, di famiglia andata quasi in

per negligenza degli avi; nelle greche e latine lettere al pari dottissimo, di grande animo, appetitoso di piaceri, ma più di gloria, dissoluto nell'ozio: ma i piaceri non lo fecero mai pigro negli affari; solo in quanto al menar moglie avrebbe potuto governarsi con più decoro. Facile parlatore, scaltro e corrivo alle amicizie; incredibile la cupezza dell'animo a tenere un segreto; di ogni cosa, e più del danaro, prodigo. Egli, il più avventuroso degli uomini innanzi la guerra civile, non incontrò mai

fondo

96. Igitur Sulla, uti supra dictum est, postquam in Africam atque in castra Mari cum equitatu venit, rudis antea et ignarus belli, sollertissumus omnium in paucis tempestatibus factus est. ad hoc milites benigne adpellare, multis rogantibus, aliis per se ipse dare beneficia, invitus accipere, sed ea properantius quam aes mutuum reddere, ipse a nullo repetere, magis id laborare, ut illi quam plurumi deberent; ioca atque seria cum humillumis agere, in operibus, in agmine atque ad vigilias multus adesse, neque interim, quod prava ambitio solet, consulis aut quoiusquam boni famam laedere, tantummodo neque consilio neque manu priorem alium pati, plerosque antevenire. quibus rebus et artibus brevi Mario militibusque carissumus factus.

97. At Iugurtha, postquam oppidum Capsam aliosque locos munitos et sibi utilis, simul et magnam pecuniam amiserat, ad Bocchum nuntios mittit, quam primum in Numidiam copias adduceret, proeli faciundi tempus adesse. quem ubi cunctari accepit et dubium belli atque pacis rationes trahere, rursus, uti antea, proxumos eius donis conrumpit, ipsique Mauro pollicetur Numidiae partem tertiam, si aut Romani Africa expulsi, aut integris suis finibus bellum conpositum foret. eo praemio inlectus Bocchus cum magna multitudine Iugurtham accedit. ita amborum exercitu coniuncto, Marium iam in hiberna proficiscentem, vix decuma parte diei reliqua, invadunt, rati noctem, quae iam aderat, et victis sibi.munimento fore et, si vicissent, nullo inpedimento, quia locorum scientes erant, contra Romanis utrumque

fortuna che soverchiasse il suo merito, e molti stettero in forse se più virtuoso o fortunato si fosse stato: delle cose da lui operate dopo, non so se il narrarne metta più vergogna che fastidio.

96. Adunque Silla, giunto che fu, com'è detto, con la cavalleria in Africa e negli alloggiamenti di Mario, di novizio ed ignorante ch'era della guerra, in pochi mesi ne addivenne il più saputo di tutti. Aggiungi a questo l'affabile usar coi soldati: a molti che ne 'l richiedevano, e ad altri di proprio talento dispensava favori; schivo a riceverli; ma, ricevutili, era sollecito a ricambiarli, più di quello che si faccia a restituire danaro preso in prestito; a nissuno chiedeva ricambio, adoperando specialmente in questo, che moltissimi gli rimanessero obbligati; delle cose da burla e delle serie trattava cogl'infimi; nelle fatiche del campo, nelle mosse e alle scolte sempre assiduo; ed in questo non mordeva, com'è il mal vezzo degli ambiziosi, la fama del console e d'ogni uomo dabbene; solo non portava che altri gli entrasse innanzi per senno e per opera; i più avanzava. Coi quali argomenti ed ingegni di corto fu nel cuore di Mario e dell'esercito.

97. Ma Giugurta, perduto che ebbe il castello di Capsa ed altri luoghi affortificati e a lui opportuni, e con questi un ricco tesoro, spaccia messi a Bocco, che al più presto menasse l'oste in Numidia, essendo tempo da dare battaglia. Come riseppe lui prender tempo e starsene in forse tra la guerra e la pace, come per lo innanzi, torna a corrompere coi doni gli amici di lui, ed allo stesso Bocco impromette la terza parte della Numidia, se fossero i Romani sterminati dall'Africa, 0, conchiudendosi la guerra, intatta la signoria gli rimanesse. Dal quale guiderdone adescato Bocco, con molta gente si fa a Giugurta. Così, messi insieme gli sforzi di amendue, avanzando appena una decima parte del dì, dànno sopra a Mario già in via per le stanze d'inverno, facendo ragione che la notte già vicina, se perdenti

casum in tenebris difficiliorem fore. igitur simul consul ex multis de hostium adventu cognovit, et ipsi hostes aderant et, priusquam exercitus aut instrui aut sarcinas conligere, denique antequam signum aut imperium ullum accipere quivisset, equites Mauri atque Gaetuli, non acie neque ullo more proeli, sed catervatim, uti quosque fors conglobaverat, in nostros concurrunt; qui omnes trepidi inproviso metu, ac tamen virtutis memores, aut arma capiebant aut capientis alios ab hostibus defensabant; pars equos ascendere, obviam ire hostibus, pugna latrocinio magis quam proelio similis fieri, sine signis, sine ordinibus equites peditesque permixti caedere alios, alios obtruncare; multos, contra advorsos acerrume pugnantis, ab tergo circumvenire; neque virtus neque arma satis tegere, quia hostes numero plures et undique circumfusi erant; denique Romani veteres novique et ob ea scientes belli, si quos locus aut casus coniunxerat, orbis facere, atque ita ab omnibus partibus simul tecti et instructi hostium vim sustentabant.

98. Neque in eo tam aspero negotio Marius territus aut magis quam antea demisso animo fuit, sed cum turma sua, quam ex fortissumis magis quam familiarissumis paraverat, vagari passim, ac modo laborantibus suis succurrere, modo hostis, ubi confertissumi obstiterant, invadere; manu consulere militibus, quoniam imperare, conturbatis omnibus, non poterat. iamque dies consumptus erat, quom tamen barbari nihil remittere, atque, uti reges praeceperant, noctem pro se rati, acrius instare. tum Marius ex copia rerum consilium trahit, atque, uti suis receptui locus esset, collis duos propinquos inter se occupat, quorum in uno, castris

sarebbe stata di scampo; se vincitori, di nessuno impaccio, perchè pratici del paese. Per contrario l'uno e l'altro caso fra le tenebre tornerebbe ai Romani rovinoso, anzi che no. Adunque in quello che il console ebbe lingua da molti dell'appressarsi dei nemici, questi già gli erano a fronte; e, prima che l'esercito potesse schierarsi e raccogliere le bagaglie, e ascoltare squilla di tromba o cenno di sorta, i cavalieri Mauri e Getuli, non ischierati, nè secondo alcuna norma di battaglia, ma a torme, come il caso li avea accozzati, irrompono ne' nostri. I quali tutti, incerti per subitana paura, ma memori dell'antico valore, o davano di piglio alle armi, o quelli che vi correvano schermivano; alcuni montavano a cavallo e si facevano al nemico. La mischia addivenne piuttosto zuffa di predoni, che battaglia: senza bandiera, non ordinati; cavalieri e fanti alla rinfusa; chi cade ferito, chi morto; molti accanitamente fronteggiando al nemico, erano presi alle spalle; nè il valore, nè le armi bastavano a difendere, perchè i nemici, soverchianti in numero da ogni banda, traripavano. Da ultimo i soldati romani veterani (e per questo saputi del da fare in guerra), se il caso o il terreno li raccozzava, si attestavano a tondo, e così, da ogni lato stretti e coverti, sostenevano l'impeto dei nemici.

98. Nè in una così pericolosa bisogna Mario si smarrì, nè si ebbe scemi gli spiriti da quel che erano; ma col suo drappello, scelto tra i più valorosi, piuttosto che tra gli amici, accorreva qua e là, ora a rincalzare i suoi, che erano in travaglio, ora dava dentro al nemico, là dove più folto si attestava. Essendo ogni cosa in iscompiglio, aiutava col braccio i soldati, perchè non poteva farla da capitano. Già era caduto il dì, e i barbari non la cedevano, e, secondo il comandamento dei re, persuasi del favore della notte, più forte incalzavano. Allora Mario prende consiglio dalla ragione delle cose; e, perchè i suoi si

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